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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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L’ecommerce natalizio e l’avanzata della digitalizzazione dello shopping

Ho ricevuto con piacere da Netcomm dei dati sulle tendenze dell’e-shopping natalizio, che testimoniano come progressivamente l’e-commerce sta entrando nelle vite degli italiani e che mi piace commentare nell’ottica della rivoluzione digitale che sta avanzando, talvolta senza clamore ma inesorabilmente.

Infatti si conferma in crescita il numero d’italiani che acquisteranno online almeno un regalo per amici: 9,2 milioni di individui acquisteranno almeno una parte dei propri regali di Natale online, a fronte dei 7,2 milioni che hanno utilizzato il canale eCommerce nel periodo natalizio 2013, per un controvalore stimato in 2,5 miliardi di euro.

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Tra gli acquirenti online di regali natalizi si riscontra anche quest’anno un aumento di quelli definiti “Online first”: salgono infatti a quota 2 milioni coloro che compreranno i propri regali di Natale principalmente o esclusivamente su internet, registrando un aumento del +35% rispetto allo scorso anno.

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Il 18,6% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà meno acquisti rispetto all’anno scorso, ma ben il 34,8% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà più acquisti rispetto all’anno passato. Le categorie che ricavano maggior impulso dagli acquisti della stagione natalizia sono, nell’ordine: prodotti di Salute & Benessere, Attrezzatura sportiva, Biglietti di viaggio, Abbigliamento e scarpe, Soggiorni di vacanza.

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Che cosa ci dicono questi dati? A mio avviso un primo punto è che l’abitudine degli italiani a usare più canali per i loro acquisti avanza, magari senza un certo clamore tipico di certi hype mediatici ma proprio per questo secondo me in modo più persistente. Si pensi poi ai dati sull’e-commerce da mobile, che confermano una “dieta digitale” molto più evoluta di quanto talvolta pensiamo.

Il fatto che poi l’e-commerce sia una fonte di acquisti che si abbina ad altri canali dovrebbe suonare come un forte promemoria a quei player che possono agire sul terreno dell’omnicanalità, che sempre più dovranno saper sfruttare tutte le occasioni di contatto e incanalare percorsi complessi di customer journey.

Anche nel recentissimo Osservatorio sull’Innovazione Digitale nel Retail si è dimostrato un grande interesse per l’apporto delle nuove tecnologie unito a molta prudenza, il punto è farsi trovare preparati, perché il consumatore forse va più veloce di quanto non ci immaginiamo.

E-commerce Consumer Behaviour Report: lo shopping online tra luci, ombre e qualche sorpresa

Non ho avuto purtroppo modo di partecipare di persona all‘E-commerce Forum del 18 maggio scorso, anche se in parte l’ho seguito in streaming online.

Ho avuto però modo di scaricare “E-commerce Consumer Behaviour Report“, la prima indagine sui comportamenti di acquisto online in Italia, realizzata da ContactLab in collaborazione con Netcomm.


La base dati è assolutamente interessante, 46.000 questionari compilati online dai consumatori, invitati ad esprimere le loro opinioni sulle abitudini di acquisto sulla rete.

Ci sono diversi spunti interessanti, ad esempio rispetto all’età: il 24% di coloro che fanno shopping ha più di 55 anni, mentre gli under 25 sono appena il 3%. Un fatto probabilmente spiegabile con la maggiore disponibilità economica delle fasce d’età più adulte.

Un po’ di diffidenza in più per le donne, secondo me dovuta alla maggiore componente sociale dello shopping fatto in negozio fisici, e una presenza di molto veterani, che acquistano da tempo online, sono aspetti che vengono confermati anche da questa indagine.

Molti fanno acquisti di più beni e servizi diversi (66%), mi immagino in parte anche su siti esteri vista la scarsa presenza di player italiani qualificati nei prodotti tangibili.

E’ bene evidenziare anche la concretezza degli acquirenti, che si concentrano sulla sicurezza del servizio e sulla logistica (il 69% dà importanza ad entrambi i fattori), ossia quelle parti di un progetto di e-commerce che sono spesso poco ponderate quando si costruisce uno shop online.

Il mio commento a margine di questa interessante ricerca, che altri stanno già commentando meglio di me, è che probabilmente in Italia la domanda è molto più avanti dell’offerta.

Le aziende tradizionali sono molto prudenti nell’entrare nell’online business e le vendite multicanale, che sono la regola in UK, nel nostro paese sono praticamente assenti.

Speriamo dunque che ricerche come queste siano di stimolo alle imprese italiane che producono beni tangibili, per far sì che entrino seriamente nel business e-commerce, senza dimenticare di affrontare l’organizzazione della logistica, della sicurezza e dell’assistenza al cliente (che spesso si trascurano).

Altrimenti nei prossimi forum diremo sempre le stesse cose…

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