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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Young Digital Lab, una tavola rotonda sul marketing dell’ascolto raccontato da chi lo fa

Ripubblico questo post a pochi giorni dalla prima edizione di Young Digital Lab (Padoav, 8-9 aprile), si tratta di un progetto che credo interessante e stimolante sia per chi lo ha pensato sia le persone che vorranno parteciparvi.

Mi fa piacere segnalarvi il progetto Young Digital Lab al quale sono stato invitato a partecipare (aderendo con piacere) dall’amico Michele Polico.

Si tratta di una tavola rotonda dedicata alla comunicazione al tempo del social web, per comprendere quali opportunità il web offra alle aziende e quali cambiamenti imponga, la novità è che ciò avviene attraverso lo sguardo e le parole di alcuni tra i giovani che più si stanno distinguendo e muovendo nel panorama del web marketing italiano (tutti under 30, il sottoscritto è il più vecchio).

Infatti, come ha ben evidenziato Luigi Centenaro, gli eventi istituzionali non sempre offrono spazio ai più giovani (senza generalizzare, of course) che pure sono quelli che realmente operano  sui social media e che dunque ne hanno un’esperienza concreta. Nel caso dei miei colleghi di avventura naturalmente tutto questo avviene con un alto tasso di qualità che potete riscontrare cercando il loro operato in rete.

Il primo appuntamento dunque è fissato per l’8 e 9 aprile a Padova, sul sito di Young Digital Lab trovate il programma dei due giorni, se vi va di fare un po’ di promozione all’iniziativa siete benvenuti, il progetto è anche su Facebook , YouTube e FriendFeed.

Che ne pensate? Ciao!

La privacy e la rete ai tempi di Facebook e Google Buzz

Il recente lancio di Google Buzz ha scaldato una volta di più il dibattito sulla privacy in rete e le preoccupazioni sulla tutela dei dati personali sui social media.

Non si può negare che il tema sia di grossa attualità ma credo anche che ci siano molti fraintedimenti a tale proposito.

Prima di tutto manca ad oggi la consapevolezza reale, nei giovanissimi ma non solo, che ciò che viene pubblicato in rete acquista una capacità di diffusione che non può essere controllata realmente. Un limite di cui le istituzioni si stanno rendendo conto, visto che pochi giorni fa c’è stato il Safer Internet Day 2010, dedicato proprio alla sensibilizzazione su questo problema.

Credo anche che in tale dibattito sfugga un fatto socio-culturale più profondo, ossia che il desiderio di esporre se stessi in modo totale al pubblico viene da più lontano, visto il successo dei reality show fin da tempi ben antecedenti l’ascesa dei social media. La differenza è solo legata alla facilità di accesso agi strumenti della rete, più democratici ed economici dei media broadcast. Dunque maggiore quantità di persone che si espongono ma identica pulsione di fondo, su cui non mi voglio produrre in analisi che lascio ad altri più competenti.

L’attenzione a cosa si posta è dunque la difesa più efficace per la privacy, inoltre è anche alla base dell’altro grande tema che vorrei sottolineare: la costruzione della propria identità in rete per motivi di crescita personale.

Me ne sono già occupato, il web sta diventando sempre di più fatto di persone che come mai prima nella storia possono valorizzare se stesse davanti ad un pubblico potenzialmente illimitato. Ecco che emerge in tutta la sua importanza il valore della presentazione che ciascuno sa dare di se stesso, con il medesimo criterio e la grande attenzione con cui un bravo marketing manager gestirebbe il proprio prodotto.

E’ il personal branding, nella definizione di Sebastiano Zanolli si tratta di “l’insieme di valori, competenze, visioni, passioni, caratteristiche e ricordi in genere che immediatamente chi ci sta attorno collega alla nostra comparsa fisica o anche solo virtuale”. Non più nickname nei forum o identità parallele su Second Life: qui si mette la faccia, e non in senso metaforico visto che moltissimi siti richiedono obbligatoriamente l’inserimento di un’immagine del profilo.

Dunque oltre all’attenzione a non postare cose sconveniente o pericolose è bene avere la massima coerenza fra l’identità digitale e quella reale, mettere in evidenza i nostri punti di forza negli ambienti dove questi possono essere apprezzati (e non dovunque a caso) e rispettare sempre gli interlocutori che ci troviamo davanti.

In conclusione dunque la rete non è rose e fiori e ci sono rischi reali per la privacy anche per chi è attento a ciò che fa sul web, tuttavia i vantaggi e le opportunità di una corretta presenza sui social media sono, secondo me, largamente superiori ai pericoli. E voi che cosa ne pensate?

Facebook e i telefoni mobili, un altro passo verso la diffusione dei social network su mobile

Le notizie di questi giorni confermano che il fenomeno dei Social Network in Italia sta trainando la diffusione del mobile web.

Dopo essere stato premiato al Mobile Word Congress di Barcellona l’operatore H3G è prossimo al lancio del Facebook Phone, o più precisamente INQ1. Costruito da una società collegata a Hutchison Whampoa, proprietaria del gruppo H3G, il nuovo Facebook Phone permette di accedere alla piattaforma in qualsiasi momento per scambiare messaggi, foto, chat e molto altro.

Su Key 4 Biz invece si parla dell’accordo fra Vodafone Italia e Facebook che permetterà a tutti i membri del social network di attivare Mobile Internet Facebook Edition.

L’offerta prevede accesso a internet senza limiti di tempo o di traffico per due euro a settimana, interessante il fatto che essa è attivabile direttamente dal proprio account Facebook cercando il gruppo Vodafone Social Network.

Aldilà del successo di Facebook trovo che sia interessante notare come i siti di social networking sono ideali per il mobile web: esprimono noi stessi e ci consentono di mantenere relazioni ovunque noi siamo, anche nei ritagli di tempo.

Speriamo che questa tendenza porti ad abbassare tutte le tariffe di traffico dati favorendo la diffusione del mobile web, voi che ne dite?

Sacrificare gli amici per un panino, al di là del gioco…

Avrete forse letto della application Whopper Sacrifice di Burger King: se deselezioni 10 amici da Facebook tramite l’applicazione avrai un buono omaggio per un panino.

Sicuramente una trovata che ha fatto parlare, in piene ottica di marketing.

Mi viene una domanda: visto che il networking è essenzialmente costruire relazioni, non vi sembra che l’azienda committente non abbia capito bene la logica del web 2.0?

Oppure hanno ragione loro, visto che la pubblicità che cercavano l’hanno avuta?

E i navigatori che usano i social network hanno capito davvero che i contatti, anche se per gioco, non sono scambiabili come figurine?

Aspetto i vostri commenti…

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One to one advertising: è necessario essere maleducati per raggiungere il target?

Ho letto su moltissimi siti della vicenda di Rachel Beckman, una giornalista del Washington Post che su Facebook è stata vittima di messaggi pubblicitari molto pesanti, in cui si è vista dare dal suo social network prima della cicciona e poi della sterile.

La cosa più preoccupante ed insieme più significativa è stata l’evoluzione del messaggio sulla base di ciò che Rachel scriveva nel suo profilo, fino al “Vorrai mica essere una sposa grassa?” sparato alla vigilia del matrimonio.

Il fatto che l’advertising si evolva sulla base del comportamento dell’utente, purchè tutte le impostazioni privacy scelte dal navigatore siano rispettate, è un ottimo esempio di comunicazione one to one che ritengo assolutamente positiva in termini di efficacia.

Tuttavia è davvero necessario essere così aggressivi? Questo tipo di linguaggio dà davvero risultati positivi?

Come scrissi qualche anno fa una campagna trash o aggressiva di fatto assicura un maggiore ricordo e potenzia la notorietà del marchio, anche (e soprattutto) se ne viene imposta la cessazione.

Bisogna dire però che nella marca moderna non è importante solo il ricordo e il riconoscimento ma anche le sensazioni che il brand genera e l’immaginario ad essa collegato.
Credo inoltre che i consumatori moderni siano più maturi ed informati di un tempo e dunque il ragionamento “purché se ne parli” mi sembra un po’ antiquato.

Dal mio punto di vista dunque ben venga la targhettizzazione spinta, ma senza mai mancare di rispetto al nostro interlocutore, perché ciò alla lunga sarà sicuramente inutile e controproducente.

Facebook, la festa di Roma e i social network che escono dal web

Oggi si è parlato molto della festa di Facebook a Roma, con migliaia di partecipanti, un evento che è arrivato addirittura sui tg nazionali.

Mi sembra importante evidenziare un aspetto che diversi social network di nicchia avevano colto da tempo: il networking che parte dal web diventa ancora più potente se si fa in modo che gli utenti abbiano occasioni organizzate di incontro nel mondo fisico.

Non è un elemento di poco conto, in quanto un’accusa che viene mossa spesso a certe realtà della rete è quella della pura virtualità, dimenticando che il web sociale è fatto da persone, che esistono anche al di fuori da Internet.

Il caso della festa di ieri è legata ad un discorso ludico, tuttavia questo potenziale di aggregazione e mobilitazione non è certo da sottovalutare, specie se rivolto ad ambiti specifici (si pensi agli incontri dei business network di Connecting-Managers o di Milanin).

Con questo non voglio dire che il mondo dei social network sia sempre e comunque positivo, lo stesso Facebook sta suscitando parecchie polemiche per la gestione della privacy, tuttavia mi sembra interessante segnalare come il networking non sia solo un fenomeno “virtuale”.

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