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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Le “buzz mailbox” e la nuvola di informazione

Qualche tempo fa avevo scritto alcune opinioni su Google Wave, leggendo in questo strumento un tentativo di risposta al tema dei troppi siti e software attraverso cui oggi comunichiamo.

In questi giorni il tema ritorna di moda grazie all’annuncio quasi contemporaneo di Google Buzz e della nuova Yahoo! Mail, due servizi che mixano la tradizionale mailbox con i più importanti social media.

Yahoo!, con più di 300 milioni di caselle di posta aperte nel mondo, rivitalizza la sua offerta grazie ad un doppio pannello, che offre da una parte la posta e dall’altra i messaggi da e verso le proprie connessioni.

Google dal canto suo sembra aver capitalizzato gli esperimenti fatti su Wave per creare un flusso di comunicazione a 360°, ospitato dalla mailbox. Buzz inoltre capitalizza la grande quantità di servizi che big G offre gratuitamente ai navigatori che hanno aperto un account con l’azienda di Mountain View.
Rispetto a Wave l’interfaccia è più semplice e intuitiva (una buona introduzione la trovate qui), anche se fa una certa impressione constatare il numero di informazioni che Google ha su di noi e sulla nostra identità in rete.

Potranno essere delle killer applications? La domanda in realtà è legata in primo luogo al futuro dell’email come strumento di collaborazione e scambio, con tutti i mezzi oggi disponibili per comunicare le mailbox saranno a lungo un catalizzatore di traffico?
Inoltre avere un luogo unico per visualizzare servizi diversi aiuta a gestirli più facilmente ma non è una soluzione del tutto nuova, si pensi ad esempio a Friendfeed, e non elimina la dispersione dei nostri dati su diversi strumenti (tanto più che gli aggiornamenti sono tanti e creano parecchio rumore sul canale).

E allora che cosa manca? Secondo me il futuro dei social media passa per la possibilità di avere, o creare, dei filtri che ci permettano in modo intelligente e dinamico di trovare quello che cerchiamo, come per le merci della coda lunga, all’interno del grande mare della rete.

immagine tratta da http://blogs.nesta.org.uk/

Un applicativo/sito/strumento semantico che usi i dati che noi gli forniamo per permetterci di individuare le conversazioni che ci interessano e contribuirvi in un modo fluido, a cavallo fra il post e l’email.
L’evoluzione raggiungerebbe poi il suo apice se tutto ciò funzionasse su smartphone, dispositivi mobili vari e anche sulle nuove generazioni di dispositivi elettronici che renderebbero possibile la comunicazione ovunque.

Per concludere un cenno sul tema privacy, non credo che questi strumenti aggravino il problema, è bene ricordare infatti che le informazioni che immettiamo in rete difficilmente possono restare confinate ad un ambiente chiuso e dunque sta a noi utilizzare con giudizio i mezzi a disposizione distinguendo il pubblico dal privato.
Non elimineremo al 100% le minacce alla nostra riservatezza ma sicuramente saremo più sereni nella nostra navigazione nella nuvola di informazione.

E voi, come vedete il futuro della comunicazione interpersonale online?

Google Wave, Twitter e un mondo che comunica tanto, forse troppo!

Questo post parte dalla lettura di un articolo di Repubblica.it, dove si riportavano dei dati Nielsen che segnalano il sorpasso dei social media (301,5 milioni di frequentatori ad agosto) rispetto alle email (276,9 milioni).

Un dato sicuramente rilevante, tanto più che i social media non sono una semplice modalità push come le mail: i miei follower infatti sono aggiornati delle mie attività e di quelle dei miei contatti anche senza un invio da parte mia di un messaggio individuale.

Questa caratteristica è un’ottima possibilità per comunicare ma nasconde un problema: il rumore.

Ne ho scritto un po’ di tempo fa, davanti alla quantità enorme di messaggi che riceviamo, quanto ancora la nostra mente e la nostra attenzione saranno in grado di gestire questo bombardamento? Non c’è troppo chiasso?

Di sicuro è impossibile limitare l’espressione di ciascuno, anche perché nel totale di questi scambi c’è sempre una parte di contenuti che ci interessano.

Fermarsi all’uso di un solo strumento poi sembra piuttosto difficile perché, a parte forse Facebook, ogni social media ha una sua specializzazione (messaggio di testo, foto, video etc.).

Per questo motivo lo stesso Google Wave, che sto testando con grande interesse, potrebbe non essere ancora la risposta, pur offrendo un bellissimo (e non immediato) ambiente di comunicazione e condivisione utile per l’enterprise 2.0.


video tratto da www.bananaffair.it

Forse allora la soluzione sta in qualcosa che ancora non esiste, un web semantico in grado di farci avere, o creare, dei filtri che ci permettano in modo intelligente e dinamico di trovare quello che cerchiamo nel flusso di comunicazione, come per le merci della coda lunga.

immagine tratta da http://blogs.nesta.org.uk/

Voi che ne dite? E’ solo un problema di organizzazione e gestione dei contatti o anche secondo voi il prossimo futuro ci riserva dei nuovi strumenti di comunicazione, che siano una sintesi di ciò che già oggi esiste?

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