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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Il web è sempre più una questione di location?

Nelle scorse settimane mi è capitato di leggere una serie di articoli, commentare dei post e guardare dei video che in vario modo hanno ispirato questo mio contributo di oggi.

Mi viene da pensare che il web, in particolare quello di tipo social, sia sempre più orientato ad uno dei concetti che non molto tempo fa sembrava secondario e superato: il luogo.


Il primo elemento che salta agli occhi è lo sviluppo dei social media geocalizzati: Foursquare, Google Latitude, Gowalla stanno diventano sempre più interessanti, anche per il business, come ben spiegato in questo post di Vincos Blog.

Anche senza una geolocalizzazione così spinta poi i social network più diffusi, Facebook in primis, sono sempre più utilizzati sui dispositivi mobile, legandosi all’esperienza contestuale dei navigatori.
Ancora, risorse ipertestuali come i QR Code o la realtà aumentata poi si possono legare all’esperienza e alla fruizione di un luogo specifico, così come il più “antico” Blue Tooth.

Infine, oltre al puro tema tecnologico, avverto un’attenzione sempre maggiore all’integrazione fra online e offline nei media sociali, un aspetto strategico che alcune realtà (come l’italiana Connecting-Managers) avevano già individuato diversi anni fa.
L’aggregazione sociale sul nuovo web spesso sente il bisogno di sfociare in momenti di incontro personale che la tecnologia favorisce (e non impedisce) e allo stesso tempo delle realtà assolutamente locali trovano modo di esprimere la loro aggregazione attraverso il social web.

Esempi di quest’ultima tendenza sono tanto i ClubIn quanto i network iperlocali come Mirano Commnuity Network, forme evolute e interessanti di interazione fra locale e globale.

Tutti i nuovi device mobili, a partire dall’iPad, non faranno secondo me che aumentare la dialettica fra chi si muove nello spazio fisico e contestualizzato e i navigatori che seguono questa persona in rete, ovunque essi siano.
Ci sarà da capire al più presto quale potrà essere il modo migliore di utilizzo per le aziende.

Voi che ne dite di tutto ciò?


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I have a (small) dream…

Ho scritto recentemente della crescente ipertestualità e crossmedialità del mondo tecnologico che sta sempre più influenzando la nostra vita, dagli smartphone all’iPad passando per QR Code e lettori di varia natura.

Tuttavia nella mia visione l’evoluzione tecnologica ideale dovrebbe andare verso la logica della fruizione universale dei contenuti, indipendente dal supporto utilizzato che si occupa solo di adattarsi a quanto deve essere fruito.

l'iPad

Ebbene qualche tempo fa avevo manifestato qualche dubbio circa il numero elevato di sistemi operativi presenti sugli smartphone, ciascuno dei quali ha un suo ecosistema tendenzialmente chiuso di applicazioni.

Lo stesso tema sembra ora porsi per tutto il mondo dei lettori alla iPad e per altre tecnolgie che si stanno affacciando sul mercato e che traggono il loro valore aggiunto da un marketplace di applicazioni utili (il reale futuro della navigazione in mobilità/extra pc).

fonte:http://carpentier.files.wordpress.com

Per questo ho letto con piacere la news secondo cui Open Mobile System 2.0 (Android) forse supporterà anche gli applicativi di Windows Mobile. Una notizia dello stesso segno di quella di questa estate, che diceva che Office Mobile sarebbe girato anche su Symbian (Nokia, ormai prossimamente open source per altro).

Mi piacerebbe dunque immaginare un prossimo futuro con dei protocolli comuni per la diverse applicazioni, in grado di farle girare su sistemi operativi diversi. I profitti degli sviluppi dei software nati in un certo ecosistema, per le applicazioni di un certo interesse, potrebbero aumentare grazie alla diffusione mentre gli apps store avranno sempre senso e mercato per applicativi molto specifici, come possono essere ad esempio quelli legati al multitouch dell’iPhone.

Sia come sia, credo che la competizione giovi molto, mentre la frammentazione in ambienti chiusi no.

Per questo mi piace immaginare questo piccolo sogno, che poi è quello che ha fatto grande la rete: un substrato comune dove tutti possono competere, tutti possono fruire delle oppportunità come utenti e che premia i più bravi con il successo, anche economico.

Mi sto allargando troppo? Aspetto i vostri pareri…

Social media e mobile web, il 2010 sarà l’anno dell’azione? Qualche considerazione…

Ho letto in questi giorni diversi post, molto interessanti, sulle previsioni per il 2010 come l’anno dell’azione, sia per il social media marketing (leggete questi articoli su Social Media Marketing e su Digitalmarketinglab) sia per il mobile web (ancora su Digitalmarketinglab).

Spero anche io che quest’anno si passi davvero da una generica consapevolezza del valore di questi strumenti (peraltro molto legati fra loro) alla reale attuazione di piani e strategie.

Quali sono i limiti e le opportunità della situazione ad oggi?

Partiamo dal mobile, dopo un paio di annate partite a metà la tecnologia è matura, la diffusione degli smartphone è alta e anche gli operatori stanno spingendo. Cosa manca? Sicuramente la conoscenza delle opportunità da parte degli utenti finali, traumatizzati anche dai salassi patiti causa alte tariffe. Auspicherei dunque delle campagne informative per il grande pubblico, oltre alla pubblicità commerciale.

Inoltre il futuro è fortemente legato alle applications, in questo senso fondamentale è stato l’avvento dell‘iPhone che ha cambiato l’approccio al mercato (una previsione azzeccata), non bisogna però dimenticare che in Italia questo device vale forse il 3% del mercato (700.000 pezzi) e che dunque mode a parte non bisogna trascurare tutti gli altri sistemi operativi a partire da Symbian e Windows Mobile. Le aziende sono consapevoli delle quote di mercato, oltre che dei costi di porting?

Veniamo poi ai social media: nei giorni scorsi si è sviluppata una bella discussione su Linkedin a proposito di come trasmettere la cultura dei social media marketing all’interno delle organizzazioni.

Credo che sia qui il problema centrale: la teoria in questo caso è difficile da applicare in mancanza di una conoscenza diretta degli strumenti e di un giusto approccio culturale. Come si diceva su Linkedin è importante coinvolgere chi in azienda ha già familierietà con questi strumenti per farne degli evangelisti. Tuttavia senza un forte committment dall’alto queste persone non avranno abbastanza credito, per cui uno sponsor forte è davvero necessario.

immagine tratta da http://laurelpapworth.com

In libri come l’Onda Anomala molte storie iniziano con dei pionieri che ad un certo punto trovano un sostenitore forte in azienda, dando vita a storie di successo, nel 2010 ci sarà abbastanza coraggio per poter avere dei casi di studio italiani?

Su questo chiudo con un pensiero senza intenti polemici: in tutti gli incontri in cui mi sono trovato a parlare di social media negli ultimi mesi ho sempre avuto un pubblico di addetti ai lavori, dove mancavano quasi totalmente i manager di azienda. Non so se sia un problema di poca curiosità o di inviti gestiti male, certo è che ci siamo trovati ogni volta a dirci che “sono i soliti discorsi” mentre per altri interlocutori sarebbe stati preziosi.

Andrà meglio quest’anno? Che ne dite?

QR code, l’ipertestualità sbarca fuori da Internet

Questo post nasce dalla lettura dell’ultimo numero di Panorama, che ha fatto largo uso di QR code negli articoli e nella pubblicità, spiegando ai suoi lettori come utilizzare questo strumento.

Il Qr code si usa già sulla stampa per uso pubblicitario (i QR esistono dal 1994), ma mi ha colpito l’uso integrato che ne ha fatto il settimanale, un vero mezzo di approfondimento multimediale dei testi. Con scenari interessantissimi.

Infatti con un semplice telefonino collegato a Internet si possono creare link, contenuti extra, strumenti interattivi a partire da semplici fogli di carta, che così possono superare anche il limite dell’aggiornamento una volta avvenuta la stampa.

Il Qr Code di questo blog

Insomma Il QR offre tutta a ricchezza dell’ipertestualità unità all’ubiquità dei telefonini, con in più la possibilità di una reale integrazione cross mediale.

Anche la realtà aumentata permette di far vivere la carta stampata oltre le pagine ma forse i Qr code oggi sono più alla portata del grande pubblico,visto che quasi tutti i telefoni sono in grado di supportare queste soluzioni.

Quali limiti ci sono allora alla diffusione dei QR? Intanto la gente li conosce poco perché i reader non sono montati di serie sugli smartphone, se escludiamo alcuni modelli.

Ci sono poi i costi di connessione da cellulare in Italia, che affossano tuttora la fruizione di Internet in mobilità.

Trovo però che le soluzioni, non solo pubblicitarie, che questi codici offrono siano veramente ampie, voi che ne dite? siete pronti all’era degli ipertesti crossmediali?

Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni e esperienze.

Smartphone, tanti ecosistemi di business, una sola rete?

E’ di questi giorni la notizia che anche Samsung sta per lanciare un suo apps store, mossa assolutamente coerente per il secondo produttore al mondo di device e di fatto inevitabile vista la folta concorrenza in merito.

Mi chiedo però se questa frammentazione di sistemi operativi, applicazioni, sviluppatori sia di reale giovamento per lo sviluppo di servizi evoluti e di larga diffusione, da fruire via web mobile, soprattutto in vista delle ulteriori potenzialità prospettate con l’arrivo dello standard LTE.

Negli ultimi due anni infatti la palla dell’evoluzione del web mobile (e dell’uso evoluto della telefonia) è passata dagli operatori telefonici ai produttori di device, fermo restando, almeno in Italia, una stretta ‘collaborazione’ che sta all’origine, ad esempio, del costo dell’iPhone.

Da un lato questa forte concorrenza, trainata dall’arrivo di Apple come ipotizzato qualche tempo fa, sta consentendo uno sviluppo vivace e ricco di novità, dall’altro però il modello di business basato sull’ecosistema chiuso (molto redditizio) è una barriera per lo sviluppo di strumenti trasversali ai vari tipi di sistemi operativi.

Chi conosce un po’ questo mondo infatti sa che già oggi, con pochi player davvero importanti (essenzialmente Symbian, Windows, iPhone, Rim e Android), lo sviluppo di applicazioni per il mobile richiede una miriade di varianti, con costi e tempi che lievitano.

In comune resta solo la rete su cui ci si appoggia per navigare (costi degli operatori permettendo) ma già il fatto che esistano siti fatti solo per iPhone mi sembra un indizio che anche il web mobile possa diventare non realmente cross platform.

Senza nulla togliere ai leciti profitti degli apps store temo dunque che alla lunga si possano creare delle barriere tra i vari os tali da impedire lo sviluppo di strumenti di larga diffusione, specie per quanto riguarda la pubblica utilità.

La soluzione? Potrebbe essere un protocollo analogo a quello che sta sotto il web e l’html, derivante dalla collaborazione di più player, in grado di bypassare le differenze, non solo nei siti (dove il linguaggio è ancora comune) quanto negli strumenti.

In alternativa i produttori potrebbero competere per rendere uno standard di fatto una loro applicazione o suite, per tutti i vari sistemi esistenti.

Utopia? Fine della festa per i produttori e per gli apps store?

Non è detto, e prova ne è il recente accordo Office Mobile e Symbian, con il quale Nokia guadagna un prezioso strumento di lavoro e Microsoft espande esponenzialmente l’ecosistema della sua suite di programmi.

I profitti degli sviluppi dei software nati in un certo ecosistema, per le applicazioni di un certo interesse, potrebbero aumentare grazie alla diffusione mentre gli apps store avranno sempre senso e mercato per applicativi molto specifici, come possono essere ad esempio quelli legati al multitouch dell’iPhone.

Sia come sia, credo che la competizione giovi molto al settore, mentre la frammentazione in ambienti chiusi no.

Voi che ne dite?

Nokia, grandi manovre nel mercato mobile (e non solo)

Eccoci qui, dopo un po’ di giorni di ambientamento al ritorno delle vacanze riprendo a pubblicare sul blog e per cominciare non posso fare a meno di notare il grande attivismo di Nokia nel mercato di Internet.


La prima notizia in merito è legata ad un settore per il quale si attende una notevole crescita, il mobile payment, in cui Nokia si appresta ad entrare con Money. Con questo strumento attraverso il proprio numero di cellulare si potrà trasferire denaro a un’altra persona, pagare oggetti, servizi e bollette, ricaricare il cellulare.

Ci sono già applicazioni di questo tipo, con buona diffusione in paesi come la Gran Bretagna e soprattutto il Giappone, Nokia però vuole sfruttare la sua quota di mercato per raggiungere in modo capillare gli oltre quattro miliardi di utenti di telefonia cellulare attivi nel mondo (contro 1,6 miliardi di conti bancari), facendo uscire il mobile payment dalla dimensione di nicchia e interessando anche i paesi emergenti.

La sfida, secondo tutti gli analisti, sarà quella di creare un numero sufficiente di partnership, certo è che la diffusione dei terminali Nokia sarà un buon viatico per il business.

Sicuramente il vantaggio competitivo dato dalla quota di mercato è stato alla base di un’altra notevole notizia: l’inserimento di Office sugli smartphone Nokia. Un accordo che da un lato sembra una rinuncia da parte di Microsoft a competere sui sistemi operativi mobili ma che da un altro punto di vista garantirà alla casa di Redmond un aumento esponenziale dell’ecosistema Windows/Office fra i dispositivi cellulari.

Quale che sia l’obiettivo dei due giganti questo accordo testimonia come il web mobile e gli smartphone in genere siano un business di grandissima importanza.

Questo interesse per le tecnologie portatili, al di là della pura telefonia, spiega anche l’ultima news che riguarda il colosso finlandese: l’ingresso nel mercato dei netbook, che pare proprio non sia più solo una voce.

Insomma tutto fa pensare che il pc fisso e anche il tradizionale portatile saranno sempre meno l’unico modo di massa di accedere alla rete.

Voi che ne dite?

Continua la sfida degli application store per il mobile: entrano in campo Nokia e Vodafone

In linea con le anticipazioni del Mobile World Congress, Nokia il 26 maggio ha reso ufficiale l’apertura Ovi Store, il negozio virtuale per acquistare giochi, contenuti, applicazioni, video e altri servizi direttamente dal telefonino.

Si tratta di un importante tassello nella scommessa che la casa finlandese sta facendo sull’Internet Mobile, nell’ottica di competere direttamente con iPhone sfruttando il suo bacino di circa 50 milioni di potenziali utenti.

Un business che fa gola a molti, se è vero che anche un operatore telefonico (e non un produttore di device) come Vodafone ha annunciato il 12 maggio scorso il progetto di aprire uno store di applicazioni e servizi per smartphone.

Il punto di forza qui è sicuramente dato dalla base di clienti (oltre 280 milioni nel mondo) che Vodafone può portare in dote ai produttori di contenuti ed applicazioni, ribadendo in qualche modo la forza di cui dispongono gli operatori che negli ultimi mesi sembravano aver perso terreno rispetto alle case costruttrici di device.

Di sicuro questa vivacità è di buon auspicio per lo sviluppo del mobile web, anche in Italia, non è però corretto nascondere i limiti della strategia degli apps store, volta a creare per ciascun sistema operativo un ecosistema di business che però non dialoga con gli altri.

Il rischio di oligopolio in tal modo diventa concreto (riproducendo il mondo degli operatori telefonici, specie nel nostro paese) e di ciò non potrà giovarsi il nascente mondo di Internet mobile che invece dovrebbe avere le stesse caratteristiche del web come lo conosciamo: non proprietario e trasparente all’applicazione che lo usa.

Naturalmente è ancora presto per giudicare, tuttavia tutti i grandi protagonisti si stanno muovendo e per ora il business è troppo ghiotto per rinunciare ad un tentativo.

Voi che ne pensate?

Realizzare un vostro sito mobile…perché no?

Negli ultimi mesi ho avuto spesso modo di parlare di siti .mobi e di navigazione su internet via cellulare, visto che ritengo che il mobile web sia una delle prossime frontiere della rete (cfr. anche il mio recente intervento sul mobile social network e questa presentazione).

Perché allora non realizzare un proprio sito adattato per il mobile, modificando e ottimizzando il vostro blog o le vostre pagine personali?

Vi segnalo in tal senso due valide soluzioni, la prima si chiama Mofuse, offre il servizio sotto registrazione gratuita (anche se ha una versione premium) ed è alla base della versione mobile del mio blog, http://webspecialist.mofuse.mobi).

E’ una soluzione completa, che integra statistiche, possibilità di revenue da adwords e una ricca serie di servizi fra cui anche la generazione del proprio QR code.

L’altra possibilità batte bandiera italiana e si chiama Movylo, anch’esso con versione free e premium, su cui attualmente baso la versione mobile del mio sito personale (www.gianluigizarantonello.it), che risponde alla pagina http://internetmanager.movylo.com.
Rispetto a Mofuse questo servizio rende forse più semplice la costruzione di pagine più articolate ed inoltre ha diversi gadget come i sondaggi o il multimedia. In più gestisce le aree riservate e le pagine sotto registrazione.

Resta inteso che per le esigenze di un’azienda di medio-grandi dimensioni la soluzione ottimale resta la gestione da parte di un’agenzia specializzata, con assistenza tecnica e una possibilità di customizzazione totale.

Visto che ciò ha dei costi non vedo però perché realtà più piccole non dovrebbero approcciare questo mondo in modo più easy con dei servizi come quelli citati.

E voi, siete già online sul mobile web? Let me know!

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