Quando un nuovo anno inizia tutti siamo pieni di buoni propositi e si fanno previsioni e ragionamenti per i mesi che seguiranno.

Siccome però ormai fare previsioni è diventato veramente difficile conviene allora dedicare un momento di riflessione ai propositi 😀.

Battute a parte, credo che sia importante per il 2025 avere molta focalizzazione.

Ecco qualche pensiero sintetico che mi si è affacciato alla mente durante questi giorni di ripresa delle attività.

BACK TO THE BASICS

La tecnologia ci sorprende ogni giorno con un’evoluzione veramente spumeggiante mentre le promesse di rivoluzionare il mondo del lavoro, il modo in cui facciamo impresa, l’economia tutta ci vengono sventolate ogni giorno davanti agli occhi dai grandi big della tecnologia e dai media.

Siamo in effetti in un’epoca assolutamente interessante da questo punto di vista ma dietro tutto questo c’è una banale verità che tendiamo a perdere di vista: ogni tecnologia, anche la più potente, se non poggia su basi solide non solo non ci porterà un miglioramento ma renderà ancora più evidenti i nostri limiti, in maniera impietosa.

Non è un concetto nuovo, ne ho parlato tante volte in passato, ma paradossalmente è proprio con tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale che questo aspetto ritorna ancora più attuale ed importante: senza una corretta gestione dei dati, senza una strategia precisa, senza una organizzazione a supporto del cambiamento, senza le giuste competenze l’artificial intelligence non solo non è un asset che ci porta miglioramento ma può invece andare velocemente verso la distorsione della realtà e il risultato negativo.

E lo stesso vale per ogni tecnologia emergente.

Quindi è più che mai vero che bisogna saper cavalcare l’hype (non subirlo) e avere profonda cognizione di causa di come funzionano davvero le cose, sia per quanto riguarda i nostri processi più tradizionali (per capire i punti di miglioramento e i punti di forza che invece non ci dobbiamo perdere) sia per padroneggiare la tecnologia e non essere invece suoi servitori.

Fonte: Chiefmartec.com

La domanda che ci dobbiamo fare di fronte ad ogni innovazione è “perché lo stiamo facendo?“ e anche “quale obiettivo vogliamo raggiungere?”

Molto raramente ho visto succedere che la scelta di una tecnologia in quanto cool senza un obiettivo e invece con il solo sforzo di riuscire a trovare qualcosa da incastrare all’interno di essa per poterla usare a tutti i costi abbia poi portato davvero a dei risultati.

In questo, l’allineamento interno di tutte le organizzazioni è qualcosa di assolutamente fondamentale, se tutti sappiamo in che direzione stiamo andando e quali sono i nostri obiettivi sarà più facile riuscire a remare nella stessa direzione, anche nelle scelte tecnologiche.

Si tratta di un’altra cosa banale sulla carta ma non nella pratica, e spesso disattesa.

E se poi un obiettivo lo abbiamo, e chiaro, beh dobbiamo sapere come sono fatte davvero le tecnologie per vedere se fanno al caso nostro.

COMPRENSIONE E NON PAURA (O ENTUSIASMO) IN MODO ACRITICO

Per padroneggiare una tecnologia bisogna comprendere il suo funzionamento, se non necessariamente negli aspetti più tecnici almeno nelle sue logiche di base: come ho detto spesso in altri articoli ciò che non si capisce sembra magia, nera o bianca a seconda della nostra predisposizione.

In questa prospettiva mi spiace dirlo ma le frasi che ogni tanto sento ancora come ad esempio “ma questo è un aspetto tecnico“ o come il più classico “io non sono un figura tecnicatrovano sempre meno posto se non si vuole diventare obsoleti.

Tutti dobbiamo avere l’umiltà di studiare, coerentemente al nostro perimetro e alle nostre attività, e di farci un’idea di come sfruttare a nostro favore il progresso tecnologico.

In questo chi è più avanti nella conoscenza e/o governa la tecnologia ha un ruolo davvero importante di guida discreta e di accompagnamento e formazione.

La crescente democratizzazione dell’accesso alla tecnologia e dello sviluppo software sono assolutamente delle cose positive ma devono essere gestite, in termini di costi, di rischi, di opportunità di sinergia.

Fonte: ChiefMartec.com

L’efficacia del linguaggio è in questo un elemento fondamentale e profondamente trascurato.

I benefici di una Digital Fluency. Fonte: Accenture

Lo è nelle organizzazioni ma anche nella vita di tutti i giorni e nella formazione delle nuove generazioni.

Infine, come scrivevo nel lontano 2015, dieci (!) anni fa, bisogna bilanciare i fuochi di artificio (che pure ogni tanto servono) con la concretezza e i risultati reali, qualcosa che è sempre più richiesto a proposito di innovazione.

Una concretezza che passa per la competenza e che diventa anche una responsabilità, sicuramente in azienda per la gestione dei budget e dei risultati, ma che va anche oltre.

LA RESPONSABILITÀ DI ESSERE COMPETENTI

Come ho avuto modo di scrivere anche di recente, la tecnologia quasi sempre è andata più veloce della nostra capacità di metabolizzarla non solo all’interno delle organizzazioni (vedi il grafico sotto) ma anche nella società.

Alcune letture di queste recenti ferie, come L’Era della Dopamina di Anna Lembke e soprattutto La Generazione Ansiosa di Jonathan Haidt mi hanno fatto molto riflettere sulla scarsa capacità che spesso abbiamo di incanalare gli impatti della tecnologia nella nostra vita e soprattutto in quella dei più giovani che sono nati all’interno di questo tipo di contesti (che non equivale automaticamente a comprenderli bene).

Perfino Sam Altman, che non è esattamente la persona meno spregiudicata del mondo, ha ribadito in un suo post di questi giorni il fatto che la tecnologia vada rilasciata “nel mondo in modo iterativo e graduale, dando alla società il tempo di adattarsi e co-evolversi con la tecnologia, imparando dall’esperienza e continuando a rendere la tecnologia più sicura” e non a caso mi è capitato spesso di citare Neil Postman che del suo contributo “Five things we need to know about technological change” ha detto in maniera chiara che il cambiamento tecnologico è un cambiamento di tipo ecologico e non incrementale: “Un nuovo medium non aggiunge qualcosa; cambia tutto. Nel 1500, dopo l’invenzione della stampa, non esisteva più la vecchia Europa con in più la stampa. C’era un’Europa diversa”.

Se abbiamo avuto la fortuna, la bravura, la pazienza (e probabilmente tutte e tre insieme) di apprendere delle conoscenze strutturate attorno alle nuove tecnologie credo che sia sempre più un nostro dovere usare questa nostra competenza a beneficio della collettività, non solo quando siamo sul posto di lavoro ma anche in senso più lato (è un po’ il senso del mio blog e degli altri miei canali).

In questo sicuramente ci possono aiutare delle letture di contenuti che sono si focalizzati sulla tecnologia ma che sono portati avanti da degli autori e degli esperti che hanno un background di tipo più filosofico o che comunque ci aiutano a guardare questa realtà non solo dal punto di vista del tecnicismo ma del loro significato più profondo.

Il mio augurio per il 2025 è quindi quello di fare meglio le cose, non subirle passivamente e prenderci il tempo per capire davvero dove stiamo andando grazie (anche) alla tecnologia, con uno sguardo che va oltre il breve periodo e con la consapevolezza che gli strumenti diventano buoni o cattivi in base a come li usiamo (e se prendono direzioni strane, beh, bisogna alzare la mano).

Buon 2025!

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