“Valeva la pena tentare. Sam Altman, OpenAI e il sogno di un’intelligenza artificiale per tutti” è un libro di Pier Luigi Pisa uscito per Apogeo nel 2025.
Si tratta di una biografia narrativa che ricostruisce l’ascesa personale e imprenditoriale di Sam Altman e la storia (anche politica e valoriale) di OpenAI, con una forte attenzione alle implicazioni dell’IA generativa sul futuro della società.
Come ha detto lo stesso Pisa in un evento recente cui ho partecipato anch’io, sorprendentemente nessuno aveva ancora scritto una biografia di Altman, e da qui nasce l’idea del volume che poi non si limita solo alla figura chiave dell’azienda più rappresentativa della GenAI ma apre uno spaccato interessante e avvincente su tutto lo specifico mondo di business e ricerca che vi ruota attorno.
UN ROMANZO PIÙ CHE UN SAGGIO TECNICO
I capitoli sono brevi, con titoli evocativi e con altre vicende ed episodi che si intrecciano con la storia del protagonista principale:
· Capitolo 1 – Sulle spalle dei giganti
· Capitolo 2 – Fuga dal Midwest
· Capitolo 3 – Lezioni di poker
· Capitolo 4 – Maestro Yoda
· Capitolo 5 – La fine del mondo
· Capitolo 6 – Il demone
· Capitolo 7 – Progetto Manhattan
· Capitolo 8 – Un sogno chiamato AGI
· Capitolo 9 – OpenAI
· Capitolo 10 – La cosa giusta
· Capitolo 11 – “By endurance we conquer”
· Capitolo 12 – Molto più di un gioco
· Capitolo 13 – Lotte di potere
· Capitolo 14 – Il segreto era nel paper
· Capitolo 15 – Bere il Kool‑Aid
· Capitolo 16 – Il cavaliere bianco
· Capitolo 17 – Pappagalli
· Capitolo 18 – Come Oppenheimer
· Capitolo 19 – Caos
· Capitolo 20 – Essere Sam Altman
Il libro segue tre linee intrecciate, come in un romanzo:
- la biografia di Altman, con la prima parte della sua vita nel Midwest degli Stati Uniti, l’arrivo a Stanford, l’esperienza da Y Combinator, la prima startup Loopt.
- la storia di OpenAI, dalla fondazione con Musk al passaggio da non‑profit a ibrido passando per la partnership con Microsoft)
- il dibattito pubblico su sicurezza, regolazione e potere dell’IA generativa.
Rispetto a Altman come persona, il libro permette di scoprire diversi aspetti della sua vita che arricchiscono la percezione (non certo errata, secondo me) di personaggio brillante ma anche spregiudicato, non privo di contraddizioni visto che è ossessionato dagli scenari apocalittici ma al tempo stesso convinto che valga la pena provare a costruire un’IA generalista “per il bene dell’umanità” (vedi anche l’intervista qui sotto).
Di sicuro, e questa è una sottolineatura importante per capire il contesto, Open AI nasce davvero da una preoccupazione reale, di Elon Musk, Altman e di altri, per il rischio di una concentrazione delle capacità tecnologiche che possono condurre alla AGI (con tutti gli hype che ben abbiamo conosciuto) nella mani della sola Google con Deepmind, la cui forza e i cui progressi all’epoca dei fatti sono ben raccontati dal libro.
Gli avvenimenti narrati successivamente poi dimostrano che però “giocare a fare Dio” con l’IA è un atto di responsabilità e allo stesso di hybris continua, dove i soldi hanno non poca parte, e questo nel libro è sottolineato dai continui rimandi al Progetto Manhattan e alla figura di Oppenheimer, specie nei capitoli centrali.
Sappiamo che la tecnologia non è buona o cattiva in sé, ma quando è così potente e trasformativa e tutto si muove così in fretta l’ideologia quasi salvifica di questi personaggi è sempre piuttosto inquietante.

Grazie al racconto di Pier Luigi Pisa, diventa anche più chiaro il contesto, molto umano, in cui è maturata la clamorosa e fulminea crisi che ha portato all’estromissione e poi il ritorno di Altman così come il ruolo di Microsoft come partner strategico (per ora?) di Open Ai.
I vari capitoli, inoltre, ci offrono insight utili sul rapporto tra ecosistema (Silicon Valley, Stanford, Y Combinator) e traiettorie imprenditoriali individuali in un contesto che è chiaramente molto diverso da quello italiano ed europeo.
Sono tutti elementi che permettono di contestualizzare la corsa della AI generativa, che per quanto sia stata velocissima negli ultimi anni non è nata dal nulla, come d’altra parte accade sempre quando si parla di innovazione.
PERCHE’ VALE LA PENA DI LEGGERE QUESTO LIBRO
Una prima motivazione, che non è da poco, è che il volume di Pier Luigi Pisa è avvincente e si legge molto velocemente perché non è un saggio tecnico o un libro di settore.
C’è di più però: questo romanzo/reportage permette a tutti i tipi di lettori calarsi nella mentalità e nelle vicende di una serie di personaggi, Altman in testa naturalmente, che oggi sentiamo menzionare quotidianamente dalle cronache ma in realtà conosciamo in modo superficiale.
Questi personaggi però, con iloro capitali e la loro ideologia stanno influenzando pesantemente le nostre vite, il mondo del lavoro, la nostra concezione della realtà e quindi capire meglio da dove vengono e il loro contesto credo sia importante e prezioso oggi per interpretare meglio le notizie che sentiamo ogni giorno.
Conoscere la storia recente dell’intelligenza artificiale infine ci permette di capire anche le dinamiche che stanno caratterizzando questa corsa.
Prendiamone una per tutte, le vicende di Google rispetto a questa tecnologia: come detto, grazie anche all’acquisizione di Deepmind la società di Mountain View alla metà degli anni duemiladieci era leader assoluto di questo campo di ricerca e i suoi brevetti e risultati sono alla base di tutto quello che è successo dopo.
Nel libro si raccontano molto bene, ad esempio, la serie di successi dei software AlphaGo nel complesso gioco del Go attraverso il processo dell’autoapprendimento, culminato nella storica vittoria sul campione coreano Lee Sedol nel 2016.
Google però, che aveva già iniziato ad aggiungere alcune capacità AI alla sua suite di produttività già nel 2018, ha mantenuto un atteggiamento graduale e prudente, cosa che non ha avuto Open Ai che aveva poco da rischiare in caso di malfunzionamenti, mentre ricordiamo tutti gli esordi di Bard quando Google è stata presa dal FOMO, con il conseguente danno da 100 miliardi in valore in borsa.
E ora invece è Google a spingere, a partire da Gemini 3, tanto far scattare l’allarme rosso in casa Open Ai di cui si è molto parlato in questi giorni.
La lettura del libro di Pier Luigi è un ottimo modo per poter capire meglio questi avvenimenti ed è un piacevole ripasso per chi ha già confidenza con le vicende della Ai generativa.
Come sempre, la paura e l’entusiasmo cieco sono entrambi due atteggiamenti pericolosi quando si parla di innovazione e l’unico modo di superarli è la conoscenza.








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