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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

Prede o ragni. Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità

Prede o ragni. Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità è un libro di Alberto Felice De Toni e di Luca Comello uscito nel 2005 presso la UTET di Torino.

E’ bene premettere subito che riuscire a riassumere in una breve recensione tutta la ricchezza e gli spunti di un libro di oltre 500 pagine fitte di riflessioni è un’impresa praticamente impossibile.
Di sicuro però si può rendere l’interesse assoluto del volume e dell’argomento che ne è al centro: la complessità, nella vita e nel management.

Il libro presenta un approccio multidisciplinare, infatti per spiegare la complessità fa riferimento prima di tutto alle teorie scientifiche riguardanti i sistemi complessi per poi attraversare i campi della filosofia e del management, tale approccio nasce dal fatto che l’argomento del volume tocca tutti gli aspetti della vita umana.

Prede o ragni si divide in quattro parti per 21 capitoli totali: la prima di queste sezioni è intitolata “Dalla scienza classica alla teoria della complessità”, qui gli autori guidano il lettore in un prezioso viaggio (uno dei capitoli di questa parte si intitola “un percorso fra i giganti”) nell’evoluzione delle teorie scientifiche da Newton a Prigogine (premio nobel che ha dato inizio alla studio della complessità).
Questo spazio dedicato alla scienza non è casuale, in quanto il pensiero scientifico classico, tendente al riduzionismo e alle leggi certe, influenza fortemente il nostro modo di concepire la vita ed anche il management, dunque approfondire le teorie sulla complessità è fondamentale per mutare ed integrare il nostro punto di vista.

La seconda parte del libro affronta i sette principi della teoria della complessità: auto-organizzazione, orlo del caos, principio ologrammatico, impossibilità della previsione, potere delle connessioni, causalità circolare, apprendimento try&learn.
Naturalmente in uno spazio come questo non è possibile riassumere il contenuto dei concetti, tutti assolutamente affascinanti, ne citiamo dunque uno per tutti, il secondo, l’orlo del caos, dal quale emerge che solo da uno stadio intermedio tra pieno ordine e pieno disordine può nascere l’evoluzione.

La terza parte porta il focus del discorso sul management, evidenziando l’evoluzione da un modello tradizionale a quello legato alla complessità.
Dopo aver trattato i temi di economia e complessità nel loro insieme il libro si addentra nella descrizione di una nuova concezione complessa del management.

La quarta parte infine applica i sette principi della complessità al management, trattandone uno per capitolo.
L’auto-organizzazione mantiene dunque il suo nome, l’orlo del caos diventa “disorganizzazione creativa”, il principio ologrammatico “condivisione”, l’impossibilità della previsione “flessibilità strategica”, il potere delle connessioni “network organization”, causalità circolare “circoli virtuosi” ed infine apprendimento try&learn “learnin organization”.

Come si può intuire da queste poche righe dunque il volume di De Toni e Comello è davvero ricchissimo di contenuti, tuttavia è bene dire che il libro è estremamente leggibile in quanto è scritto in modo chiaro ed accessibile anche quando tocca gli aspetti più complessi.
Ogni capitolo di Prede o ragni inoltre è chiuso da una breve scheda riassuntiva che permette di ricapitolare il contenuto centrale in poche righe.
In conclusione il libro è davvero per tutti, in quanto come è scritto nella quarta di copertina “Prede o ragni si rivolge a coloro che hanno il coraggio di accettare la sfida della complessità, con l’auspicio che immaginazione e creatività consentano loro di vincerla: il futuro appartiene a chi sa immaginarlo”.
La rete della complessità insomma esiste, si tratta quindi di decidere se viverla o subirla, ossia se essere prede o ragni.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Media senza mediatori. Appunti e spunti sulla comunicazione di convergenza

Media senza mediatori. Appunti e spunti sulla comunicazione di convergenza è un libro di Michele Mezza uscito nel 2004 per i tipi di Morlacchi Editore.

Il libro nasce da una serie di lezioni universitarie tenute dall’autore, giornalista e vicedirettore dello sviluppo business e strategie tecnologiche Rai.
In particolare Mezza è stato l’ideatore ed il creatore del progetto di RaiNews24, il canale all news Rai, ed è proprio attorno a questa esperienza che il libro sviluppa le sue riflessioni.

Si tratta di appunti e tracce di lezioni (in allegato al testo ci sono anche le slide) e, per stessa ammissione dell’autore, alcuni concetti sono ripresi più volte in quanto i materiali non sono stati rielaborati.
L’interesse di questi testi è dato soprattutto dalla concretezza visto che l’autore parla di un’esperienza professionale di alto livello vissuta in prima persona come responsabile di progetto.

Un primo concetto centrale del libro è quello ripreso da titolo e sottotitolo: il mondo dei media sta cambiando, le diverse tecnologiche si intersecano e cambiano le routine di produzione e sottraendo il monopolio dell’informazione ai grandi network e, più in generale, dei giornalisti professionisti.

Un esempio è dato proprio dai canali all news: un tempo la CNN deteneva il monopolio di questo tipo di attività perché, rispetto alla maggior parte dei network europei, solo loro potevano sostenere i costi degli inviati e dei collegamenti in tutto il mondo.
Oggi invece molti episodi di guerra o di cronaca sono stati trasmessi in anteprima da giornalisti (e non solo) con semplici videofonini o attraverso pc portatili, la stessa RaiNews24 ha battuto tutti sul tempo in occasione dello schianto di un piccolo aereo da turismo sul grattacielo Pirelli reperendo in rete una webcam puntata sul posto.
Come Mezza ricorda con orgoglio in più punti del libro la stessa CNN ha ripreso le immagini messe in onda dal canale Rai pochissimi minuti dopo l’evento grazie a questo escamotage dato dal utilizzo congiunto di più media.

L’autore dunque parla di giornalista cross-mediale, un professionista che è in grado di utilizzare diversi media in modo congiunto, sa montare un pezzo con diversi strumenti e ne sa gestire i linguaggi e gli aspetti tecnici.

Inoltre, come rilevato in moltissime altre pubblicazioni di questi tempi, il giornalista oggi si avvia a perdere la tradizionale funzione di filtro organizzatore attraverso cui le notizie vengono confezionate ed arrivano o non arrivano al pubblico.
In realtà un evento drammatico come l’attacco alle Twin Towers a New York l’11 settembre è stato documentato per una grandissima parte da videoamatori o comunque non da giornalisti professionisti.
A questo punto il ruolo del giornalista cambia e diventa quello di mettere ordine in questo grandissimo quantitativo di immagini, notizie e materiali, operando un’azione di guida che aiuta l’utente di news ad orientarsi in questo mare magnum.

Il libro poi analizza ancora aspetti relativi a internet ed al digitale terrestre, tuttavia il concetto chiave resta sempre lo stesso, il giornalista deve essere sempre più cross-mediale, in grado di gestire e governare una quantità di mezzi e formati che consentono di vincere la sfida della documentazione accurata nel minor tempo possibile.

Come si diceva all’inizio dunque il libro è particolarmente prezioso perché parte da un’esperienza vissuta che consente riflessioni estremamente interessanti anche sull’evoluzione delle routine produttive nella creazione delle news.
In altri termini Mezza quindi consente ai suoi lettori di addentrarsi non solo nel dibattito sul ruolo del giornalista moderno ma anche nella creazione del business di un canale all news.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

HUMAN SATISFACTION. La comunicazione d’impresa verso un nuovo umanesimo

HUMAN SATISFACTION. La comunicazione d’impresa verso un nuovo umanesimo è un libro a cura Marzio Bonferroni uscito nel 2005 per i tipi di Franco Angeli.

Il tema centrale del libro, come si può intuire dal titolo, è la soddisfazione umana, intesa come il riportare l’essere umano al centro dei progetti “dell’uomo per l’uomo”, anche nella comunicazione d’impresa.

Infatti, come scrive l’autore nella prefazione: “il titolo di questo libro suona come una precisa promessa: voler indirizzare i nostri sforzi di comunicatori d’impresa verso un obiettivo più ampio e più motivante in senso filosofico, rispetto all’obiettivo a cui negli ultimi decenni ci ha abituato a mirare la disciplina ufficiale di marketing. Più ampio dunque rispetto alla customer satisfaction, che già era apparsa a suo tempo una conquista nel passaggio da un semplice rapporto utilitaristico fra produzione e consumo”.

Il primo capitolo (La comunicazione d’impresa verso un NovoEvo), scritto dallo stesso Bonferroni, cerca di inquadrare l’argomento del volume, spiegando le ragioni che hanno condotto il curatore a immaginare questo volume e tratteggiare il quadro filosofico e teorico di tutto il discorso.

Nel secondo capitolo (Cosa dicono le ricerche internazionali) invece Ariela Mortara presenta un quadro delle ricerche internazionali, partendo dalla riscoperta di valori come la Corporate Social Responsibility e la Corporate Citizenship per poi passare all’importanza delle emozioni e della fiducia.

La stessa Mortara nel terzo capitolo (Cosa dicono imprenditori, opinion leader e manager) presenta i risultati di un’indagine sulla human satisfaction condotta tramite domande che sono state rivolte ad un target selezionato di imprenditori e manager di importanti imprese italiane su item quali la responsabilità sociale, l’impegno etico, la relazione.

Il capitolo quarto (Quale soddisfazione? Una riflessione antropologica) invece vede Francesco Botturi analizzare il problema della human satisfaction sul piano più prettamente antropologico e filosofico.

Franco Poterzio mette in campo gli aspetti e gli strumenti della psicologia rispetto al tema centrale del libro (capitolo cinque, Gli strumenti della psicologia), con l’utilizzo di varie prospettive di analisi.

Gli strumenti della ricerca sul consumatore è il titolo del sesto capitolo, affidato ad un grande esperto del tema come Vanno Codeluppi, mentre Gli strumenti dell’etica (capitolo sette) sono gli argomenti trattati da Paolo Pugni.

Il capitolo ottavo (La sintesi filosofica: l’uomo e la felicità) è a cura di Giacomo Samek Lodovici e costituisce un vero e proprio saggio di filosofia inserito, in modo felice ed integrato, all’interno del libro.

Seguono poi i capitoli La logica di processo, verso la loyalty (capitolo nove, F.Pillon), La multicreatività, per una strategia multidisciplinare (capitolo dieci, M.Bonferroni) e Come realizzare un programma di comunicazione (capitolo undici, A. Di Nieri), mentre le considerazioni finali sono di nuovo affidate al curatore Marzio Bonferroni.

E’ difficile riassumere in così poche righe un libro complesso di 206 pagine ricco di contributi di autori qualificati da punti che toccano il tema della Human Satisfaction da punti di vista diversi.

In ogni caso resta facilmente intuibile l’interesse comunicativo, filosofico e antropologico di un testo che tocca un tema che sta incontrando sempre più interesse negli studi socio-economici.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Il venditore etico. Conquistare la fiducia del Cliente con i fatti

Il venditore etico. Conquistare la fiducia del Cliente con i fatti è un volume di Daniela Andreini e Gianluca Gambirasio uscito presso Franco Angeli nel 2005.

Il libro è incentrato sulla figura del venditore di fiducia, ossia di colui che concepisce la vendita in modo etico e come un’attività che porta eguali vantaggi a lui ed al suo cliente, visto come una sorta di partner.
Questo tipo di venditore è quello che gli autori definiscono un venditore di successo, un professionista che grazie al rapporto di fiducia che riesce a costruire con i suoi interlocutori massimizza i risultati di vendita e la sua efficienza ed efficacia.

Per permettere al lettore di raggiungere l’obiettivo di diventare un venditore di fiducia il volume si sviluppa come un manuale che alterna spazi di teoria con esercizi e elementi di autovalutazione e di riepilogo.

Dopo una breve introduzione sullo sviluppo di un piano personale di miglioramento i due autori vanno ad affrontare le fondamenta delle fiducia da vendere: l’etica nella vendita e la motivazione nel lavoro che comporta poi anche la felicità nello svolgere la professione ed un atteggiamento di tipo costruttivo e positivo. Il venditore deve dunque vendere fiducia verso se stesso al cliente.

Nel secondo capitolo si affrontano invece le caratteristiche del venditore (orientato al servizio/prodotto o alla fiducia del cliente) ed i relativi stili di vendita, ottenuti incrociando i due parametri di orientamento al fatturato ed orientamento al cliente, precisando che il venditore di successo è orientato alla fiducia del cliente e si pone in alto rispetto ad entrambi i parametri dello stile di vendita.
Infine si tratteggiano le caratteristiche e le competenze chiave di un venditore, grazie anche ai pareri di direttori vendite di diverse aziende importanti.

Il terzo capitolo è centrato sulla comunicazione nella vendita, con la precisazione di numerosi aspetti fra cui l’importanza dell’ascolto, il numero di informazioni da trasmettere al cliente, la struttura delle argomentazioni, la lettura dei messaggi paraverbali e corporei, la gestione delle barriere interne ed esterne all’ascolto, le frasi da evitare e molto altro.

Il fulcro del libro si articola nel capitolo quarto, dove vengono spiegate passo passo le componenti dell’acronimo “fiducia”, ossia il percorso necessario al raggiungimento della professionalità di venditore di fiducia.
Le parti dell’acronimo sono: focalizzare il piano di vendita (F), iniziare con il piede giusto (I), delineare le esigenze del cliente (D), utilizzare le obiezioni come opportunità (U), convincere coinvolgendo (C), implementare il piano di vendita (I) e attenzione totale al post vendita (A).

Il dettaglio di tali aspetti occupa più di 60 pagine e dunque non è possibile procedere ad un riassunto in poche righe, in ogni caso anche qui il metodo resta quello dell’alternanza fra esempi, teoria e piccoli esercizi e strumenti di autovalutazione.

Il libro infine si chiude con piccolo piano per il controllo delle prestazioni e la valutazione ed il monitoraggio delle proprie attività.

Nel complesso il libro è molto interessante in quanto è estremamente applicativo, sia per il venditore esperto sia per il neofita, anche perché il piano proposto prevede un miglioramento effettivo delle prestazioni ed una reale crescita professionale.
Il linguaggio semplice e gli esercizi proposti aiutano poi l’apprendimento e la valutazione dei risultati.

per maggiori informazioni http://www.olympos.it

GIANLUIGI ZARANTONELLO

SCHEDA DEL LIBRO

Autori: Andreini Daniela, Gambirasio Gianluca
Editore: Franco Angeli
Codice ISBN : 88-464-6905-4
Pagine:  160
Edizione:  1a 2005
Euro: € 16,00

Keyword advertising, applicazione vincente nell’advertising online

All’epoca del boom della New Economy la pubblicità online sembrava non avere limiti di crescita, più del 10% degli utenti ciccavano sui banner ed i ricavi erano altissimi ed in continuo aumento.

Lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, unito ad una maggiore maturazione degli utenti che ha ridotto di quasi cento volte il tasso di click, ha ridimensionato moltissimo le aspettative degli investitori e segnato un periodo di scetticismo sull’advertising online.

Oggi però, grazie alle nuove creatività con i rich media e, soprattutto, alla pubblicità legata ai motori di ricerca la pubblicità sul web segna nuovi segnali di ripresa e di fiducia.

I motori di ricerca, in effetti, sono la seconda applicazione per utilizzo su Internet dopo la posta elettronica e sicuramente rappresentano uno dei business più importanti del settore, con grandi margini di crescita. I navigatori del pianeta, infatti, svolgono mediamente 550 milioni d’interrogazioni al giorno ed il mercato delle ricerche sponsorizzate si aggira oggi sui 2 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 35% che consente di prevedere un valore di 5,6 miliardi nel 2007 (fonti: Time, ComScore Networks, First Albany Capital).

Il loro valore come mezzi di promozione del proprio sito e della propria attività è stato sottovalutato a lungo, a favore delle forme classiche di pubblicità on-line, come i banner e l’e-mailing, oggi invece gli investimenti nel settore cominciano a farsi considerevoli ed il Wall Street Journal prevede che nel 2007 gli attuali 1,9 miliardi di dollari del mercato Usa diventeranno 5 miliardi.

Facciamo però un passo indietro per spiegare cosa si intende per keywords advertising: la forma tradizionale è quella di un’inclusione a pagamento nei risultati di ricerca dei motori, sulla base di un’asta per le singole parole chiave, in questo modo se l’inserzionista compra la parola “auto” in cima alle risposte alla query dell’utente comparirà un link sponsorizzato che porta al sito dell’azienda sponsor.

L’evoluzione di questo tipo di strumento sono poi gli annunci semantici, come gli ad sense o i content match di overture, tramite un semplice script, infatti, il titolare di un sito può far comparire nelle proprie pagine, con formati diversi, dei box pubblicitari con contenuti che automaticamente si aggiornano per essere coerenti con le pagine in cui si trovano.

In effetti il cambiamento di prospettiva è forte, si passa da una logica push (messaggio ‘spinto’ verso il target) ad una pull (target ‘attirato’ verso la fonte), cosa che, oltre che efficace, è anche molto meno fastidiosa da vivere per il possibile cliente. Infatti i collegamenti sponsorizzati e gli annunci semantici portano il navigatore al sito basandosi sui suoi interessi, espressi tramite le parole immesse per la richiesta, in modo tale che mediamente le persone attirate sono motivate alla visione.

Per lungo tempo, in effetti, il limite attribuito al keywords advertising era la possibilità di compromettere l’efficacia delle ricerche dei motori, danneggiando l’efficacia dello strumento. I risultati però hanno smentito questo rischio, anche perché le società che li gestiscono lo sanno e sanzionano duramente i ‘furbi’, che peraltro rischiano anche un effetto boomerang per l’irritazione degli utenti ‘sviati’.

Inoltre gli annunci semantici hanno potenziato ulteriormente questo mercato, “esportando” il meccanismo del keywords advertising anche su siti diversi dai motori di ricerca. Al momento questo tipo d annunci prevedono quasi unicamente la formula del pay-per-click ma è presumibile che l’evoluzione della tecnologia porterà presto ad altre tipologie d’inserzione.

Come si diceva all’inizio dunque questo mercato sta veramente decollando, su molte riviste specializzate in questi giorni tutti gli operatori del settore concordano sul tale successo e gli analisti prevedono una grande crescita, con piena maturità per il biennio 2007-2008.

Questa situazione sta trainando la ripresa di tutto il comparto pubblicitario web, in Inghilterra ad esempio il mercato delle inserzioni online si avvia a superare la somma della raccolta radiofonica e delle affissioni, negli Usa invece l’investimento 2004 ha raggiunto i 9,62 miliardi di euro, con un + 33% sull’anno precedente.

E in Italia? Una ricerca di Nielsen Media Research in collaborazione con un gruppo di 17 concessionarie (che raccolgono il 75% del mercato nazionale) dice che gli investimenti reali, al netto della scontistica, nei primi sette mesi del 2005 corrispondono a 71,5 milioni d’euro, con un + 13,1% rispetto all’anno precedente, una crescita superiore a quella di tutti gli altri mezzi.

Ci sembra buon segnale …

GIANLUIGI ZARANTONELLO

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L’importanza delle relazioni nell’era della Rete

C’è una tendenza piuttosto radicata nel pensiero occidentale che identifica il progresso della tecnica con un costante rischio di spersonalizzazione dell’uomo ed una perdita del valore e dell’importanza della persona. Certo questa componente esiste, non si può negare.

Bisogna anche dire però che la tecnologia, soprattutto quella di rete, ha aperto all’uomo spazi inimmaginabili per entrare in contatto e in relazione con i suoi simili.
Infatti se l’evoluzione dei trasporti prima ed i media tradizionali poi avevano comportato una contrazione di spazio e tempo, rendendo di colpo il mondo più piccolo, Internet e le altre tecnologie di rete hanno introdotto in questo scenario un nuovo elemento: l’interattività.

Si può obiettare che una relazione personale svolta a distanza via web non è certo equivalente in ricchezza ad una vissuta di persona, e io sono d’accordo, però molte relazioni che oggi noi coltiviamo (anche nel mondo fisico) non sarebbero mai iniziate e state possibili senza le nuove tecnologie.
La mia esperienza professionale di gestore di grandi Community sul web e di network relazionali nel mondo fisico, in combinazione fra loro, mi ha insegnato infatti che simili centri di aggregazione possono diventare davvero punti riferimento importanti, per privati ma anche per aziende, per sviluppare relazioni personali e lavorative cruciali legate a determinati ambiti di interesse.

In più oggi alle relazioni personali con persone che vivono in un’area limitrofa alla nostra è sempre più importante affiancare quelle con interlocutori che si trovano in altre realtà e che, forse, non potremo mai vedere di persona.
In un mondo interconnesso come il nostro costoro diventano nostri interlocutori privilegiati e, in certi casi, imprescindibili per la nostra vita e il nostro lavoro.
Dunque sapere fare network diventa ancora più importante di un tempo, perché se anticamente la nostra sussistenza e il nostro benessere (i motivi che ci portano ad aggregarci) dipendevano da chi ci stava vicino oggi possono invece essere influenzate in modo diretto e pregnante anche da realtà lontane.

Se l’optimum quindi è sempre quello di iniziare una relazione a distanza per poi concretizzarla nel mondo fisico bisogna anche capire che non sempre Internet e le altre reti sono spersonalizzanti, in quanto sono dei media, dei mezzi, dei contenitori che possono essere plasmati con l’uso intelligente.

Per questo credo che per affrontare molti dei conflitti socioeconomici dei nostri giorni sia meglio la relazione (e dunque la conoscenza reciproca) che l’opposizione, a patto che la costruzione di questo network sia sviluppata in modo onesto e rispettoso dell’interlocutore.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Una radio in Ateneo

Buongiorno Romeo, tu sei stato per quattro anni station manager di Facoltà di Frequenza, la radio universitaria di Siena su cui hai da poco pubblicato un libro. Ci racconti in breve la storia della radio?

Facoltà di frequenza è il frutto di una sfida intrapresa dall’Università di Siena alla fine degli anni Novanta quando, in una fase di grande trasformazione del sistema universitario italiano, fu chiaro che la comunicazione (interna ed esterna) avrebbe dovuto svolgere un ruolo strategico. In questo clima di profondo cambiamento l’Ateneo senese ritenne opportuno dotarsi di una serie di strumenti tra cui la radio. Riflettendo in termini di comunicazione integrata, si intuì che il canale radiofonico avrebbe potuto avvicinare l’istituzione universitaria alla propria comunità e in questo senso l’esperienza consolidata dai campus anglosassoni sembrava incoraggiante. Oltre che informare gli studenti, i docenti e gli amministrativi sulle iniziative e attività promosse dall’Ateneo, la radio avrebbe potuto attivare un confronto più partecipativo all’interno della realtà universitaria e contribuire al radicamento nel territorio. Facoltà di frequenza – passata da notiziario di pochi minuti (nel ’99) a radio on line (nel 2000 su www.facoltadifrequenza.it) fino all’accesso nell’etere sui 99.4 – può considerarsi oggi un riferimento centrale per la comunità universitaria senese.

Quali sono le peculiarietà di una radio universitaria rispetto ad una privata o ad una comunitaria?

La radio universitaria non si propone di fare profitti e quindi non può essere equiparata a una emittente privata. Può invece essere assimilata a una radio comunitaria per la sua natura no profit, per il forte grado di coinvolgimento degli ascoltatori all’interno dei programmi, per una proposta di contenuti generalmente in sintonia con i bisogni della comunità a cui si rivolge. Va detto che l’etichetta “radio comunitaria” viene adoperata per indicare realtà molto differenti da paese a paese: in Italia essa si riferisce generalmente alle emittenti confessionali, alle radio di movimento e alle radio di partito; altrove, queste emittenti sono espressione di una minoranza etnica e linguistica e hanno il compito di veicolare i valori culturali che le sono propri. Detto questo le radio comunitarie si caratterizzano anche per una partecipazione diretta degli ascoltatori anche nella gestione, direzione e finanziamento di un’emittente, cosa che non appartiene – almeno per il momento – a una realtà come Facoltà di frequenza. A Siena, in altre parole, l’editore non è la comunità, ma l’Ateneo.

Facoltà di Frequenza è ancora oggi l’unica radio con un palinsesto giornaliero completo in Italia, perché secondo te queste esperienze stentano un pò? E quali sono le prospettive più interessanti per il futuro, anche considerando le nuove tecnologie?

Nell’ultimo anno, a dire il vero, gli atenei italiani hanno dimostrato un interesse più concreto verso le esperienze di radiofonia universitaria: a parte Siena, sono maturate realtà come Verona, Teramo, Padova e Trento. Ultimamente sono in corso delle sperimentazioni a Foggia e Catania, oltre che a Torino. A Roma si annunciano grandi novità in questo senso per il prossimo anno. Insomma, i segnali incoraggianti non mancano ed è vero che un coordinamento (di cui si sta discutendo già da alcune settimane) potrebbe sensibilizzare altre università a dar vita a nuove campus radio. Le tecnologie digitali, infine, potrebbero consentire un fitto scambio di contenuti e di esperienze, oltre che l’avvio di nuovi progetti (con il coinvolgimento di partner pubblici e privati anche in ambito europeo) che esalterebbero il potenziale didattico di questi laboratori di comunicazione.

Facoltà di Frequenza è una bella esperienza di comunicazione (pubblica), cosa ne pensi invece delle community e dei social network della comunicazione, come Comunitazione o Connecting-Managers? Quanto possono giovare a questo settore nel nostro paese?

Sono iniziative molto utili in quanto consentono a quanti vogliano lavorare nel mondo della comunicazione di potersi aggiornare, di aprirsi a nuove opportunità, di entrare in contatto con persone che nutrono interessi simili. La predisposizione a “fare network” è sempre più strategica nel nostro settore: certi risultati e certe ambizioni possono essere sostenuti infatti soltanto su questo terreno attraverso una competizione collaborativa.

Ciao, a presto e grazie per le tue risposte

Gianluigi Zarantonello

Dal giornale al portale

Dal giornale al portale. Storie e tecniche della Comunicazione, è un libro di Domenico Nunnari scritto nel 2004 presso Rubbettino editore.

Si tratta di un libro di taglio abbastanza didattico (l’autore è giornalista RAI e Professore di Teorie e tecniche della comunicazione di massa a Messina) e ripercorre un pò tutta la storia della comunicazione da vari punti di vista.

Il primo capitolo è dedicato al giornalismo, trattato partendo dalle origini della professione nel XIX secolo fino all’avvento delle tecnologie digitali.

Si passa poi (capitolo 2) ad una panoramica sulla storia degli strumenti di comunicazione e dei modi in cui essi di volta in volta hanno cambiato la vita dell’uomo e la sua socialità, con un certo determinismo tecnologico che presenta molto echi di Innis, Mc Luhan (citato più volte) e della scuola di Toronto.

Segue poi un capitolo dedicato a Gutemberg e alla rivoluzione data dalla stampa, individuata (in modo condivisibile) come l’evento cruciale che apre la via alle moderne comunicazioni di massa, grazie alla possibilità di replicare facilmente le informazioni ed alla nascita di un economia di scala in cui il costo della singola copia (la prima) diminuisce all’aumentare dei volumi stampati.

Il quarto capitolo è un’interessante rassegna storica sulla stampa italiana ed europea dalle origini al dopoguerra. Dopo aver trattato le origini dei giornali in quanto tale tra XVIII E XIX secolo Nunnari inizia ad illustrare in modo molto ricco e documentato, grazie anche a valide fonti d’archivio, la storia della stampa italiana.

Ancora, il libro procede arrivando alla radio e, soprattutto, alla televisione, due mezzi che introducono nella comunicazione di massa, rispettivamente, la voce e l’immagine, con grandissimo influsso sulla vita delle persone. Questo ultimo aspetto viene sottolineato soprattutto per il mezzo televisivo, con l’analisi degli effetti prodotti dall’origine delle trasmissioni fino ai tempi odierni.

Infine l’ultimo capitolo è dedicato ad Internet, definito dall’autore “un uragano” per gli effetti apportati nella vita e nelle abitudini dell’uomo. In particolare, dopo una breve ricognizione storica, Nunnari qui si concentra sugli effetti della grande rete sul giornalismo, toccando il problema delle fonti, la facilità d’accesso e creazione di una nuova testata ed il giornalismo amatoriale e “fai da te” consentito dai siti o anche dalle testate che aprono spazi ai contributi dei propri lettori.

In conclusione dunque Dal giornale al portale è un libro ben documentato che offre al lettore una valida panoramica generale della storia dei mass media fornendo anche strumenti e metodi d’interpretazione sociologica e culturale di questi fenomeni.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Facoltà di Frequenza. La prima radio universitaria italiana

Facoltà di Frequenza. La prima radio universitaria italiana è un libro scritto da Romeo Perrotta ed uscito nel 2005 per l’editore Carrocci.

Perrotta è stato per quattro anni station manager della radio universitaria di Siena, Facoltà di Frequenza appunto, partecipando fin dall’inizio a questo progetto tuttora esistente.

Il libro dunque è un racconto della propria esperienza arricchito da considerazioni di ampia portata su questo tipo d’esperienza, in Italia e nel mondo, e delle prospettive per il futuro.

Il volume dunque inizia definendo cos’è una radio universitaria e passando poi in rassegna le origini di questo tipo di mezzo. Il capitolo poi prosegue analizzando la situazione nel mondo anglosassone, dove questo particolare media è nato ed è più forte, in Europa e negli altri continenti.

Dopo aver inquadrato teoricamente e storicamente le radio universitarie Perrotta passa all’esperienza di Siena, indicando prima di tutto le condizioni che ne hanno favorito la nascita: il dibattito sulla comunicazione pubblica in Italia (siamo nel 1999) e la nascita dei Corsi in Scienze della Comunicazione, rispetto ai quali l’Università di Siena risulta pioniera.

In più l’ateneo senese dimostra in quegli anni particolare sensibilità verso la comunicazione, istituendo degli specifici organi dedicati da cui la radio poi dipenderà direttamente.

In questo contesto favorevole nasce dunque Facoltà di Frequenza, un progetto di comunicazione interna (ed esterna) al quale Perrotta dedica i successivi quattro capitoli (3, 4, 5, 6) descrivendone la storia, l’organizzazione, la linea editoriale ed i singoli programmi in onda.

Ne viene fuori un quadro estremamente ricco ed interessante, reso ancor più efficace dal fatto che ciò che viene raccontato è il frutto dell’esperienza vissuta dall’autore.

Risaltano dunque le difficoltà iniziali, l’organizzazione e la divisione dei ruoli, l’individuazione dei bisogni del target (studenti, docenti e personale amministrativo), la definizione di una filosofia editoriale.

Particolarmente interessante è l’inquadramento di questo progetto in un’ottica di comunicazione pubblica, dato che la radio è una diretta emanazione dell’ateneo che svolge il ruolo di editore.

A questo tema dunque è dedicato il capitolo 7, in cui Perrotta affronta la portata innovativa della radio universitaria come mezzo culturale, di servizio (con riferimento alla legge 150/2000) e come strumento didattico.

Infine il libro si chiude con alcune prospettive evolutive, per Siena e per il resto d’Italia, dove mancano ancora altre esperienze organiche, benché molti atenei (Padova, Verona, Teramo, Roma, IULM, Trento, Foggia, Ferrara, Pavia) abbiano già dei programmi radiofonici gestiti da studenti su radio locali.

In particolare vengono descritte le prospettive date dalle nuove tecnologie, come internet, che possono risolvere molto problemi in termini di costi, frequenze e licenze.

Nel complesso dunque il libro di Romeo Perrotta è uno spaccato interessantissimo su di una realtà innovativa e di grande potenziale e può essere di guida anche per altri atenei.

In più il fatto che non sia un libro teorico ma che invece l’autore abbia vissuto in prima persona l’esperienza che illustra è un plus davvero notevole per il lettore.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

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