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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Jugaad Innovation. Pensa frugale, sii flessibile, genera una crescita dirompente

Jugaad Innovation. Pensa frugale, sii flessibile, genera una crescita dirompente è un libro di Navi Radjou, Jaideep Prabhu, Simone Ahuja uscito in Italia per Rubettino nel 2014.

Jugaad Innovation. Pensa frugale, sii flessibile, genera una crescita dirompente
La copertina dell’edizione italiana
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E-commerce: picco di shopping online per il Natale 2015

L’Italia è un paese sempre più digitale e in questo senso non stupisce il fatto che sono in crescita gli italiani che scelgono di acquistare i regali di Natale online, confermando il periodo delle festività come quello di picco per lo shopping digitale, secondo i dati della ricerca condotta da Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway.

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Data Visualization: i dati diventano sexy (e azionabili)

Lo spunto per questo post viene dall’interessante evento Digital Analytics Day cui ho avuto modo di partecipare qualche giorno fa dove, non a caso, la questione delle reportistiche per una logica data driven è stata toccata in molti interventi.

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Hr Tech, la digital disruption incontra le risorse umane

Vi ricordate la landscape sulla marketing technology, con quasi 2.000 vendor di soluzioni? Beh, anche il settore human resource (HR) software dice oggi la sua con 547 soluzioni divise in 17 categorie, che potete trovate sul sito capterra.con e qui di seguito.

 547 human resource (HR) software products
Clicca sull’immagine per ingrandire 547 human resource (HR) software products

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eMetrics Summit: macchine contro uomini? No, piuttosto ci serve cultura del dato

La settimana scorsa sono stato ospite di eMetrics Summit 2015 nella sua tappa milanese, un evento che devo dire si è rivelato anche quest’anno ricco di suggestioni concrete e interessanti grazie all’alto livello degli speaker (un bravo a Paolo Zanzottera).

In data we trust

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La collaborazione non si fa con i software (che aiutano però!)

Ci sono alcuni argomenti che rischiano di cadere nei luoghi comuni e nella retorica appena si nominano, e uno di questi è la collaborazione.

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Immagine tratta da destinationmarketing.org

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Location Is (Still) Everything The Surprising Influence of the Real World on How We Search, Shop, and Sell in the Virtual One

Location Is (Still) Everything. The Surprising Influence of the Real World on How We Search, Shop, and Sell in the Virtual One è un libro di David R. Bell, professore a Wharton, uscito per Amazon Publishing nel 2014.

location is still everything
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L’immagine è tutto…quando c’è anche il resto

Noi italiani siamo un popolo che vive per sua fortuna da sempre immerso nel bello, grazie al nostro straordinario patrimonio artistico e al gusto e alla capacità di lavorare sull’estetica di eccellenza che il mondo ci riconosce.

Design Digital

Inoltre i millennials, nel mondo intero, sono sempre più stimolati dall’elemento visivo a discapito in parte del testo e di contenuti meno velocemente fruibili (passatemi la generalizzazione, perché non è sempre vero, e non per tutti).

Naturale quindi che la cura dell’estetica di una presenza aziendale in un ecosistema digitale e fisico sia cruciale e che dunque, come ho scritto nel titolo, l’immagine sia tutto. A patto che ci sia già il resto.
Mi spiego subito, e su più fronti. Continua a leggere “L’immagine è tutto…quando c’è anche il resto”

Big data: l’opportunità è grande ma serve un cambiamento di prospettiva

Il 10 dicembre sono stato all’interessante conferenza conclusiva dell’Osservatorio Big Data e Business Intelligence del Politecnico di Milano e le impressioni che ho avuto sono all’origine di questo post.

Il big data è ormai un concetto con un buzz molto forte nella business community, fino a far temere perfino un effetto hype prima ancora di diventare concreto. Io trovo che invece sia un altro di quei casi in cui la tecnologia corre più veloce della sua comprensione.

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L’interesse c’è, eccome

A vedere i dati della ricerca il tema è bello caldo: il big data analytics rappresenta la principale priorità di investimento per il 56% dei CIO per il 2015, con un budget in crescita del +23% rispetto al 2013. Sebbene per l’83% sia dedicata ancora a soluzioni di Performance Management & Basic Analytics e solo il 17% ad Advanced Analytics queste ultime crescono in modo maggiore (+34%) rispetto a quella in Performance Management & Basic Analytics (+23%).
Un mercato in grande fermento quindi, dove spesso a tirare la volata verso l’adozione è il marketing.
Probabilmente poi c’è un po di confusione sulla definizione se solo il 16% dei dati analizzati sono di provenienza esterna all’azienda, ma alcuni trend, come la crescita dei dati destrutturati (+31% vs. 21% degli strutturati), sono comunque incoraggianti.

Mancano le competenze

Che cosa impedisce allora di far partire le iniziative? Il budget sicuramente non rispecchia l’attenzione dimostrata nelle dichiarazioni: gli investimenti previsti in Marketing Analytics in Italia rappresentano ancora solo il 2% del budget Marketing 2014 (negli Stati Uniti media il 5%).
Il problema più grande di pone però nelle competenze richieste.

Solo il 17% delle aziende lamenta infatti carenze di software adeguati, mentre nel convegno e nella ricerca si parla molto di Data scientist e Chief Data Officer, che però non sono previsti nemmeno nel futuro dal 73% delle organizzazioni e hanno invece un ruolo formalizzato nel 2% (è presente in qualche modo in altro 11%).

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Un salto troppo grande? Sì e no…

Il salto da fare non è banale. La verità infatti è che per molte aziende si vuole oggi passare dal non usare i dati, anche i più basilari, ad un super uso evoluto e cross channel. La prima domanda da porsi quindi è: siamo sicuri che le nostre fonti dati siano già mappate e gestite, o piuttosto c’è da costruire una logica coerente e aperta su cui innestare il futuro?

Inoltre dai dati bisogna farsi guidare, ovviamente con raziocinio.
I dati vanno gestiti, selezionati, analizzati per trovare correlazioni nascoste e anche presentati in un modo che sia comprensibile e con valore aggiunto reale. Pochi giorni fa poi ho scritto un post sul data driven marketing, in cui ribadivo il fatto che c’è una certa ritrosia di molti marketer rispetto alla tecnologia, tecnologia che a sua volta è ancora spesso ostacolata dalla presenza di silos chiusi di dati e da una governance del digital carente.

Durante l’incontro ho ascoltato poi volentieri i vendor, competenti, che sono stati protagonisti delle tavole rotonde e mi sono però chiesto: riescono a farsi comprendere dalle persone di business? E soprattutto, quante persone non addette ai lavori ci saranno in questa sala?
Di nuovo, il salto organizzativo e culturale che chiedono questi temi è forte e non basta essere solo tecnici o solo “commerciali”: serve scambio e comprensione del cambiamento a 360 gradi.

Un argomento così tecnologico e insieme così accattivante per il business come il big data può essere un’ottima occasione per iniziare questo processo di collaborazione fra diverse competenze, che ne dite?

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