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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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La mia azienda dovrebbe avere un blog?

Penso che il titolo del mio post rappresenti un quesito ricorrente per molti imprenditori e marketing manager. La prima risposta che mi viene in mente è “dipende”.

Se guardiamo allo strumento di per sé il blog è veramente adatto ad ogni tipo di azienda: si può costruire con poche risorse economiche, fa molta immagine, permette di aprire un dialogo con il cliente, acquisito o potenziale che sia.

A dispetto delle apparenze però lanciarsi nell’avventura di un corporate blog non è per tutti, e non mi riferisco alla complessità tecnica o gestionale.

Il primo tema è quello del committment: il blog in sé è un semplice sito ma culturalmente comporta una vera rivoluzione nell’azienda: la comunicazione è diretta, non pubblicitaria, trasparente, dialogica e non sempre i tempi dello scambio dialogico sono dettati dall’impresa.
Insomma in primo luogo non avrete lo stesso controllo che potreste vantare sul vostro sito tradizionale, o almeno che credete di avere.
Questa paura infatti in realtà è relativa, in quanto chi vuole parlare di male di voi lo può fare in mille altri siti, ed è un freno che ormai ha un senso limitato.

Ciò non toglie però che per bloggare per davvero in azienda occorre avere l’appoggio di sponsor interni importanti, non a tutti infatti piacerà da subito questo nuovo approccio e non si cambia la cultura di un’azienda in un giorno.

Inoltre chi sarà il blogger (o i blogger) non deve essere costretto a questo ruolo ma deve trovarsi a suo agio e, soprattutto, deve essere convinto dell’utilità del suo operato.
Deve trovare un proprio stile, scrivere comunque bene, trasmettere passione e competenza, invitare a conversare e, come dice Debbie Weil, deve divertirsi.

Se ci sono tutte queste condizioni anche il tempo, altra grande paura nel seguire un blog, sarà sempre una risorsa meno scarsa del previsto.

Un ulteriore grande tema poi è la scelta degli obiettivi e della strategia del blog: come abbiamo visto più volte a proposito dell’approccio post infatti occorre avere ben chiaro che cosa si vuole ottenere dal blog e come raggiungere l’obiettivo.
Ciò non può prescindere dall’ascolto e dall’analisi del profilo Social Technographics del pubblico atteso, che ci aiuterà anche a trovare i giusti argomenti ed i toni di voce migliori.

Infine il tema della misurazione dei risultati può essere affrontato con gli stessi criteri di tutti i social media, magari aiutandosi con le Social Media Ad Metrics Definition di IAB.

A questo punto la risposta al quesito iniziale cambia, o meglio è la domanda che formulata meglio: io e la mia organizzazione siamo pronti per bloggare?

A ciascuno la propria risposta, anche qui di seguito come commento, se vi va.
Io tornerò appena possibile sul tema.

Blog in azienda

Blog in azienda è un libro di Debbie Weil uscito nella versione italiana nel 2007 nella collana Marketing&Vendite di ETAS.

Il tema trattato è piuttosto nuovo, soprattutto per il pubblico italiano, e riguarda il mondo dei corporate blog e, più in generale, degli utilizzi possibili che un’azienda può fare dello strumento blog.

Infatti questi siti web, nati come diario o punto di discussione su argomenti di varia natura, stanno diventando progressivamente un nuovo strumento di marketing e di comunicazione che le aziende possono utilizzare per dialogare con clienti, utilizzatori e collaboratori.

Il libro dunque vuole essere in più primo luogo una guida non tecnica a questo mondo per permettere a chiunque sia interessato a questo settore di poter avviare un blog aziendale.

Prima di tutto l’autrice affronta le principali paure che le aziende hanno rispetto a questi canali, tute riconducibili in ultima analisi al timore di perdere il controllo della comunicazione e di dover fronteggiare dialoghi e temi scomodi direttamente da pagine con il loro logo o comunque a loro riconducibili.

Preoccupazioni lecite che però vengono confutate dalla Weil semplicemente dicendo che se non è l’azienda ad aprire un dialogo con i propri pubblici saranno questi ultimi a farlo in modo autonomo su altri canali, tagliando fuori dalle conversazioni l’impresa che in molti casi non sarà nemmeno consapevole della loro esistenza.

Fare blogging dunque implica sicuramente cedere una parte del controllo sulla comunicazione ma probabilmente non farlo ha un esito ancora peggiore.

L’autrice passa poi ai temi relativi al linguaggio, alla stile di comunicazione, alle policy che vanno stabilite e a tutti gli aspetti pratici che riguardano di cosa si può parlare e di cosa no.

Qui a volte le argomentazioni sono un po’ vaghe ma questo si può attribuire anche alla novità di questo mondo, non ancora dotato di standard precisi.

Infine vengono presentati anche alcuni aspetti basilari della tecnologia ed un glossario di termini utili che il neofita può utilizzare per cominciare a muoversi nella blogosfera.

L’aspetto sicuramente più interessante del libro è la concretezza, basata sull’uso massiccio di case history reali che permettono di toccare con mano quelle che le aziende più aperte già fanno.

In particolare il contesto di riferimento è il mondo americano, sicuramente più evoluto in tal senso, che può essere d’esempio, con le dovute varianti culturali anche per il resto del mondo.

Non manca inoltre una breve postfazione all’edizione italiana a proposito della situazione di casa nostra.

Nel complesso dunque il libro, anche se a volte dà risposte un po’ vaghe e poco convincenti ad alcune problematiche, è una guida sicuramente interessante ad uno strumento che nel prossimo futuro sarà davvero difficile eludere o ignorare per le imprese, anche quelle italiane.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Blog in azienda
Autore: D. Weil
Editore: ETAS Libri
Collana: Marketing e Vendite
ISBN: 9788845314094
Anno: 2007
pp. XVI+224
20,00 Euro

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