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Internet Manager Blog

Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

Penne Digitali: essere giornalisti sul web

Buongiorno Dott. Baldi, lei è coautore (con Roberto Zarriello) di un libro, ‘Penne Digitali. Dalle agenzie ai blog: fare informazione nell’era di internet’. Come nasce l’idea del libro?
L’idea del libro, mi piace sottolinearlo, nasce dalla pratica giornalistica prima ancora che dalla teoria. E’ almeno in parte il frutto della nostra esperienza di vita di redazione nell’Age come giornalisti “online” e curatori del seminario telematico di cultura giornalistica promosso dall’agenzia di stampa diretta da Paolo Picone. Grazie all’interessamento del Centro di Documentazione Giornalistica abbiamo poi avuto l’opportunità di dar vita ad un vademecum del web journalist, praticamente lo strumento che avremmo desiderato possedere all’inizio della nostra avventura nel mondo dell’informazione online, fase in cui, imbevuti magari di molte nozioni teoriche ma di poca esperienza, molti aspiranti cronisti rischiano di vivere una situazione frustrante, privi di bussole che li mettano nelle condizioni di poter coniugare bagaglio teorico ed esigenze pratiche. Spero pertanto che questo libro, a metà strada tra la saggistica e la manualistica, possa riscontrare il favore di colleghi, studenti e di quanti vogliano capire un po’ di più questo mondo del giornalismo che viaggia attraverso la Rete.

Quali sono le prospettive più significative delle nuove tecnologie rispetto al mondo dell’informazione?
E’ evidente come tempi e modalità di produzione e di fruizione dell’informazione siano cambiati rispetto a pochi anni fa. Un cambiamento epocale che alcune generazioni di giornalisti continuano a vivere storcendo il naso. Io credo che non sia il caso di cedere a facili allarmismi né all’opposto abbandonarsi a entusiasmi puerili. Non dobbiamo mai dimenticare che le nuove tecnologie sono strumenti al servizio di scopi, e gli scopi non nascono in seno alle tecnologie o a chi le sviluppa ma affiorano da esigenze manifestate dalla collettività, dalla nuova società dell’informazione, in una costante dialettica tra mezzi e finalità. Per questo occorre indagarne gli effetti con un occhio attento non solo in termini di efficienza e prestazioni delle nuove tecnologie, ma anche nell’ottica del contesto e degli usi ed abusi che di esse facciamo. Dobbiamo cioé indirizzare il dibattito sui nuovi media nella direzione del fruitore, dovremmo sempre porci il problema del target del contenuto informativo che stiamo veicolando. I giornalisti che si occupano della gestione e della diffusione delle notizie in Internet dovrebbero sempre tenere presente la loro funzione di mediatori, quella veste che a me piace definire di ‘tecnoumanisti’, ossia professionisti con un bagaglio di capacità critiche e di competenze umanistiche, ma contemporaneamente al passo con i tempi e consapevoli delle potenzialità e dei limiti dei new media.

Lei ed il suo collega coautore avete creato anche un blog su questi temi, come è nata l’idea e come sta andando?
Con Roberto c’è una grande intesa professionale, nata dall’aver percorso parte della nostra attività giornalistica insieme e dall’aver maturato molte skills in comune. L’idea del blog è nata spontaneamente, come naturale prosecuzione del saggio cartaceo. Il fenomeno dei blog tra l’altro è al centro di uno dei capitoli a mio avviso più interessanti del libro, per cui ci sembrava un controsenso non sfruttare questo strumento per creare un punto di incontro e di dibattito sui temi caldi dell’Information Technology, anche in virtù del fatto che lo stesso saggio cartaceo si è avvalso della collaborazione di molti professionisti che ci hanno fornito un apporto prezioso nella consulenza e nella stesura dei contenuti. La sfida è quella di coinvolgere studenti, docenti universitari, tecnici informatici, giornalisti e lettori appassionati per mettere insieme e possibilmente conciliare ottiche apparentemente tanto diverse. Sull’argomento blog e siti specialistici non mancano; la nostra originalità credo però risieda nell’ottica ‘tecnoumanista’ con la quale tentiamo di affrontare gli stessi temi.

Per finire, a proposito di nuove tecnologie, lei come vede l’iniziativa di un social network del marketing e della comunicazione come Connecting-Managers?
Credo sia un’iniziativa particolarmente apprezzabile, che seguo con interesse fin dalla sua creazione. Quella del network è una soluzione che riscontra un crescente successo perché mette in relazione professionisti del marketing e della comunicazione consentendo un proficuo scambio di competenze, esperienze e tecnologie. Un circuito che lega hardware, software e humanware in un connubio che incrementa esponenzialmente la competitività e le potenzialità di ogni singolo membro, avvalendosi di tutte le opportunità offerte da Internet. Non c’è da sorprendersi che l’idea stia funzionando e bene.

Grazie e…buon lavoro

Gianluigi Zarantonello

Comunicare L’Europa

Comunicare L’Europa. Campagne elettorali, informazione, comunicazione istituzionale è un volume scritto a più mani e curato da Rolando Marini, uscito presso Morlacchi editore nel 2003.

Il testo è un’analisi a più livelli la comunicazione all’interno dell’Unione Europea e per quanto non sia particolarmente recente è molto utile per capire diverse ragioni che stanno all’origine di alcune delle difficoltà che vive oggi l’Europa dei 25.

Il primo capitolo svolge il tema della sfera pubblica europea attraverso gli strumenti teorici forniti da Habermas e da coloro che hanno sviluppato il suo pensiero, toccando i temi della mediatizzazione e del rapporto fra sfera europea e sfere nazionali.

Il secondo capitolo invece analizza la campagna elettorale europea del 1999 in otto paesi dell’Unione.
Qui dunque si affrontano sia il tipo e la quantità di spazi che questo tema ha conquistato sui media nazionali sia il taglio dato alle notizie, concludendo che c’è stata all’epoca una certa debolezza dello spazio comunicativo europeo rispetto a quelli nazionali.

Nel capitolo tre invece si entra più nel caso specifico italiano, con l’analisi della rappresentazione dell’Unione Europea nella stampa del nostro Paese.
Si tratta di una specifica ricerca pilota di cui vengono preliminarmente illustrati i termini, le modalità, le ipotesi di ricerca, il quadro di riferimento e gli obiettivi.
Anche qui il focus è sulla notiziabilità dei temi europei e sul framing che viene dato loro, con le varie differenze fra i tipi di argomenti e sugli attori dell’arena europea.

Nel quarto capitolo un approccio simile è svolto per la stampa britannica all’arrivo dell’Euro, con all’inizio la presentazione delle differenze fra tabloid e giornali di qualità, la mitologia sulla moneta unica diffusa nell’isola ed in generale un quadro di ricostruzione della situazione della stampa locale che permette di capire al meglio i dati forniti.

Successivamente si apre la seconda parte del libro, dal titolo “Attori, strumenti e campagne della comunicazione istituzionale dell’Unione, il focus quindi si sposta all’interno degli organi di comunicazione dell’UE.
Questa parte del libro si presenta molto articolata ma è possibile avere un’idea dei temi attraverso i titoli dei vari sottocapitoli: l’evoluzione della politica di informazione e comunicazione dell’Unione Europea, gli attori e i mezzi della politica di informazione e comunicazione dell’Unione Europea, gli strumenti ed i mezzi delle attività di informazione e comunicazione dell’Unione Europea, la campagna di comunicazione sull’euro, la campagna di comunicazione sull’allargamento.

In questa ricca e documentata sezione del libro è possibile trovare una quantità veramente notevole di dati ed informazioni mentre le analisi condotte sono puntuali e non risparmiano diverse critiche circa gli errori di comunicazione fatti.

Infine il libro è chiuso da tre ricche appendici sulle istituzioni dell’Europa, sulla storia dell’Unione Europea dal 2000 al 2003 e sulla Carta Fondamentale dei Diritti.

In conclusione il libro si presenta ricchissimo di documentazione (anche bibliografica) e, per quanto sia un po’ datato, permette di capire molti meccanismi in grado di spiegare anche i problemi odierni dell’Unione Europea di oggi.
Per questo può essere utile a studenti, professionisti e a chiunque sia interessato a questi temi.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Il software Open Source e gli standard aperti

Il software Open Source e gli standard aperti è un volume scritto da Michele Sciabarrà di www.eprometeus.it, uscito presso McGraw Hill editore nel 2004.
Il libro segue un precedente volume dello stesso autore, Linux e Programmazione Web, che ha avuto un grande successo fra gli operatori del settore.

Rispetto al precedente però questo libro si presenta come un volume non tecnico, interessante anche per tutti coloro che si vogliono avvicinare al mondo del codice aperto, compresi i responsabili d’azienda che possono scoprire i numerosi vantaggi (anche economici) di queste tecnologie.

Prima di tutto quindi l’autore spiega cos’è l’Open Source partendo dalla filosofia che anima questo tipo di approccio all’informatica, grazie ad un linguaggio molto semplice anche chi è poco esperto di informatica è in grado di capire la materia con le sue peculiarietà, i vantaggi ed i problemi.
In questo capitolo si spiegano inoltre i termini delle varie licenze dei programmi e le caratteristiche per distinguere un vero progetto Open Source da realtà ibride.

Il secondo capitolo invece è dedicato alla storia dell’Open Source, una panoramica molto utile sia per capire la nascita e la filosofia dell’approccio sia per comprendere quali siano le prospettive e le sfide ad oggi presenti.

Il terzo capitolo affronta il tema dei programmi di office automation di tipo Open Source, ossia le alternative ai software per l’ufficio di tipo proprietario, tra cui spicca per diffusione e notorietà la suite Office di Microsoft.
I vari programmi presentati svolgono funzioni paragonabili a quelle dei prodotti non Open Source e dunque possono rappresentare una valida alternativa o comunque un supporto in più.

Nel quarto capitolo l’autore entra in un ambito più tecnico, necessario però a capire il funzionamento dei programmi presentati prima e dopo, ossia i desktop Open Source.
Con la metafora della scrivania (desktop) si indicano gli ambienti che fanno da interfaccia (oggi perlopiù grafica) tra il sistema operativo e l’utente, ossia per fare un esempio quell’insieme di icone e pulsanti che permettono di richiamare o di chiudere programmi e gestire le funzioni del computer.

Nel quinto capitolo si parla invece di Linux, il più famoso, anche per i profani, progetto Open Source, un sistema operativo di cui si spiegano molte caratteristiche fin nel dettaglio.

Il sesto ed il settimo capitolo affrontano rispettivamente i database e Internet (intesa qui come rete di trasmissione con i suoi protocolli), con elementi introduttivi che poi conducono a parti di tipo più tecnico.

L’ottavo capitolo invece è dedicato al Web e a tutte le sue applicazioni, prima fra tutte il browser, ossia quello strumento software che permette agli utenti di navigare attraverso i siti.

Infine il capitolo nove, più tecnico, affronta i diversi linguaggi di programmazione.

Nel complesso dunque il libro permette una reale visione d’insieme del mondo dell’Open Source e si presenta accessibile, almeno nella sua maggior parte, anche a chi ha poche conoscenze di questi argomenti.
In particolare può essere molto utile alle aziende che vogliono scoprire i vantaggi di queste tecnologie per il proprio business, dato che l’autore si occupa con la sua azienda www.eprometeus.it proprio di soluzioni su misura per imprese e dunque ha un approccio vicino alle necessità del mondo imprenditoriale.
Completano i pregi del libro un linguaggio semplice ed un ampio uso di esempi che permettono di capire facilmente gli argomenti.

Gianluigi Zarantonello

Il marketing sul web

Buongiorno Stefano. Tu sei il titolare di Enteractive, ci parli un pò della tua attività?
Mi occupo di comunicazione a vario titolo da qualche anno, quando iniziai collaborare con alcune aziende per seguire la loro presenza sul web. Negli anni molto è cambiato, ora l’area di attività si è estesa e posso fare affidamento sulle relazioni instaurate con un buon numero di collaboratori. Sviluppo web, marketing on-line e comunicazione d’impresa sono i settori principali in cui operiamo attraverso un “network collaborativo”. Posso con certezza affermare che la scelta di mantenere una struttura a rete ci ha consentito fino ad oggi di raggiungere la soddisfazione del cliente con ottimi livelli in termini di efficienza, efficacia e soprattutto economicità delle nostre soluzioni.

Tu ti occupi di marketing sul web,quali sono gli strumenti e le tecniche più innovativi e promettenti?
Come posizionamento organico, quello che si ottiene lavorando sul sito e ottimizzandolo al meglio per “prepararlo” alla visita degli spider, gli strumenti non sono cambiati. Titoli delle pagine, nomi dei files HTML, tag ALT e TITLE per immagini e links e gli altri meta-tags consentono ancora di ottenere i migliori risultati in termini di posizionamento sui motori di ricerca. La difficoltà, e quindi la bravura, sta nel come si combinano tra loro. Sempre utilizzato è il paid listing, ovvero il posizionamento a pagamento, che però giudico meno affidabile per l’utente perché non garantisce l’aderenza dei contenuti del sito a ciò che si cerca sul motore: se un’agenzia immobiliare vuole comparire per la keyphrase “gelateria a Jesolo” può benissimo farlo, l’utente però sarà deluso dal risultato. Per non dimenticare poi i cosiddetti “click fraudolenti”, ma questa è un’altra faccenda. L’e-mail mktg rimane, infine,  lo strumento principe del marketing on-line, con le dovute accortezze per non essere considerati “posta spazzatura” dai software anti-spam si riescono ad avere una penetrazione ed una relazione one-to-one maggiori rispetto agli altri strumenti di promozione.
Vi sarebbe, inoltre, da affrontare l’interessantissimo strumento dell’Advergame e i suoi vantaggi rispetto al banner per quanto concerne il branding, ma sarebbe un discorso lungo, ne potremo parlare un’altra volta.

Parliamo un pò del mercato,quello italiano è maturo o no? quali sono le difficoltà più frequenti con i clienti?
Dopo un primo periodo in cui si era sviluppato il pay-per-impression, col quale l’investimento di marketing era slegato dai risultati della campagna, il mercato si è oggi orientato ad una remunerazione per performance (per click, registrazioni, acquisti, …). In Italia restiamo, potremmo dire come al solito, sempre un passo indietro rispetto ai nostri vicini europei, i cui mercati sono più maturi e consapevoli. Nonostante ciò dai dati di mercato notiamo comunque la riconferma delle keywords e la crescita di banner e sponsorizzazioni. All’impresa italiana bisogna far capire che i risultati si possono ottenere anche con investimenti di media entità, non necessariamente acquistando banner su Virgilio… Forse è proprio questa la difficoltà in Italia, non è ancora chiaro che il marketing on-line non è solo advertising on-line, non basta comprare keywords, acquistare spazi su qualche sito per ottenere risultati. L’approccio deve essere più strategico, e per questo bisogna affidarsi a professionisti del settore e magari saper aspettare qualche mese per vedere i primi buoni risultati. Sta finalmente maturando la consapevolezza del valore del web e internet è sempre più inserito nei media-mix delle aziende italiane.

Tu collabori con Connecting-Managers, quanto è importante secondo te fare network sul web?
Più che importante lo definisco fondamentale. Come si potrebbe non “fare rete” sulla rete?! Al di là del gioco di parole, persone e organizzazioni devono tenere conto della necessità di collaborare, scambiarsi competenze ed esperienze, confrontarsi con gli altri e magari procurarsi contatti di business a vicenda. La relazione è la leva su cui oggi punta il marketing, siamo passati dal marketing transazionale al marketing relazionale ormai da tempo e poter contare su relazioni stabili e proficue è dunque un importante fonte di vantaggio competitivo, siano esse colleghi, partners e collaboratori, altre imprese o clienti. Fare co-marketing oggi è quindi una pratica indispensabile per le imprese e il network di Connecting-managers assolve appieno a questa necessità.

Grazie, e buon lavoro!

GIANLUIGI ZARANTONELLO

L’open source per le aziende e la comunicazione

Buongiorno Dott. Sciabarrà, Lei è l’amministratore delegato di ePrometeus, ci racconta qualcosa della Sua azienda?
Buongiorno a Lei. ePrometeus nasce nel 1999 dall’incontro tra la mia attività di consulenza e la competenza nella gestione di una impresa internet provider della fondatrice, Mirella Di Girolamo, ai quali si aggiunge la lunga esperienza nella creazione e gestione di società di Giulio Luciani.  Fin dall’inizio ci siamo orientati verso l’utilizzo di soluzioni innovative, io avevo appena scritto il mio primo libro, Linux e Programmazione Web, parlando dunque con grande anticipo sui tempi di  OpenSource per le aziende. Il nostro primo lavoro fu la realizzazione di un portale per webmaster che poi si trasformò in un completo sito per il commercio elettronico,  completamente realizzato in tecnologia Open Source usando il linguaggio PHP, ai tempi inusuale. Negli anni successivi poi ci siamo specializzati nella realizzazione di soluzioni su misura che oggi sono la nostra forza.

Lei è un grande esperto di Open Source, ritiene che oggi le potenzialità di queste tecnologie siano comprese dalle aziende?
Sicuramente qualcosa sta cambiando ma la strada da fare è ancora molta. Vede, il software a codice aperto è ancora visto come qualcosa da “smanettoni” e dunque suscita diffidenza, così come le aziende che se ne occupano, come noi. In realtà invece le soluzioni Open Source oggi sono sempre più affidabili, girano su tutte le piattaforme e offrono opportunità veramente interessanti anche per un pubblico business. L’altro grande equivoco poi è quello dei costi, non è vero che l’Open Source sia gratis, lo sono i linguaggi ed i programmi che non hanno licenza, il lavoro di installazione e tutte le modifiche necessarie ad un prodotto su misura però sono il frutto del lavoro di professionisti, che naturalmente vanno retribuiti. Diciamo quindi che il codice aperto consente un risparmio economico non trascurabile per la mancanza di costi di licenza ma ha anch’esso un prezzo, largamente compensato dai vantaggi che offre.

Ci può fare un esempio di tali vantaggi, magari partendo dalla Vostra attività?
Certo, come le dicevo prima noi realizziamo soluzioni su misura, questo vuol dire che partendo da dei materiali di cui già disponiamo per un certo tipo di prodotto (un sito e-commerce, un cms o quant’altro) siamo in grado di realizzare una soluzione fatta realmente per le precise esigenze del nostro cliente. Siamo un po’ i sarti del software, in questo modo riduciamo praticamente a zero quello che gli studiosi di marketing chiamano il “sacrificio del cliente”, dato dalla necessità di adattarsi ad un prodotto pensato non per lui ma per un segmento di mercato in cui lui rientra. C’è poi il vantaggio della flessibilità, le soluzioni che realizziamo si possono sempre adeguare e modificare seguendo la crescita ed il percorso del nostro cliente. Tutto questo ha naturalmente un costo che però viene ampiamente ripagato in breve tempo dai grandi vantaggi di avere un’applicazione fatta apposta per le proprie esigenze.

In conclusione Lei come vede lo sviluppo del settore Open Source per le aziende ed il business in generale?
Credo che ci siano grandissimi margini di sviluppo, fuori dall’ambito imprenditoriale e d’impresa ormai il codice aperto è una realtà che sforna continuamente prodotti di grandissima qualità che poi vengono migliorati di continuo dalla comunità degli sviluppatori. Penso che sia assurdo che le imprese non possano godere anch’esse di questi vantaggi, l’importante è che si avvicinino a questo settore con un’idea corretta dei costi e  rivolgendosi a dei professionisti qualificati. In questo modo potranno ottenere un risparmio economico combinato con un prodotto realmente adatto alle loro esigenze. E non mi pare poco.

La ringrazio molto, e alla prossima…

Gianluigi Zarantonello

Think micro first

Think micro first. La microimpresa di fronte alla sfida del terzo millennio: conoscenze, saperi e politiche di sviluppo è un volume di Domenico Barricelli e Giuseppe Russo uscito nel 2005 dai tipi di Franco Angeli.
Il soggetto è molto chiaro già dal titolo, la micro-impresa, una realtà estremamente importante nel tessuto economico italiano ed europeo che non va genericamente ascritta alla vaga categoria tradizionale di “Piccole e media imprese” (PMI).

La micrompresa infatti, secondo le recenti linee guida europee, si distingue per avere al massimo 10 dipendenti ed un fatturato di 2 milioni di euro, a differenza della piccola impresa (fino a 50 dipendenti e 10 milioni di euro) e della onnicomprensiva categoria delle PMI (fino a 250 dipendenti e 50 milioni d euro).

Il volume, dopo una presentazione di Tiziano Treu, si divide in due parti: la prima è dedicata ad un inquadramento teorico e normativo dell’argomento, con un primo macrocapitolo dedicato alle politiche, le normative ed i modelli internazionali messi a confronto fra loro, un altro alle caratteristiche delle microimprese e una terza alla dinamica e alla politiche di sviluppo.
La seconda parte del libro invece si occupa di formazione, sia delle imprese sia dei lavoratori, con particolare attenzione al knowledge management e alla policies da mettere in atto in questo delicato settore.

E’ difficile riassumere nello spazio di una recensione tutti i dati, gli spunti teorici ed i materiali che i due autori mettono in campo con l’intento, espresso nell’introduzione, di non mettere la parola fine alla ricerca nel settore ma anzi di essere un punto di partenza per continuare il dibattito.
Sicuramente emerge molto forte l’importanza che le micro-imprese hanno in Europa  in termini di produzione di ricchezza e di occupazione, decisamente superiore a quanto accade negli USA e in Giappone. Un aspetto cruciale dunque è che le microimprese non sono un’alternativa povera alla grande industria ma un modello di business autonomo e vitale.

Grande rilievo ha poi l’impianto teorico di David Birch, gli autori infatti, pur discutendolo criticamente, non possono non prenderlo in considerazione sia per le dimensioni gigantesche dello studio di base (22 milioni di imprese monitorate per 22 anni!) sia per l’interesse di alcune sue formulazioni teoriche. Non mancano poi altri riferimenti teorici importanti quali quelli a Zuboff, Rifkin e Camdesseus.

Interessante anche la dimensione comparativa sia per quanto riguarda gli aspetti normativi dei vari paesi (europei ed extraeuropei) sia rispetto alle analisi macroeconomiche ed ai dati statistici presentati.
Molto stimolante infine è tutto il discorso dedicato al fare network per le microimprese ed alla creazione di valore nell’economia post-fordista, caratterizzata dall’affermazione del valore della conoscenza su quello delle merci. Questo discorso poi si collega al già citato knowledge management ed anche alle necessità delle microimprese di trovare personale qualificato (e/o di formarlo), un dei principali ostacoli alla loro crescita.
Chiudono il libro una serie di spunti interessanti e di tracce di lavoro e policies per la microimpresa.

In conclusione il volume di Barracelli e Russo si presenta come una miniera di documentazione e di materiali di lavoro sul tema della microimpresa, assolutamente consigliabile sia per un pubblico business sia per chi si occupa dell’amministrazione dello stato sia infine per operatori e studiosi di politica economica.

Sito web del libro: www.microimprese.it

Gianluigi Zarantonello

Il giornalismo sociale e di denuncia in Rete

Fondamentalmente con giornalismo sociale o di servizio s’intende tutto quel settore dell’informazione che si occupa delle problematiche sociali denunciando al contempo disservizi e abusi, un campo che spazia dalle dipendenze da droghe alla disabilità, dall’emarginazione ai grandi problemi socioeconomici dei paesi in via di sviluppo passando per tutte le iniziative di volontariato e del mondo del “no-profit” e delle ONG.

Il raggio d’azione, qui delineato in modo assolutamente incompleto, è dunque vasto e diversificato ma incontra problemi e opportunità comuni.

Questo tipo di giornalismo vive sulla rete una particolare vivacità, sia grazie a operatori professionisti sia tramite una molteplicità di altri soggetti di varia estrazione e collocazione.

Infatti il giornalismo on line in genere, a differenza di quello della carta stampata o di quello radiotelevisivo, presenta un numero di attori molto più vasto e variegato, e per di più in continua evoluzione. Alla figura tradizionale del giornalista professionista, infatti, si affiancano quella del bloggers, quella del volontario di vario orientamento e formazione, quella dell’utente che si attiva dando luogo ad un’interazione dialogica con il media e tante altre ancora.

Sicuramente nel momento in cui si viene a parlare dei professionisti del giornalismo sociale in rete non si può prescindere da quella che è la principale e più innovativa realtà italiana: l’agenzia Redattore Sociale.

Si tratta di un’agenzia di stampa quotidiana nata tre anni fa e dedicata al disagio e all’impegno sociale in Italia e nel mondo.

Il progetto è nato a partire dalle sollecitazioni delle centinaia di giornalisti che dal 1994 partecipano a Capodarco al seminario di formazione “a partire dai temi del disagio e delle marginalità”.

L’agenzia dunque integra attualità e documentazione, notizie e banche dati, dando la possibilità di seguire gli avvenimenti del giorno e nel contempo di svolgere ricerche.

È consultabile in abbonamento all’indirizzo internet http://www.redattoresociale.it, la scelta di essere solo sul web deriva da motivi di costo ma anche da alcuni vantaggi del mezzo, come l’ipertestualità che consente di collegare alle notizie diversi tipi d’approfondimenti o anche solo altre news presenti sul tema, favorendo quel lavoro d’indagine giornalistica che troppo spesso è omesso per scarsità di tempo.

Esistono poi molte altre realtà di livello professionale che si dedicano ai temi del sociale, di diversa ispirazione ma gestite e redatte da personale esperto e formato, tra queste possono citare:

Aggiornamenti sociali – Mensile di ricerca sociale, d’ispirazione cristiana.

http://www.gesuiti.it/ag_sociali

Carta – Settimanale dei cantieri sociali

http://www.carta.org

Città Nuova – Quindicinale del Movimento dei Focolari

http://www.cittanuova.it

Fuoriluogo, mensile di Forum Droghe (esce come supplemento del Manifesto)

http://www.fuoriluogo.it

Il Giornale di San Patrignano – Mensile della Comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano (Rimini)

http://www.sanpatrignano.org

Italia Caritas – Mensile della Caritas Italiana

http://www.caritasitaliana.it

Narcomafie – (Legalità, diritti, cittadinanza) Mensile del “Gruppo Abele”

http://www.narcomafie.it

Rivista del volontariato – Mensile della Fondazione Italiana per il Volontariato

http://www.fivol.it

Vita – Non profit magazine settimanale

http://www.vita.it

Social News – Giornale d’informazione sociale dell’Associazione @auxilia

http://www.socialnews.it

Piazza Grande – Giornale di Strada di Bologna

http://www.piazzagrande.it

Terre di Mezzo – Giornale di Strada di Milano

http://www.terre.it

Socialinfo.it – Orientarsi nel mondo del sociale

http://www.socialinfo.it/

Nel panorama giornalistico sociale on line s’inseriscono poi a pieno titolo anche bollettini di enti pubblici e organi ufficiali d’informazione di movimenti ed associazioni.

In Rete infine trovano spazio tanti altri piccoli siti di denuncia d’abusi o disservizi, sulla scia di Striscia la notizia o di Mi manda Raitre, i Gabibbi, gestiti da giornalisti indipendenti e che diventano autentici amplificatori di problemi che poi possono essere ripresi da realtà più grandi.

Tuttavia per apprezzare a pieno le potenzialità di Internet applicate al composito mondo dell’informazione sociale e di servizio bisogna spostarsi nell’ambito degli operatori non professionisti e per capire molto della loro logica basta riferirsi a quanto sta scritto nella home page di Indymedia, network di media collegato al cosiddetto “popolo di Seattle”.

Il sito infatti consiglia ‘’Don’t hate the media – Become the media’’: non odiare i media, diventa tu stesso media.

Internet dunque permette di saltare la tradizionale mediazione degli organi di stampa (e dei relativi siti) e così piccole realtà anche locali si affacciano su scenari internazionali enormi in modo autonomo creando fittissimi network.

Oltre al superamento del problema dei costi e dell’annullamento del nodo della distribuzione un altro vantaggio delle rete si lega all’innovazione tecnologica, sempre più strumenti infatti permettono di affrontare la rete senza dover conoscere neppure un “tag” html, tutti possono aprire un blog (grazie a siti come Splinder o Wikipedia), pubblicare notizie e corsivi che saranno letti dal pubblico che sapranno conquistarsi o almeno interagire senza fatica con community di altri utenti su specifiche piattaforme dedicate.

Per tutti questi motivi dunque la grande rete ormai è sicuramente il canale numero uno per tutti coloro che si occupano di giornalismo sociale e di denuncia, siano essi professionisti, volontari, attivisti o semplici cittadini desiderosi di dire la loro.

Una voce che è sempre più difficile non ascoltare.

Per saperne di più

Penne digitali. Dalle agenzie ai weblog: fare informazione nell’era di Internet”, Centro di Documentazione Giornalistica, 2005.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Moda, marketing, linguaggi, segni

Moda, marketing, linguaggi, segni è un libro di Cesare Amatulli uscito nel 2005 per i tipi di Cacucci Editore di Bari.
Si tratta di un volume dedicato al mondo della moda con un approccio multidisciplinare, che tocca la semiotica, il marketing, il retail management, le risorse umane e la strategia d’impresa.

L’approccio è abbastanza didattico ma gli spunti sono molto numerosi ed adatti anche per un pubblico professionale che voglia avvicinarsi al mondo della moda, sia sul piano degli strumenti teorici sia rispetto ad una prospettiva più operativa.

Il primo capitolo (Moda: l’evoluzione degli approcci) è dedicato ad un quadro interpretativo generale in cui si toccano gli aspetti sociali della moda, il suo essere linguaggio, il suo rapporto con la comunicazione interpersonale.
Particolare spazio è riservato alla prospettiva semiotica, rispetto alla quale sono forniti diversi strumenti di base.

Con il secondo capitolo (Il Marketing) invece sono introdotti gli strumenti base del marketing operativo e strategico, con particolare attenzione ai suoi utilizzi nella moda.

Il terzo capitolo (Semiotica e fashion marketing) entra nel campo più specifico della moda tirando le fila degli strumenti tratteggiati nei due capitoli precedenti ed introducendo anche la figura innovativa del fashion manager, una figura che, secondo l’autore, sta in metà tra l’artista e l’uomo d’impresa.

Nel quarto capitolo (Il linguaggio del marketing) invece il tema fu quello del brand, particolarmente cruciale per il modo della moda in cui il capitale intangibile di un’impresa è altrettanto importante di quel dato dagli assetò tangibili.
In questo capitolo poi si citano alcuni testi recenti come Trading Up di Silverstein e Fiske o gli ultimi lavori di Fabris e Lipovetsky, che permettono di avere un modello interpretativo aggiornato sulle ultime tendenze del consumo moderno (di moda e non).

Il breve quinto capitolo (Marketing intellettuale) affronta il rapporto fra moda e cultura, in questo senso anche il marketing può contribuire proponendo, come dice l’autore, “conversazioni di moda”, la competitività oggi infatti si basa anche sull’intelligenza e su un know how intellettuale.

Il capitolo sei (Marketing e lusso) tocca un altro campo cruciale, quello dei luxury brand e dei luxury goods, costruiti con una sapiente strategia unita ad una grande qualità.
Amatulli però non dimentica le suggestioni più moderne quali il “nuovo lusso” dei già citati Silverstein e Fiske e neppure elementi di attualità come le opportunità e rischi aperti dal mercato orientale.

Il capitolo settimo (Moda capacità e comportamenti) sviluppa gli aspetti del know how trattando dei distretti industriali, dell’italianità della moda ed anche della formazione necessaria a mantenere la leadership di questo settore.

Nemmeno la tecnologia è infine trascurata, diventando protagonista del capitolo ottavo (Linguaggio tecnologico e Linguaggio della moda), dove si parla sia delle risorse per il brand e lo studio del mercato sia dei progressi della tecnica applicata ai prodotti.

Quello che appare chiaro fin dalle prime pagine del libro è la grande passione dell’autore per tutto quanto è moda, passione che riesce a far emergere anche nelle parti più tecniche o didattiche, rendendo sempre piacevole il libro sia per lo studente sia per il professionista.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Se hai qualcosa da dire parla, se no taci

Se hai qualcosa da dire parla, se no taci. E’ il modo in cui comunichiamo che determina il successo o l’insuccesso di idee e progetti nella professione e nelle relazioni personali è un libro di Antonella Lucato pubblicato da Armenia Editrice nel maggio di quest’anno all’interno della collana ECO – Le vie del successo.

Non si tratta di un libro che parla specificamente di comunicazione professionale quanto piuttosto di un volume rivolto a tutti per imparare a gestire meglio l’uso della parola e riscoprire il suo valore.

Come si deduce dal sottotitolo infatti l’attività del comunicare è qualcosa che tocca trasversalmente tutti gli ambiti della vita personale e professionale e dunque un buon uso della parola influenza successi ed insuccessi della persona a livello globale.

La Lucato procede nella sua trattazione attraverso 35 brevi capitoli scritti con uno stile semplice e diretto che affronta di volta in volta i molteplici aspetti del modi in cui la comunicazione costruisce la realtà.

Le parole infatti costruiscono e distruggono, permettono di capire come una persona sia fatta e danno forza (o bloccano) la realizzazione delle azioni che descrivono.
Questa forza delle parole, secondo l’autrice, tende ad essere nettamente sottovalutata e dunque nella comunicazione personale e professionale si fa effettivamente poco caso a ciò che si dice.

Un altro elemento importante è poi il ruolo delle pause e del silenzio in genere, il cui valore si è quasi completamente perso oggi.
Inoltre nel libro si sottolineano gli aspetti, positivi e negativi, del non dire qualcosa, un’azione che non ha meno influenza ed importanza di quella contraria.

Ancora, un altro aspetto importante della comunicazione è dato dall’ascolto, per questo  l’autrice sottolinea come un buon comunicatore non è solo una persona dalla lingua sciolta e dalla parlantina facile ma anche uno che sa ascoltare l’altro e regolarsi di conseguenza nel dire la propria.

Tutti questi aspetti sono apparentemente banali ma nel contesto frenetico di oggi tali spunti tendono a non essere applicati, leggendo il libro infatti non mancano gli esempi in tal senso ed è interessante vedere come le situazioni descritte siano estremamente comuni e vicine alla nostra esperienza quotidiana.

Il libro dunque non svela nessun arcano ma invita semplicemente a riflettere su alcuni aspetti assolutamente quotidiani della comunicazione che spesso vengono trascurati o non colti nella fretta e nella frenesia di tutti i giorni.

Gli spunti contenuti nel volume quindi sono utili davvero a tutti ma sicuramente una menzione speciale va fatta per i comunicatori, ossia quelle persone che della parola e della trasmissione del messaggio hanno fatto la propria professione.

Anche per loro qualche piccola riflessione sul valore del silenzio, delle pause e dell’ascolto può essere davvero interessante.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Antonella Lucato
Editore: Gruppo Editoriale Armenia
Anno 2005
ISBN 8113-309-1
pp. 188
13,00 Euro

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