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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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comunicazione interna

ROI, return on information?

Torno nuovamente su di un tema a me caro, di cui ho già parlato in quanto mi tocca anche sul piano di alcuni progetti in cui sono coinvolto lavorativamente, quello delle informazioni e della loro circolazione.

L’influenza dei social media ha infatti fatto emergere un corposo insieme di teorie e sistemi riguardanti l’enterprise 2.0, che però dai dati che circolano sembra essere molto apprezzata ma poco messa in pratica al di là del livello sperimentale.

In effetti però questi paradigmi, e più in generale la facilità di gestire e condividere l’informazione dentro e fuori l’organizzazione, saranno una delle sfide del futuro più vicino.

Vediamo la cosa dal punto di vista più facile da capire: i costi.

Non avere un modo semplice e riconosciuto di immagazzinare le informazioni e di renderle facilmente riutilizzabili è una fonte enorme di inefficienza, che a livello di top management raramente si manifesta come problema percepibile ma che a conti fatti è un dramma.

A questo si aggiunge il fatto che mentre stiamo ancora discutendo di passaggio delle informazioni dalla carta all’eventuale sito web il mondo va verso una crossmedialità spinta: ne sono testimonianza qr code, msite, application per smartphone, tv che navigano nel web e leggono i widget, strumenti ibridi come iPad o specializzati come Kindle.

E’impensabile dunque che ogni device o soluzione implichi un nuovo lavoro di recupero e adattamento da zero di contenuti e processi, ciò rappresenta un costo e un’inefficienza che presto diventeranno davvero pesanti da sopportare.

C’è poi un tema organizzativo, le persone cui sono dati i mezzi e gli spazi:

a)      condividono spontaneamente ciò che hanno perché ne trovano il vantaggio e ne vedono lo scopo

b)      sono più motivate perché coinvolte e ingaggiate

c)      sono più produttive, perché possono rielaborare stimoli e aggregarli in mashup che le rigide funzioni aziendali non permettono.

Per ottenere questo, come già esplicitato altre volte, occorre un lavoro culturale prima che tecnologico. Vi ricorda nulla? Provate a rileggere dell’approccio POST di cui spesso ho parlato.

Riusciremo presto a parlare di un ROI inteso anche come “ritorno sull’informazione”?

Secondo me sì, ma qui vorrei sentire le vostre idee ed esperienze.

Corporate social sharing: la comunicazione interna ai tempi del web 2.0

C’è un aspetto che credo sia spesso trascurato nelle organizzazioni italiane di tutte le dimensioni, la comunicazione interna e in generale la circolazione delle informazioni all’interno dell’azienda.
La mia ovviamente è una brutale generalizzazione, tuttavia credo che la sensibilità su questi temi non sia altissima, soprattutto vedendo la rarità con cui vengono trattati ad alto livello.

La cosa diventa ancora più vera quando ci spostiamo sul terreno dei software collaborativi, quell’Enterprise 2.0 di cui mi sono già occupato per sottolineare come se le persone non sono pronte a livello di mentalità ogni strumento sia inutile.

Siccome sapete che mi piace essere molto concreto vorrei provare a proporre soluzioni e spunti nello spazio breve di un post, mentre per altre considerazioni sulle reti sociali e le aziende vi rimando a questo post.

Prima di tutto le persone per condividere delle informazioni devono avere una forma di gratificazione che le spinga a fare quello che altrimenti potrebbero ritenere un lavoro in più inutile, se non perfino una perdita di quel potere che deriva dalla convinzione di essere gli unici a sapere qualcosa.

Dunque un primo punto è quello di coinvolgere coloro che sappiamo essere predisposti alla sperimentazione e ad un modo più logico di lavorare, in maniera che qualcuno inizi a popolare un contenitore con delle informazioni rese disponibili a tutti. Per queste persone il motore motivazionale sarà la voglia di sperimentare e di costruire qualcosa di nuovo.
Il contenitore di partenza non deve essere troppo complesso né troppo pieno di cose, per non scoraggiare da subito l’adozione.

Questa prima base sarà necessaria per poi avere il committment dei vertici aziendali, che d’altra parte devono pur vedere qualcosa di tangibile per rendersi conto realmente delle potenzialità, favorendo poi la diffusione a tutte le aree.

L’altro aspetto chiave è quello di far sì che tali strumenti non siano una fonte di impegno in più ma piuttosto una semplificazione dei compiti grazie percorsi più logici e alla possibilità di intervenire in modo efficace.
In più nel momento in cui c’è un unico luogo dove trovare certe informazioni che ci servono per un flusso di lavoro diventa subito evidente il danno del mancato inserimento del proprio contributo da parte di un anello, oltre che più chiara la concatenazione che ciascuno ha con gli altri.

Infine è bene ricordare che un sistema davvero funzionante prevede dei contributi da parte dei suoi membri: un semplice luogo di archiviazione non favorisce la diffusione dell’informazione e ci sono molti modi di gestirlo altrimenti.
Le informazioni devono invece essere commentabili e, secondo livelli diversi di permessi, anche migliorabili grazie ai contributi delle varie persone.

Sembra tutto molto difficile ma se si superano le resistenze e i dubbi della prima ora poi il problema sarà davvero quello di moderare la voglia di partecipazione.

Avete qualche esperienza da raccontare in materia?

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