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Internet Manager Blog

Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

Internet Manager Blog partecipa ai Libero Mobile Awards

Libero già da qualche tempo ha dato la possibilità ai blogger di creare una versione mobile del proprio sito, iniziativa lodevole vista anche la qualità del servizio offerto.

Ora il portale ha dato il via ai Libero Mobile Awards e anche questo blog fa parte dei siti che possono essere votati, se vi va potete darmi la vostra preferenza cliccando su Like in questa pagina.


Se avete trovato qualche spunto interessante tra le cose che scrivo fatemi questo piccolo regalo! 😉

Il social web è democratico ma è anche più povero di qualità?

Il quesito in realtà rimbalza attraverso vari siti che navigo di frequente, da Tagliablog a Vincos: i social media come Facebook e Twitter stanno uccidendo i blog?


Da un certo punto di vista la risposta è affermativa e ne ho già parlato qualche tempo fa, infatti lo spazio inteso come diario personale si sta spostando verso i social network dove è semplice, veloce e sintetico esprimersi.

D’altra parte però chi ha qualcosa di continuativo e, presumibilmente, interessante da dire su di uno o più temi mantiene un proprio blog, raggiungendo un livello qualitativo che spesso è al confine con il magazine vero e proprio.

Quello che secondo me è interessante al di là delle considerazioni più o meno tassonomiche è invece il trend evolutivo: dopo i primi siti che richiedevano conoscenze tecniche di un certo tipo si è passati alla facilità d’uso dei servizi come splinder o blogger fino ad arrivare ai social, dove non è richiesta nemmeno quella minima customizzazione grafica e strutturale.

A tanta facilità si associa una sintesi sempre maggiore, di cui il campione è Twitter con il suo mondo in 140 caratteri, d’altronde compatibile alla perfezione con gli sms e la fruizione del web da mobile.

Si potrebbe dunque pensare che l’espressione online sia sempre più povera ma io invece leggo diversamente il fenomeno: è aumentata infatti la facilità di accesso universale e da ogni luogo e questo permette a più persone di interagire creando anche quei fenomeni di cooperazione e di crowdsourcing che fanno grande il web 2.0.

Allo stesso tempo non vedo come una grave perdita la scomparsa dei diari personali online, abbandonati spesso dopo poche settimane, mentre questa grande partecipazione di commentatori e collezionisti/sharatori di link non fa che creare un pubblico sempre più ampio e fervente per coloro che davvero scrivono di argomenti di interesse più ampio.

I blog e i siti personali di qualità dunque non credo diminuiranno (lo dicono anche le statistiche) ma potrebbero a prima vista sembrare meno perché sono immersi in un grande rumore di fondo di status e like che al contempo sono anche un loro veicolo di promozione.

Insomma, più persone che interagiscono online, secondo il principio della potenza delle connessioni della teoria della complessità, non fanno che creare un valore maggiore della loro semplice somma algebrica e, casomai, il problema diventerà sempre più quello di costruire un filtraggio efficace per non perdersi tra tutto questo magma.

Ma questa è un’altra storia, mentre ora aspetto i vostri commenti.

Appuntamenti: il 21 ottobre torna Connecting Day, Expò del marketing relazionale

Tra gli appuntamenti da non perdere nel prossimo mese di Ottobre vi segnalo oggi ConnectingDay a Verona: ideato e realizzato da Connecting-Managers, si tratta di un format interessante e particolare:  l’expò del marketing relazionale.

Basata sui principi del networking che hanno da sempre ispirato Connecting-Managers la quarta edizione riparte dai significativi risultati dello scorso anno: 3600 presenze, oltre 300 aziende espositrici che hanno potuto incontrare e partecipare alle conferenze specializzate, 35 speaker professionisti del mondo della comunicazione e del  marketing che hanno dato vita a dibattiti sui temi più attuali.

Il principale obiettivo del ConnectingDay® è dunque gestire e coordinare le relazioni tra gli espositori ed i visitatori in modo organizzato e consapevole e la manifestazione  si rivolge a tutte le aziende che operano a 360° nel complesso mondo della comunicazione e del marketing.

Mobile web: Internet si sposta sempre più sul cellulare ma il vero business sarà…

Il completamento del titolo è: geolocalizzazione!

Sono convinto che il futuro di Internet stia nella navigazione in mobilità e ne ho scritto già in tempi non sospetti 2 anni fa, sottolineando come iPhone e gli altri smartphone avrebbero scosso il mercato.

Molte fonti oggi rafforzano questa mia impressione:  ad esempio gli analisti di Gartner prevedono che, entro il 2013, sarà lo smartphone il device più utilizzato del pianeta per l’accesso al Web mentre Vittorio Colao di Vodafone definisce “Internet mobile sempre più centrale per il business“.

Un driver importante di crescita poi, oltre alla diffusione degli smartphone, è sicuramente la penetrazione dei social network e del social web in genere, dato che questa tipologia di siti e servizi è particolarmente adatta all’uso in mobilità. Un tema ormai cruciale al punto da creare inedite alleanze come quella tra Nokia e Yahoo!.

Il valore di questa evoluzione però non può essere secondo me compreso fino in fondo senza considerare appunto la geolocalizzazione, di cui ho già parlato e che mi appare sempre più una straordinaria opportunità.

Gli smartphone con gps a bordo ormai offrono possibilità incredibili in termini di precisione e la fruizione di servizi legati a questa tecnologia inizia ad essere nota e diffusa anche in Italia, come ho avuto modo di sperimentare con successo nel progetto che seguendo con Gruppo Coin su Foursquare.

Spingersi avanti diventa poi semplice e il trend secondo me si avvicina sempre più al traguardo della realtà aumentata e sociale, con applicazioni come Layar o TagWhat, oltre che allo shopping online su cellulare contestuale e guidato dai pareri degli amici.

In tutto questo mi resta sempre qualche dubbio sulla mancanza di uno standard comune sulle applicazioni per smartphone, che alla lunga potrebbe limitare lo sviluppo di questo mondo per motivi di convenienza economica o di divergenze di vario genere (si pensi a Apple e Adobi sul Flash per iPhone/iPad).

Ma questa è un’altra storia, mentre da noi in Italia le aziende sono ancora molto timide già solo per approcciare i social media nel web vissuto da pc…

Si potrebbe scrivere un trattato su questo mondo ma ora lascio a voi la parola per commenti e impressioni.


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Socialnomics. How Social Media Transforms the Way We Live and Do Business

Socialnomics. How Social Media Transforms the Way We Live and Do Business è un libro di Erik Qualman uscito per John Wiley & Sons nel 2009.

Il suo sottotitolo, come i social media stanno cambiando il nostro modo di vivere e di lavorare, è molto eloquente circa il focus e la tesi di fondo del libro: il web sociale sta modificando in profondità il mondo.

Rispetto ai classici libri sui social media Qualman ha il pregio di essere più sociologico e di interessarsi dunque di tendenze e fenomeni che non sono relativi solo alla vita lavorativa e al business.

Il contesto descritto è marcatamente statunitense nelle abitudini e nei riti quotidiani, tuttavia anche per un lettore europeo ci sono molti spunti ed anticipazioni di quelli che saranno trend che arriveranno prossimamente da noi.

Ad esempio nel libro di Qualman Twitter è un media di massa, usato da larghe fette di popolazione trasversali all’età e (in parte) allo stato socio-economico mentre Facebook appare sì importante ma non così pervasivo come in altri paesi.

Gli esempi portati nel libro non sempre sono clamorosamente convincenti, sia per alcune differenze culturali sia per la loro poco universalità, ma in ogni caso molte delle tesi di fondo sono davvero interessanti.

Tra le altre cose da notare, un intero capitolo è dedicato a quella che l’autore definisce fine della schizofrenia sociale, ossia della tradizione divisione tra ribalta e retroscena di Goffmann che in effetti va progressivamente sfumando nel momento in cui i fatti e i comportamenti privati vengono postati verso un pubblico globale.

Interessante è anche l’enfasi data alla centralità delle persone, che sono molto più attente a quanto fanno i propri amici rispetto ai risultati dei motori di ricerca, con la relativa influenza sui comportamenti d’acquisto.

Ancora, il narcisismo e la voglia di essere protagonisti è bene esplorata dall’autore così come il cambiamento della comunicazione in “un mondo dominato da 140 caratteri”.

Insomma, parliamo di una lettura interessante e che non affronta solo temi di business, con uno sguardo più ampio sulle trasformazioni generate nella società dai social media.

Personalmente poi, rispetto ad altri libri che ho letto recentemente, Qualman mi sembra un po’ meno attento a fornire dati e documentazione a conferma delle sue teorie (certi casi sono un po’ semplicistici) ma nell’insieme il libro vale la pena di essere letto per gli spunti che lancia continuamente dalle sue pagine.

Tipp-Ex: come coinvolgere i blogger in una campagna di marketing virale

Mi piace ogni tanto segnalare qualche iniziativa interessante e creativa che mi capita di incontrare sulla mia strada, e in questo caso ve ne racconto una dove è stata una campagna a venire da me e non il contrario.

Qualche giorno fa infatti mi è arrivato un sacchetto via corriere con dentro il kit che vedete nella foto qui sotto.

All’interno in particolare c’era un ritaglio di giornale dove si parlava di un blogger, io, che aveva salvato un orso da un cacciatore, con tanto di citazione di questo sito e con l’invito a guardare il video nella chiavetta presente del kit, video che trovate qui di seguito.

Va da sé che la corteccia con sopra l’indirizzo, che si vede alla fine del video, era anche lei nella mia confezione regalo, con sopra questa url:  http://www.youtube.com/tippexperience.

Lascio a voi la visione di questo canale (buon divertimento!) di cui qui trovate ulteriore spiegazione, da parte mia non posso che citare con piacere questa campagna di coinvolgimento dei blogger/influencer ideata da We Are Social, molto curata nei dettagli (il ritaglio di giornale fatto benissimo, la chiavetta di legno con il bossolo del proiettile, la mia immagine dentro la foto allegata al plico).

Una testimonianza ulteriore di come una pianificazione intelligente di attività di comunicazione online possa dare buoni risultati, ossia nello specifico quantomeno la produzione di questo post!

Che ne dite? Avete esempi simpatici in merito da raccontare?

Social Network in Italia, oltre a Facebook c’è di più?

Eccoci di ritorno dopo una più che necessaria pausa estiva!

In questi primi giorni stavo ricapitolando dunque vari progetti aperti sui social media e mi ponenvo un quesito: in Italia oltre a Facebook, per uso consumer e non professionale, quali sono i servizi online realmente diffusi e utilizzati attivamente (su questo ho creato anche sondaggio su Linkedin)?

Preciso che per uso attivo intendo quelle attività dove c’è una reale partecipazione e produzione di contenuti, oltre alla fruizione di quelli creati da altri. Questa distinzione non è oziosa, per esempio nel caso di YouTube c’è una bella differenza fra chi guarda i video e che invece li crea e li pubblica.  Inoltre in questo discorso sto riflettendo solo sugli usi privati, generalisti e legati al tempo libero di persone non addette ai lavori.

In altri paesi, nella mia percezione almeno, strumenti come Twitter sono generalisti e di larga diffusione mentre in Italia sono ancora legati a mondi professionali o di interesse molto specifici. Anche la crescita notevole del mobile surfing sembra però muoversi sopratutto attorno alla sfera di Facebook o a servizi “classici” come la mail.

Più vivace è la scena dei blog tematici (fashion, tecnologia) mentre ormai l’utilizzo degli strumenti mediali moderni rende meno attrattivo il blog come diario personale.

C’è da dire che questa situazione di limitato utilizzo generalista e ludico non deve essere un freno all’utilizzo del social media marketing, anzi la specializzazione dei vari strumenti costituisce un’ottima occasione per raggiungere determinati pubblici sulla base di una corretta strategia e selezione del target, senza contare la rapida evoluzione di questi fenomeni.

Mi piacerebbe però conoscere la vostra opinione, a parte Facebook gli altri social in Italia sono usati in modo attivo, anche fuori da argomenti tematici e professionali? Ossia dove commentereste l’ultimo film visto o condividereste le portate della cena appena conclusa? 🙂

Post di una mattina di mezza estate: buone vacanze…con qualche spunto per l’autunno!

E’ arrivato finalmente il momento di fare un po’ di sosta, dopo un anno di galoppate e in vista di un autunno a dir poco “vivace”.

Nella prima parte del 2010 abbiamo detto che questo sarebbe stato l’anno del social media marketing maturo, dello sviluppo dell’enterprise 2.0 e del decollo del mobile web: in parte ciò si avverato e in parte no.

Io credo, e spero, che anche nel nostro paese si sviluppi un uso intelligente e illuminato delle nuove tecnologie, su larga scala, superando i vecchi gap culturali e le paure di chi teme il cambiamento.

In attesa di vedere dunque cosa ci riserva l’autunno vi lascio per un po’ di giorni con l’augurio che possiate passare una buona estate, serena e solo moderatamente connessa.

In più vi saluto con una presentazione di Morgan Stanley che prova ipotizzare un po’ dei trend di cui poi discuteremo al ritorno (gli spunti in forma di commento al post sono assolutamente graditi).

Buone vacanze!

Crowdsourcing, social media, user genereted content… e le agenzie?

Le nuove tecnologie e l’approccio partecipativo del social web hanno sicuramente ridisegnato in modo vistoso abitudini e logiche della comunicazione tradizionale.

In particolare alcuni fenomeni, come il crowdsourcing e lo user generated content (ed advertising) hanno scatenato negli ultimi sei mesi frequenti discussioni e polemiche tra aziende, agenzie e il mondo della rete.

Prendiamo ad esempio il crowdsourcing per quanto riguarda la creatività, impersonato in modo diverso dai due grandi player Zooppa e BootB: le agenzie tradizionali spesso si sono scagliate contro di loro, accusandoli di essere solo fonte di impoverimento della qualità, oltre che un mero modo per risparmiare.

Io posso dire per esperienza diretta che le cose sono più sfumate: è certo che in questi progetti c’è minore livello di consulenza e l’azienda è sola a giudicare, magari senza averne i mezzi, un’infinità di lavori di livello eterogeneo. E’ anche pur vero però che la ricchezza e quantità di spunti che un contest di questo tipo può dare non è assolutamente riproducibile dall’agenzia.

L’errore dunque secondo me è nella contrapposizione netta e ostile fra la creatività che si attribuisce la c maiuscola e presunti amatori, mentre io ritengo che il ruolo consulenziale e di guida strategica nel tempo che può avere un’agenzia posso trovare valore anche nell’affiancarsi talvolta a nuove forme di apertura con l’esterno.

Insomma una guida ci vuole nel medio e lungo periodo, ma quest’ultima deve essere aperta e non solo impegnata a difendere la propria posizione, è vero che non sempre la collaborazione è possibile ma l’ostilità preconcetta è molto pericolosa.

Lo stesso ragionamento si può applicare all’attività di social media marketing: da un lato io trovo che l’azienda non possa delegarla in toto all’esterno, perché è un aspetto che deve essere seguito da persone che vivano in diretta quanto poi rilanciano all’esterno.

Questo però non vuol dire che una realtà esterna, competente, non possa seguire il percorso strategico scegliendo obiettivi e tecnologie ed aiutando la crescita del personale interno.

Non a caso l’attività fai da te sul social web, fatta fare magari allo stagista perché tanto “è tutto gratis”, è sempre destinata al fallimento.

In conclusione dunque non vedo nelle nuove tendenze della comunicazione un rischio per i professionisti del settore, a patto che siano competenti, aperti e dotati della giusta mentalità, per farsi capire e apprezzare adeguatamente dalle aziende che danno loro lavoro.

Voi che ne pensate? C’è una contrapposizione reale e duratura o solo una momentanea mancanza di dialogo tra due mondi molto vicini e intersecabili?

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