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Internet Manager Blog

Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

widget2you.com, per i widget un sito tutto italiano

L’altro giorno leggevo un interessante articolo sui widget come strumenti di business su Online Marketing Blog, dove si parlava anche di test pubblicitari su questo canale.

Sicuramente queste piccole applicazioni sono dei potenti strumenti di comunicazione che stanno prendendo piede anche in Italia, come testimonia il nuovo sito http://www.widget2you.com.

Il sito, orientato al mondo consumer, punta a diventare il riferimento italiano nel panorama dei widget, dei webslice e degli accelerator di IE8.

Racchiude i più importanti progetti italiani realizzati dall’azienda promotrice KGroup, come Ansa, meteo.it, Tiscali, Ducati, Coin, Fastweb, Il Sole 24 Ore, Monster, LaStampa, Infotrafic, AC Milan.

Sicuramente un’interessante vetrina su ciò che le aziende italiane stanno facendo in questo settore.

Internet Manager Blog è ora disponibile anche in ambiente Air per desktop

Continuano i miei esperimenti per utilizzare il mio blog in diversi ambienti, oggi vi presento l’ultimo arrivato, il widget per il desktop del computer.

Basato su Adobe AIR può funzionare su tutti i sistemi operativi e verrà visualizzato, appunto, sul desktop mostrando i nuovi contenuti del blog.

Il widget può essere scaricato da questo link http://it.widgadget.com/widget/internet-manager-blog-desktop.

Ho sperimentato questo strumento perché credo che i widget siano un valido mezzo di comunicazione (a tal proposito leggete anche questo post) e perché diffondere i propri contenuti su più piattaforme è uno dei plus della comunicazione del web 2.0.

Riepilogo dunque gli strumenti su cui oggi il blog può essere fruito:

Widget Desktop: http://it.widgadget.com/widget/internet-manager-blog-desktop

Widget Rss/web: http://it.widgadget.com/widget/internet-manager-blog-rss-gadget e http://www.widgetbox.com/widget/internet-manager-blog

Cellulari: http://webspecialist.mofuse.mobi/

iPhone: http://webspecialist.mofuse.mobi/iphone

Ricezione via email delle novità: http://feedburner.google.com/fb/a/mailverify?uri=InternetManagerBlog

Feedburner: http://feeds2.feedburner.com/InternetManagerBlog

Facebook: http://apps.facebook.com/blognetworks/blogpage.php?blogid=57861

Il lato oscuro della rete…quando il web 2.0 aggrega il negativo che c’è su Internet

In questi ultimi tempi sono venuti alla ribalta degli episodi piuttosto inquietanti avvenuti nel web 2.0, come ad esempio l’apertura di gruppi pro mafia o pro stupro su Facebook.

Pochi iscritti ma grande clamore, come ampiamente prevedibile.

Come possiamo spiegare questi fenomeni? Beh, la rete dei social media segue le regole della coda lunga di Anderson, consentendo ad ogni nicchia di trovare un proprio pubblico. Anche nei comportamenti devianti o quantomeno, nei casi meno gravi, discutibili.

Devianze sempre presenti ma che la rete consente di aggregare velocemente dando loro grande visibilità.

Inoltre molte persone, come scrivevo pochi giorni fa, non hanno piena consapevolezza delle proprie azioni quando agiscono con un’identità digitale, prendendo sottogamba ciò che pubblicano, scrivono o sottoscrivono sulla rete.

D’altra parte gli strumenti del web 2.0 per loro natura non possono essere considerati cattivi o buoni, sono mezzi potenti e veloci per esprimersi e connettersi, il bene o il male sta nell’utilizzo che se ne fa.

E dunque che soluzioni? Sicuramente è difficile stabilire quali devono essere le regole, credo che ciascuno di noi potrebbe fissare dei limiti, quello che credo sia fondamentale è una regolamentazione di base condivisa non lasciata alla sensibilità particolare, ad esempio del Facebook di turno.

Non si può infatti censurare la foto di una donna che allatta perché contraria al decoro per il seno nudo e poi rifiutarsi esplicitamente di chiudere gruppi come quelli citati all’inizio in nome della libertà di espressione.

I “cattivi” ci saranno sempre ma possiamo davvero pensare di non avere alcuna regolamentazione (o forse autoregolamentazione) su ciò che è lecito e ciò che non lo è?

Che ne pensate?

Mosaico Arredamenti, un caso Kryptonite in salsa italiana?

Vi ricordate del mio post sull’importanza del monitoraggio della reputazione online e sulla gestione dei casi di emergenza quando ci sono delle voci negative?

Avevo messo un link ad un celebre caso negativo di gestione della blogosfera, quello dell’azienda americana Kryptonite.

Ebbene ora abbiamo un caso italiano. I fatti: un signore, Sergio Sarnari, si lamenta sul suo blog di alcuni prodotti (dei mobili acquistati per la propria casa) di un’azienda di nome Mosaico Arredamenti.

Ne nasce un dibattito tra alcuni che gli danno ragione ed altri che invece sono soddisfatti dei prodotti dell’azienda e tutto sembra finire così.

Invece arriva il fulmine a ciel sereno: l’amministratore delegato della Mosaico Arredi, senza invitare il blogger al dialogo, a smentire, insomma a cercare di chiudere la minipolemica, lo informa di avere proceduto legalmente contro di lui, chiedendo un risarcimento di 400 mila euro!

Nella blogosfera si scatena un dibattito micidiale, che culmina in una lettera inviata da molti blogger al manager per invitarlo a rinunciare, spiegandogli le logiche di internet e della conversazione in rete.

Alla fine, come leggo su Brand 2.0, l’azienda ha rinuciato all’azione.

Ma ora qual è la reputazione che si è costruita la Mosaico Arredamenti sul web? Basta provare a fare una ricerca con il nome dell’azienda per vedere che i danni sono ben maggiori di quelli del primo post.

Questa storia insegna dunque che bisogna essere prudenti e preparati nell’affrontare le voci della blogosfera, infatti l’azienda poteva avere anche ragione sul commento negativo (non sono in grado di giudicare) ma con l’azione legale così come si è sviluppata ha danneggiato pesantemente la propria reputazione.

Che ne pensate?

TOP List Aziende 2.0 – Social Media Marketing

Vi segnalo con piacere, TOP List Aziende 2.0 – Social Media Marketing, una directory promossa da 20TaskForce italy.

Si tratta di una preziosa e utile risorsa per conoscere tutto ciò che le aziende italiane stanno facendo sul web 2.0.

Cliccando sul pulsante ner qui sopra potrete trovare il link ai dettagli per collaborare alla compilazione della lista.

Buona lettura!

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Sacrificare gli amici per un panino, al di là del gioco…

Avrete forse letto della application Whopper Sacrifice di Burger King: se deselezioni 10 amici da Facebook tramite l’applicazione avrai un buono omaggio per un panino.

Sicuramente una trovata che ha fatto parlare, in piene ottica di marketing.

Mi viene una domanda: visto che il networking è essenzialmente costruire relazioni, non vi sembra che l’azienda committente non abbia capito bene la logica del web 2.0?

Oppure hanno ragione loro, visto che la pubblicità che cercavano l’hanno avuta?

E i navigatori che usano i social network hanno capito davvero che i contatti, anche se per gioco, non sono scambiabili come figurine?

Aspetto i vostri commenti…

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Internet Manager Blog sbarca sui cellullari e sugli iPhone

Molti di voi avranno letto in passato alcuni miei interventi circa il mobile web e sapranno che considero la navigazione su Internet dai cellulari una delle prospettive più interessanti del prossimo futuro.

Per questo ho colto l’occasione offerta dal servizio Mofuse ed ho creato una versione ottimizzata di questo mio blog per consentire una possibilità in più di consultazione dopo quella già proposta con il widget.

Il blog dunque è ora disponibile in una versione per cellulari (http://webspecialist.mofuse.mobi/) e in una per iPhone (http://webspecialist.mofuse.mobi/iphone).

Inoltre, per chi ha già questa tecnologia sul proprio cellulare, è disponibile anche un QR code.


Quello di Mofuse è uno dei numerosi servizi che, per uso non commerciale, permettono di adattare il proprio blog al mobile web, a testimonianza del sempre maggio interesse per questa nuova frontiera.

Come di consueto sono graditi commenti e pareri.

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Social network, la nostra identità in rete…con giudizio

Ho visto con piacere nei giorni scorsi in televisione e sul web la campagna socialePosta con la testa” che invita i giovani, e non solo, ad usare prudenza nel caricare materiali personali in rete.

Sento spesso parlare infatti dei rischi per la privacy insiti nei social network ed in generale sugli strumenti del web 2.0, preoccupazione certamente non priva di ragioni che però nasce da un problema di fondo: la mancanza di cultura e consapevolezza del mezzo.

Infatti ritengo vi sia una reale assenza di percezione di ciò che avviene davvero quando, ad esempio, si posta una foto in rete: di fatto la nostra immagine diventa disponibile al mondo intero su di una macchina server da cui può essere scaricata in un istante e ricopiata in infiniti altri luoghi, senza possibilità reale di bloccarne la diffusione.

Nulla di male se ci sta bene così, un po’ meno se invece si trattava di qualcosa di riservato.
Lo stesso vale, potenziato, per i profili dei social network: scrivere delle sbornie o delle avventure di una sera in un posto potenzialmente accessibile a tutti non sembrerebbe una buona idea offline, mentre sul web lo si fa con assoluta disinvoltura.

Con ciò non voglio difendere a tutti i costi i social network: la possibilità, ad esempio, di postare foto o commenti sui profili altrui sicuramente è qualcosa che lede il diritto alla privacy di ciascuno.

Anche sotto questo punto di vista tuttavia, escludendo i casi di malafede, ancora una volta torniamo al problema della mancanza di cultura: non vorremmo mai così male ad un amico da dire che tradisce la moglie davanti all’interessata, eppure lo facciamo sul suo profilo (pubblico) di Facebook.

Ancora, sempre restando su Facebook, quante persone che conoscete non hanno chiara la differenza fra messaggio (privato) e bacheca (pubblica) nello scrivervi qualcosa?

Ecco dunque che si pone il problema della consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, cui si aggiunge la mancata comprensione di un fattore chiave: nel nuovo web ci si mette la faccia.

E’ finito infatti il tempo dell’anonimato assoluto dietro un nickname, ora quando siamo in rete facciamo, come ho scritto recentemente, del personal branding, ossia presentiamo noi stessi al mondo.
Sono certo che la pensiamo così saremo più attenti nei comportamenti e, magari daremo una mano anche ai più giovani a capire meglio come vanno davvero le cose (con un po’ di buon esempio).

Mi piacerebbe, al solito, conoscere la vostra opinione.

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La coda lunga. Da un mercato di massa ad una massa di mercati

La coda lunga. Da un mercato di massa ad una massa di mercati è un libro di Chris Anderson, edito in Italia da Codice Internet di Torino, nel 2006.

Premetto subito che è un volume ricchissimo, sul quale a più di due anni dall’uscita si continua a discutere, e che quindi è piuttosto difficile da recensire.
Per questo mi limiterò ad evidenziare i concetti chiave per poi lasciare al lettore il piacere della scoperta.

cover_coda_lunga

Il tema è quello dell’evoluzione dei mercati consentita da Internet e dalle nuove tecnologie che, come dice il sottotitolo, hanno creato una serie enorme di nicchie impossibili da gestire (ma anche solo da immaginare) nell’economia tradizionale.

Il punto di partenza dell’autore è quello che lui chiama la “tirannia dello scaffale”: la distribuzione moderna per massimizzare la sua efficienza in proporzione allo spazio disponibile è costretta ad escludere a priori una grande quantità di prodotti e di varianti.
Infatti questi prodotti hanno un mercato atteso (e spesso reale su scale locale) troppo piccolo per poter soddisfare le esigenze del business su di uno spazio fisico che è comunque finito.

Quello che invece la rete sta di nuovo rendendo possibile (e accelerando) è appunto la coda lunga: a valle dalla curva delle hit, ossia di quei prodotti con alti volumi di vendita e che si trovano normalmente nella distribuzione tradizionale ci sono migliaia di oggetti con mercati di nicchia che però sommati assieme generano valori economici importanti.

Sul web dunque, dove un inventario di musica o di libri può essere quasi illimitato visto che fino all’atto della vendita trattiamo di bit quasi senza costo, la varietà ritorna al potere, con numeri di grande rilievo (spesso sottraendo anche quote di mercato ai best sellers dell’offline).

Questo processo è reso anche possibile da alcuni altri fattori, primo fra tutti la possibilità per degli amatori (e dei piccoli produttori) di creare con costi irrisori il proprio prodotto (es. un video) e diffonderlo facilmente nella rete stabilendo un prezzo da pagare e trovando degli acquirenti.

A ciò si somma il potere dei filtri:
sul web si possono combinare infinite modalità di ricerca e dunque ciascuno, nella varietà quasi infinita presente sui siti, può trovare realmente quello che cerca mescolando le recensioni degli utenti con le categorie di classificazione create dai siti e le parole chiave.

Questo porta anche alla revisione della classica legge di Pareto dell’80/20: nei mercati a coda lunga tale classica sproporzione si riduce, soprattutto quando passiamo dalla valutazione dei fatturati generati a quella dei profitti effettivi e del margine.

Anderson attraversa dunque molti mercati e molti settori con una trattazione documentata e attenta, che fornisce al lettore anche moltissime informazioni sui mercati tradizionali (come ad es. la distribuzione organizzata) e le loro logiche confrontate con quella del web.

Non manca un’analisi critica e attenta delle luci e delle ombre che derivano da una scelta pressoché infinita e della creazione di moltissime culture di nicchia quasi individuali ma alla fine l’analisi dell’autore evidenzia sempre un grande ottimismo circa i temi trattati.

In conclusione La Coda Lunga è dunque un libro sicuramente consigliabile a tutti, facile da leggere e documentato, assolutamente non rivolto solo agli operatori del web visto che il discorso dell’autore è di grandissimo respiro per chi si occupi, in genere, di business.

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