L’Italia è un paese che lavora molto sulle esportazioni, con circa il 20% delle aziende manifatturiere (89.000 imprese) attive sui mercati stranieri e oltre un quarto della domanda finale che proviene da fuori confine. Ma come siamo messi quando parliamo di export digitale? L’infografica qui sotto, tratta dalla ricerca dell’Osservatorio Export della School of Management del Politecnico di Milano, ci fornisce dei dati interessanti.

L’Export realizzato grazie all’adozione dell’eCommerce B2c o B2b2c (ossia attraverso un intermediario online) vale circa 6 miliardi di euro

L’Export italiano di beni di consumo è legato a metodologie tradizionali, importatori locali, retailer fisici e negozi di proprietà in loco, e cuba 132 miliardi di euro di cui quello digitale vale solo un 4% (circa 6 miliardi).

Altro segnale non confortante è il valore minoritario (1,5 miliardi) dell’ Export online diretto, riconducibile per il 70% circa al fashion, seguito dal cibo (10%) e dai prodotti di design e arredamento (10%). Il canale chiave è quello dei retailer nazionali che valgono per il 60%, mentre il 25% è generato da siti propri di aziende produttrici e il 15% da marketplace con dominio .it.

Il grosso, con 4,5 miliardi di euro, è generato dall’Export online “indiretto”, guidato con il 65% dal Fashion venduto attraverso i siti di eCommerce dei grandi retailer online stranieri (50%), i grandi marketplace (33%) o i siti delle vendite private internazionali (10%) che comprano in Italia per poi distribuire in una serie di country dove sono presenti.

Ancora una volta i dati ci riportano alla vera natura di business delle vendite online infatti l’e-commerce non è solo “virtuale” e quindi non elimina le difficoltà logistiche, normative e commerciali, oltre a quelle legate alla tecnologia, alla comunicazione e ai pagamenti.

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