Ho avuto modo di leggere, dopo una segnalazione da parte di Flavia Cangini, il rapporto 2009 “Privacy e permission marketing online”, commissionato da MagNews a Human Highway, scaricabile a partire da questa pagina.

L’indagine, che vuole “rappresentare come la Rete Italiana vive le tematiche relative alla tutela della privacy in generale e nel Web in particolare”, offre diversi spunti, che provo a sintetizzare per le parti che mi hanno più colpito.

Il livello di attenzione divide gli italiani in un terzo circa di molto preoccupati e di una quota abbastanza alta (29%) di sereni, mentre il 37% focalizza le proprie paure su aspetti specifici, su cui trionfa l’utilizzo della carta di credito (49%), seguita dall’uso del cellulare (37%).
Due dati peculiari ma che trovano rispondenza nella scarsa diffusione dell’e-commerce e nella bassissima tolleranza agli invii non desiderati sul telefonino (uno strumento molto personale e più connotato che in altri paesi) rispetto alla mail.
Lo spamming via mail è infatti conosciuto dal 97% degli utenti e il 60% ignora i messaggi che riceve, segno di una certa tolleranza anche se poi un terzo dichiara di aver protestato almeno una volta per delle comunicazioni non autorizzate.

Ciò che mi ha stupito invece è il livello di conoscenza dei propri diritti, che risulta molto alto anche se di fatto poi la maggior parte degli utenti non legge le informative privacy, tanto che queste rappresentano un fattore inibente ad una registrazione per non più del 10% dei casi.

Dà invece molto fastidio il fatto di essere tracciati nei comportamenti, soprattutto se ciò avviene in modo passivo e inconsapevole, e sono vissute con disagio (comportando spesso l’interruzione della registrazione) le richieste di dati sulla propria posizione economica e finanziaria.

Molta meno attenzione è rivolta ad altri tipi di dati, probabilmente per scarsa consapevolezza delle conseguenze della messa in rete di foto e informazioni personali (ne ho parlato anche qui), livello di guardia che sale un po’ quando si parla di bambini.

Insomma sembrerebbe un paese informato, timoroso di truffe finanziarie e più spregiudicato rispetto al mettere in rete i fatti propri (e su ciò l’uso di Facebook insegna).

Voi che ne dite?

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