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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

Autore

Gianluigi Zarantonello

Former CDO at OVS Spa and past Global Digital Solutions Director at Valentino Spa http://www.gianluigizarantonello.it - Digital Transformation Leader | AI & Martech Strategist | Luxury & Fashion Tech Executive and Advisor | Speaker & Author on Innovation

Social media e web 2.0, qualche numero

Oggi vi propongo alcuni link interessanti che ho trovato nel mio peregrinare fra blog e portali su di un tema che come sapete mi è caro: i social media e il web 2.0 ad uso business.

Per inizare da IAB Blog ecco l’indagine di Netpop Research “Media Shifts to Social – China”, che presenta numeri sorprendenti.

Infatti, nonostante le restrizioni e la censura, il 92% dei consumatori di banda larga in Cina dai 13 anni a salire (pari a 224 milioni di persone) utilizza i social media, contro i 105 milioni di americani (76% della popolazione).

Inoltre il 43% dei cinesi utenti che hanno la banda larga (105 milioni) comunicano tramite forum e il 37 per cento pubblica post su base giornaliera.

Social Media Marketing Industry Report è invece un’indagine online rivolta a capire come vengono utilizzati i social media da parte di chi si occupa di marketing in azienda. Ne parla Mauro Lupi in questo interessante post, dove cita alcuni dati, tra cui i benefici apportati dai social media: visibilità per il proprio business (81%), incremento del traffico online e degli iscritti (61%), sviluppo di partnership (56%) e l’incremento dei posizionamenti sui motori di ricerca (52%).

Infine su http://www.softwaresociale.com si parla del secondo rapporto di Ricerca dell’Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management del Politecnico di Milano, che esplora il fenomeno Enterprise 2.0.

Potete scaricare l’Executive Summary del rapporto di ricerca da http://www.osservatori.net/enterprise dopo esservi registrati.

Perché il nuovo professionista del web è sempre più specialista, umanista e…redditizio per l’azienda

Uno dei limiti che molte aziende hanno sperimentato negli ultimi anni è stato quello di non avere al proprio interno una persona esperta del web, con un profilo a cavallo tra un tecnico, un uomo di comunicazione e un project manager.

Infatti nessuno ormai si sottrae ad un utilizzo più o meno intensivo di Internet come strumento aziendale e nel fare questo spesso l’azienda si scontra con la difficoltà di utilizzare al meglio e con costi sostenibili tutte le soluzioni offerte dal mezzo.
A questo problema sta progressivamente ponendo rimedio l’inserimento di figure competenti di web che però non abbiano un profilo troppo tecnico, che sappiano dialogare con tutti i tipi di interlocutore e che riescano a fare da interpreti tra informatici e manager.

Dal mio punto di vista questa tendenza non potrà che potenziarsi, per alcune ragioni:

1) Internet è sempre più complesso e ricco di strumenti non paragonabili a nessuno di quelli che li hanno preceduti, come l’insieme delle tecnologie del web 2.0;
2) Le skills tecniche necessarie ad un lavoro su tutti i possibili strumenti non sono più possedibili in toto in azienda, occorre dunque lavorare sempre più con parti terze da selezionare e coordinare sulla base di una forte e ampia competenza di Internet;
3) A chi lavora sul web sul piano strategico è chiesta una visione sempre più ampia e ‘umanistica’: costruzione di relazioni, scelta di linguaggi e creazione di progetti multicanale;
4) Le aziende che sanno indirizzare correttamente l’uso del web 2.0 e dei social media sono ancora poche e ciò garantisce un grandissimo vantaggio competitivo a chi li approccia in modo strategico.

Tutto ciò non può prescindere, almeno per le aziende più grandi ed esposte al pubblico, da una figura interna che si occupi esclusivamente del mondo di Internet e delle nuove tecnologie, con confidenza con la parte tecnica ma anche con gli strumenti (e la mentalità) del manager.

Sicuramente un profilo ancora difficile da trovare ma che è destinato a emergere dall’insieme dei professionisti oggi esistenti, sia della tecnologia sia del marketing.

Voi che cosa ne dite?

Comunicare nella “nuvola d’informazione”

Ho letto recentemente su NC un bell’articolo dove Massimo Giordani, ceo di Time&Mind, esprimeva un concetto molto interessante, quello di information cloud.

In sostanza oggi tutti noi saremmo immersi in una nuvola di informazioni e conoscenze, basate sulla rete, accessibile in qualsiasi momento grazie ai pc, alle connessioni mobili, al wi-fi, agli smartphone.

Una porta su cui si innesta un sesto senso digitale, non sempre percepito esplicitamente, che fa sì che un qualsiasi digital native (coloro che sono nati dopo la diffusione del web) trovi naturale e automatico ricercare informazioni e contatti online in ogni momento, con vari device.

Che cosa implica questo?

La presenza sul web è indispensabile per comunicare con il cliente ma non sarà presto più sufficiente: bisognerà essere in grado di essere reperibili e, soprattutto, fruibili sui device più diversi: desktop (widget), mobile (sito .mobi), aggregatori (feed rss, webslice), social netowork e siti di social sharing.

Dunque sarà necessario concenpire siti e strumenti online in grado di essere flssibili, portabili, adattabili senza perdere l’esperienza e l’engagement del web tradizionale. E con gli stessi contenuti.

Questa sfida richiede competenze sempre più specifiche all’interno dell’azienda e un lavoro di progettazione attento e con una visione di lungo periodo. Se saprete investire un po’ tempo e risorse in più all’inizio però avrete la possibilità di sviluppare la vostra comunicazione e i vostri servizi in modo semplice e relativamente economico, su tutti i nuovi media che si presenteranno.

Senza riprogettare ogni volta e con una forte componente di automatismo negli aggiornamenti dei vari device.

Ne sentirete ancora parlare, voi vi state preparando? Che ne pensate?

Segnalazione – Settimo Salone d’Impresa, il capitalismo delle emozioni

Vi segnalo un interessante evento di due giorni che si terrà il 27 e 28 marzo a Filla Foscarini Rossi di stra (VE), il Settimo Salone d’Impresa.

Durante l’evento imprenditori, manager, politici, docenti universitari, policy maker saranno chiamati a rispondere e ad analizzare un nuovo modo di fare economia: quella del Capitalismo delle Emozioni.

Solo molto raramente, infatti, l’attenzione degli economisti per le variabili sociali e psicologiche si è spinta fino a prendere in considerazione l’influenza delle emozioni sulle decisioni degli agenti economici.

Il programma completo è scaricabile da questo link, maggiori informazioni su http://www.saloneimpresa.it/

Che tecnologia di social media dovreste scegliere? Dipende dai vostri obiettivi…

Torno ancora sul tema dei social media (ma di fatto anche del web in genere) per una riflessione semplice ma essenziale: che tecnologia scegliere.


La risposta è tanto semplice quanto poco considerata: dipende.

Dipende da che cosa?

a) Dai vostri clienti: se il vostro consumatore tipo è molto attivo sui forum è lì che dovete andare ad agire, se invece è un lettore di feed rss che non scrive mai nulla ma consulta molti siti dovrete dargli news e aggiornamenti. E così via.

b) Dai vostri obiettivi: se state facendo un progetto sul web dovete capire, sulla base di chi sono i vostri clienti, che potete pensare ragionevolmente di ottenre.

c) Dalla strategia che mettete in campo per raggiungere i vostri obiettivi.

Solo a questo punto potete scegliere la tecnologia, secondo l’approccio POST del libro “L’onda anomala” di cui parlavo anche in un recente intervento su questo blog.

Il percorso tipo delle aziende è invece quello di costruire i progetti attorno da una tecnologia, restandone poi prigionieria.

Inoltre sul web gli strumenti evolvono velocemente e passano, mentre le relazioni restano.

Tutte le tecnologie, secondo il noto ciclo di Hype, vivono un momento di euforia che poi porta ad una disillusion ed un assestamento, non bisogna quindi affidare solo agli strumenti lo sviluppo delle relazioni ma bisogna servisi di essi per sviluppare reali e proficui rapporti.

Le relazoni infatti sono il nuovo vantaggio competitivo e saranno in grado di passare da una piattaforma all’altra traendo il meglio da ciascuna (ricordiamoci che il networking precede, in termini temporali, il web 2.0).

Voi che ne pensate?

Corso Marketing Web 2.0 – Strategie vincenti per aziende contemporanee

Perdonate il momento autopromozionale ma oggi vi segnalo questo corso, per il quale avrò il piacere di essere il docente:

Marketing Web 2.0
Strategie vincenti per aziende contemporanee.

Sabato 21 Marzo 2009
Verona
ore 9.00-18.00

“I mercati sono conversazioni.” Cluetrain Manifesto

L’avvento del Web 2.0 ha di fatto cambiato le regole del gioco.
La comunicazione non è più appannaggio dell’azienda come emittente unidirezionale.
Il cliente parla sul web, cerca, confronta e interagisce con altri utenti
Le gerarchie non sono più rigorose e anche le realtà più piccole possono far sentire la propria voce con più forza dei “big”.
Le voci ed i commenti sulla blogosfera viaggiano ad una velocità impensabile un tempo.
Le aziende devono imparare a sintonizzarsi, ad interpretare questi segnali e reagire prontamente e strategicamente a questa realtà.

Obiettivo:
Fornire alle aziende partecipanti strumenti pratici per agire proattivamente in una realtà in perenne evoluzione, utilizzando le molteplici armi e opportunità che il web offre oggi alla business community.

Argomenti trattati:
– La stesura del piano di comunicazione.
– Le 4 C online.
– Le 4 P in rete .
– Creare un Internet marketing plan.

Informazioni ed iscrizioni su http://www.connecting-managers.com/index.jsp?doc=3320

Perché è necessario superare la paura del web 2.0?

Sicuramente il web 2.0 è un mondo con cui le aziende fanno fatica ad approciare.

Gli strumenti collaborativi di Internet hanno infatti dato un grande potere ai clienti: riprendendo il bel libro Groundswell di di Charlene Li e Josh Benoff, mentre voi state leggendo queste righe i consumatori stanno discutendo dei vostri prodotti sui blog, tagliuzzando i vostri spot su YouTube, aggiornando la definizione della vostra azienda su Wikipedia. E non potete farci nulla.

Il Cluetrain Manifesto aveva profeticamente annunciato questi cambiamenti fin dalla prima e più famosa delle sue 95 tesi: i mercati sono conversazioni.
I consumatori oggi si parlano tra loro, si scambiano consigli che orientano pesantemente le decisioni di acquisto e conoscono i prodotti delle aziende come e a volte meglio di queste ultime.

Come scrive Chris Anderson in “La coda lungaviviamo in un’epoca in cui ogni consumatore ha un megafono. Molti lo stanno usando.

L’era dell’asimmetria informativa e della comunicazione unidirezionale è dunque giunta al tramonto. Non ve ne siete accorti? Beh ciò non implica che i vostri clienti siano nella stessa condizione.

E allora che fare? Sicuramente bisogna approciare in modo strategico i social media, come ho scritto in un recente post.

Ma ancora più importante è superare la paura della perdita di controllo della comunicazione, dei commenti negativi e dei feedback dei consumatori.

Sicuramente aprendovi sul web e offline vi esponete a dei rischi e a delle critiche.

Ricordate però che, come scrive anche Debbie Weil a proposito della paura di bloggare, se non volete che i vostri clienti parlino di voi e con voi sui vostri siti essi lo faranno comunque, in altri posti dove non ne avete il controllo e dove i vostri concorrenti li stanno già aspettando.

A voi la scelta.

Il libro di Minimarketing e un’interessante tesi sulla reputazione online

Oggi posto due segnalazioni che possano essere molto interessanti per molti di voi.

La prima è il libro di Gianluca Diegoli, autore del seguito blog http://www.minimarketing.it

Si tratto di un libro elettronico, per il momento, titolo completo [mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso, dispobinile in download gratuito, pubblicato con ISBN a cura di Simplicissimus Book Farm.

Ve lo consiglio, buona lettura.

Sempre nell’ambito delle pubblicazioni elettroniche un’altra interessante novità è la pubblicazione della tesi di Flavia Cangini, autrice del blog Brand 2.0.

Flavia ha reso disponibile Box.net la sua tesi fresca di discussione, dal titolo “Il tuo nome ti precede. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali“, la potete scaricare da qui.

Brava Flavia e in bocca al lupo!

Come approcciare in modo corretto (e strategico) i social media?

Il mondo dei social media si sta manifestando in maniera sempre più dirompente e sta iniziando a contagiare, in termini di interesse, anche le aziende brick & mortar lontane dalla tecnologia web.
Resta però piuttosto difficile trovare chi, in azienda, conosca e padroneggi questi mezzi e sia in grado di affrontarli con un approccio strategico.

Ecco dunque alcune riflessioni sul tema prese da alcuni siti di riferimento, essenziali per cercare di realizzare una prima stesura della propria strategia.

Su Social Media Marketing ad esempio qualche giorno Enzo Santagata ha pubblicato questi utili e semplici consigli:

1. Non parlare ai consumatori. Non vogliono ascoltarti, vogliono essere ascoltati.
2. Offri una ragione per partecipare. Se le persone non percepiscono di ottenere un valore aggiunto dal condividere le loro opinioni, non verranno da te (magari vanno dal tuo diretto concorrente, che ha saputo soddisfarli meglio).
3. Resisti alla tentazione di vendere a tutti i costi.
4. Sperimenta e tieniti aggiornato. Ma soprattutto sperimenta, e se sbagli sperimenta ancora.
5. Ascolta le conversazioni che avvengono anche al di fuori del tuo sito. E partecipa anche lì indicando chiaramente chi sei e perché stai partecipando. Chi ha provato a fare il furbo è stato smascherato prima che potesse rendersene conto.
6. Cedi il controllo della comunicazione. Non aver paura di aprire le tue porte alle critiche. Quando una community si sente controllata e forzata verso una direzione a senso unico imposta dall’azienda, non dura molto.
7. Fai in modo che nella tua organizzazione ci siano quante più persone possibili che abbiano un background composto dal pensiero pragmatico da uomo di marketing, dalla curiosità incosciente di un sociologo e che siano grandi appassionati di social network.

Leonardo Bellini invece sul suo blog cita il libro Groundswell di Charlene Li e Josh Benoff (in edizione italiana, L’onda anomala, edito da ETAS) ed il loro approccio riassunto nell’acronimo POST.

P sono le persone. Non avviate una strategia Social senza aver compreso le reali capacità, conoscenza ed utilizzo delle tecnologie social da parte della vostra audience.
O sta per Obiettivi. Quali obiettivi vi potete realisticamente aspettare di raggiungere con il vostro target di riferimento?
S è la strategia. Come pensate di raggiungere questi obiettivi?
T sta per tecnologia. Una community. Una wiki, Un blog o 100 blog.

In entrambi gli approcci è comunque evidente la necessità dello studio e della pianificazione, spesso trascurati sul web (e in particolare sui social media).

A questo si lega anche il problema della misurazione dei risultati, uno dei temi più caldi rispetto al web 2.0 su cui ho scritto su queste pagine pochi giorni fa.
Credo infatti che aldilà delle indubbie difficoltà di rilevazione e valutazione ci sia un problema di fondo nei KPI utilizzati per misurare la redditività degli investimenti.

La prospettiva corretta infatti è quella della costruzione di relazioni, di fiducia e di reciproco scambio di informazioni e collaborazioni.
E’ necessario perciò predisporre strumenti che ci consentano di capire che cosa si dice di noi in rete, per essere consapevoli della nostra reale reputazione, e ascoltare molto, anche fuori dal nostro circuito di siti posseduti o di quelli di settore.

Si possono poi utilizzare software pensati appositamente per la gestione delle campagne social, come il tool proposto da Claudio Ancillotti, che ci permettono di svolgere queste attività in modo ordinato e pianificato.

Il messaggio di fondo che possono sentirmi di lanciare in conclusione è quello di affrontare i social media preparati e con l’aiuto di persone esperte, consapevoli delle particolarità del web 2.0 e pronti a reagire alle novità continue di questo magmatico mondo.

Siete pronti?

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