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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Dal giornale al portale

Dal giornale al portale. Storie e tecniche della Comunicazione, è un libro di Domenico Nunnari scritto nel 2004 presso Rubbettino editore.

Si tratta di un libro di taglio abbastanza didattico (l’autore è giornalista RAI e Professore di Teorie e tecniche della comunicazione di massa a Messina) e ripercorre un pò tutta la storia della comunicazione da vari punti di vista.

Il primo capitolo è dedicato al giornalismo, trattato partendo dalle origini della professione nel XIX secolo fino all’avvento delle tecnologie digitali.

Si passa poi (capitolo 2) ad una panoramica sulla storia degli strumenti di comunicazione e dei modi in cui essi di volta in volta hanno cambiato la vita dell’uomo e la sua socialità, con un certo determinismo tecnologico che presenta molto echi di Innis, Mc Luhan (citato più volte) e della scuola di Toronto.

Segue poi un capitolo dedicato a Gutemberg e alla rivoluzione data dalla stampa, individuata (in modo condivisibile) come l’evento cruciale che apre la via alle moderne comunicazioni di massa, grazie alla possibilità di replicare facilmente le informazioni ed alla nascita di un economia di scala in cui il costo della singola copia (la prima) diminuisce all’aumentare dei volumi stampati.

Il quarto capitolo è un’interessante rassegna storica sulla stampa italiana ed europea dalle origini al dopoguerra. Dopo aver trattato le origini dei giornali in quanto tale tra XVIII E XIX secolo Nunnari inizia ad illustrare in modo molto ricco e documentato, grazie anche a valide fonti d’archivio, la storia della stampa italiana.

Ancora, il libro procede arrivando alla radio e, soprattutto, alla televisione, due mezzi che introducono nella comunicazione di massa, rispettivamente, la voce e l’immagine, con grandissimo influsso sulla vita delle persone. Questo ultimo aspetto viene sottolineato soprattutto per il mezzo televisivo, con l’analisi degli effetti prodotti dall’origine delle trasmissioni fino ai tempi odierni.

Infine l’ultimo capitolo è dedicato ad Internet, definito dall’autore “un uragano” per gli effetti apportati nella vita e nelle abitudini dell’uomo. In particolare, dopo una breve ricognizione storica, Nunnari qui si concentra sugli effetti della grande rete sul giornalismo, toccando il problema delle fonti, la facilità d’accesso e creazione di una nuova testata ed il giornalismo amatoriale e “fai da te” consentito dai siti o anche dalle testate che aprono spazi ai contributi dei propri lettori.

In conclusione dunque Dal giornale al portale è un libro ben documentato che offre al lettore una valida panoramica generale della storia dei mass media fornendo anche strumenti e metodi d’interpretazione sociologica e culturale di questi fenomeni.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Facoltà di Frequenza. La prima radio universitaria italiana

Facoltà di Frequenza. La prima radio universitaria italiana è un libro scritto da Romeo Perrotta ed uscito nel 2005 per l’editore Carrocci.

Perrotta è stato per quattro anni station manager della radio universitaria di Siena, Facoltà di Frequenza appunto, partecipando fin dall’inizio a questo progetto tuttora esistente.

Il libro dunque è un racconto della propria esperienza arricchito da considerazioni di ampia portata su questo tipo d’esperienza, in Italia e nel mondo, e delle prospettive per il futuro.

Il volume dunque inizia definendo cos’è una radio universitaria e passando poi in rassegna le origini di questo tipo di mezzo. Il capitolo poi prosegue analizzando la situazione nel mondo anglosassone, dove questo particolare media è nato ed è più forte, in Europa e negli altri continenti.

Dopo aver inquadrato teoricamente e storicamente le radio universitarie Perrotta passa all’esperienza di Siena, indicando prima di tutto le condizioni che ne hanno favorito la nascita: il dibattito sulla comunicazione pubblica in Italia (siamo nel 1999) e la nascita dei Corsi in Scienze della Comunicazione, rispetto ai quali l’Università di Siena risulta pioniera.

In più l’ateneo senese dimostra in quegli anni particolare sensibilità verso la comunicazione, istituendo degli specifici organi dedicati da cui la radio poi dipenderà direttamente.

In questo contesto favorevole nasce dunque Facoltà di Frequenza, un progetto di comunicazione interna (ed esterna) al quale Perrotta dedica i successivi quattro capitoli (3, 4, 5, 6) descrivendone la storia, l’organizzazione, la linea editoriale ed i singoli programmi in onda.

Ne viene fuori un quadro estremamente ricco ed interessante, reso ancor più efficace dal fatto che ciò che viene raccontato è il frutto dell’esperienza vissuta dall’autore.

Risaltano dunque le difficoltà iniziali, l’organizzazione e la divisione dei ruoli, l’individuazione dei bisogni del target (studenti, docenti e personale amministrativo), la definizione di una filosofia editoriale.

Particolarmente interessante è l’inquadramento di questo progetto in un’ottica di comunicazione pubblica, dato che la radio è una diretta emanazione dell’ateneo che svolge il ruolo di editore.

A questo tema dunque è dedicato il capitolo 7, in cui Perrotta affronta la portata innovativa della radio universitaria come mezzo culturale, di servizio (con riferimento alla legge 150/2000) e come strumento didattico.

Infine il libro si chiude con alcune prospettive evolutive, per Siena e per il resto d’Italia, dove mancano ancora altre esperienze organiche, benché molti atenei (Padova, Verona, Teramo, Roma, IULM, Trento, Foggia, Ferrara, Pavia) abbiano già dei programmi radiofonici gestiti da studenti su radio locali.

In particolare vengono descritte le prospettive date dalle nuove tecnologie, come internet, che possono risolvere molto problemi in termini di costi, frequenze e licenze.

Nel complesso dunque il libro di Romeo Perrotta è uno spaccato interessantissimo su di una realtà innovativa e di grande potenziale e può essere di guida anche per altri atenei.

In più il fatto che non sia un libro teorico ma che invece l’autore abbia vissuto in prima persona l’esperienza che illustra è un plus davvero notevole per il lettore.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Penne Digitali: essere giornalisti sul web

Buongiorno Dott. Baldi, lei è coautore (con Roberto Zarriello) di un libro, ‘Penne Digitali. Dalle agenzie ai blog: fare informazione nell’era di internet’. Come nasce l’idea del libro?
L’idea del libro, mi piace sottolinearlo, nasce dalla pratica giornalistica prima ancora che dalla teoria. E’ almeno in parte il frutto della nostra esperienza di vita di redazione nell’Age come giornalisti “online” e curatori del seminario telematico di cultura giornalistica promosso dall’agenzia di stampa diretta da Paolo Picone. Grazie all’interessamento del Centro di Documentazione Giornalistica abbiamo poi avuto l’opportunità di dar vita ad un vademecum del web journalist, praticamente lo strumento che avremmo desiderato possedere all’inizio della nostra avventura nel mondo dell’informazione online, fase in cui, imbevuti magari di molte nozioni teoriche ma di poca esperienza, molti aspiranti cronisti rischiano di vivere una situazione frustrante, privi di bussole che li mettano nelle condizioni di poter coniugare bagaglio teorico ed esigenze pratiche. Spero pertanto che questo libro, a metà strada tra la saggistica e la manualistica, possa riscontrare il favore di colleghi, studenti e di quanti vogliano capire un po’ di più questo mondo del giornalismo che viaggia attraverso la Rete.

Quali sono le prospettive più significative delle nuove tecnologie rispetto al mondo dell’informazione?
E’ evidente come tempi e modalità di produzione e di fruizione dell’informazione siano cambiati rispetto a pochi anni fa. Un cambiamento epocale che alcune generazioni di giornalisti continuano a vivere storcendo il naso. Io credo che non sia il caso di cedere a facili allarmismi né all’opposto abbandonarsi a entusiasmi puerili. Non dobbiamo mai dimenticare che le nuove tecnologie sono strumenti al servizio di scopi, e gli scopi non nascono in seno alle tecnologie o a chi le sviluppa ma affiorano da esigenze manifestate dalla collettività, dalla nuova società dell’informazione, in una costante dialettica tra mezzi e finalità. Per questo occorre indagarne gli effetti con un occhio attento non solo in termini di efficienza e prestazioni delle nuove tecnologie, ma anche nell’ottica del contesto e degli usi ed abusi che di esse facciamo. Dobbiamo cioé indirizzare il dibattito sui nuovi media nella direzione del fruitore, dovremmo sempre porci il problema del target del contenuto informativo che stiamo veicolando. I giornalisti che si occupano della gestione e della diffusione delle notizie in Internet dovrebbero sempre tenere presente la loro funzione di mediatori, quella veste che a me piace definire di ‘tecnoumanisti’, ossia professionisti con un bagaglio di capacità critiche e di competenze umanistiche, ma contemporaneamente al passo con i tempi e consapevoli delle potenzialità e dei limiti dei new media.

Lei ed il suo collega coautore avete creato anche un blog su questi temi, come è nata l’idea e come sta andando?
Con Roberto c’è una grande intesa professionale, nata dall’aver percorso parte della nostra attività giornalistica insieme e dall’aver maturato molte skills in comune. L’idea del blog è nata spontaneamente, come naturale prosecuzione del saggio cartaceo. Il fenomeno dei blog tra l’altro è al centro di uno dei capitoli a mio avviso più interessanti del libro, per cui ci sembrava un controsenso non sfruttare questo strumento per creare un punto di incontro e di dibattito sui temi caldi dell’Information Technology, anche in virtù del fatto che lo stesso saggio cartaceo si è avvalso della collaborazione di molti professionisti che ci hanno fornito un apporto prezioso nella consulenza e nella stesura dei contenuti. La sfida è quella di coinvolgere studenti, docenti universitari, tecnici informatici, giornalisti e lettori appassionati per mettere insieme e possibilmente conciliare ottiche apparentemente tanto diverse. Sull’argomento blog e siti specialistici non mancano; la nostra originalità credo però risieda nell’ottica ‘tecnoumanista’ con la quale tentiamo di affrontare gli stessi temi.

Per finire, a proposito di nuove tecnologie, lei come vede l’iniziativa di un social network del marketing e della comunicazione come Connecting-Managers?
Credo sia un’iniziativa particolarmente apprezzabile, che seguo con interesse fin dalla sua creazione. Quella del network è una soluzione che riscontra un crescente successo perché mette in relazione professionisti del marketing e della comunicazione consentendo un proficuo scambio di competenze, esperienze e tecnologie. Un circuito che lega hardware, software e humanware in un connubio che incrementa esponenzialmente la competitività e le potenzialità di ogni singolo membro, avvalendosi di tutte le opportunità offerte da Internet. Non c’è da sorprendersi che l’idea stia funzionando e bene.

Grazie e…buon lavoro

Gianluigi Zarantonello

Comunicare L’Europa

Comunicare L’Europa. Campagne elettorali, informazione, comunicazione istituzionale è un volume scritto a più mani e curato da Rolando Marini, uscito presso Morlacchi editore nel 2003.

Il testo è un’analisi a più livelli la comunicazione all’interno dell’Unione Europea e per quanto non sia particolarmente recente è molto utile per capire diverse ragioni che stanno all’origine di alcune delle difficoltà che vive oggi l’Europa dei 25.

Il primo capitolo svolge il tema della sfera pubblica europea attraverso gli strumenti teorici forniti da Habermas e da coloro che hanno sviluppato il suo pensiero, toccando i temi della mediatizzazione e del rapporto fra sfera europea e sfere nazionali.

Il secondo capitolo invece analizza la campagna elettorale europea del 1999 in otto paesi dell’Unione.
Qui dunque si affrontano sia il tipo e la quantità di spazi che questo tema ha conquistato sui media nazionali sia il taglio dato alle notizie, concludendo che c’è stata all’epoca una certa debolezza dello spazio comunicativo europeo rispetto a quelli nazionali.

Nel capitolo tre invece si entra più nel caso specifico italiano, con l’analisi della rappresentazione dell’Unione Europea nella stampa del nostro Paese.
Si tratta di una specifica ricerca pilota di cui vengono preliminarmente illustrati i termini, le modalità, le ipotesi di ricerca, il quadro di riferimento e gli obiettivi.
Anche qui il focus è sulla notiziabilità dei temi europei e sul framing che viene dato loro, con le varie differenze fra i tipi di argomenti e sugli attori dell’arena europea.

Nel quarto capitolo un approccio simile è svolto per la stampa britannica all’arrivo dell’Euro, con all’inizio la presentazione delle differenze fra tabloid e giornali di qualità, la mitologia sulla moneta unica diffusa nell’isola ed in generale un quadro di ricostruzione della situazione della stampa locale che permette di capire al meglio i dati forniti.

Successivamente si apre la seconda parte del libro, dal titolo “Attori, strumenti e campagne della comunicazione istituzionale dell’Unione, il focus quindi si sposta all’interno degli organi di comunicazione dell’UE.
Questa parte del libro si presenta molto articolata ma è possibile avere un’idea dei temi attraverso i titoli dei vari sottocapitoli: l’evoluzione della politica di informazione e comunicazione dell’Unione Europea, gli attori e i mezzi della politica di informazione e comunicazione dell’Unione Europea, gli strumenti ed i mezzi delle attività di informazione e comunicazione dell’Unione Europea, la campagna di comunicazione sull’euro, la campagna di comunicazione sull’allargamento.

In questa ricca e documentata sezione del libro è possibile trovare una quantità veramente notevole di dati ed informazioni mentre le analisi condotte sono puntuali e non risparmiano diverse critiche circa gli errori di comunicazione fatti.

Infine il libro è chiuso da tre ricche appendici sulle istituzioni dell’Europa, sulla storia dell’Unione Europea dal 2000 al 2003 e sulla Carta Fondamentale dei Diritti.

In conclusione il libro si presenta ricchissimo di documentazione (anche bibliografica) e, per quanto sia un po’ datato, permette di capire molti meccanismi in grado di spiegare anche i problemi odierni dell’Unione Europea di oggi.
Per questo può essere utile a studenti, professionisti e a chiunque sia interessato a questi temi.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Il software Open Source e gli standard aperti

Il software Open Source e gli standard aperti è un volume scritto da Michele Sciabarrà di www.eprometeus.it, uscito presso McGraw Hill editore nel 2004.
Il libro segue un precedente volume dello stesso autore, Linux e Programmazione Web, che ha avuto un grande successo fra gli operatori del settore.

Rispetto al precedente però questo libro si presenta come un volume non tecnico, interessante anche per tutti coloro che si vogliono avvicinare al mondo del codice aperto, compresi i responsabili d’azienda che possono scoprire i numerosi vantaggi (anche economici) di queste tecnologie.

Prima di tutto quindi l’autore spiega cos’è l’Open Source partendo dalla filosofia che anima questo tipo di approccio all’informatica, grazie ad un linguaggio molto semplice anche chi è poco esperto di informatica è in grado di capire la materia con le sue peculiarietà, i vantaggi ed i problemi.
In questo capitolo si spiegano inoltre i termini delle varie licenze dei programmi e le caratteristiche per distinguere un vero progetto Open Source da realtà ibride.

Il secondo capitolo invece è dedicato alla storia dell’Open Source, una panoramica molto utile sia per capire la nascita e la filosofia dell’approccio sia per comprendere quali siano le prospettive e le sfide ad oggi presenti.

Il terzo capitolo affronta il tema dei programmi di office automation di tipo Open Source, ossia le alternative ai software per l’ufficio di tipo proprietario, tra cui spicca per diffusione e notorietà la suite Office di Microsoft.
I vari programmi presentati svolgono funzioni paragonabili a quelle dei prodotti non Open Source e dunque possono rappresentare una valida alternativa o comunque un supporto in più.

Nel quarto capitolo l’autore entra in un ambito più tecnico, necessario però a capire il funzionamento dei programmi presentati prima e dopo, ossia i desktop Open Source.
Con la metafora della scrivania (desktop) si indicano gli ambienti che fanno da interfaccia (oggi perlopiù grafica) tra il sistema operativo e l’utente, ossia per fare un esempio quell’insieme di icone e pulsanti che permettono di richiamare o di chiudere programmi e gestire le funzioni del computer.

Nel quinto capitolo si parla invece di Linux, il più famoso, anche per i profani, progetto Open Source, un sistema operativo di cui si spiegano molte caratteristiche fin nel dettaglio.

Il sesto ed il settimo capitolo affrontano rispettivamente i database e Internet (intesa qui come rete di trasmissione con i suoi protocolli), con elementi introduttivi che poi conducono a parti di tipo più tecnico.

L’ottavo capitolo invece è dedicato al Web e a tutte le sue applicazioni, prima fra tutte il browser, ossia quello strumento software che permette agli utenti di navigare attraverso i siti.

Infine il capitolo nove, più tecnico, affronta i diversi linguaggi di programmazione.

Nel complesso dunque il libro permette una reale visione d’insieme del mondo dell’Open Source e si presenta accessibile, almeno nella sua maggior parte, anche a chi ha poche conoscenze di questi argomenti.
In particolare può essere molto utile alle aziende che vogliono scoprire i vantaggi di queste tecnologie per il proprio business, dato che l’autore si occupa con la sua azienda www.eprometeus.it proprio di soluzioni su misura per imprese e dunque ha un approccio vicino alle necessità del mondo imprenditoriale.
Completano i pregi del libro un linguaggio semplice ed un ampio uso di esempi che permettono di capire facilmente gli argomenti.

Gianluigi Zarantonello

Think micro first

Think micro first. La microimpresa di fronte alla sfida del terzo millennio: conoscenze, saperi e politiche di sviluppo è un volume di Domenico Barricelli e Giuseppe Russo uscito nel 2005 dai tipi di Franco Angeli.
Il soggetto è molto chiaro già dal titolo, la micro-impresa, una realtà estremamente importante nel tessuto economico italiano ed europeo che non va genericamente ascritta alla vaga categoria tradizionale di “Piccole e media imprese” (PMI).

La micrompresa infatti, secondo le recenti linee guida europee, si distingue per avere al massimo 10 dipendenti ed un fatturato di 2 milioni di euro, a differenza della piccola impresa (fino a 50 dipendenti e 10 milioni di euro) e della onnicomprensiva categoria delle PMI (fino a 250 dipendenti e 50 milioni d euro).

Il volume, dopo una presentazione di Tiziano Treu, si divide in due parti: la prima è dedicata ad un inquadramento teorico e normativo dell’argomento, con un primo macrocapitolo dedicato alle politiche, le normative ed i modelli internazionali messi a confronto fra loro, un altro alle caratteristiche delle microimprese e una terza alla dinamica e alla politiche di sviluppo.
La seconda parte del libro invece si occupa di formazione, sia delle imprese sia dei lavoratori, con particolare attenzione al knowledge management e alla policies da mettere in atto in questo delicato settore.

E’ difficile riassumere nello spazio di una recensione tutti i dati, gli spunti teorici ed i materiali che i due autori mettono in campo con l’intento, espresso nell’introduzione, di non mettere la parola fine alla ricerca nel settore ma anzi di essere un punto di partenza per continuare il dibattito.
Sicuramente emerge molto forte l’importanza che le micro-imprese hanno in Europa  in termini di produzione di ricchezza e di occupazione, decisamente superiore a quanto accade negli USA e in Giappone. Un aspetto cruciale dunque è che le microimprese non sono un’alternativa povera alla grande industria ma un modello di business autonomo e vitale.

Grande rilievo ha poi l’impianto teorico di David Birch, gli autori infatti, pur discutendolo criticamente, non possono non prenderlo in considerazione sia per le dimensioni gigantesche dello studio di base (22 milioni di imprese monitorate per 22 anni!) sia per l’interesse di alcune sue formulazioni teoriche. Non mancano poi altri riferimenti teorici importanti quali quelli a Zuboff, Rifkin e Camdesseus.

Interessante anche la dimensione comparativa sia per quanto riguarda gli aspetti normativi dei vari paesi (europei ed extraeuropei) sia rispetto alle analisi macroeconomiche ed ai dati statistici presentati.
Molto stimolante infine è tutto il discorso dedicato al fare network per le microimprese ed alla creazione di valore nell’economia post-fordista, caratterizzata dall’affermazione del valore della conoscenza su quello delle merci. Questo discorso poi si collega al già citato knowledge management ed anche alle necessità delle microimprese di trovare personale qualificato (e/o di formarlo), un dei principali ostacoli alla loro crescita.
Chiudono il libro una serie di spunti interessanti e di tracce di lavoro e policies per la microimpresa.

In conclusione il volume di Barracelli e Russo si presenta come una miniera di documentazione e di materiali di lavoro sul tema della microimpresa, assolutamente consigliabile sia per un pubblico business sia per chi si occupa dell’amministrazione dello stato sia infine per operatori e studiosi di politica economica.

Sito web del libro: www.microimprese.it

Gianluigi Zarantonello

Moda, marketing, linguaggi, segni

Moda, marketing, linguaggi, segni è un libro di Cesare Amatulli uscito nel 2005 per i tipi di Cacucci Editore di Bari.
Si tratta di un volume dedicato al mondo della moda con un approccio multidisciplinare, che tocca la semiotica, il marketing, il retail management, le risorse umane e la strategia d’impresa.

L’approccio è abbastanza didattico ma gli spunti sono molto numerosi ed adatti anche per un pubblico professionale che voglia avvicinarsi al mondo della moda, sia sul piano degli strumenti teorici sia rispetto ad una prospettiva più operativa.

Il primo capitolo (Moda: l’evoluzione degli approcci) è dedicato ad un quadro interpretativo generale in cui si toccano gli aspetti sociali della moda, il suo essere linguaggio, il suo rapporto con la comunicazione interpersonale.
Particolare spazio è riservato alla prospettiva semiotica, rispetto alla quale sono forniti diversi strumenti di base.

Con il secondo capitolo (Il Marketing) invece sono introdotti gli strumenti base del marketing operativo e strategico, con particolare attenzione ai suoi utilizzi nella moda.

Il terzo capitolo (Semiotica e fashion marketing) entra nel campo più specifico della moda tirando le fila degli strumenti tratteggiati nei due capitoli precedenti ed introducendo anche la figura innovativa del fashion manager, una figura che, secondo l’autore, sta in metà tra l’artista e l’uomo d’impresa.

Nel quarto capitolo (Il linguaggio del marketing) invece il tema fu quello del brand, particolarmente cruciale per il modo della moda in cui il capitale intangibile di un’impresa è altrettanto importante di quel dato dagli assetò tangibili.
In questo capitolo poi si citano alcuni testi recenti come Trading Up di Silverstein e Fiske o gli ultimi lavori di Fabris e Lipovetsky, che permettono di avere un modello interpretativo aggiornato sulle ultime tendenze del consumo moderno (di moda e non).

Il breve quinto capitolo (Marketing intellettuale) affronta il rapporto fra moda e cultura, in questo senso anche il marketing può contribuire proponendo, come dice l’autore, “conversazioni di moda”, la competitività oggi infatti si basa anche sull’intelligenza e su un know how intellettuale.

Il capitolo sei (Marketing e lusso) tocca un altro campo cruciale, quello dei luxury brand e dei luxury goods, costruiti con una sapiente strategia unita ad una grande qualità.
Amatulli però non dimentica le suggestioni più moderne quali il “nuovo lusso” dei già citati Silverstein e Fiske e neppure elementi di attualità come le opportunità e rischi aperti dal mercato orientale.

Il capitolo settimo (Moda capacità e comportamenti) sviluppa gli aspetti del know how trattando dei distretti industriali, dell’italianità della moda ed anche della formazione necessaria a mantenere la leadership di questo settore.

Nemmeno la tecnologia è infine trascurata, diventando protagonista del capitolo ottavo (Linguaggio tecnologico e Linguaggio della moda), dove si parla sia delle risorse per il brand e lo studio del mercato sia dei progressi della tecnica applicata ai prodotti.

Quello che appare chiaro fin dalle prime pagine del libro è la grande passione dell’autore per tutto quanto è moda, passione che riesce a far emergere anche nelle parti più tecniche o didattiche, rendendo sempre piacevole il libro sia per lo studente sia per il professionista.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Se hai qualcosa da dire parla, se no taci

Se hai qualcosa da dire parla, se no taci. E’ il modo in cui comunichiamo che determina il successo o l’insuccesso di idee e progetti nella professione e nelle relazioni personali è un libro di Antonella Lucato pubblicato da Armenia Editrice nel maggio di quest’anno all’interno della collana ECO – Le vie del successo.

Non si tratta di un libro che parla specificamente di comunicazione professionale quanto piuttosto di un volume rivolto a tutti per imparare a gestire meglio l’uso della parola e riscoprire il suo valore.

Come si deduce dal sottotitolo infatti l’attività del comunicare è qualcosa che tocca trasversalmente tutti gli ambiti della vita personale e professionale e dunque un buon uso della parola influenza successi ed insuccessi della persona a livello globale.

La Lucato procede nella sua trattazione attraverso 35 brevi capitoli scritti con uno stile semplice e diretto che affronta di volta in volta i molteplici aspetti del modi in cui la comunicazione costruisce la realtà.

Le parole infatti costruiscono e distruggono, permettono di capire come una persona sia fatta e danno forza (o bloccano) la realizzazione delle azioni che descrivono.
Questa forza delle parole, secondo l’autrice, tende ad essere nettamente sottovalutata e dunque nella comunicazione personale e professionale si fa effettivamente poco caso a ciò che si dice.

Un altro elemento importante è poi il ruolo delle pause e del silenzio in genere, il cui valore si è quasi completamente perso oggi.
Inoltre nel libro si sottolineano gli aspetti, positivi e negativi, del non dire qualcosa, un’azione che non ha meno influenza ed importanza di quella contraria.

Ancora, un altro aspetto importante della comunicazione è dato dall’ascolto, per questo  l’autrice sottolinea come un buon comunicatore non è solo una persona dalla lingua sciolta e dalla parlantina facile ma anche uno che sa ascoltare l’altro e regolarsi di conseguenza nel dire la propria.

Tutti questi aspetti sono apparentemente banali ma nel contesto frenetico di oggi tali spunti tendono a non essere applicati, leggendo il libro infatti non mancano gli esempi in tal senso ed è interessante vedere come le situazioni descritte siano estremamente comuni e vicine alla nostra esperienza quotidiana.

Il libro dunque non svela nessun arcano ma invita semplicemente a riflettere su alcuni aspetti assolutamente quotidiani della comunicazione che spesso vengono trascurati o non colti nella fretta e nella frenesia di tutti i giorni.

Gli spunti contenuti nel volume quindi sono utili davvero a tutti ma sicuramente una menzione speciale va fatta per i comunicatori, ossia quelle persone che della parola e della trasmissione del messaggio hanno fatto la propria professione.

Anche per loro qualche piccola riflessione sul valore del silenzio, delle pause e dell’ascolto può essere davvero interessante.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Antonella Lucato
Editore: Gruppo Editoriale Armenia
Anno 2005
ISBN 8113-309-1
pp. 188
13,00 Euro

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