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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Chi ha detto che il marketing non si occupa più di bisogni?

Ho scritto tante volte che quando si parla di digitale si tende a dimenticare il quadro strategico e si precipita nella tattica.
Ho anche detto altrettante volte che il marketing ormai è digitale e che tutti quelli che se ne occupano non posso più temere la tecnologia ma devono invece saperla sfruttare con abilità senza diventare dei puri tecnici.

Una delle conseguenze di questi due temi irrisolti è che oggi si tende a pensare ai mercati e ai consumatori come a qualcosa di totalmente altro da 20 anni fa ed alle attività di marketing come lontane dalle teorie che hanno fondato la disciplina.
Questo è vero nei modi ma non nei concetti, perché il marketing si occupa sempre di soddisfare bisogni, solo che non lo fa più per grandi gruppi omogenei di persone ma per individui informati, connessi e con aspettative differenziate.
Ma che chiedono pur sempre di soddisfare delle necessità, esplicite o latenti.

La classica piramide di Maslow
La classica piramide di Maslow

I video online soddisfano infatti il bisogno di intrattenimento, le foto digitali quelle di documentare ricordi ed emozioni, gli smartphone e i social media quello di comunicare e tenersi in contatto e così via.
Con le statistiche alla mano, gli esempi non mancano anche per i settori non prettamente tecnologici: il 43% degli italiani usa le nuove tecnologie per soddisfare il bisogno di informazioni sulle aziende, per quello di risparmiare tempo compiendo certe operazioni da casa (es. Il 30% di uso di home banking) o per quello di avere più scelta con gli acquisti online (24,4%).

Il primo grande errore dunque, legato al mancato utilizzo di una metodologia tipo quella POST, è di scambiare il bisogno da soddisfare con la tecnologia che utilizziamo, scegliendo un mezzo perché alla moda senza considerare le persone cui ci rivolgiamo e senza un obiettivo.

A rovescio poi molti grandi player sono caduti negli ultimi anni perché ciò che loro offrivano ai proprio clienti non era uno strumento ma il soddisfacimento bisogno che vi stava dietro, che è stato esaudito in modo migliore e diverso da terze parti, rispondendo però alla stessa richiesta del consumatore.
Blockbuster, Kodak, BlackBerry, Nokia sono solo alcuni nomi della lunga lista che si potrebbe stilare.

Immagine tratta da http://www.cmbinfo.com/
Immagine tratta da http://www.cmbinfo.com/

La seconda grande opportunità che viene spesso perduta è poi quella di usare i nuovi strumenti digitali per ascoltare prima che per comunicare.
Si tratta di un retaggio del marketing push, questo sì superato, basato su di una spinta unidirezionale dell’azienda verso i potenziali target.
Il vero valore che giustifica le quotazioni miliardarie dei social media o dell’ecosistema di Google è invece data dalla montagna di dati che le persone ogni giorno mettono a disposizione dei brand sulla rete, spontaneamente. C’è per questo chi parla di figure come il Chief Data Officer e chi calcola in oltre 300 miliardi di dollari il costo di un cattivo customer service che invece da questo ascolto può trarre grande forza.

Qui il problema vero diventa filtrare il rumore di fondo, certo, ma quante realtà anche importanti si prendono davvero la briga di provare a capire che cosa le persone stiano chiedendo a loro e al mercato, senza trovare risposte?
Nella maggior parte dei casi i brand si buttano anche loro nella mischia, partendo da ciò che credono unilateralmente e aumentando il rumore. Qui sotto i dati tratti dal rapporto The State of Social Business di Altimeter Group.

A questi dati di fatto corrisponde senza dubbio un aumento della complessità e della velocità che non ha avuto probabilmente eguali negli ultimi anni, e che pone delle sfide che Chris Heuer, CEO di Alynd riassume così in un suo guest post: “The market leaders in the 21st century will need to focus on modernizing talent management, operational systems and organizational models for a fully connected society, where the social physics are fundamentally different than the one we lived in just over a decade ago. […] This is compounded by a need for the organizations be more agile, so that they may respond in real time to both opportunities and threats, and to empower employees to serve as authentic ambassadors of their brands in both situations”.

Questo vuol dire dunque muoversi guardando sempre di più al cliente, visto che come scrive Rita Gunther McGrath le barriere all’ingresso della teoria del vantaggio competitivo sono sempre più labili e che i mercati sono delle arene dove si possono conquistare degli spazi anche fuori dai tradizionali confini del proprio business.

Questo può essere aiutato in modo dirompente dalla tecnologia, che secondo lo studio di IBM “The Customer-activated Enterprise” è diventata la priorità anche per i CEO.
Ma se si confonde la tecnologia con il mercato si rischia di non essere rilevanti e di dimenticare che la missione del marketing è di essere significativamente differenti per essere scelti.

One to one advertising: è necessario essere maleducati per raggiungere il target?

Ho letto su moltissimi siti della vicenda di Rachel Beckman, una giornalista del Washington Post che su Facebook è stata vittima di messaggi pubblicitari molto pesanti, in cui si è vista dare dal suo social network prima della cicciona e poi della sterile.

La cosa più preoccupante ed insieme più significativa è stata l’evoluzione del messaggio sulla base di ciò che Rachel scriveva nel suo profilo, fino al “Vorrai mica essere una sposa grassa?” sparato alla vigilia del matrimonio.

Il fatto che l’advertising si evolva sulla base del comportamento dell’utente, purchè tutte le impostazioni privacy scelte dal navigatore siano rispettate, è un ottimo esempio di comunicazione one to one che ritengo assolutamente positiva in termini di efficacia.

Tuttavia è davvero necessario essere così aggressivi? Questo tipo di linguaggio dà davvero risultati positivi?

Come scrissi qualche anno fa una campagna trash o aggressiva di fatto assicura un maggiore ricordo e potenzia la notorietà del marchio, anche (e soprattutto) se ne viene imposta la cessazione.

Bisogna dire però che nella marca moderna non è importante solo il ricordo e il riconoscimento ma anche le sensazioni che il brand genera e l’immaginario ad essa collegato.
Credo inoltre che i consumatori moderni siano più maturi ed informati di un tempo e dunque il ragionamento “purché se ne parli” mi sembra un po’ antiquato.

Dal mio punto di vista dunque ben venga la targhettizzazione spinta, ma senza mai mancare di rispetto al nostro interlocutore, perché ciò alla lunga sarà sicuramente inutile e controproducente.

I prosumer, quando è il consumatore che crea il prodotto

Second Life nell’ultimo anno e mezzo ha suscitato commenti di tutti tipi, nel bene e nel male, ma forse pochi hanno visto in questo ambiente virtuale un’espressione di quella che sarà sempre più una realtà centrale nel marketing e nell’ideazione del prodotto: i prosumer.

Citato per la prima volta da Alvin Toffler nel suo libro The Third Wave nel 1980, il termine prosumer indica la natura ibrida di queste figure, a metà fra il consumatore di un prodotto ed il creatore dello stesso, con un confine sempre più labile fra i due mondi.

Anche se Second Life non è un prodotto tangibile non si può fare a meno di osservare che il suo sviluppo è diverso da quello dei tradizionali giochi multiplayer online: qui infatti non c’è uno storyboard creato da pochi cui gli altri si devono adattare ma tutto nasce dal lavoro creativo dei suoi ‘abitanti’.

Certo si tratta di un esempio particolare ma, come viene ben illustrato nel libro Wikinomics di Tapscott e Williams, non è una situazione isolata né si può ricondurre alla semplice personalizzazione del prodotto che sta alla base dei vecchi approcci customer centric del marketing.

I prosumer infatti contribuiscono alla creazione del prodotto in maniera radicale, scoprendone nuovi usi e modificandolo anche profondamente, con o senza il consenso di chi lo produce.

Oggi questi fenomeni, noti già da tempo, assumono però una forza molto più dirompente grazie al web collaborativo che permette a grandi community di appassionati di scambiarsi esperienze e idee accelerando lo sviluppo delle varianti e delle novità.

C’è chi ha imparato presto a creare valore da questo fenomeno. La Lego ad esempio, dopo i primi tempi in cui diffidava le community dal continuare nella modifica del suo software della serie Mindstorm, ha capito quale poteva essere il valore di questo contributo ideativo (che per altro non accennava a fermarsi).

Oggi dunque gli utenti possono scaricare gratuitamente un kit di sviluppo software dal sito mindstorms.lego.com e poi possono ripubblicare le proprie creazioni con le relative specifiche, dando alla Lego suggerimenti e idee cui il suo team di R&S non avrebbe probabilmente mai pensato.

Va detto anche che il ‘prosumo’ non è privo di difficoltà per le aziende: c’è chi ad esempio ha costruito volutamente un sistema chiuso (Ad es. apple con l’Ipod) in cui il business si fonda anche sull’obbligo di usare le piattaforme proprietarie (ad es. Itunes) per usare il prodotto.

In questo tipo di architettura non è facile pensare di dare dei kit aperti agli utenti per favorire le modifiche del prodotto, d’altra parte i più esperti riescono comunque a fare delle modifiche e l’azienda di Steve Jobs fatica a scoraggiare apertamente gli utenti più appassionati dell’Ipod da questo utilizzo.

Dunque Apple per ora tace e studia il comportamento degli utenti per capire cosa fare in futuro.

Qui in effetti si colloca il ‘dilemma del prosumo’: aprirsi e rischiare di cannibalizzare il proprio business o chiudersi rovinando la propria reputazione e rallentando lo sviluppo dei propri prodotti?

E per quanto si potrà rimanere arroccati su posizioni difensive man mano che le nuove generazioni diventano sempre più esperte di tecnologia e hanno un ecosistema online sempre più grande dove parlarsi e confrontarsi?

Probabilmente dunque le aziende in un prossimo futuro dovranno confrontarsi sempre più spesso con questa situazione e per farlo in modo produttivo dovranno evolvere la propria cultura, accettando di perdere una parte del controllo sui propri prodotti piuttosto che far andare via i clienti, che invece dovranno poter accedere a kit di sviluppo per agire sui beni, volutamente modulari, in ambienti di lavoro e di collaborazione.

In questa ottica il cliente andrà trattato sempre più da pari in quanto una parte del valore sarà creato da lui e, anche se il vantaggio maggiore sarà per l’impresa che orchestra queste comunità, dovrà essere retribuito al di là della migliore esperienza di prodotto che sperimenterà (la Lego ha assunto per 11 mesi i migliori sviluppatori per contribuire alla creazione di alcune novità).

Non sono scelte facili ma i vantaggi che un approccio aperto possono portare allo sviluppo di un prodotto dovranno, prima o dopo, far riflettere tutti sull’opportunità di adottarle, prima che sia tardi.

Gianluigi Zarantonello

Internet: dal mass marketing all’approccio one to one

Internet ha rivoluzionato sotto molti aspetti il rapporto tra consumatori e imprese.

Grazie alla rete molte aziende, anche di piccole dimensioni, sono riuscite a raggiungere grandi quantitativi di persone a costi contenuti, ad esempio via e-mail, mentre ancora oggi la pubblicità online continua a segnare un segno positivo negli investimenti.

Tuttavia nel tempo l’affollamento di comunicazioni, l’abitudine ai formati pubblicitari, lo spamming e la maggiore esperienza del consumatore ha ridotto l’impatto delle campagne mass-marketing, aumentando al contempo la necessità di misurare con esattezza i risultati.

Per questo oggi è importante adottare un approccio mirato alla comunicazione, curando il rapporto one to one con i propri consumatori sulla base delle loro esigenze e in base ai loro comportamenti, come teorizzato da Pepper e Rogers.

Internet è uno degli strumenti più idonei per applicare questo approccio grazie alla misurabilità dei risultati ma ancora poche aziende sanno che la comunicazione one to one è realmente fattibile in modo accessibile e, soprattutto, che è più efficace dello “sparare nel mucchio”.

Ne parliamo con l’Ing. Fabio Pagano, Ceo di SitoVivo.

Buongiorno Ing. Pagano, la vostra azienda ha sempre lavorato su software ispirati alla teoria del marketing one to one. Come mai questa scelta?

Competere su un mercato dove gli strumenti e i consulenti sono tanti non è facile e la ns azienda voleva differenziare la propria offerta in modo competitivo. Per raggiungere questo scopo ci siamo orientati verso strumenti innovativi che potessero essere integrati e seguissero le naturali evoluzioni richieste da un mondo nel quale la mole di informazioni, offerte o pubblicità sempre crescente – email, tv, radio ecc… – rischiava di saturare la mente dei destinatari rendendo nulli o poco significativi i risultati in termini di ritorno degli investimenti. Per questa ragione dal marketing di massa è stato necessario spostarsi verso un marketing personalizzato e mirato al singolo individuo.

Identificare gli utenti, classificarli e profilarli uno ad uno, interagire in maniera personalizzata in base agli interessi, desideri e abitudini di ciascuno di loro e fidelizzarli nel lungo termine sono le quattro fasi della filosofia del marketing one-to-one.

Questa scelta vincente è stata confermata dai clienti finali prima, e dai sempre più numerosi partner (web agency, agenzie di comunicazione, aziende IT, new media ecc…) del ns SitoVivo Network di scambio servizi, convenzioni, strumenti e consulenza.

Che cosa pensa della comunicazione su Internet e, all’interno di questa, del problema dello spamming indiscriminato che limita in modo enorme l’efficacia dell’email marketing?

Tutti i mezzi comunicativi sono buoni per veicolare informazioni o offerte, l’importante è però stabilire con attenzione a quale target li si indirizza.

Internet è un mezzo comunicativo per sua natura real-time, rapido, gratuito e misurabile. Un mezzo con tali caratteristiche è per molti versi unico nel suo genere e ciò spiega il crescente successo di chiunque lo usi oggi per le proprie attività siano esse commerciali o meramente divulgative.

Penso che lo spamming, ovvero l’invio non richiesto di informazioni via email solitamente promozionali, corrisponda, né più né meno, all’invio di volantini pubblicitari nella buca delle lettere: oltre ad essere un’attività illegale (se si usano dati personali senza il consenso degli interessati), restituisce spesso risultati molto bassi in termini di ritorni. L’efficacia delle proprie azioni di email marketing può essere garantita se ci si appoggia a strumenti professionali, a consulenti competenti e a strategie mirate, che individuino le strade migliori per contattare e convincere il proprio target.

Oggi è molto importante, oltre a trovare nuovi clienti, creare e sviluppare la relazione con i nostri attuali consumatori. In che modo Internet può essere utile a questo scopo?

Internet è certamente il mezzo di comunicazione che meglio si presta alla misurabilità dei risultati e all’interattività con gli utenti, per es. via email o chat, permettendo di profilarli e di conoscerli in maniera individuale, in base ai personali interessi, desideri e abitudini del singolo visitatore, indipendentemente dal canale di comunicazione utilizzato (visita al sito web, apertura di un’email, click su un link, provenienza da una specifica fonte promozionale).

Incrementare la fiducia del consumatore sul proprio marchio aziendale con sistemi di assistenza multicanale in tempo reale (chat e autorisponditori), inviare comunicazioni mirate periodiche (newsletter specifiche), valutare quali argomenti sono visitati con maggior interesse o con maggior frequenza sono alcune delle strade utilizzate per migliorare la relazione con i clienti, “fidelizzandoli” – come suggerisce la “quarta fase del marketing one-to-one”.

La reazione delle aziende a questo genere di approccio è buona o manca ancora un pò di cultura di marketing in tal senso?

Investire significa programmare un ritorno calcolato sulle proprie attività: la comunicazione online rappresenta il mezzo perfetto per mettere in pratica i suggerimenti forniti dal marketing relazionale, proprio perchè consente investimenti misurabili nei ritorni e quindi ottimizzabili nel tempo.
Quelle aziende che non sapranno adeguare la propria organizzazione alla nuova competitività del mercato con strategie nuove, strumenti dedicati e supporti di consulenza professionale che sappiano incentivare un utilizzo competente dei nuovi mezzi comunicativi, saranno destinate a perdere gradualmente terreno a scapito dei competitor più vocati all’innovazione.

Per questa ragione è consigliabile un approccio divulgativo e informativo da parte degli addetti ai lavori nei confronti dei clienti finali.

SitoVivo infatti, a tale scopo, organizza regolarmente corsi di formazione ed eventi ad hoc per i sempre più numerosi partner (web agency, agenzie di comunicazione, aziende IT, new media, professionisti del web marketing, consulenti aziendali, ecc…) che scelgono di aderire al nostro Network: convenzioni, formazione, scambio servizi, visibilità locale, strumenti e consulenza a disposizione di ogni nostro partner, che diventa così a tutti gli effetti un vero e proprio Web Marketing Center SitoVivo, in grado di proporre, nella propria area di competenza, servizi web ad altissimo valore aggiunto.

Per maggiori dettagli: Web-Marketing

Gianluigi Zarantonello

Personalizzazione e marketing one to one, il futuro del software per il web

Il mondo delle applicazioni software, incluse quelle dedicate al business, è continuamente in movimento e le novità si susseguono a ritmo continuo.

Due però sono le tendenze che sembrano davvero essere vincenti per il settore del software per il web per i siti business.

In primo luogo aumentano, soprattutto grazie alla timida ma costante avanzata delle tecnologie di tipo open source, le possibilità di customizzare il software, naturalmente per queste modifiche sono necessarie delle competenze specifiche non facilmente disponibili in azienda, per questo alcune società informatiche si stanno oggi dedicando alla fornitura e alla configurazione di prodotti personalizzati su misura per le singole imprese.

Poter personalizzare il software non è certo un fatto da poco: come tutti i prodotti pensati in modo tradizionale anche i programmi sono progettati per le esigenze di uno specifico segmento di mercato che corrisponde, grossomodo, alle esigenze del cliente.

“Corrisponde grossomodo”: questo punto è importante perché nessuna azienda è realmente uguale ad un’altra e dunque disporre di un prodotto standard comporta quello che per i privati viene definito il “sacrificio del consumatore”. L’impresa si deve adattare allo standard, con dei compromessi e dei limiti alla propria attività. Non così invece per il software adattabile e customizzabile per rispondere precisamente alle esigenze dell’attività imprenditoriale di cui è al servizio.

Le più recenti teorie di marketing inoltre parlano di miniaturizzazione dei segmenti e di servizio one-to-one per il cliente, individuato come persona singola con le proprie caratteristiche e necessità.

Il web sicuramente è il mezzo dove tale paradigma, basato sulla relazione con il cliente e sulla raccolta ed archiviazione di informazioni su di esso, è più facilmente raggiungibile.

Questo è un approccio, e come tale esso richiede un atteggiamento imprenditoriale ma anche degli strumenti adeguati, oggi disponibili sul mercato in modo accessibile alle pmi.

Le suite oggi disponibili fatte per il web marketing one to one ed il crm infatti permettono di capitalizzare le relazioni con i clienti, interagendo con loro in tempo reale tramite sistemi di assistenza online e immagazzinando dati utili, sfruttabili poi per azioni di marketing di vario tipo.

In più sia gli invii di email newsletter personalizzate sia la customizzazione dei contenuti dei siti è realmente possibile.

Due dunque sono i concetti chiave che saranno da tenere presenti per il futuro dei software per il web: personalizzazione della tecnologia e relazioni con il cliente.

Le aziende che vogliono investire sul web non dovranno farsi sfuggire questo trend.

Gianluigi Zarantonello

Fare Marketing One to one con le nuove tecnologie

Buongiorno Ing. Pagano e benvenuto sul nostro sito.
Lei è CEO di SitoVivo.com, ci racconta brevemente la storia della Vs azienda?

SitoVivo S.r.l. nasce dall’unione di un team di professionisti specialisti, laureati in comunicazione e ingegneria informatica o titoli equivalente, quasi tutti con lode al Politecnico di Torino o altre prestigione università, aventi alle spalle anni di esperienza di consulenza in diverse aziende italiane, tutti aventi il comune interesse per il web marketing e le nuove tecnologie.

Ci eravamo accorti, seguendo in qualità di consulenti diverse aziende di e-business, che mancavano strumenti integrati che permettessero al managment aziendale di valutare le promozioni on-line in maniera scientifica e ottimizzare qualsiasi tipo di investimento mediante strumenti di interazione, monitoraggio e identificazione degli utenti.
Ovvero una serie di strumenti integrati e non frammentari, che permettessero alle aziende che fanno business sulla rete internet, in un clima di forte competizione con altre aziende, di ottimizzare le proprie azioni di marketing, mirando le proprie offerte, rendendole così più efficaci. Bhè… li abbiamo progettati e realizzati e dopo alcuni casi di studio di successo, abbiamo deciso di creare un’impresa innovativa che li commercializzasse e li migliorasse nel tempo.

Quali sono i vantaggi di fare marketing one to one sulla Rete secondo Lei?

I vantaggi di fare marketing one-to-one sulla rete sono simili a quelli che si otterrebbero nell’inviare comunicazioni personalizzate nella tradizionale buca delle lettere in base, per esempio, ad un interesse espresso (come un abbonamento ad una rivista specializzata) rispetto all’invio di volantini pubblicitari generici ed impersonali inviati a chiunque…

Il ritorno degli investimenti per volantini generici è molto basso (circa il 3 per mille)… e tale pratica equivale a quello che in rete chiamiamo spamming (ovvero invio di offerte indesiderate inviate a target non definiti). con notevole peggioramento per l’immagine aziendale. Il ritorno su comunicazioni mirate e personalizzate, invece, è molto piu’ alto, migliora l’immagine aziendale e aumenta la customer satisfaction.
Sia l’azienda che i clienti ne hanno vantaggi.
Il cliente pensa: ‘Ricevo meno comunicazioni, perdo meno tempo e per di piu’ mi interessano!’
L’azienda pensa: ‘Inviare offerte mirate costa di meno, porta customer satisfaction e maggiori vendite.’ Il concetto di base è che se si conoscono gli interessi, i desideri, i bisogni di ciascun cliente (o potenziale cliente) è possibile inviargli offerte mirate (in tempo reale, mediante comunicazione bidirezionale con operatori aziendali o con messaggi istantanei che hanno la forma di pop-up personalizzati o in tempo differito mediante comunicazioni specifiche via email).

Per questa ragione la Suite SitoVivo prende spunto dall’identificazione univoca degli utenti indipendentemente dal fatto che visitino il sito internet, interagiscano con l’azienda via chat, via email o al telefono, o che arrivino da una specifica promozione sui motori di ricerca, da una campagna di email marketing o altro…

La Vostra suite di prodotti si basa su di un sistema di statistiche individuali, ci spiega di che si tratta?

L’identificazione degli utenti, associata al monitoraggio di tutto cio’ che ciascuno di loro  fa, consente di capire cosa cerchino, cosa vogliano e sembra quindi ovvio in base a questa conoscenza inviare messaggi personalizzati.

A differenza di sistemi statistici tradizionali che forniscono dati quantitativi, generici ed impersonali e rispondono a domande come: ‘Quante visite ha avuto oggi il mio sito internet? ecc…’ SitoVivo estrapola tra tutti i dati statistici cosa ha fatto esattamente ciascun visitatore. Per capirci il manager da oggi potrà chiedersi (e avere finalmente una risposta!):

  • ‘Chi e’ stato sul mio sito oggi?
  • Vorrei nomi, cognomi ed email di tutti quei clienti per favore…’
  • ‘Quali prodotti cercava o cosa ha colpito il mio cliente Mario Rossi? Sto per chiamarlo al telefono…’
  • ‘Ho una grossa quantità di mele di alta qualità da vendere… Chi sono tutti quelli che le hanno viste online…o le hanno già comprate da noi? Vorrei mandare una email con un’offerta mirata sulle mele a tutti loro…’

e… tutte le altre domande che un buon marketing manager dovrebbe sempre porsi per ottimizzare le proprie strategie,nonche’ rendere più contenti i propri clienti.

La reazione delle aziende a questo genere di prodotti è buona o manca ancora un pò di cultura di marketing in tal senso? Come vede un progetto di aggregazione di professionisti del settore come Connecting-Managers?

La cultura c’è già o, meglio, ci dovrebbe già essere, in un managment di qualsiasi azienda tradizionale: risparmiare, capire quali investimenti funzionano e quali no, ottimizzare le relazioni con i clienti capendo le loro specifiche esigenze sono, nella maggior parte dei casi, punti cardine.
A riprova di questo fatto, noi stessi siamo accolti con estremo entusiasmo quando presentiamo la nostra innovativa Suite SitoVivo, questo perchè forse la filosofia del marketing one-to-one che ci sta dietro è intuitiva ed è  già nella volontà degli imprenditori applicarla.
Piuttosto manca nella maggior parte delle aziende italiane, la conoscenza di cosa internet e l’informatica ci possa offrire, come distinguere quali strumenti siano veramente efficaci, e quali esperti, siano veramente professionisti.

Perchè oggi per farsi strada sul web è necessario scegliere esperti e strumenti professionali e non è facile farlo, perchè manca un modo obiettivo per valutare chi è professionista e chi dice solo di esserlo… e quali strumenti sono utili in base alle specifiche esigenze. Inoltre, come dare torto a chi e’ diffidente dopo aver letteralmente ‘buttato’ i propri soldi, credendo a chi parlava di e-favole e ipotizzando che fosse sufficiente essere online per essere visti immediatamente da milioni di persone sulla rete internet?
Sicuramente il progetto Connecting Managers è interessante perche’ lo scambio di idee e di esperienze è da sempre alla base dell’innovazione in qualsiasi Paese.

Lo riterrei ancor più utile se si ‘mettessero in contatto’ (e quindi si distinguessero) manager di settori affini e sopratutto gli si parlasse… in maniera mirata. 🙂 [l’intervista è stata realizzata prima del lancio della parte riservata della Community, ndr].

La ringrazio e…a presto

Gianluigi Zarantonello

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