L’anno 2024 è ricominciato da dove è finito il 2023, ma forse ancora più veloce!

L’acronimo VUCA è composto dalle iniziali delle parole Volatility, Uncertainty, Complexity e Ambiguity risale alla fine degli anni ’80 ed è stata coniata dall’United States Army War College per descrivere la situazione che si è andata a creare dopo la Guerra Fredda.

Pochi anni fa, nel 2020, è stato “superato” da un nuovo acronimo, coniato dal professor Jamais Cascio nel suo articolo su Medium Facing the Age of Chaos, che è BANI.

BANI è l’acronimo di Brittleness, Anxiety, Non-linearity e Incomprehensibility, ossia fragilità, ansia, non linearità e incomprensibilità sono fondamentali per una corretta analisi.

Non il massimo se letto in maniera letterale, ma in realtà le sfumature sono diverse e, onestamente, sono molto calzanti per il nostro mondo.

AL DI LA’ DEGLI ACRONIMI: UN MONDO CHE VELOCISSIMO (NEGLI ANNUNCI E NELLA REALTA’)

Sembra ieri (anche perché lo è) che le prime intelligenze artificiali generative sono arrivate al grande pubblico, spazzando via l’interesse per il Metaverso, e siamo ora già a parlare di AGI (Artificial General Intelligence) come di qualcosa che è quasi dietro l’angolo!

Quasi contemporaneamente Mark Zuckenberg e Sam Altman sono usciti, con una certa nonchalance, con affermazioni decisamente forti sul tema.

Il leader di Meta, lo ha detto chiaramente sia nelle interviste che nei suoi video, sta lavorando su questo tema e per di più ipotizza di rendere tutto questo open source e aperto a tutti.

Nel frattempo Altman a Davos ha parlato largamente di questi temi (vedi sotto) e poi, in un passaggio tutto sommato veloce, ha affermato che non manca molto all’arrivo dell’AGI!

Raffaele Gaito ha commentato molto bene tutto questo in un video di questi giorni, in cui ha raccontato in sintesi anche un paper molto interessante sul futuro della AI basato sulle considerazione di un gran numero di ricercatori di settore.

Visto che parliamo di un obiettivo scientifico e tecnologico che sembrava lontano nel tempo (e che si pensava forse irraggiungibile) è possibile che ora siamo davvero così ad un passo dal risultato?

Il 16 agosto 2023 Gartner ha scritto che l’intelligenza artificiale generativa (AI) si posiziona sul picco delle aspettative gonfiate nell’Hype Cycle for Emerging Technologies 2023, e si prevede che raggiungerà benefici trasformativi entro due-cinque anni.

E di sicuro quella che conosciamo non è una AGI e se non inserita in un contesto ha relativamente senso.

Quanto è marketing e quanto realtà?

Il problema è proprio questo, è sempre più difficile discriminare e, onestamente, anche fidarsi.

ANSIA DI COMUNICARE E DECISIONI PIUTTOSTO AFFRETTATE

Entrambi i signori che hanno espresso queste idee sono brillanti imprenditori del mondo tecnologico eppure sono incorsi in tempi più o meno recenti in situazioni piuttosto incresciose.

Il buon Mark ha creato quel “piccolo hype” che conosciamo oggi come Metaverso, per chi se lo ricorda ancora, cambiando il nome della sua azienda e scatenando nelle aziende la corsa a creare divisioni organizzative ad hoc.

Il tutto bruciando un concetto che probabilmente a medio termine dovremo riprendere in mano.

Lascio qui stare, per altro, la parentesi del possibile match di arti marziali di Zuckenberg con Elon Musk (ve lo ricordate?) che ha animato anche i nostri politici (sigh!) con le bizzarre ipotesi di ospitare il tutto al Colosseo o in qualche altra location che i nostri eroi probabilmente avranno visto in qualche film.

A fine 2023 poi avevo portato ad esempio del lato molto umano del mondo della AI la vera e propria telenovela di Open AI, con le varie cacciate, uscite e ritorni del loro CEO nel giro di pochissimi giorni, con il ritorno alla fine propiziato da una lettera aperta di gran parte dei dipendenti, compresi quelli del board che lo avevano cacciato!

Una situazione estremamente ambigua di una società in parte no profit di ricerca e in parte molto for profit commerciale in cui alla fine gli attori hanno agito in modo un po’ sconnesso ma (sembra) anche sulla base di alcune preoccupazioni morali.

Possiamo infine senza dubbio ricondurre alla paura di restare indietro (la sindrome del FOMO) gli annunci di un big come Google che ha decisamente forzato la mano nella comunicazione, per altro molto comparativa con Open AI, della sua nuova soluzione Gemini, con un risultato tutt’altro che lusinghiero (ma ormai già dimenticato ai più).

E l’elenco potrebbe ancora essere lungo, non solo nel campo della AI che abbiamo preso come campione del fenomeno…

E QUINDI?

E’ innegabile che l’accelerazione tecnologica sia incredibile e sempre crescente ma un generale aumento di velocità non è un fatto in assoluto nuovo, e non solo tecnologicamente parlando.

Sune Lehmann, della Technical University of Denmark and Center for Social Data Science, nel 2016 aveva condotto delle ricerche che avevamo dimostrato che nel 2013 gli argomenti in tendenza su Twitter rimanevano tali per in media 17,5 ore, mentre già nell’anno della ricerca, dopo solo 36 mesi, questo valore era già sceso a 11,6, con un dato che oggi con buona probabilità è drammaticamente più basso.

Per rafforzare ancora di più il fatto che il trend parte da lontano, la stessa ricercatrice ha scoperto anche che ogni decennio nell’ambito dei libri gli argomenti di tendenza appaiono e svaniscono a velocità sempre crescente, da ben prima dell’avvento della rete Internet.

Nemmeno poi la confusione che si crea in termini di paure e entusiasmi eccessivi davanti ad una nuova tecnologia è un fatto nuovo, tutte le novità di questo tipo hanno portato storicamente a cambiamenti importanti della società e del mondo del lavoro.

Tutto nasce, da sempre, dalla mancata comprensione, di cui ho parlato qui, che porta a vedere tutto come magico e meraviglioso piuttosto che spaventoso, a seconda dei casi, e rende difficile quella capacità di unire i puntini che tanto serve quando si fa innovazione.

Finché si perdono le connessioni causa-effetto, un po’ come per la magia e la danza della pioggia nei tempi antichi, diventa difficile esprimere un ragionamento oggettivo (guardatevi il video sotto).

Quello che oggi dobbiamo coltivare è il tempo, merce rara, per capire le cose nel loro significato più profondo e il senso critico per non correre dietro ad ogni singolo nuovo annuncio, probabilmente ancora più raro.

In questo sono preziosi tutti coloro che analizzano questi fenomeni da un punto di vista culturale, filosofico e comunque non puramente tecnico, alla ricerca del vero senso delle cose nelle nostre vite.