Lo studio di Ericsson “Ericsson Mobility Report sostiene che i sensori e gli oggetti dell’Internet of Things (IoT) diventeranno talmente diffusi da superare – nel 2018 – gli smartphone e diventare la categoria più ampia di device connessi, con una crescita annuale del 23% dal 2015 al 2021.

Ma questo futuro sembra essere già piuttosto concreto, e anche nel nostro paese. Secondo il Politecnico di Milano, nel 2016 il mercato IoT in Italia è arrivato a toccare i 2,8 miliardi di euro (+40% rispetto al 2015), trainato principalmente dai contatori gas installati dalle utility (Smart Metering), dalle auto connesse (Smart Car) e dalle applicazioni negli edifici (Smart Building), che insieme generano oltre il 70% di tale valore.

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La crescita maggiore è attesa in particolare per gli ambiti Smart Home, Smart City, l’Industrial IoT e Smart Car. Per l’ambito domestico stanno nascendo nuovi servizi e la grande distribuzione costituirà un nuovo punto di contatto con i clienti, insieme all’online, alle assicurazioni e alla filiera tradizionale della domotica.

Anche sul piano della riflessione filosofica, grazie ai dati e ai sensori senza rendercene del tutto conto stiamo accedendo a un nuovo livello di percezione del mondo, ma la direzione non è univoca, tanto che alcuni autori parlano di Hellven (crasi delle parole inglesi che stanno per Inferno e Paradiso).

Un fattore di attenzione resta sicuramente la sicurezza, e secondo un’indagine condotta da Forrester, il 47% delle organizzazioni che si apprestano ad adottare soluzioni IoT hanno sperimentato violazioni alla sicurezza delle loro applicazioni industriali, mentre per un’analisi McKinsey i tempi e l’ampiezza della crescita di IoT dipendono dalla velocità con cui i player sapranno superare alcuni ostacoli, fra i quali la sicurezza è uno dei più importanti.

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