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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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L’irresistibile concretezza (fisica) dei nuovi media “virtuali”

Una delle osservazioni più ricorrenti, e in fondo comprensibili, che si sentono dire a commento delle quotazioni miliardarie di Google, Facebook e di tutto il mondo dei social media e del web è che di fatto si parla di cose virtuali, ben diverse da quelle fisiche come i prodotti che hanno (anche) nella tangibilità il loro valore.

Il tema poi può essere esteso anche a tutti i nuovi media e ai loro contenuti liquidi e fruibili ovunque, che fanno pensare a realtà intangibili e per questo ben diverse dalla fisicità materiale.

Ebbene, la storia non è così semplice. Prendiamo ad esempio Google: fare ricerche online è talmente naturale per tutti noi che a nessuno viene in mente che dietro ci sono dei computer (ossia macchine, ferro) che macinano dati per risponderci in una frazione di secondo. Non si sa quanti siano ma le varie fonti parlano tutte di almeno 1 milione di server (!), che come potete immaginare non sono ospitati esattamente in uno scantinato e consumano una discreta quantità di energia elettrica.
Lo stesso vale per Faceboook (300.000 server) e per tanti altri, di cui trovate qualche dato (non recente) qui http://www.gizmodo.it/2010/04/15/avete-idea-di-quanti-server-abbia-google-no-guardate-questi-grafici.html

Non da meno sono i big dell’e-commerce, per i quali l’infrastruttura comprende anche magazzini, logistica distributiva, customer care e molto altro.
Potete vedere facilmente dei video esplicativi su YouTube, come ad esempio per questi  brevi spaccati del mondo delle operations di due importanti e-retailer quali Amazon e Vente Privee.
Ancora dunque qualcosa di molto fisico, anche se per noi consumatori finali ciò che si vede è sempre e solo un sito attraverso uno schermo.

Arriviamo infine all’ultimo esempio in ordine di tempo, iCloud di Apple, che offre 5 GB di storage gratuito sulla nuvola.
Il concetto in sé non è nuovo in quanto molti player fanno questo da tempo, grazie ad apposite applicazioni scaricabili anche da mobile, qui casomai la novità sta nel fatto che il servizio è già incorporato nel sistema operativo, rendendo tutto più automatico per l’utente meno esperto.
Al di là della impulso alla diffusione del cloud dato da questo strumento vi invito pero’ a fare un breve calcolo moltiplicando i 5 GB base per il numero di device Apple in grado di utilizzare IOS5: ne viene fuori una quantità di spazio digitale imponente, che di nuovo prevede macchine fisiche alle spalle dell’etereo concetto di nuvola.

Tutto questo viene ovviamente da lontano, grazie al costante abbattimento dei costi di banda e di storage che ho messo recentemente fra i fattori che hanno fatto nascere il social web.

Quante aziende pero’ nel progettare le loro idee sui nuovi media prendono realmente in considerazione le tematiche più hard di questi concept?
E quante hanno strutturato adeguatamente i loro dati per poterli fruire in modo liquido ed economicamente sostenibile attraverso tutti i nuovi media digitali?
E ancora, quanti player sono davvero strutturati tecnologicamente e organizzativamente per governare l’impegnativo tema di the big data di cui ho parlato pochi giorni fa?

Come vedete queste sfide hanno ancora parecchia concretezza alla spalle, ben al di là del fatto che “è tutto virtuale e quindi non costa nulla”.
E dunque non è solo questione di essere creativi….

Il mondo in una nuvola?

In questi ultimi mesi mi sono già occupato varie volte di nuovi paradigmi tecnologici e della loro influenza sul business e sulla società.
In particolare in questi giorni poi ho letto varie notizie che mi hanno portato a tornare su di un tema che avevo toccato qualche tempo fa in più momenti (ad esempio qui e qui), ossia il cloud computing, inteso sia come tecnologia sia come logica.

immagine tratta da Sevensheaven.nl

Trovo molto attuale e affascinante il concetto di poter accedere a dati, applicazioni e contenuti in modo indifferente dal supporto e dal luogo in cui ci troviamo e molti fattori mi sembrano agevolare la diffusione di questo paradigma che per gli addetti ai lavori e’ già realtà.

Un primo fattore e’ senza dubbio lo sviluppo delle reti mobili e l’abbattimento (finalmente!) dei prezzi per la connessione, unito al crollo dei costi di storage dei dati (vi ricordate Gratis di Chris Anderson e questa mia presentazione?).

Su questo si innestano le nuove generazioni di dispositivi sempre connessi e le tecnologie che consentono l’ipertestualita’ dei luoghi fisici.
Applicazioni come Dropbox e Evernote rendono poi sempre più vicino e familiare ai consumatori finali il concetto di sincronizzazione di tutti i propri dispositivi.

Il mercato non sta a guardare naturalmente, e l’ultimo esempio in termini di tempo e’ la sfida nel mondo dei libri fra eBooks di Google e Kindle for the web di Amazon, tutta svolta in punta di nuvole.

Se dunque vogliamo dare per morto il web così come lo abbiamo conosciuto e’ in questa direzione che dobbiamo guardare e, per le aziende, il marketing e la tecnologia devono esser pronti alla sfida.
Il nuovo mondo che si svolge sulle nuvole sta per entrare nella vita di tutti, con buona pace di chi pensa che sia ancora presto, certo si deve ragionare seriamente sulla sicurezza ma la via e’ tracciata.
Secondo voi le nostre aziende italiane sono pronte?

Tra nuvole e cellulari…

In questi giorni ho letto parecchie news interessanti, che mi hanno ispirato questo breve post, che vuole guardare un po’ al futuro.

Un primo argomento di interesse è legato al tema del cloud computing, di cui ho parlato qualche tempo fa: un esempio abbastanza eclatante è dato dall’annuncio di Microsoft che mette in rete una parte del suo gioiello Office, per competere con Google Docs.

immagine tratta da http://www.sis.pitt.edu/

Gli ambienti collaborativi online sono ormai sempre più numerosi, nella mia personale esperienza tra software saas e servizi come social bookmarks, strumenti di video conferenza, Google Docs/Calendar etc. non noto quasi nessuna differenza tra un pc e l’altro su cui posso trovarmi a lavorare.

Dal punto di vista macroeconomico su questa tendenza influiscono molto i fenomeni descritti da Chris Anderson in “Gratis”: banda sempre più larga e storage sempre più economico.

A questo punto, stando anche ai pareri di diversi analisti, con l’avvento definitivo dello standard  LTE il mondo del Cloud sarà realmente accessibile anche dai cellulari, e qui arriviamo al secondo tema: lo sviluppo del mobile e dei dispositivi sempre connessi.

Immaginatevi di avere tutti i vostri servizi e software pronti ad essere fruiti in qualsiasi momento dal vostro cellulare: non sarebbe niente male no?

Che cosa ci blocca? Secondo me, a parte la tecnologia di trasmissione dati, i limiti risiedono ancora nella frammentazione dei vari sistemi operativi, cui si collegano diversi limiti di standard che in paesi più evoluti, come il Giappone, non si verificano (si pensi ai QR code).

Inoltre nel nostro paese si fa molta comunicazione alle promozioni tariffarie ma poco si lavora sull’informazione agli utenti, che ancora conoscono solo una minima parte delle opportunità offerte dal loro dispositivo mobile (anche se 10 milioni di utenti a gennaio si sono collegati al web in mobilità).

Voi che cosa ne pensate? Tra quanto saremo pienamente fra le nuvole, anche con il cellulare?


Comunicare nella “nuvola d’informazione”

Ho letto recentemente su NC un bell’articolo dove Massimo Giordani, ceo di Time&Mind, esprimeva un concetto molto interessante, quello di information cloud.

In sostanza oggi tutti noi saremmo immersi in una nuvola di informazioni e conoscenze, basate sulla rete, accessibile in qualsiasi momento grazie ai pc, alle connessioni mobili, al wi-fi, agli smartphone.

Una porta su cui si innesta un sesto senso digitale, non sempre percepito esplicitamente, che fa sì che un qualsiasi digital native (coloro che sono nati dopo la diffusione del web) trovi naturale e automatico ricercare informazioni e contatti online in ogni momento, con vari device.

Che cosa implica questo?

La presenza sul web è indispensabile per comunicare con il cliente ma non sarà presto più sufficiente: bisognerà essere in grado di essere reperibili e, soprattutto, fruibili sui device più diversi: desktop (widget), mobile (sito .mobi), aggregatori (feed rss, webslice), social netowork e siti di social sharing.

Dunque sarà necessario concenpire siti e strumenti online in grado di essere flssibili, portabili, adattabili senza perdere l’esperienza e l’engagement del web tradizionale. E con gli stessi contenuti.

Questa sfida richiede competenze sempre più specifiche all’interno dell’azienda e un lavoro di progettazione attento e con una visione di lungo periodo. Se saprete investire un po’ tempo e risorse in più all’inizio però avrete la possibilità di sviluppare la vostra comunicazione e i vostri servizi in modo semplice e relativamente economico, su tutti i nuovi media che si presenteranno.

Senza riprogettare ogni volta e con una forte componente di automatismo negli aggiornamenti dei vari device.

Ne sentirete ancora parlare, voi vi state preparando? Che ne pensate?

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