Avvertenza preliminare e doverosa: se non siete ancora stati in Expo Milano 2015 e volete rimanere con il gusto della sorpresa non leggete ancora questo post e sappiate solo che il padiglione giapponese fa parte di quelli da vedere.

Avvertenza preliminare e doverosa: se non siete ancora stati in Expo Milano 2015 e volete rimanere con il gusto della sorpresa non leggete ancora questo post e sappiate solo che il padiglione giapponese fa parte di quelli da vedere.

La settimana scorsa sono stato ospite di eMetrics Summit 2015 nella sua tappa milanese, un evento che devo dire si è rivelato anche quest’anno ricco di suggestioni concrete e interessanti grazie all’alto livello degli speaker (un bravo a Paolo Zanzottera).
Ho letto sull’ultimo numero di Wired una bella intervista a John Sculley, ex CEO Apple e Pepsi, in cui il manager parla di innovazione dicendo che “genio vuol dire anche avere prospettiva nel momento giusto”. Ossia non inventare per forza qualcosa di nuovo ma intuire la le potenzialità di quello che ci circonda e collocarlo in un contesto piu ampio.

Continua a leggere “Fare innovazione non vuol dire solo inventare…”
Ci sono alcuni argomenti che rischiano di cadere nei luoghi comuni e nella retorica appena si nominano, e uno di questi è la collaborazione.

Continua a leggere “La collaborazione non si fa con i software (che aiutano però!)”
La settimana scorsa sono stato all’evento italiano di Gartner, dal titolo significativo “From E-business to D-business: How to Realize, Build and Optimize Digital Opportunities“, dove ho sentito interventi di ottimo livello che mi hanno confermato gli spunti che avevo recentemente sentito al SAP Executive Summit sulla profonda trasformazione in corso nelle aziende grazie alle nuove tecnologie.
Gli analisti di Gartner da tempo hanno iniziato a dire che l’IT deve diventare Bimodal, ossia deve essere in grado sia di continuare a garantire le attività core, con un approccio progettuale tradizionale, sia affrontare le nuove sfide del digitale aprendosi a logiche di sviluppo di tipo Agile (e non solo) e più business oriented.

Il rischio altrimenti è quello di restare fuori dal processo di innovazione e dai relativi budget, secondo quanto detto al convegno già oggi infatti un 38% di spesa sulle tecnologie non nelle competenze IT tradizionali e si stima che possa arrivare al 50% nel 2017. Continua a leggere “L’IT diventa Bimodale, e anche al marketing non farebbe male!”
Lo scorso weekend sono stato ospite di SAP e di DMA Italia al SAP Executive Summit nella splendida cornice di Villa d’Este a Cernobbio, e in particolare nella prima parte del meeting ho partecipato alla sessione sul consumatore digitale.
La domanda da cui partiva il dibattito era proprio: esiste il cliente digitale?
La risposta, che condivido, è no.
Il punto di partenza è semplice, esiste il cliente, anzi forse sarebbe corretto dire i clienti perché ciascuno di essi ha un percorso sempre più personale ed è difficile racchiuderlo in etichette.
In questo senso, come detto giustamente anche dalla brava Mafe De Baggis che ha condotto parte dell’incontro, l’utilizzo degli strumenti tecnologici avviene quando questo risponde ad un’esigenza ed è spontaneo, non c’è un momento in cui un cliente si mette consapevolmente il cappellino “consumatore digitale”!
Come tutti quelli che si occupano di digital da tanto tempo poi anche Mafe è ormai stufa di vedere questo ambito come qualcosa di separato ed esoterico, e tanto meno pensa che questa separazione esista per le persone. Continua a leggere “Il cliente è digitale quando vuole (e non lo sa)!”
Noi italiani siamo un popolo che vive per sua fortuna da sempre immerso nel bello, grazie al nostro straordinario patrimonio artistico e al gusto e alla capacità di lavorare sull’estetica di eccellenza che il mondo ci riconosce.
Inoltre i millennials, nel mondo intero, sono sempre più stimolati dall’elemento visivo a discapito in parte del testo e di contenuti meno velocemente fruibili (passatemi la generalizzazione, perché non è sempre vero, e non per tutti).
Naturale quindi che la cura dell’estetica di una presenza aziendale in un ecosistema digitale e fisico sia cruciale e che dunque, come ho scritto nel titolo, l’immagine sia tutto. A patto che ci sia già il resto.
Mi spiego subito, e su più fronti. Continua a leggere “L’immagine è tutto…quando c’è anche il resto”
Lo abbiamo detto tutti tante volte, è ora di abbattere i silos. L’ho scritto in diverse occasioni, la capacità di unire punti diversi è una competenza chiave per il futuro.
Ma poi siamo sempre lì: processi e attività si duplicano, i dati proliferano e con loro la confusione.
Nei giorni scorsi ho avuto modo di confrontarmi con persone davvero in gamba su vari aspetti collegati a questo argomento e tutti ci siamo trovati d’accordo sul solito punto che la tecnologia è solo l’abilitatore che calato dall’alto però non cambia le persone. Continua a leggere “Digital transformation? Sì, ma basterebbe già solo il tempo della consapevolezza e visione di insieme”
Strategia Digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media è un libro di Giuliana Laurita e Roberto Venturini, edito da Hoepli (collana web e marketing 2.0) nel 2014.

Lo recensisco volentieri perché di questo libro mi è piaciuta particolarmente la capacità degli autori di mettere in file in modo sistematico ma anche molto concreto tutta una serie di concetti e di pratiche più o meno implicite nel lavoro di chi fa, o vorrebbe fare, digital.
Si parte dal come i media digitali stanno influenzando il modo in cui le persone percepiscono la privacy, su come si informano e su quali effetti tutto ciò ha sulla pubblicità online e sul mercato.
Fatto questo, nel capitolo 2 arriva subito una domanda che spesso ho fatto anche io: ha senso parlare ancora di marketing digitale o piuttosto il marketing e la comunicazione vanno rivisti con occhi nuovi attraverso i vari strumenti che oggi abbiamo a disposizione?
Se leggete ogni tanto questo blog sapete già quale sia la mia risposta.
Gli autori del libro a tale proposito evidenziando anche come il digital non possa essere solo uno strumento tattico di add-on, a basso costo, su cui improvvisare attività ricalcate sul modello di quelle che si facevano in precedenza su altri canali.
Il capitolo terzo spiega le logiche di un buy cycle mentre nel quarto si definisce meglio il concetto di strategia, sulla carta teoricamente noto e ovvio ma nella realtà spesso affrontato in modo destrutturato, con la conseguenza di cadere, al solito, nella tattica e nel breve periodo.
Nel capitolo 5 Laurita e Venturini passano allo sviluppo vero e proprio della strategia digitale, attraverso i tipici elementi di persone, tempo e risorse economiche disponibili, con il giusto equilibrio e con l’attenzione a non cadere nella sindrome della declinazione automatica su tutti i canali (capitolo 6).
Le pagine successive, con i capitoli 7, 8 e 9 sono dedicati al ragionamento sulle chiavi del successo della differenziazione, ad uno schema implementativo (il modello Boa2rd) e all’individuazione e gestione dei famosi (o famigerati?) influencer, su cui tanto si scrive e si fa confusione oggi.
Visto che poi si tratta di un libro molto concreto, il lungo capitolo 10 conduce il lettore in un esempio di strategia digitale declinata, in tutti i dettagli e gli aspetti d considerare, con poi un addendum (capitolo 11) su come mettere il tutto davvero in opera, a partire dal giusto committment e passando per le competenze interne ed esterne.
Infine, gli autori chiudono con alcuni concetti chiave, che vanno dalla flessibilità alla necessità di avere chiari indicatori a supporto dell’andamento, oltre al concetto di imparare (velocemente) facendo, anche a costo di qualche piccolo fallimento e facendo però tesoro di tutte le esperienze. Un altro concetto ovvio nella letteratura ma un po’ meno nella pratica manageriale, specie in Italia.
Come detto in apertura quindi il libro di Laurita e Venturini si fa apprezzare per la capacità di razionalizzare l’esperienza di chi queste cose le fa davvero, fornendo una traccia chiara e facilmente leggibile sia per chi già lavora in questi ambiti sia per le aziende che si vogliono avvicinare seriamente al tema, al di là degli approcci rudimentali che oggi ancora spesso vengono attuati.