Questo pezzo è originariamente apparso su http://www.techeconomy.it/ con cui collaboro editorialmente sui temi della digital transformation e della corretta visione dei fenomeni organizzativi ed economici creati della digitalizzazione.
In principio era il sito web. Asset più o meno importante che viveva di sua vita propria, di solito all’interno di un dipartimento di marketing, con qualcuno di più o meno dedicato a seguirlo e con nulle integrazioni tecnologiche con l’area IT. Di fatto un simpatico giocattolo di cui non si poteva fare a meno ma che mai poteva spostare gli equilibri e i risultati più importanti.
Questo 10 anni fa era la norma e oggi a livello di strutture ufficiali di alcune aziende lo è ancora mentre in altre è diventato terreno di conquista e quindi scontro tra le persone.
E tutto questo accade nonostante i fatti abbiano portato altrove, loro malgrado, tutte le organizzazioni.
Importante e difficile: questa è l’innovazione digitale nel retail, tanto che il 65% dei top retailer italiani è frenato dall’assenza di una chiara strategia su temi come la digitalizzazione del consumatore, la complessità crescente dei processi e la competizione delle Dot Com, anche se 3 su 4 si dichiarano al lavoro per definirla. Lo dice l’ultima ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digital nel Retaildel Politecnico di Milano, da cui è tratta l’infografica che pubblico in questo post.
Questo pezzo è originariamente apparso su http://www.techeconomy.it/ con cui collaboro editorialmente sui temi della digital transformation e della corretta visione dei fenomeni organizzativi ed economici creati della digitalizzazione.
Questo lunedì voglio iniziare la settimana con lo spunto di un’infografica sul tema del workplace, nell’era (a volte presunta) dello smart working e della collaboration.
Jugaad Innovation. Pensa frugale, sii flessibile, genera una crescita dirompente è un libro di Navi Radjou, Jaideep Prabhu, Simone Ahuja uscito in Italia per Rubettino nel 2014.
Ho letto sull’ultimo numero di Wired una bella intervista a John Sculley, ex CEO Apple e Pepsi, in cui il manager parla di innovazione dicendo che “genio vuol dire anche avere prospettiva nel momento giusto”. Ossia non inventare per forza qualcosa di nuovo ma intuire la le potenzialità di quello che ci circonda e collocarlo in un contesto piu ampio.
Devo dire che gli ultimi 10 giorni sono stati piuttosto intensi e ricchi di spunti.
Ho passato infatti una settimana a Città del Capo per un’esperienza eccezionale: lo sviluppo di un progetto di innovazione nel retail, con altri 21 colleghi di tutto il mondo scelti dalle altre aziende associate a IGDS.
Cape Town
Una bella fatica con una settimana insonne (e il progetto continua nei prossimi mesi) che però mi ha dato l’occasione di constatare che in tutti i continenti la voglia e l’interesse per nuove soluzioni è altissima.
Una volta tornato poi sono andato a Milano per un altro evento, il Think Digital organizzato da Google, dedicato questa volta al lusso e alla moda.
Un’altra occasione ottima, dove ho avuto modo di constatare una volta di più che la tecnologia offre possibilità illimitate a chi abbia una strategia seria e consapevole di innovazione.
Cosa manca dunque per far incontrare una domanda di innovazione che cresce in tutto il mondo con una tecnologia che si sviluppa ad una velocità esponenziale?
2) Competenza: il mondo corre veloce e non tutte le persone che lavorano oggi nelle aziende hanno il know how e, diciamolo, l’umiltà per affrontare le nuove sfide.
3) Occasioni di scambio: nella gran parte degli eventi cui ho partecipato i manager delle aziende erano assenti e gli esperti di settore dunque passavano il loro tempo a discutere su se stessi. E in questo modo il loro linguaggio non si avvicina a quello del business.
4) Coraggio: tutte le iniziative devono avere un ROI ma non si può avere la certezza del 100% del successo su qualcosa di nuovo. Bisogna dunque procedere con grande cautela per non bruciare soldi e fiducia ma la paura ad un certo punto deve essere lasciata alle spalle!
E voi, che ne dite? Quali sono i motivi per cui la domanda e l’offerta di innovazione, tecnologica e non, fanno così fatica a incontrarsi?