Giovedì 8 aprile ho avuto il piacere di partecipare alla prima edizione di Young Digital Lab a Padova, con una presentazione dal titolo Internet non solo al computer. Mobile Web e oltre, dedicata alle nuove frontiere tecnologiche del web, specie quello social. La trovate qui sotto.
Devo dire che è stata un’esperienza molto positiva, io spesso vado a parlare in tavole rotonde e conferenze legate al tema dei social media, qui però la differenza l’hanno fatta i relatori, tutti giovani e tutti preparati sul tema perchè di queste cose a vario titolo si occupano davvero nel concreto ogni giorno (le loro presentazioni le trovate in questa pagina).
I partecipanti si sono accorti di questo e mi sembra che tutti siano stati soddisfatti, l’augurio è che nelle prossime tappe siano presenti ancora più aziende tradizionali, perché c’è tanto bisogno di fare cultura su questi ambiti.
Complimenti ancora a tutti, invito i presenti alle giornate a mettersi in contatto con me su Linkedin, Facebook, Twitter, FriendFeed e quant’altro, per continuare a scambiare esperienze.
Ripubblico questo post a pochi giorni dalla prima edizione di Young Digital Lab (Padoav, 8-9 aprile), si tratta di un progetto che credo interessante e stimolante sia per chi lo ha pensato sia le persone che vorranno parteciparvi.
Mi fa piacere segnalarvi il progetto Young Digital Labal quale sono stato invitato a partecipare (aderendo con piacere) dall’amico Michele Polico.
Si tratta di una tavola rotonda dedicata alla comunicazione al tempo del social web, per comprendere quali opportunità il web offra alle aziende e quali cambiamenti imponga, la novità è che ciò avviene attraverso lo sguardo e le parole di alcuni tra i giovani che più si stanno distinguendo e muovendo nel panorama del web marketing italiano (tutti under 30, il sottoscritto è il più vecchio).
Infatti, come ha ben evidenziato Luigi Centenaro, gli eventi istituzionali non sempre offrono spazio ai più giovani (senza generalizzare, of course) che pure sono quelli che realmente operano sui social media e che dunque ne hanno un’esperienza concreta. Nel caso dei miei colleghi di avventura naturalmente tutto questo avviene con un alto tasso di qualità che potete riscontrare cercando il loro operato in rete.
Il primo appuntamento dunque è fissato per l’8 e 9 aprile a Padova, sul sito di Young Digital Lab trovate il programma dei due giorni, se vi va di fare un po’ di promozione all’iniziativa siete benvenuti, il progetto è anche su Facebook , YouTube e FriendFeed.
Lo spunto per questo post mi viene dalla lettura di [mini]marketing, e in particolare da un articolo dal titolo eloquente di “gli interinali dei social media“.
Da attento osservatore Gianluca Diegoli ha scovato su FriendFeed un annuncio di lavoro dove un’agenzia cercava collaboratori part-time per fare social media marketing per un’azienda che a sua volta aveva delegato all’esterno questa attività. Gianluca si chiede “ve le immaginate importanti aziende usare collaboratori esterni non dico come responsabili vendite, ma anche solo come agenti di zona? “.
Il punto è semplice, se si vedono i social media come un’appendice della normale attività pubblicitaria push è piuttosto ovvio che si affidi in modo occasionale all’esterno una diffusione in modalità spamming delle proprie comunicazioni. Se invece si comprende che il cuore del social media marketing è la creazione di una relazione e di un dialogo di lungo periodo con i clienti, beh allora l’attenzione sarà sicuramente diversa.
L’equilibrio ideale dunque è di avere delle risorse interne che dedichino almeno una parte continuativa del loro tempo a seguire in prima linea il dialogo sotto la guida e il supporto consulenziale di esperti qualificati del settore.
Un corretto approccio poi richiede un pensiero strategico che non può essere delegato alle persone più operative, ci deve essere un committment dall’alto e un investimento, più che di denaro, di tempo e attenzione.
Insomma, ben venga l’aiuto esterno ma non cedete la relazione con i vostri clienti a dei partner occasionali, non ha senso creare un nuovo tipo di precari in un paese che in questo settore ha bisogno di esperti! Qual è la vostra esperienza in merito?
Il recente lancio di Google Buzz ha scaldato una volta di più il dibattito sulla privacy in rete e le preoccupazioni sulla tutela dei dati personali sui social media.
Non si può negare che il tema sia di grossa attualità ma credo anche che ci siano molti fraintedimenti a tale proposito.
Prima di tutto manca ad oggi la consapevolezza reale, nei giovanissimi ma non solo, che ciò che viene pubblicato in rete acquista una capacità di diffusione che non può essere controllata realmente. Un limite di cui le istituzioni si stanno rendendo conto, visto che pochi giorni fa c’è stato il Safer Internet Day 2010, dedicato proprio alla sensibilizzazione su questo problema.
Credo anche che in tale dibattito sfugga un fatto socio-culturale più profondo, ossia che il desiderio di esporre se stessi in modo totale al pubblico viene da più lontano, visto il successo dei reality show fin da tempi ben antecedenti l’ascesa dei social media. La differenza è solo legata alla facilità di accesso agi strumenti della rete, più democratici ed economici dei media broadcast. Dunque maggiore quantità di persone che si espongono ma identica pulsione di fondo, su cui non mi voglio produrre in analisi che lascio ad altri più competenti.
L’attenzione a cosa si posta è dunque la difesa più efficace per la privacy, inoltre è anche alla base dell’altro grande tema che vorrei sottolineare: la costruzione della propria identità in rete per motivi di crescita personale.
Me ne sono già occupato, il web sta diventando sempre di più fatto di persone che come mai prima nella storia possono valorizzare se stesse davanti ad un pubblico potenzialmente illimitato. Ecco che emerge in tutta la sua importanza il valore della presentazione che ciascuno sa dare di se stesso, con il medesimo criterio e la grande attenzione con cui un bravo marketing manager gestirebbe il proprio prodotto.
E’ il personal branding, nella definizione di Sebastiano Zanolli si tratta di “l’insieme di valori, competenze, visioni, passioni, caratteristiche e ricordi in genere che immediatamente chi ci sta attorno collega alla nostra comparsa fisica o anche solo virtuale”. Non più nickname nei forum o identità parallele su Second Life: qui si mette la faccia, e non in senso metaforico visto che moltissimi siti richiedono obbligatoriamente l’inserimento di un’immagine del profilo.
Dunque oltre all’attenzione a non postare cose sconveniente o pericolose è bene avere la massima coerenza fra l’identità digitale e quella reale, mettere in evidenza i nostri punti di forza negli ambienti dove questi possono essere apprezzati (e non dovunque a caso) e rispettare sempre gli interlocutori che ci troviamo davanti.
In conclusione dunque la rete non è rose e fiori e ci sono rischi reali per la privacy anche per chi è attento a ciò che fa sul web, tuttavia i vantaggi e le opportunità di una corretta presenza sui social media sono, secondo me, largamente superiori ai pericoli. E voi che cosa ne pensate?
E’ un periodo di grande fermento nelcrowdsourcing e nel ricorso al web 2.0 per la comunicazione dei grandi brand della moda e del retail italiano.
Infatti dopo i successi di Coine diUpim con le loro campagne su Zooppa è ora il turno di Benetton, che porta online il suo casting con l’iniziativa It’s My Time. L’unico requisito è avere più di 14 anni. Su altre caratteristiche, come sesso e colore dalla pelle, non ci sono limiti per partecipare al primo casting online su scala mondiale per trovare i 20 protagonisti della sua campagna pubblicitaria “United Colors” per l’autunno-inverno 2010-11.
L'home page di It's My Time
Ampio l’uso di social media a sostegno, a partire da Facebook, e non manca nemmeno il ricorso alla realtà aumentata.
Maggior dettagli li potete leggere qui, da parte mia voglio solo sottolineare come tre grandi brand italiani abbiano virato con forza sulla rete per trovare nuove idee di comunicazione.
Ho letto in questi giorni diversi post, molto interessanti, sulle previsioni per il 2010 come l’anno dell’azione, sia per il social media marketing (leggete questi articoli su Social Media Marketing e su Digitalmarketinglab) sia per il mobile web (ancora su Digitalmarketinglab).
Spero anche io che quest’anno si passi davvero da una generica consapevolezza del valore di questi strumenti (peraltro molto legati fra loro) alla reale attuazione di piani e strategie.
Quali sono i limiti e le opportunità della situazione ad oggi?
Partiamo dal mobile, dopo un paio di annate partite a metà la tecnologia è matura, la diffusione degli smartphone è alta e anche gli operatori stanno spingendo. Cosa manca? Sicuramente la conoscenza delle opportunità da parte degli utenti finali, traumatizzati anche dai salassi patiti causa alte tariffe. Auspicherei dunque delle campagne informative per il grande pubblico, oltre alla pubblicità commerciale.
Inoltre il futuro è fortemente legato alle applications, in questo senso fondamentale è stato l’avvento dell‘iPhone che ha cambiato l’approccio al mercato (una previsione azzeccata), non bisogna però dimenticare che in Italia questo device vale forse il 3% del mercato (700.000 pezzi) e che dunque mode a parte non bisogna trascurare tutti gli altri sistemi operativi a partire da Symbian e Windows Mobile. Le aziende sono consapevoli delle quote di mercato, oltre che dei costi di porting?
Veniamo poi ai social media: nei giorni scorsi si è sviluppata una bella discussione su Linkedin a proposito di come trasmettere la cultura dei social media marketing all’interno delle organizzazioni.
Credo che sia qui il problema centrale: la teoria in questo caso è difficile da applicare in mancanza di una conoscenza diretta degli strumenti e di un giusto approccio culturale. Come si diceva su Linkedin è importante coinvolgere chi in azienda ha già familierietà con questi strumenti per farne degli evangelisti. Tuttavia senza un forte committment dall’alto queste persone non avranno abbastanza credito, per cui uno sponsor forte è davvero necessario.
In libri come l’Onda Anomala molte storie iniziano con dei pionieri che ad un certo punto trovano un sostenitore forte in azienda, dando vita a storie di successo, nel 2010 ci sarà abbastanza coraggio per poter avere dei casi di studio italiani?
Su questo chiudo con un pensiero senza intenti polemici: in tutti gli incontri in cui mi sono trovato a parlare di social media negli ultimi mesi ho sempre avuto un pubblico di addetti ai lavori, dove mancavano quasi totalmente i manager di azienda. Non so se sia un problema di poca curiosità o di inviti gestiti male, certo è che ci siamo trovati ogni volta a dirci che “sono i soliti discorsi” mentre per altri interlocutori sarebbe stati preziosi.
Eccoci qui, nel 2010, all’inizio di un anno che si prospetta stimolante sul web, anche in Italia.
Per fare davvero il salto però bisogna cambiare prima di tutto la mentalità (vedi ad es. questa presentazione) e raggiungere un primo grande traguardo: conoscere davvero la materia e così superare la paura del cosiddetto web 2.0.
Più che fare previsioni e prima di nuovi ragionamenti ho pensato dunque di raccogliere in un piccolo e-book alcuni dei post più significativi che ho scritto su questo blog.
Non ho particolari pretese, se non quella di dare degli spunti riassumendo in un unico documento una serie di stimoli che ho proposto nel tempo.
Gli ultimi due anni, e il 2009 soprattutto, sembrano darmi ragione: allo storico MilanIn si sono aggiunti diversiClubIn in giro per l’Italia, grandi associazioni come Ferpi sviluppano un network interno, la piattaforma Ning fornisce il supporto a tante iniziative più o meno grandi.
Il futuro del fenomeno merita qualche considerazione:
1) La vitalità è alta, nascono network ogni giorno, il pericolo però è la frammentazione. In Italia le associazioni si scindono continuamente e tutti vogliono essere presidenti, lo stesso sembra accadere per i business network (perfino i gruppi su Linkedin e Facebook sono ridondanti). Troppi piccoli network con pochi iscritti sugli stessi argomenti producono poco contenuto e non riescono a esprimere valore per gli iscritti.
3) La tendenza del 2010 sarà il rapporto con il territorio, nasceranno sempre più network regionali o ancora più localizzati, una situazione che va benissimo a patto che queste realtà collaborino all’interno di realtà più ampie.
In conclusione dunque sono fiducioso nello sviluppo di un sano e proficuo networking in Italia, grazie anche alla nostra predisposizione ai rapporti umani, l’unico limite alla crescita potrà essere l’eccessivo particolarismo, speriamo che tutti ne siano consapevoli.
Normalmente sul mio blog non parlo in dettaglio delle cose che faccio in azienda ma faccio una piccola eccezione per un’iniziativa che mi sembra un case history interessante: i video auguri di Natale.
Tramite la piattaforma Video Auguri di New Vision Group dal 18 dicembre tutti coloro che lo desiderano potranno inviare ai propri cari un Video Messaggio augurale per le Festività Natalizie.
Protagonisti dunque ancora una volta gli Utenti che senza alcun download potranno registrare gratuitamente i propri messaggi video (o una e-card) ed inviarli ad amici e colleghi.
I navigatori avranno a disposizione fino a 30 secondi per esprimere la loro creatività e il loro stile, a loro volta i destinatari del messaggio potranno inviare un nuovo video augurio seguendo la medesima procedura e scatenando il marketing virale.
L’idea è quella di rendere più interattiva e divertente la comunicazione del Natale, in ottica ugc e 2.0, che ne dite?
P.s. io ne ho registrato uno per fare gli auguri a tutti voi, eccolo qui.