In vacanza, e quindi con un po’ di calma rispetto al solito, mi sono imbattuto nella copertina del nuovo periodico “Selfie” girando tra i miei social e, come penso molti voi, sono rimasto in prima battuta un po’ perplesso, in particolare leggendo gli strilli di copertina. A dire il vero ho pensato subito a un “Cioè” reloaded.

Non ho trovato nella località di vacanza una copia e quindi premetto che non ho letto i contenuti, che a sentire Wired però sono “meno terribili” del previsto (ci speravo), visto che si danno consigli sull’uso delle app, su come fare meglio le proprie foto etc.

A mente più fredda dal punto di vista del mercato la cosa ha senso, come giustamente evidenziato anche da altri amici nei loro commenti online, è quindi inutile stracciarsi le vesti perché il fenomeno esiste, ha le sue definizioni e alla fine nella sua versione non patologica (se iniziate a cercare su Google la parte improponibile vi salterà presto agli occhi) è assolutamente innocuo.

Selfie assurdi
Ci sono momenti più idonei e altri meno per fare i selfie…

Ci sono però alcune cose che non mi convincono del tutto in questa pubblicazione:

1) Si stressa molto il concetto di diventare delle celebrità della rete, con stuoli di follower. Visto che il giornale andrà in mano a molti adolescenti, che già hanno abbondanti modelli di celebrità facile, mi sembra un focus poco educativo. Non voglio fare lo psicologo fai da te, ma visto che il selfie è centrato sull’immagine di se stessi potrebbe essere molto frustrante per alcuni.

2) Legato al punto precedente, la velocità di diffusione dei social ha impedito una piena comprensione del pubblico adulto e una reale politica educativa all’utilizzo corretto della rete per i più giovani, rispetto a opportunità e rischi. Mi sarebbe piaciuto quindi un giornale sui social con contenuti ludici ma anche di spiegazione e di formazione all’uso oltre al momento narcisistico della propria foto e dei relativi like.

3) Si continua ad avvallare la triste teoria che chi ha più follower è più bravo, indipendentemente dalla loro qualità, che già ha fatto (e continua a fare) danni nel mondo aziendale.

4) Il selfie è uno “sfizio” personale che in fondo non è altro che l’evoluzione delle foto delle vacanze o del concerto da mostrare agli amici, se però diventa l’unico contenuto su cui costruire le proprie relazioni e il proprio valore sulla rete ci aspetta un mondo un po’ povero di contenuti rilevanti.

Io sono tendenzialmente un fautore della neutralità degli strumenti, che assumono il loro valore o disvalore in base a come si usano, per cui non farei un dramma della mania dei selfie, pienamente coerente con tanti altri elementi della nostra cultura (individualità da esprimere, comunicazione prevalentemente visiva etc.).

Selfie davanti alle auto distrutte per proteste no Expo
Quando il selfie (o comunque la foto) non è proprio di buon gusto (scontri no Expo a Milano)

Credo però che a breve termine anche in Italia avremo bisogno di approcci ragionati alla preparazione all’uso consapevole della rete, non lo dico da oggi e intanto il mercato (che nelle sue prerogative non ha quella di fare l’educatore) corre veloce in altre direzioni.

Voi che ne pensate?

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