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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Come sopravvivere alle mode digitali: cavalcare l’hype senza farsi travolgere

Questo post prende lo spunto iniziale dalla polemica delle scorse settimane attorno a una famosa fashion blogger e ai suoi possibili compensi da parte di alcune aziende.

Sulla vicenda mi sono già espresso su alcuni spazi social, in effetti sono stupito del fatto che tutti si accorgano ora di tale fenomeno e, contemporaneamente, le vicende di questa persona (dotata di grandi capacità di personal branding) mi fanno pensare che la corsa all’emulazione di alcuni brand sia poco ragionata e molto dettata dalla moda.

Il ciclo di Hype: ne parlerò poco più sotto

Il fenomeno dei fashion blogger infatti è nato in ritardo in Italia e l’attenzione recentemente dedicata a questo mondo dalla stampa ha creato un mercato fiorente per quei (pochi) che sono riusciti a crearsi un nome noto alle cronache.

La scarsa capacità di valutazione del ROI digitale e la strategia poco distintiva di alcuni brand hanno poi creato una domanda per i soliti noti tale da determinare degli economics fuori scala per i servizi, pur dotati di valore aggiunto, di questi blogger.

Allargando lo sguardo oltre l’episodio però approfitto di questo spunto per riprendere due concetti che ho già trattato in passato: il ciclo di hype e il corretto processo di definizione di una strategia digitale.

Il primo, oggi molto amplificato dall’attenzione dei media tradizionali per il web, è il fenomeno per cui una tecnologia con un impatto sociale vive una crescita, un momento di successo fin troppo ampio (hype) e poi si assesta dopo una fase di disillusione trovando il proprio pubblico più o meno di nicchia (si pensi a Second Life).

Sul secondo invece ricordo l’approccio POST, che prevede di partire dall’analisi del target (e della relativa competenza tecnologica) per poi definire obiettivi e strategia e, solo alla fine, la tecnologia ottimale per avere successo.

Ho messo assieme questi elementi perché guardandoli assieme diventa sempre più importante individuare per tempo e in modo critico i nuovi fenomeni del digitale, con questi consigli che mi permetto di dare:

a) cercate di captare cosa sta prendendo piede sulla rete monitorando e ascoltando gli early adopter del settore che vi interessa e studiate i nuovi strumenti prima che diventino noti, per essere pronti.

b) siate veloci a comunicare non appena i primi media mainstream inizieranno a citare il nuovo servizio: il vantaggio di immagine di essere i primi è notevole.

c) integrate il più possibile il nuovo mezzo con quelli che avete già, e soprattutto con gli owned media: sarà più efficace e vi vincolerà meno nel caso lo strumento perda di interesse in breve.

d) cercate tecnologie che siano davvero rilevanti per il vostro pubblico usando l’approccio POST e non rincorrete solo le mode

e) datevi degli obiettivi e misurate che ritorni vi arrivano in merito: senza sapere che cosa si vuole diventa difficile anche capire il livello di successo.

Per seguire questi consigli ovviamente serve sensibilità, know how e consapevolezza che i mezzi lavorano sempre tutti insieme in un’ottica di ecosistema.

Senza contare che i primi poi possono spuntare i prezzi migliori, sempre ammesso di dover pagare…

Il marketing della moda e dei prodotti lifestyle

Il marketing della moda e dei prodotti lifestyle è un libro di Romano Cappellari, edito nel 2011 dall’editore Carocci, nella collana Le Bussole.
41z2sT-5I+L._SL360Come tutti i volumi di questa collana il libro si pone come guida chiara ed essenziale, seppure accurata, affrontando un tema di comunicazione che riguarda un settore economico sempre più importante: i prodotti di moda lifestyle.

E’ infatti sempre più difficile restringere il campo di azione dei grandi nomi della moda al solo abbigliamento/accessorio, quando in realtà tra licencing e gestioni dirette di nuovi rami di attività si va dal beauty fino al settore alberghiero.

Il lusso, oggetto del precedente volume, esiste ancora negli anni della crisi ma fronteggia dei consumatori sempre più informati, meno legati ai meccanismi di ostentazione dello status e che mixano prodotti di alto e basso prezzo sulla base del proprio stile personale.

A questo inquadramento generale segue l’individuazione di cosa sia il prodotto lifestyle, una realtà complessa che si articola tra meccanismi di sconto legati ad eventi, come le vendite private e edizioni limitate, e una forte attenzione all’etica.

Un prodotto dunque che spesso attiene ancora alla categoria lusso ma che ha confini molto più labili nel complesso.

In tutto questo non vengono meno gli assi fondamentali già descritti dall’autore  nel primo volume sul tema.

Il primo resta ancora una volta il brand, alla cui gestione e sviluppo è dedicato il capitolo terzo, in cui si tocca anche la questione della brand extention.

Per costruire il brand naturalmente grande importanza è data al communication mix, protagonista del capitolo quarto, in cui l’autore affronta i classici temi della pubblicità, delle relazioni pubbliche e del ruolo dei testimonial, spingendosi però anche sul terreno dei social media, come ad esempio Foursquare, con serie di validi esempi.

Nel quinto capitolo sono protagoniste le politiche distribuitive, con la crescente importanza della rete retail (diretta o altrui), dato che il punto vendita diventa il momento di massima espressione del lifestyle di un brand, che per il resto interagisce in molti altri modi con un consumatore sempre più multicanale.

Infine, l’autore si dedica a tratteggiare le caratteristiche del marketing manager del prodotto lifestyle, una figura che non deve essere erroneamente vista come non dotata degli strumenti e delle competenze di management, sacrificati a favore della creatività.

Sempre più aziende infatti si affidano a manager di esperienza che vengono da settori diversi, come il largo consumo, e che devono coniugare la gestione del mondo creativo con la comprensione e la risposta rispetto al mercato, come Polet per Gucci.

In conclusione dunque quello di Cappellari è un volume agile e facile da leggere che però fornisce una panoramica completa e aggiornata del settore, utile sia per chi già lavori nel marketing della moda e del lusso sia per chi vi si avvicini per la prima volta per farne una professione o anche solo per semplice interesse.

Lusso 2.0. Le nuove strategie digitali dei marchi di alta gamma

Lusso 2.0. Le nuove strategie digitali dei marchi di alta gamma è un libro di Jarvis Macchi uscito nel 2011 per Lupetti editore.

E’ piuttosto difficile recensire questo volume, in quanto Macchi offre davvero una grande molteplicità di spunti, pratici e più teorici, sulle opportunità che la rete offre oggi ai marchi di alto posizionamento.

Il volume si articola in quattro sezioni, la prima è quella dell’e-commerce, un canale di vendita che da un lato è riconosciuto da tutti indispensabile ma nel quale gli approcci dei brand sono caratterizzati da diversi livelli di avanzamento.
Macchi in ogni caso sottolinea due aspetti importanti, che valgono non solo per il lusso: la vendita online non abbassa l’immagine e l’e-commerce è prima di tutto un veicolo di informazione per il cliente anche in vista dell’acquisto tradizionale in negozio.

Il capitolo successivo è dedicato invece al vasto mondo dei social media, con il titolo azzeccato di “from couture to conversation”.
Si tratta di un insieme di mezzi che ormai non possono più essere ignorati e  infatti nella trattazione di Macchi sono presentati molti casi di brand che hanno approcciato, a diversi livelli, queste realtà.

Spazio a parte poi è dato al grande fenomeno che ha interessato la moda negli ultimi due anni: i fashion blogger,
giovani che, iniziando a parlare di moda per gioco e per passione, oggi stanno diventando in alcuni casi autentici trend setter al pari dei giornalisti della carta stampata tradizionale, che sono seduti al loro fianco nelle prime file delle sfilate internazionali.
Il fenomeno che sta vivendo la sua fase di hype anche in Italia (con un po’ di ritardo) e non sfugge al mondo del lusso che tramite queste figure riesce a cavalcare la tendenza del mix fra capi costosi e prodotti massmarket, allargando il proprio pubblico e comunicando in modo nuovo.

Infine il libro sposta la sua attenzione su Apple e i suoi iPhone e iPad, dei device tecnologici che hanno rivoluzionato il loro settore e aperto un nuovo scenario per la comunicazione.
Anche qui non mancano gli esempi, bisogna però rilevare che si tratta di un mondo ancora immaturo dove il fare branding prevale ancora sul valore aggiunto per gli utenti, che si costruisce con i contenuti.

In conclusione dunque Lusso 2.0 è una lettura molto consigliabile che riesce a fare una panoramica di ampio respiro su tutti i fenomeni che riguardano il lusso (ma anche la moda in genere) sulla rete Internet. Un mondo ancora tutto da esplorare.

Lusso esteriorizzato e lusso interiorizzato

Lusso esteriorizzato e lusso interiorizzato. Una ricerca empirica sui motivi d’acquisto e le strategie di marketing dei luxury goods è un libro di Cesare Amatulli, edito nel 2009 da Cacucci editore, Bari.

Si tratta di un’interessante ricerca sul mondo del lusso che affianca all’analisi di matrice economica una parte di rilevazione sul campo con il modello della catena mezzi-fini e con quello legato al modello concettuale ZMET.

Il volume si apre con un inquadramento di tipo teorico, con la descrizione dei principali approcci al lusso, il legame tra lusso e moda e una breve trattazione di temi manageriali (gestione del brand e del marketing).

Il secondo capitolo invece è dedicato alle dicotomie del lusso e in particolare al dettaglio dei vari tipi di lusso esteriorizzato (ostentazione, materialismo, emulazione etc.) e interiorizzato (stile di vita, emozione, cultura, sogno etc.).

Vengono poi affrontati e descritti i metodi e gli strumenti per l’analisi e la raccolta dei dati, ossia la già citata catena mezzi-fini (CMF), proposta in abbinamento alla tecnica del laddering, e l’analisi dei significati subconsci del consumatore (ZMET).
In questa sede viene illustrato anche il questionario elaborato per la ricerca, proposto poi integralmente in appendice al libro.

Il quarto capitolo invece analizza il nuovo lusso, che risulta essere appunto esteriorizzato o interiorizzato, e si discutono di fatto i risultati della ricerca sulla base di tale dicotomia, introdotta nel secondo capitolo

Viene infine trattata la mappa cognitiva del lusso, attraverso i significati che esso assume (gli attributi dei luxury goods, le loro conseguenze e i valori strumentali e terminali) e la struttura mentale dei consumatori.

In conclusione il libro di Amatulli è un’utile fonte di spunti per leggere da un punto di vista diverso un mondo, quello del lusso, quantomai dinamico e sempre molto affascinante.

Il marketing della moda e del lusso

Il marketing della moda e del lusso è un libro di Romano Cappellari, edito nel 2008 dall’editore Carocci nel 2008, nella collana Le Bussole.

Come tutti i volumi di questa collana il volume si pone come guida chiara ed essenziale, seppure accurata, affrontando un tema di comunicazione che riguarda un settore economico sempre più importante: la moda e il lusso.

Prima di tutto dunque Cappellari inquadra il sistema nel suo complesso con i relativi economici, evidenziando in particolare modo il cambiamento che sta interessando le motivazioni di acquisto.

A questo proposito viene ampiamente citata l’opera di Silverstein e Fiske, Trading Up, che analizza il cosiddetto “lusso accessibile”, ossia quei prodotti di prezzo premium che non appartengono alla concezione elitaria tradizionale ma che ugualmente sono di alta qualità e forte coinvolgimento per i consumatori.

Una volta chiarito, anche con l’aiuto delle opere di Fabris, che il lusso è la moda sono cambiati il libro passa poi ad esaminare alcuni aspetti specifici come il licensing, la diversificazione, l’integrazione verticale, la nascita di veri e proprio poli del lusso.

Nel capitolo successivo l’autore analizza invece il tema delle caratteristiche del prodotto di lusso, descrivendo le strategie di definizione posizionamento, del target e del prezzo.

Particolarmente interessante è l’aspetto della personalizzazione: sempre più clienti chiedono di avere un prodotto fatto esclusivamente per loro, unico, distintivo, fosse anche per un semplice particolare. Diversi i casi interessati citati: da Pal Zileri a Nike ID passando per Ralph Lauren.

Cappellari poi tocca uno degli aspetti cruciali del lusso: il brand, la sua costruzione e la sua gestione.

E’ infatti il marchio il vero fattore che fa di un prodotto un oggetto di lusso, prima ancora che la qualità ed il prezzo, e per questo per l’uomo di marketing del settore lo sviluppo del brand è una delle attività strategiche fondamentali.

Il capitolo successivo poi è dedicato all’importanza della comunicazione, la voce del brand, che assorbe tipicamente una cifra attorno al 10% del fatturato.

Si tratta dunque di un aspetto cruciale, con un communication mix che si articola fra pubblicità (con relative strategie), pr, sfilate, ingaggio di testimonial immagine del brand e, più recentemente, soluzioni più innovative come product placement o internet.

Infine l’autore affronta la tematica distributiva, anch’essa oggetto di grandi cambianti con dei negozi che divengono sempre più contenitori di esperienze che esprimono tutti i valori del brand.

La necessità di gestire tali store richiede sempre più delle figure professionali in grado di svolgere funzioni di retail management in precedenza poco collegate al mondo del lusso.

Non manca poi una breve panoramica dei nuovi canali, come ad esempio di grandi outlet village ed il commercio elettronico.

Alla luce di tutta la trattazione il libro sancisce l’importanza del marketing manager nel lusso, dato che il settore ha una fortissima componente immateriale e di comunicazione e perché, al contempo, non può essere affidato solo alla creatività perché richiede competenze manageriali e gestionali specifiche.

In conclusione dunque quello di Cappellari è un volume agile e facile da leggere che però fornisce una panoramica completa del settore per chi già lavori nel marketing della moda e del lusso sia per chi vi si avvicini per la prima volta per la professione o per semplice interesse.

Il nuovo lusso e l’importanza di raccontare il prodotto

Come molti di voi sapranno io sono un sostenitore dell’importanza dei contenuti sul web e nella comunicazione in genere. Ebbene oggi la capacità di interessare ed emozionare il consumatore sta diventando fondamentale nel mercato del “nuovo lusso”, tema a me caro in quanto già argomento della mia tesi di laurea.

Se si consulta un vocabolario alla voce “lusso” si trova scritto “ogni cosa che costa molto in proporzione all’utilità, ai bisogni che soddisfa o alle possibilità economiche di chi la considera; ogni cosa che non sia necessaria” e ancora “sfoggio di ricchezze, di abbondanza”.
Quest’idea tradizionale del lusso si lega ad un consumatore facoltoso ed elitario, che fa uso di beni di altissimo costo per dimostrare il proprio status.

Molte cose però sono cambiate nel consumo moderno: i consumatori infatti dispongono di sempre maggiori informazioni sui prodotti, sono più attenti e valutano con competenza crescente il rapporto qualità prezzo dei beni, ricercano delle emozioni ma non sono interessati all’ostentazione e sono più egoriferiti.

Da questo scenario emerge una possibilità di fare business molto interessante, legata a quello che due autori, Silverstein e Fiske (2003), definiscono il “nuovo lusso“, verso cui si vanno muovendo sempre più i consumatori.

Parliamo di beni non necessariamente super costosi, che però riescono a spuntare un premium price anche molto superiore a quello della concorrenza, grazie a un mix di qualità ed emozioni che suscitano nel consumatore.

In comune oltre al prezzo premium, essi hanno alcune caratteristiche.
In primo luogo suscitano un coinvolgimento emotivo nel consumatore, indipendentemente da costo e settore merceologico.
L’emozione però non basta, dato che la qualità deve essere alta, ci deve essere un design e/o una tecnologia innovativa e distintiva e questi elementi devono produrre un reale beneficio di tipo funzionale per il consumatore.

Dunque per questi prodotti è particolarmente importante il racconto di come vengono realizzati, della storia del fondatore dell’azienda, delle informazioni sulle terre dove con procedimenti artigianali vengono lavorate le materie prime.

Va da sè che Internet, con la sua logica ipertestuale e con l’apporto di multimedia, è un mezzo ottimale per trasmettere le emozioni ma anche le informazioni sulla qualità che il racconto del prodotto deve contenere.

Per questo il mio consiglio è ancora una volta quello di investire sui contenuti, anche non meramente pubblicitari, dei vostri siti (e della vostra comunicazione in genere), per valorizzare la vostra offerta e insieme interessare ed emozionare il cliente.

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