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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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La top five degli articoli che ho scritto nel 2018 secondo voi lettori del blog

Buon 2019! Nel farvi i miei migliori auguri non mi lancio nelle predizioni per i prossimi 12 mesi, ne potete trovare tante in rete e avrò poi modo di scrivere durante l’anno, tanto più che molti temi sono sempre attuali attraverso il tempo (guardate qui ad esempio).

Per iniziare da dove ci siamo lasciati ecco invece i 5 articoli che più sono piaciuti nel 2018 ai voi lettori di questo blog: Continue reading “La top five degli articoli che ho scritto nel 2018 secondo voi lettori del blog”

Gli analytics sono uno sport di squadra

Questo pezzo è originariamente apparso su http://www.techeconomy.it/ con cui collaboro editorialmente sui temi della digital transformation e della corretta visione dei fenomeni organizzativi ed economici creati della digitalizzazione.

Ho scritto spesso che le organizzazioni non possono più restare ancorate alle strutture gerarchiche e alle divisioni interne troppo rigide tra dipartimenti.

Non fa eccezione l’ambito degli analytics. Ecco perché. Continue reading “Gli analytics sono uno sport di squadra”

Omnichannel customer experience: tra il dire e il fare c’è di mezzo…l’organizzazione!

I periodi di festività sono utili per rileggere dati e documenti salvati nei mesi più intensi e poi rimasti tra le cose da rivedere.

Tra questi, ci sono le evidenze della prima edizione dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Il cammino del mercato omnichannel in Italia sembra avviato con sicurezza, con 31,7 milioni di persone che “utilizzano Internet in una o più fasi del processo di acquisto e si aspettano, pertanto, di vivere esperienze di marca integrate sui vari punti di contatto (punto vendita, sito internet, eCommerce, social network, contact center, pubblicità)”. Continue reading “Omnichannel customer experience: tra il dire e il fare c’è di mezzo…l’organizzazione!”

Ma che cosa fa davvero un data scientist? [infografica]

E’ stato più volte definito uno dei mestieri più sexy e richiesti dei prossimi anni, ma sul data scientist le idee nel quotidiano sono piuttosto fumose.

Questa semplice infografica spiega in modo chiaro alcuni punti fondamentali di un corretto approccio all’utilizzo dei dati da parte di uno specialista della materia. Continue reading “Ma che cosa fa davvero un data scientist? [infografica]”

Marketing digitale per l’e-commerce. Tecniche e strategie per vendere online.

Articolo pubblicato su http://www.executivesummary.it

Marketing digitale per l’e-commerce. Tecniche e strategie per vendere online è un libro di Riccardo Porta e Andrea Boscaro uscito nel 2016, editore Franco Angeli.

Sì tratta di un volume articolato, ma che ha fin da subito un pregio importante nella scorrevolezza e concretezza della scrittura, cosa che purtroppo non è sempre scontata nel nostro paese nei libri di taglio professional. Continue reading “Marketing digitale per l’e-commerce. Tecniche e strategie per vendere online.”

I dati, che siano big, small o smart, servono a guidare una strategia vincente

Dati, dati, dati. Ormai se ne parla in tutti i contesti, a ragione quando se ne sottolinea l’importanza, spesso a sproposito quando si usano le buzzword più in voga, come big data che pure indica un’opportunità importantissima di cui i non addetti ai lavori colgono però solo il concetto di “volume”, senza considerare gli altri aspetti di velocità e varietà.

Le caratteristiche dei dati oggi
Le caratteristiche dei dati oggi

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Data Visualization: i dati diventano sexy (e azionabili)

Lo spunto per questo post viene dall’interessante evento Digital Analytics Day cui ho avuto modo di partecipare qualche giorno fa dove, non a caso, la questione delle reportistiche per una logica data driven è stata toccata in molti interventi. Continue reading “Data Visualization: i dati diventano sexy (e azionabili)”

eMetrics Summit: macchine contro uomini? No, piuttosto ci serve cultura del dato

La settimana scorsa sono stato ospite di eMetrics Summit 2015 nella sua tappa milanese, un evento che devo dire si è rivelato anche quest’anno ricco di suggestioni concrete e interessanti grazie all’alto livello degli speaker (un bravo a Paolo Zanzottera).

In data we trust

Continue reading “eMetrics Summit: macchine contro uomini? No, piuttosto ci serve cultura del dato”

Che cosa mi sono portato a casa da eMetrics Summit

La settimana scorsa sono stato a eMetrics Summit, il più importante appuntamento sul mondo dell’analytics che per la prima volta è sbarcato anche in Italia, a Milano.


La mia prima impressione, durante lo stimolante Keynote di Jim Sterne, è stata confermata anche da tutto il resto dell’evento: a livello metodologico e di conoscenza le nostre aziende sono lontane anni luce da quelle che sono le potenzialità del marketing analytics driven.

Non che ci manchino le professionalità, oltre agli ospiti americani c’erano in sala e sul palco molte persone preparate che stanno lavorando seriamente su questi temi, ma senza committment e cultura interna alle aziende il loro apporto non può che essere parziale.

Show me the numbers!

In realtà molti esempi discussi in sala, spesso connotati dal classico pragmatismo anglosassone, testimoniano che non parliamo necessariamente di cose complesse, perché basta partire da poco per entrare in questo mondo.

Certo per misurare bisogna:

A) avere degli obiettivi chiari
B) avere un modello mentale che non chiede ai dati la conferma delle proprie teorie ma li legge con occhio neutrale per ricavarne indicazioni
C) andare oltre il semplice segno +, i nostri utenti sono cresciuti del 10% perché stiamo lavorando bene o perché un sito terzo importante ha pubblicato una news sul fatto che i nostri prodotti sono nocivi alla salute?
D) avere gli strumenti adatti a misurare ciò che ci serve, senza sovrastrutturarli o sottostimarli

Un nuovo ruolo per gli analisti

È curioso ma non troppo vedere come nel keynote iniziale sia emerso un tema ricorrente, quello delle figure che stanno a cavallo fra IT e business, sempre più necessarie vista la pervasività e la consumerizzazione della tecnologia.

Immagine tratta da http://www.cirrusinsight.com

Anche Jim Sterne quindi ha evidenziato che una nuova figura di data detective si deve collocare oggi tra il data scientist (IT) che estrae i dati e il business che li deve usare (a patto che li capisca e li accolga come indicazione).
Torna quindi una volta di più l’insufficienza delle figure di marketing che siano troppo restie a capire la tecnologia, come d’altronde il limite del tecnico che è solo tale.

Ma come si riesce a farsi ascoltare?

Uno dei problemi che tutti quelli che fanno analisi, soprattutto in Italia, è di riuscire poi a far valere il frutto delle proprie valutazioni e farsi ascoltare. Anche qui a eMetrics ho sentito dei suggerimenti interessanti.
Fare dei semplici report infatti è diverso che fare delle analisi: bisogna anche sapere raccontare e comunicare ciò che si vuole dimostrare, portando una propria opinione e cercando di essere più specifici e concreti possibile.
Questo dovrebbe favorire la disposizione positiva dei nostri interlocutori a farci provare, il risultato poi è la migliore via per dare inizio ad un processo di continuo miglioramento.

E poi che cosa ci si fa con questi dati?

La risposta più ovvia è: ci miglioro il mio business. Ciò vuol dire tante cose ovviamente, ma riprendendo un mio vecchio post la conoscenza dei comportamenti dei clienti è fondamentale per migliorare la customer experience, sia essa online oppure nel mondo fisico. Bastano spesso piccole ma continue correzioni.

Inoltre i dati abilitano dei processi di automazione che possono rendere più potente il nostro marketing e liberano contemporaneamente delle risorse per andare a migliorare sempre di più i processi e le strategie.
L’abitudine ad essere attenti ai dati diventa infine più importante in un contesto sempre più complesso e la corretta misurazione dei diversi canali può essere vitale per scegliere e governare dei nuovi mezzi che crescono molto più velocemente della loro comprensione.

Grandi opportunità dunque, che mi rendono ottimista, basta essere pronti al cambiamento. A Milano ho visto molte persone che lo sono, qual è la situazione nelle vostre aziende?

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