Si sente parlare sempre più spesso di Enterprise 2.0, ossia quello che Wikipedia definisce un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione.

Una modalità di lavorare e progettare che nasce dall’esperienza del web 2.0 e che si avvale di molte delle tecnologie nate in quest’ambito, come blog, wiki, rss, tagging. Anche le infrastrutture di rete basate su SOA e BPM sono ormai mature e si stanno diffondendo in ambito aziendale e si stanno affermando molti software collaborativi pensati per le più varie esigenze d’impresa (per una panoramica visitate l’ottimo http://www.softwaresociale.com).
Le tecnologie dunque ci sono e hanno costi sempre più bassi, dal mio punto di vista però c’è un tema che non va sottovalutato: le persone sono pronte a collaborare? E fino a che punto?
E’ un’altra faccia della medaglia dell’approccio strategico ai social media: bisogna capire prima chi sono gli intercolocutori e quali obiettivi si vogliono raggiungere e solo poi si può approcciare una tecnologia.
L’enterprise 2.0 dunque è prima di tutto un approccio organizzativo, che passa per la corretta comprensione della valenza del lavoro collaborativo, dei principi della delega e della cultura di un approccio win-win per tutti gli enti e le persone coinvolte.
Le aziende ne sono consapevoli? E la mentalità lavorativa degli italiani è pronta con le dirigienze in grado di accompagnare il cambiamento?
Vedremo, certo la tecnologia senza le persone non serve a nulla…
Dire che sono d’accordo, è poco.
D’altra parte, purtroppo, la “cultura” attuale è in gran parte basata sull’apparenza, rapidità, la “pillola” che risolve tutti i problemi, ecc.. Dimenticando, probabilmente, che le innovazioni tecnologiche sono degli strumenti che devono essere correttamente utilizzati: è inutile o addirittura dannoso avere un’auto di Formula Uno e metterci alla guida un autista della domenica!
Completamente d’accordo. Per la mia piccola esperienza, le persone non sono pronte. O meglio. Vogliono sistemi collaborativi, ma che mantengano i gradi gerarchici e non funzionali dell’azienda. Quindi non importa se io che mi occupo di risorse umane abbia bisogno di sapere quali sono gli obiettivi di business per approntare un piano di risorse. Se non sono un dirigente o se non siedo in qualche comitato, non mi sarà accessibile e non dovrò saperlo. E’ una questione organizzativa, ma ancor prima di cultura organizzativa. E qui abbiamo un ritardo di quasi 40 anni…
Spero non sembri spam …. mai sentito in rete di Motivational design? Forse può interessare il nostro punto di vista e modello
http://ibridazioni.com/2009/06/17/mode-motivational-design-versione-15/
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