“Era, ora. Intelligenza aumentata, lavoro vivo” è un libro di Cristiano Boscato, uscito nel 2025 per post editori.
Si tratta di un libro sull’intelligenza artificiale, ma in realtà soprattutto sul senso del lavoro e delle nuove organizzazioni nell’era dell’intelligenza artificiale, che è una cosa decisamente diversa.
Come vedremo, direi che è soprattutto un libro sul linguaggio e sul senso delle parole che, in un’epoca in cui la caratteristica di sapere generare testi sembra non appartenere più solo agli esseri umani, diventa particolarmente rilevante
Un viaggio nel lavoro aumentato e nelle organizzazioni vive
Cristiano Boscato accompagna il lettore attraverso un percorso logico e progressivo per ridefinire il concetto di lavoro nell’era digitale, con un linguaggio poetico e narrativo completamente diverso da una una disamina tecnologica in senso stretto.
Il percorso inizia sicuramente anche con quest’ultimo tipo di elemento, seppure già con un linguaggio diverso dalle solite trattazioni, con un’analisi dell’Impatto dell’AI e dello stato attuale della rivoluzione tecnologica, chiarendo in che modo l’Intelligenza Artificiale con il concetto di inferenza stia ottimizzando e persino sostituendo molte attività. Già in questa fase emerge però la sua tesi fondamentale: la crescente perfezione delle macchine rende, per contrasto, l’essenza umana l’elemento di differenziazione e il vero valore insostituibile.

Non sono le macchine a spersonalizzare la nostra esistenza, siamo noi ad aver cominciato questo percorso che poi la tecnologia può accelerare in modo pazzesco.
Fin da questa fase iniziale viene introdotta LIA, l’intelligenza artificiale che ci accompagnerà in tutta la lettura come un’alleata, come la definisce Cristiano “non una macchina ma un’ecologia linguistica, una soglia pensante”.
Successivamente, il focus si sposta sulla trasformazione del lavoro da mezzo a senso.
I capitoli centrali invitano a un profondo cambio di paradigma: il lavoro deve superare la sua funzione di mero strumento per il profitto e diventare un luogo di significato profondo, inteso quasi come un contributo valoriale al mondo.
Si tratta di un passaggio troppo complesso per riassumerlo in così poche righe, ma leggendo il libro si può capire che non è una componente totalmente utopica quanto un percorso che già oggi si può interpretare e intraprendere.
Un punto molto interessante rispetto a questa possibilità di rendere il tutto concreto è la descrizione di una serie di agenti AI specializzati (LUMIA, SYN, ARA, OMI, KAI, VERA, TESSA) che servono proprio ad analizzare il linguaggio, a estrarre significati e ad altri compiti che vi lascio scoprire attraverso la lettura.
Vengono suggerite anche tutta una serie di pratiche che queste organizzazioni del futuro faranno per gestire le proprie giornate.
Questa sezione pone le basi per la successiva analisi organizzativa.
Il cuore della trattazione, che tocca un tema che mi sta particolarmente a cuore, riguarda l’organizzazione ecosistemica e l’intelligenza collettiva. Boscato affronta i modelli organizzativi del futuro, superando la rigidità gerarchica. L’azienda in questo nuovo paradigma è descritta come un “organismo pensante” vivo, dove l’intelligenza collettiva è cruciale e il successo dipende dalla fluidità delle connessioni interne (se siete lettori di questo blog da un po’ di tempo probabilmente vi ricorderà qualcosa) tra i team (le “sinapsi aziendali”).
Anche qui il tema del linguaggio e del modo in cui vengono definite linguisticamente le cose è preponderante, e si allaccia un po’ anche con quello che io avevo detto in passato, in modo meno narrativo, sul fatto che ormai i job title classici non rispondono più alla realtà delle cose e anzi le limitano.
A questo si lega in modo stretto il tema della cultura e la leadership viva. Qui l’autore definisce i requisiti per una cultura interna basata sulla fiducia, sull’autonomia e su valori chiari, anziché sul solo controllo. La figura del leader si evolve: non più controllore di processi, ma facilitatore di senso e scopo, essenziale per coltivare l’innovazione e la resilienza umana.
Anche qui, la discussione risuona molto bene con quanto penso sulla leadership tecnologica e sui ruoli di CIO e CDO, dove ho evidenziato come questi leader non possano più limitarsi alla tecnica. Devono, invece, diventare i principali agenti di cambiamento culturale, facilitando l’adozione e l’alfabetizzazione tra i team.
Se vi ricordate cosa ho scritto in “La Tecnologia Vola, ma l’Alfabetizzazione Striscia“, sapete che esiste un drammatico gap di conoscenza all’interno delle organizzazioni, oltre che nella società in genere. Questo divario è la prova che l’AI, se adottata senza una profonda cultura e competenza interna, rischia di trasformarsi in una mera commodity o, peggio, in un motore per i “modelli disumanizzati” di cui l’autore ci mette in guardia.
Ci sono poi moltissimi altri spunti ma, alla fine, l’illusione di una semplificazione apparente offerta dall’AI viene smontata, dimostrando che l’algoritmo non elimina la necessità di una profonda competenza umana. L’AI semplifica il fare, ma richiede una forte intelligenza aumentata per definire la direzione, valutare l’output e gestire l’etica. Come ho scritto di recente, solo un’azienda con una solida cultura del senso e della qualità può sfruttare l’AI per potenziarsi, anziché limitarsi a produrre risultati mediocri.
Per chi è questo libro?
Devo dire che soprattutto all’inizio della lettura ho avuto il dubbio che non fosse un libro per tutti: il linguaggio è molto particolare ed evocativo, ricco di richiami semiotici, molto lontano dalla tipica narrazione di questi temi e proiettato in una dimensione che sta a cavallo tra qualcosa che è già reale e una visione del futuro che in alcuni momenti potrebbe sembrare quasi utopica.
Sapete però, d’altra parte che io sono molto convinto che oggi sia necessario affrontare questi temi tecnologici da più punti di vista, anche quelli più filosofici e profondi, perché stiamo parlando di trasformazioni che toccano l’essenza di chi siamo come esseri umani e il nostro modo di vivere, da gestire con consapevolezza e senza paura.
Come dice Sebastiano Zanolli nella postfazione del libro, Cristiano Boscato in queste pagine prende sul serio una domanda che spesso ignoriamo: “che cosa succede quando le parole smettono di dire qualcosa di vero?“.
In alcune aziende il ruolo del CIO è stato rivisto nell’acronimo di chief Language Officer: alla fine dietro le AI ci sono dei modelli linguistici e in questo Lia non è un algoritmo in senso di oracolo ma una presenza linguistica aumentata che aiuta a lavorare sul capitale semantico dell’organizzazione.
Alla luce di tutto questo, allora il testo diventa particolarmente rilevante per chi guida le aziende, poiché sposta il focus da una visione del lavoro come puro mezzo a una visione come luogo di senso, un “gesto d’amore verso il mondo”, essenziale per la sostenibilità e l’innovazione. È molto utile a chi lavora con la tecnologia per riflettere su come la lingua abbia un significato che non è solo quello creato dagli algoritmi statistici. È uno spunto per tutti coloro che hanno a che fare con organizzazioni più o meno complesse e che si stanno interrogando sul senso del proprio lavoro.
Non è un linguaggio semplicissimo, ma credo che sia una lettura diversa su un tema su cui si parla fin troppo.








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