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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Internet porta ricchezza anche offline!

E’ uscito in questi giorni un report di Boston Consulting Group e Google, dal titolo Fattore Internet, che si pone un obiettivo inedito: misurare l’impatto della rete sul PIL del nostro paese.

Il documento ragiona infatti su un importante parametro, il ROPO, che sta per Research Online Purchase Offline e che misura l’impatto fra online e fatturato offline (la multicanalità, che mi è cara).

Non scendo nei dettagli (potete scaricare il report qui), ma mi piace evidenziare che nel 2010 Internet ha contribuito al PIL italiano con 31,5 miliardi di euro, pari al 2%.

Come dichiara BCG sul sito “questo dato più che raddoppierà entro il 2015. In uno scenario conservativo l’Internet economy rappresenterà 59 miliardi di euro, pari al 4,4% del PIL italiano, con un tasso di crescita annuo del 18%“.

Non male per un Paese che stenta ad investire sulla banda larga e dove in queste settimane il dibattito sull’uso dei social media è quantomai polemico e vivace, che ne dite?

La mia visita da Google Europe a Zurigo.

Stamattina nel corso di un viaggio di lavoro ho avuto l’opportunità di visitare la sede di Google Europe a Zurigo.

la reception

Devo dire che è proprio come tendenzialmente ci si può immaginare il quartier generale della dot company più importante del mondo: punti ristoro gratuiti a non più di 25 metri da tutti gli uffici, aree comuni ispirate a vari temi (la giungla, il paesaggio svizzero, l’oriente), una water lounge per il relax in penombra con una parete di acquari e poltrone massaggianti.
E tanti, tanti giovani (età media 27 anni) che possono portare al lavoro le famiglie o il cane e che hanno a disposizione un’area pranzo con un’ottima varietà di cibi di alta qualità.

l'area ristorante
l'area ristorante

I loro manager mi hanno confermato la loro politica dell’80%-20%: il 20% del tempo settimanale è dedicato a ciò che gli sviluppatori vogliono ideare, poi si vedrà in seguito se queste applicazioni sono monetizzabili o meno.
Loro stessi confermano che l’80% è un flop e che delle 100 applicazioni circa attualmente online solo 5 o 6 producono utili.

E’ di fatto il paradigma della free economy teorizzata da Chris Anderson nel suo libro “Free”: i costi di banda, storage e processori sono talmente bassi che ci si può permettere di sprecarli per tentare nuove vie.

Certo non è tutto bello e fantastico, probabilmente le persone grazie alla passione e all’ambiente confortevole finiscono per lavorare più di 12 ore al giorno, tuttavia l’atmosfera che si respira è quella di un posto dove si fa innovazione non solo a parole.

Con le dovute precauzioni credo dunque che un approccio attento alla ricerca della novità, anche al di fuori del profitto di breve termine, sia fondamentale per tutte le aziende che vogliono fare davvero un salto di qualità. E Google e altre dot com possono essere un benchmark più illuminante dei competitors tradizionali del settore.

Voi che ne dite?

Google apre l’Android market ed inizia la sfida con Apple

A quanto pare ci siamo, la sfida fra iPhone e ‘Googlefonino’ entra nel vivo: oggi infatti apre Android Market, il negozio online della applicazioni per il nuovo sistema operativo mobile di Google.

Dunque gli sviluppatori potranno iniziare a mettere in vetrina i propri software, allo stesso modo di quanto già fanno sull’analogo spazio di Apple.

Al momento le prime applicazioni (secondo il Sole 24 Ore circa una cinquantina) saranno disponibili gratuitamente, mentre a seguire ci saranno quelle a pagamento.
Analogo il modello di revenue sharing per i programmatori, che prevede per loro il 70% dei ricavi delle vendite.

Non mancano le differenze: prima fra tutte è la modalità di caricamento delle applicazioni, che nel caso di Google non prevede alcuna approvazione previo pagamento di 25 dollari da parte del programmatore.

Inoltre il 30% residuo dei ricavi andrà all’operatore mobile che vende lo smarphone.

La sfida dunque è iniziata ed il business è ricco di interesse se anche Rim, che produce i BlackBerry, ha appena dichiarato che a marzo aprirà un suo store analogo, a questo punto restano solo da vedere le mosse dei due giganti Symbian e Windows Mobile.

Riusciranno tuttavia gli altri operatori a fronteggiare la quantità di sviluppi che Android sembra promettere, visto che è quasi completamente Open Source?

Staremo a vedere…

Gianluigi Zarantonello

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