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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Da grandi ecosistemi nascono grandi responsabilità (e opportunità)…

Ecosistema è assolutamente la parola chiave del business presente e futuro, e non solo dal punto di vista tecnologico ma anche strategico.

La fusione Nokia e Microsoft è un emblema di questi nuovi paradigmi, un matrimonio tra chi (Nokia) non ha capito che il software oggi vale quanto l’hardware e chi (Microsoft) è leader nel software ma non ha capito per tempo l’importanza di portarlo sui dispositivi mobili.

App-Store
L’ecosistema per eccellenza: l’app store (foto tratta da http://www.ispazio.net/)

Ecosistema vuol dire anche migrare il proprio business di venditori di contenuti su di un device proprio (Amazon con Kindle Fire), creare un unico accesso a infiniti servizi (per la maggior parte gratis) attraverso ogni dispositivo (Google) o creare un mondo chiuso di hardware/software/contenuti (Apple). Fino a far gridare alla “morte del web“.

Ma che cosa dovrebbe significare tutto questo per chi non nasce come azienda ad alta tecnologia? Significa, a mio avviso, capire dove si genera valore per il cliente e cercare di portare tale patrimonio dovunque sia necessario in termini tecnologici e strategici, senza rimanere agganciati ai propri schemi, anche quando si è leader. L’esempio perfetto? Blockbuster nei confronti di Netflix, ossia come scambiare il core business (vendere intrattenimento) con il modo in cui farlo (negozi fisici e videocassette). E perdere tutta la leadership in pochissimo tempo.

Un altro campione dell'ecosistema: Google (foto http://3.bp.blogspot.com/)
Un altro campione dell’ecosistema: Google (foto http://3.bp.blogspot.com/)

Quale può essere dunque la ricetta perfetta? Difficile a dirsi in poche parole ed in modo valido per tutti, ma di sicuro si deve:

1) capire se ciò che i nostri clienti vogliono (davvero) è sempre valido e se non ci sono concorrenti di tutt’altro settore che potrebbero entrare in questo business, senza sentirsi inattaccabili solo perché oggi leader.
Le forze di Porter sono cambiate alla voce barriere all’ingresso, anche perché qualche volta non serve nemmeno entrare quanto creare invece un nuovo mercato.

2) capire quale/quali tecnologie possono essere la nuova frontierascegliendo quelle giuste e non quelle “alla moda”

3) usare le tecnologie in modo da non essere troppo dipendenti da alcuna di esse, domani potrebbero tramontare in modo repentino e dobbiamo essere attrezzati a portare il nostro valore e la nostra rilevanza su nuove situazioni senza essere schiavi di niente e nessuno

4) costruire i propri contenuti e gestire i propri dati (compresi quelli dei clienti) in prima persona e in modo quanto più liquido possibile, ossia in grado di poter essere adattati entrambi alle nuove sfide e tecnologie che arriveranno

5) vedere online e offline, digitale e fisico come pezzi di un unico puzzle, non come due mondi rigidamente separati, e agire di conseguenza anche sul piano organizzativo e della cultura aziendale.

Io trovo impressionante come negli ultimi due anni questi temi, che in realtà sono validi da molto più tempo, siano diventati urgenti, critici e allo stesso tempo ancora poco chiari alle aziende di ogni ordine e dimensione.
L’opportunità che hanno i manager è enorme, tanto quanto è pesante la responsabilità di cogliere o meno il cambiamento, che può essere fatale in caso negativo, anche per il più forte player, di qualsiasi settore.

Voi che cosa ne pensate?

Nokia, grandi manovre nel mercato mobile (e non solo)

Eccoci qui, dopo un po’ di giorni di ambientamento al ritorno delle vacanze riprendo a pubblicare sul blog e per cominciare non posso fare a meno di notare il grande attivismo di Nokia nel mercato di Internet.


La prima notizia in merito è legata ad un settore per il quale si attende una notevole crescita, il mobile payment, in cui Nokia si appresta ad entrare con Money. Con questo strumento attraverso il proprio numero di cellulare si potrà trasferire denaro a un’altra persona, pagare oggetti, servizi e bollette, ricaricare il cellulare.

Ci sono già applicazioni di questo tipo, con buona diffusione in paesi come la Gran Bretagna e soprattutto il Giappone, Nokia però vuole sfruttare la sua quota di mercato per raggiungere in modo capillare gli oltre quattro miliardi di utenti di telefonia cellulare attivi nel mondo (contro 1,6 miliardi di conti bancari), facendo uscire il mobile payment dalla dimensione di nicchia e interessando anche i paesi emergenti.

La sfida, secondo tutti gli analisti, sarà quella di creare un numero sufficiente di partnership, certo è che la diffusione dei terminali Nokia sarà un buon viatico per il business.

Sicuramente il vantaggio competitivo dato dalla quota di mercato è stato alla base di un’altra notevole notizia: l’inserimento di Office sugli smartphone Nokia. Un accordo che da un lato sembra una rinuncia da parte di Microsoft a competere sui sistemi operativi mobili ma che da un altro punto di vista garantirà alla casa di Redmond un aumento esponenziale dell’ecosistema Windows/Office fra i dispositivi cellulari.

Quale che sia l’obiettivo dei due giganti questo accordo testimonia come il web mobile e gli smartphone in genere siano un business di grandissima importanza.

Questo interesse per le tecnologie portatili, al di là della pura telefonia, spiega anche l’ultima news che riguarda il colosso finlandese: l’ingresso nel mercato dei netbook, che pare proprio non sia più solo una voce.

Insomma tutto fa pensare che il pc fisso e anche il tradizionale portatile saranno sempre meno l’unico modo di massa di accedere alla rete.

Voi che ne dite?

Continua la sfida degli application store per il mobile: entrano in campo Nokia e Vodafone

In linea con le anticipazioni del Mobile World Congress, Nokia il 26 maggio ha reso ufficiale l’apertura Ovi Store, il negozio virtuale per acquistare giochi, contenuti, applicazioni, video e altri servizi direttamente dal telefonino.

Si tratta di un importante tassello nella scommessa che la casa finlandese sta facendo sull’Internet Mobile, nell’ottica di competere direttamente con iPhone sfruttando il suo bacino di circa 50 milioni di potenziali utenti.

Un business che fa gola a molti, se è vero che anche un operatore telefonico (e non un produttore di device) come Vodafone ha annunciato il 12 maggio scorso il progetto di aprire uno store di applicazioni e servizi per smartphone.

Il punto di forza qui è sicuramente dato dalla base di clienti (oltre 280 milioni nel mondo) che Vodafone può portare in dote ai produttori di contenuti ed applicazioni, ribadendo in qualche modo la forza di cui dispongono gli operatori che negli ultimi mesi sembravano aver perso terreno rispetto alle case costruttrici di device.

Di sicuro questa vivacità è di buon auspicio per lo sviluppo del mobile web, anche in Italia, non è però corretto nascondere i limiti della strategia degli apps store, volta a creare per ciascun sistema operativo un ecosistema di business che però non dialoga con gli altri.

Il rischio di oligopolio in tal modo diventa concreto (riproducendo il mondo degli operatori telefonici, specie nel nostro paese) e di ciò non potrà giovarsi il nascente mondo di Internet mobile che invece dovrebbe avere le stesse caratteristiche del web come lo conosciamo: non proprietario e trasparente all’applicazione che lo usa.

Naturalmente è ancora presto per giudicare, tuttavia tutti i grandi protagonisti si stanno muovendo e per ora il business è troppo ghiotto per rinunciare ad un tentativo.

Voi che ne pensate?

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