Buongiorno Dott. Baldi, lei è coautore (con Roberto Zarriello) di un libro, ‘Penne Digitali. Dalle agenzie ai blog: fare informazione nell’era di internet’. Come nasce l’idea del libro?
L’idea del libro, mi piace sottolinearlo, nasce dalla pratica giornalistica prima ancora che dalla teoria. E’ almeno in parte il frutto della nostra esperienza di vita di redazione nell’Age come giornalisti “online” e curatori del seminario telematico di cultura giornalistica promosso dall’agenzia di stampa diretta da Paolo Picone. Grazie all’interessamento del Centro di Documentazione Giornalistica abbiamo poi avuto l’opportunità di dar vita ad un vademecum del web journalist, praticamente lo strumento che avremmo desiderato possedere all’inizio della nostra avventura nel mondo dell’informazione online, fase in cui, imbevuti magari di molte nozioni teoriche ma di poca esperienza, molti aspiranti cronisti rischiano di vivere una situazione frustrante, privi di bussole che li mettano nelle condizioni di poter coniugare bagaglio teorico ed esigenze pratiche. Spero pertanto che questo libro, a metà strada tra la saggistica e la manualistica, possa riscontrare il favore di colleghi, studenti e di quanti vogliano capire un po’ di più questo mondo del giornalismo che viaggia attraverso la Rete.

Quali sono le prospettive più significative delle nuove tecnologie rispetto al mondo dell’informazione?
E’ evidente come tempi e modalità di produzione e di fruizione dell’informazione siano cambiati rispetto a pochi anni fa. Un cambiamento epocale che alcune generazioni di giornalisti continuano a vivere storcendo il naso. Io credo che non sia il caso di cedere a facili allarmismi né all’opposto abbandonarsi a entusiasmi puerili. Non dobbiamo mai dimenticare che le nuove tecnologie sono strumenti al servizio di scopi, e gli scopi non nascono in seno alle tecnologie o a chi le sviluppa ma affiorano da esigenze manifestate dalla collettività, dalla nuova società dell’informazione, in una costante dialettica tra mezzi e finalità. Per questo occorre indagarne gli effetti con un occhio attento non solo in termini di efficienza e prestazioni delle nuove tecnologie, ma anche nell’ottica del contesto e degli usi ed abusi che di esse facciamo. Dobbiamo cioé indirizzare il dibattito sui nuovi media nella direzione del fruitore, dovremmo sempre porci il problema del target del contenuto informativo che stiamo veicolando. I giornalisti che si occupano della gestione e della diffusione delle notizie in Internet dovrebbero sempre tenere presente la loro funzione di mediatori, quella veste che a me piace definire di ‘tecnoumanisti’, ossia professionisti con un bagaglio di capacità critiche e di competenze umanistiche, ma contemporaneamente al passo con i tempi e consapevoli delle potenzialità e dei limiti dei new media.

Lei ed il suo collega coautore avete creato anche un blog su questi temi, come è nata l’idea e come sta andando?
Con Roberto c’è una grande intesa professionale, nata dall’aver percorso parte della nostra attività giornalistica insieme e dall’aver maturato molte skills in comune. L’idea del blog è nata spontaneamente, come naturale prosecuzione del saggio cartaceo. Il fenomeno dei blog tra l’altro è al centro di uno dei capitoli a mio avviso più interessanti del libro, per cui ci sembrava un controsenso non sfruttare questo strumento per creare un punto di incontro e di dibattito sui temi caldi dell’Information Technology, anche in virtù del fatto che lo stesso saggio cartaceo si è avvalso della collaborazione di molti professionisti che ci hanno fornito un apporto prezioso nella consulenza e nella stesura dei contenuti. La sfida è quella di coinvolgere studenti, docenti universitari, tecnici informatici, giornalisti e lettori appassionati per mettere insieme e possibilmente conciliare ottiche apparentemente tanto diverse. Sull’argomento blog e siti specialistici non mancano; la nostra originalità credo però risieda nell’ottica ‘tecnoumanista’ con la quale tentiamo di affrontare gli stessi temi.

Per finire, a proposito di nuove tecnologie, lei come vede l’iniziativa di un social network del marketing e della comunicazione come Connecting-Managers?
Credo sia un’iniziativa particolarmente apprezzabile, che seguo con interesse fin dalla sua creazione. Quella del network è una soluzione che riscontra un crescente successo perché mette in relazione professionisti del marketing e della comunicazione consentendo un proficuo scambio di competenze, esperienze e tecnologie. Un circuito che lega hardware, software e humanware in un connubio che incrementa esponenzialmente la competitività e le potenzialità di ogni singolo membro, avvalendosi di tutte le opportunità offerte da Internet. Non c’è da sorprendersi che l’idea stia funzionando e bene.

Grazie e…buon lavoro

Gianluigi Zarantonello

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