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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Comunicare nella “nuvola d’informazione”

Ho letto recentemente su NC un bell’articolo dove Massimo Giordani, ceo di Time&Mind, esprimeva un concetto molto interessante, quello di information cloud.

In sostanza oggi tutti noi saremmo immersi in una nuvola di informazioni e conoscenze, basate sulla rete, accessibile in qualsiasi momento grazie ai pc, alle connessioni mobili, al wi-fi, agli smartphone.

Una porta su cui si innesta un sesto senso digitale, non sempre percepito esplicitamente, che fa sì che un qualsiasi digital native (coloro che sono nati dopo la diffusione del web) trovi naturale e automatico ricercare informazioni e contatti online in ogni momento, con vari device.

Che cosa implica questo?

La presenza sul web è indispensabile per comunicare con il cliente ma non sarà presto più sufficiente: bisognerà essere in grado di essere reperibili e, soprattutto, fruibili sui device più diversi: desktop (widget), mobile (sito .mobi), aggregatori (feed rss, webslice), social netowork e siti di social sharing.

Dunque sarà necessario concenpire siti e strumenti online in grado di essere flssibili, portabili, adattabili senza perdere l’esperienza e l’engagement del web tradizionale. E con gli stessi contenuti.

Questa sfida richiede competenze sempre più specifiche all’interno dell’azienda e un lavoro di progettazione attento e con una visione di lungo periodo. Se saprete investire un po’ tempo e risorse in più all’inizio però avrete la possibilità di sviluppare la vostra comunicazione e i vostri servizi in modo semplice e relativamente economico, su tutti i nuovi media che si presenteranno.

Senza riprogettare ogni volta e con una forte componente di automatismo negli aggiornamenti dei vari device.

Ne sentirete ancora parlare, voi vi state preparando? Che ne pensate?

Segnalazione – Settimo Salone d’Impresa, il capitalismo delle emozioni

Vi segnalo un interessante evento di due giorni che si terrà il 27 e 28 marzo a Filla Foscarini Rossi di stra (VE), il Settimo Salone d’Impresa.

Durante l’evento imprenditori, manager, politici, docenti universitari, policy maker saranno chiamati a rispondere e ad analizzare un nuovo modo di fare economia: quella del Capitalismo delle Emozioni.

Solo molto raramente, infatti, l’attenzione degli economisti per le variabili sociali e psicologiche si è spinta fino a prendere in considerazione l’influenza delle emozioni sulle decisioni degli agenti economici.

Il programma completo è scaricabile da questo link, maggiori informazioni su http://www.saloneimpresa.it/

Che tecnologia di social media dovreste scegliere? Dipende dai vostri obiettivi…

Torno ancora sul tema dei social media (ma di fatto anche del web in genere) per una riflessione semplice ma essenziale: che tecnologia scegliere.


La risposta è tanto semplice quanto poco considerata: dipende.

Dipende da che cosa?

a) Dai vostri clienti: se il vostro consumatore tipo è molto attivo sui forum è lì che dovete andare ad agire, se invece è un lettore di feed rss che non scrive mai nulla ma consulta molti siti dovrete dargli news e aggiornamenti. E così via.

b) Dai vostri obiettivi: se state facendo un progetto sul web dovete capire, sulla base di chi sono i vostri clienti, che potete pensare ragionevolmente di ottenre.

c) Dalla strategia che mettete in campo per raggiungere i vostri obiettivi.

Solo a questo punto potete scegliere la tecnologia, secondo l’approccio POST del libro “L’onda anomala” di cui parlavo anche in un recente intervento su questo blog.

Il percorso tipo delle aziende è invece quello di costruire i progetti attorno da una tecnologia, restandone poi prigionieria.

Inoltre sul web gli strumenti evolvono velocemente e passano, mentre le relazioni restano.

Tutte le tecnologie, secondo il noto ciclo di Hype, vivono un momento di euforia che poi porta ad una disillusion ed un assestamento, non bisogna quindi affidare solo agli strumenti lo sviluppo delle relazioni ma bisogna servisi di essi per sviluppare reali e proficui rapporti.

Le relazoni infatti sono il nuovo vantaggio competitivo e saranno in grado di passare da una piattaforma all’altra traendo il meglio da ciascuna (ricordiamoci che il networking precede, in termini temporali, il web 2.0).

Voi che ne pensate?

Corso Marketing Web 2.0 – Strategie vincenti per aziende contemporanee

Perdonate il momento autopromozionale ma oggi vi segnalo questo corso, per il quale avrò il piacere di essere il docente:

Marketing Web 2.0
Strategie vincenti per aziende contemporanee.

Sabato 21 Marzo 2009
Verona
ore 9.00-18.00

“I mercati sono conversazioni.” Cluetrain Manifesto

L’avvento del Web 2.0 ha di fatto cambiato le regole del gioco.
La comunicazione non è più appannaggio dell’azienda come emittente unidirezionale.
Il cliente parla sul web, cerca, confronta e interagisce con altri utenti
Le gerarchie non sono più rigorose e anche le realtà più piccole possono far sentire la propria voce con più forza dei “big”.
Le voci ed i commenti sulla blogosfera viaggiano ad una velocità impensabile un tempo.
Le aziende devono imparare a sintonizzarsi, ad interpretare questi segnali e reagire prontamente e strategicamente a questa realtà.

Obiettivo:
Fornire alle aziende partecipanti strumenti pratici per agire proattivamente in una realtà in perenne evoluzione, utilizzando le molteplici armi e opportunità che il web offre oggi alla business community.

Argomenti trattati:
– La stesura del piano di comunicazione.
– Le 4 C online.
– Le 4 P in rete .
– Creare un Internet marketing plan.

Informazioni ed iscrizioni su http://www.connecting-managers.com/index.jsp?doc=3320

Perché è necessario superare la paura del web 2.0?

Sicuramente il web 2.0 è un mondo con cui le aziende fanno fatica ad approciare.

Gli strumenti collaborativi di Internet hanno infatti dato un grande potere ai clienti: riprendendo il bel libro Groundswell di di Charlene Li e Josh Benoff, mentre voi state leggendo queste righe i consumatori stanno discutendo dei vostri prodotti sui blog, tagliuzzando i vostri spot su YouTube, aggiornando la definizione della vostra azienda su Wikipedia. E non potete farci nulla.

Il Cluetrain Manifesto aveva profeticamente annunciato questi cambiamenti fin dalla prima e più famosa delle sue 95 tesi: i mercati sono conversazioni.
I consumatori oggi si parlano tra loro, si scambiano consigli che orientano pesantemente le decisioni di acquisto e conoscono i prodotti delle aziende come e a volte meglio di queste ultime.

Come scrive Chris Anderson in “La coda lungaviviamo in un’epoca in cui ogni consumatore ha un megafono. Molti lo stanno usando.

L’era dell’asimmetria informativa e della comunicazione unidirezionale è dunque giunta al tramonto. Non ve ne siete accorti? Beh ciò non implica che i vostri clienti siano nella stessa condizione.

E allora che fare? Sicuramente bisogna approciare in modo strategico i social media, come ho scritto in un recente post.

Ma ancora più importante è superare la paura della perdita di controllo della comunicazione, dei commenti negativi e dei feedback dei consumatori.

Sicuramente aprendovi sul web e offline vi esponete a dei rischi e a delle critiche.

Ricordate però che, come scrive anche Debbie Weil a proposito della paura di bloggare, se non volete che i vostri clienti parlino di voi e con voi sui vostri siti essi lo faranno comunque, in altri posti dove non ne avete il controllo e dove i vostri concorrenti li stanno già aspettando.

A voi la scelta.

Il libro di Minimarketing e un’interessante tesi sulla reputazione online

Oggi posto due segnalazioni che possano essere molto interessanti per molti di voi.

La prima è il libro di Gianluca Diegoli, autore del seguito blog http://www.minimarketing.it

Si tratto di un libro elettronico, per il momento, titolo completo [mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso, dispobinile in download gratuito, pubblicato con ISBN a cura di Simplicissimus Book Farm.

Ve lo consiglio, buona lettura.

Sempre nell’ambito delle pubblicazioni elettroniche un’altra interessante novità è la pubblicazione della tesi di Flavia Cangini, autrice del blog Brand 2.0.

Flavia ha reso disponibile Box.net la sua tesi fresca di discussione, dal titolo “Il tuo nome ti precede. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali“, la potete scaricare da qui.

Brava Flavia e in bocca al lupo!

Come approcciare in modo corretto (e strategico) i social media?

Il mondo dei social media si sta manifestando in maniera sempre più dirompente e sta iniziando a contagiare, in termini di interesse, anche le aziende brick & mortar lontane dalla tecnologia web.
Resta però piuttosto difficile trovare chi, in azienda, conosca e padroneggi questi mezzi e sia in grado di affrontarli con un approccio strategico.

Ecco dunque alcune riflessioni sul tema prese da alcuni siti di riferimento, essenziali per cercare di realizzare una prima stesura della propria strategia.

Su Social Media Marketing ad esempio qualche giorno Enzo Santagata ha pubblicato questi utili e semplici consigli:

1. Non parlare ai consumatori. Non vogliono ascoltarti, vogliono essere ascoltati.
2. Offri una ragione per partecipare. Se le persone non percepiscono di ottenere un valore aggiunto dal condividere le loro opinioni, non verranno da te (magari vanno dal tuo diretto concorrente, che ha saputo soddisfarli meglio).
3. Resisti alla tentazione di vendere a tutti i costi.
4. Sperimenta e tieniti aggiornato. Ma soprattutto sperimenta, e se sbagli sperimenta ancora.
5. Ascolta le conversazioni che avvengono anche al di fuori del tuo sito. E partecipa anche lì indicando chiaramente chi sei e perché stai partecipando. Chi ha provato a fare il furbo è stato smascherato prima che potesse rendersene conto.
6. Cedi il controllo della comunicazione. Non aver paura di aprire le tue porte alle critiche. Quando una community si sente controllata e forzata verso una direzione a senso unico imposta dall’azienda, non dura molto.
7. Fai in modo che nella tua organizzazione ci siano quante più persone possibili che abbiano un background composto dal pensiero pragmatico da uomo di marketing, dalla curiosità incosciente di un sociologo e che siano grandi appassionati di social network.

Leonardo Bellini invece sul suo blog cita il libro Groundswell di Charlene Li e Josh Benoff (in edizione italiana, L’onda anomala, edito da ETAS) ed il loro approccio riassunto nell’acronimo POST.

P sono le persone. Non avviate una strategia Social senza aver compreso le reali capacità, conoscenza ed utilizzo delle tecnologie social da parte della vostra audience.
O sta per Obiettivi. Quali obiettivi vi potete realisticamente aspettare di raggiungere con il vostro target di riferimento?
S è la strategia. Come pensate di raggiungere questi obiettivi?
T sta per tecnologia. Una community. Una wiki, Un blog o 100 blog.

In entrambi gli approcci è comunque evidente la necessità dello studio e della pianificazione, spesso trascurati sul web (e in particolare sui social media).

A questo si lega anche il problema della misurazione dei risultati, uno dei temi più caldi rispetto al web 2.0 su cui ho scritto su queste pagine pochi giorni fa.
Credo infatti che aldilà delle indubbie difficoltà di rilevazione e valutazione ci sia un problema di fondo nei KPI utilizzati per misurare la redditività degli investimenti.

La prospettiva corretta infatti è quella della costruzione di relazioni, di fiducia e di reciproco scambio di informazioni e collaborazioni.
E’ necessario perciò predisporre strumenti che ci consentano di capire che cosa si dice di noi in rete, per essere consapevoli della nostra reale reputazione, e ascoltare molto, anche fuori dal nostro circuito di siti posseduti o di quelli di settore.

Si possono poi utilizzare software pensati appositamente per la gestione delle campagne social, come il tool proposto da Claudio Ancillotti, che ci permettono di svolgere queste attività in modo ordinato e pianificato.

Il messaggio di fondo che possono sentirmi di lanciare in conclusione è quello di affrontare i social media preparati e con l’aiuto di persone esperte, consapevoli delle particolarità del web 2.0 e pronti a reagire alle novità continue di questo magmatico mondo.

Siete pronti?

Mobile Social Network: la mia presentazione

I social network sbarcano sui cellulari: pubblico qui di seguito la mia presentazione tenuta durante l’evento ‘Social e Business Networking nel Veneto‘ a Treviso il 19 Febbraio 2009

Trovate maggiori dettagli circa l’evento sul sito di Nord Est Creativo.

Come misurare il ritorno dell’investimento sui social media?

Uno dei temi caldi rispetto ai social media e al web 2.0 è quello della profittabilità e della misurazione del ROI.


Se lato consumer infatti il successo di tali strumenti continua a crescere è invece sempre molto difficile trovare dei modelli di business che consentano alle aziende di trarre benefici dal loro utilizzo.

Di sicuro la natura individuale e relazionale di questi mezzi pone delle barriere all’entrata per le aziende, soprattutto se esse usano un approccio pubblicitario pensando di fare della tradizionale comunicazione push sul mezzo.

Credo però che aldilà di tali indubbie difficoltà ci sia un problema di fondo nei KPI utilizzati per misurare la redditività degli investimenti.

La prospettiva corretta infatti è quella della costruzione di relazioni, di fiducia e di reciproco scambio di informazioni e collaborazioni.

Scrive Jeremy Rifkin: “Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni“

Come misurare tutto ciò?

Intanto è necessario predisporre strumenti che ci consentano di capire che cosa si dice di noi in rete, per essere consapevoli della nostra reale reputazione.

In seguito ad attività sui social media poi un parametro di valutazione potrebbe essere quello delle conversazioni che si generano nelle community di riferimento e alla quantità di nostri contenuti oggetto di sharing (accompagnati da commenti positivi) da parte degli utenti.

Ancora, in caso di iniziative in cui si chiede agli utenti un parere o una forma di collaborazione, è corretto monitorare non solo la quantità di feedback ma anche la qualità e soprattutto la ricorrenza nel tempo di forme di interazione con le medesime persone.

Si tratta solo di considerazioni a livello molto generale che però portano all’individuazione di un criterio di base: il vero ROI dei social media consiste nella qualità e nel numero di persone con cui l’azienda riesce a stabilire qualche forma di dialogo e di collaborazione continuativa nel tempo.

Diffidate quindi del solo volume immediato di traffico che vi viene portato e cercate invece di capirne la qualità: anche uno scandalo o una protesta contro un vostro intervento in un social media infatti faranno salire le visite al vostro sito ma non credo che lo possiate considerare un successo…

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