L’accoglienza turistica e i servizi rivolti ad anziani, a persone diversamente abili o con esigenze speciali stanno assumendo sempre maggiore rilevanza, non solo sul piano della solidarietà e del progresso sociale, ma anche dal punto di vista squisitamente economico. In un censimento effettuato dal Ministero dell’Industria (Direzione Generale del Turismo) e dall’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), le cifre parlano infatti di un ‘mercato’ potenziale di oltre tre milioni di turisti italiani (il 10% del totale dei turisti di casa nostra) a cui tuttavia aggiungere i tantissimi stranieri. (fonte DM 148).

Intervistiamo Stefania Marson responsabile del progetto No Barrier (www.nobarrier.it) e specialista del settore.

Cosa manca all’Italia per essere coerente con le politiche Europee sul turismo accessibile?: Direi un maggiore impegno trasversale per la modifica di tutte le norme che non tengono conto delle barriere fisiche e mentali, nonché la verifica sulla corretta applicazione delle norme già esistenti che spesso, pur tenendo conto dei bisogni specifici di ognuno, non vengono rispettate da chi dovrebbe fornire il bene o il servizio in questione .Questo dovrebbe garantire a tutti il diritto ad una vita indipendente, cioè una reale autonomia nelle grandi e piccole decisioni riguardanti la propria quotidianità e anche relativamente ai viaggi.

Le sembra che in Italia manchino strutture in grado di ospitare la disabilità?

In realtà molti si sono adeguati con interesse a questa fascia di viaggiatori. Per esempio in Alto Adige le strutture d’accoglienza turistica adatte a persone con disabilità motoriee non solo risultano essere almeno 300. Il vero problema è garantire che l’accesso non sia frutto di soluzioni architettoniche dettata solo dal buon senso, ma sia aderente alle reali esigenze di questi viaggiatori. Molti ci comunicano di restare delusi dalla scelta di un albergo che in guide e materiale informativo si definisce accreditato per garantire l’accessibilità. Poi si scoprono scale, gradini, ascensori troppo piccoli, superfici dei pavimenti non idonee ecc.

Pensa che sia frutto di una cattiva informazione?

La mia esperienza di vita e professionale mi dice che operatori di turismo sociale non ci si può inventare. Sono molte le iniziative in tal senso, ma non sono sempre supportate da una struttura organizzativa professionale che conosce il turismo e conosce le necessità dei viaggiatori o sono sporadiche e legate a iniziative e/o contributi spot fine a sé stessi , senza una programmazione autonoma a lungo termine.

Oltre ad occuparmi di vacanze accessibili definite “normali” il mio lavoro per esempio è rendere fruibile e senza barriere anche un’attività che si definisca singolare.

Quale sono le attività più singolari che ha curato in questo settore ?

Abbiamo curato viaggi in Lapponia con una cosiddetta Ice Experience nella quale la persona diversamente abile può sperimentare anche attività avventurose come , per esempio,itinerari con le slitte trainate dai cani. Abbiamo in programmazione crociere a vela con barche adattate o soggiorni legati ad esperienze subacquee per tutti, per vivere il mare in modo più coinvolgente.Moltissime destinazioni e attività con l’organizzazione tecnica adeguata e lo spirito giusto sono accessibilissime a tutti.

Cosa possono fare coloro che intendono conoscere queste opportunità di viaggio?

Sicuramente visitare il sito del progetto NO BARRIER (www.nobarrier.it) scambiando con noi informazioni utili su tutto ciò che è turismo sociale. Il sito offre anche una serie di aggiornamenti su argomenti importanti per chi vuole viaggiare senza barriere.

Gianluigi Zarantonello

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