Ci siamo, è arrivato finalmente il momento della mia meritata pausa estiva, e spero che anche voi stiate per tirare un po’ il fiato, ve lo auguro.
In attesa di risentirci a fine agosto vi lascio con un pensiero derivante da quanto ho letto in questo giorni.

Sono rimasto infatti colpito dalle diatribe online sui finti follower, in cui abbiamo sapientemente visto mixate alcune italiche virtù quali l’aggressione verbale, la delegittimazione, la credenza che chi ha raggiunto certi risultati non può che averlo fatto imbrogliando e chi più ne ha più ne metta.
Al di là dei protagonisti, ho visto anche negli altri partecipanti alle discussioni, per la prima volta in particolare su Twitter, dei toni e dei contenuti che finora erano rimasti fuori da questi mezzi, più vicini alle urla televisive. Come lo dobbiamo leggere? È il sintomo che le persone sono sbarcate online in massa oppure è una trasposizione digitale di certi comportamenti tradizionali, scatenati dal sottofondo politico della polemica?

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Su questo livello di aggressività di chi si muove sui social e sullo specifico fatto di attualità Giovanni Scrofani, Roberto Scano, Riccardo Scandellari, Antonio Lupetti, Gianluca Neri e molti altri hanno scritto delle analisi interessanti, io personalmente trovo che queste battaglie tra presunti influencer siano molto poco produttive per la crescita di una cultura digitale nel paese, tanto più che sono riprese acriticamente dai giornali e gettano dunque ombre nella percezione dell’opinione pubblica.

Tutto questo mentre la presenza digitale diventa sempre più complessa e fatta da ben altro che urlare, criticare, seguire le mode e pensare di risolvere i problemi comprando fan o follower.

Spero dunque che dopo un po’ di relax tutti possano tornare a vivere la loro presenza di digitale con coerenza e, soprattutto a livello aziendale, si riesca a passare da una visione basata sull’attenzione a tutti i costi a un modello basato sull’ascolto e sull’analisi del dato.
Spero inoltre di poter vedere finalmente della divulgazione equilibrata e non sensazionalistica su quali siano i rischi e le grandi opportunità di un mondo che ormai, ci piaccia o no, è fortemente digitale.

Spero troppo? 🙂 Intanto buone vacanze!

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