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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Buzz Marketing nei social media. Come scatenare il passaparola online

Buzz Marketing nei social media. Come scatenare il passaparola online è un libro di Dario Caiazzo, Andrea Colaianni, Andrea Febbraio e Umberto Lisiero, edito da Fausto Lupetti nel 2009.

Come viene sottolineato nella prefazione di Diego Masi (presidente di Assocomunicazione) il libro nasce dall’esperienza lavorativa dei quattro autori, che con la loro agenzia sono stati tra i primi a lavorare in modo sistematico sul buzz marketing in Italia.

Il Buzz (o viral) marketing è una disciplina che nasce in un contesto che è ben spiegato all’interno del primo capitolo del libro: il pubblico cambia e il nuovo consumatore postmoderno cerca il dialogo con l’azienda (e con gli altri consumatori) attraverso una serie di siti e strumenti raccolti sotto il nome generico di web 2.0.

Una parte importante di queste tecniche è il WOM (Word of Mouth), ossia il passaparola già studiato negli anni ’60 da Lazarfeld nonché oggetto del secondo capitolo, tra buzz marketing e viral marketing. Oltre agli obiettivi e alle strategie viene anche dedicato uno spazio importante all’etica professionale che è molto importante in questo ambito, visto che il WOM da parte degli utenti dovrebbe essere spontaneo e sostanzialmente gratuito.

Altro aspetto, trattato nel capitolo tre, è il social media marketing, ossia l’attività volta a promuovere un sito o un prodotto attraverso l’utilizzo dei social network e degli altri social media, attività spesso trascurata dalle aziende per mancanza di competenze interne oltre che di tempo.
Non mancano qui i casi di studio di successo, sia a livello di attività di marketing sia per quanto attiene quel mondo particolare e affascinante che sono le brand communities.

Come spesso evidenziato anche in questo blog prima di agire è importante conoscere che cosa si dice di noi sulla rete, attraverso il monitoraggio della reputazione online, i cui principi ed i tool di riferimento sono descritti in dettaglio nel capitolo 5.

Infine il libro si chiude su di una panoramica interessante dedicata ai modi in cui il buzz online si lega e si integra con il passaparola off-line.

In conclusione Buzz Marketing nei social media è un libro interessante e concreto, che unisce  l’esperienza professionale degli autori a delle valide sintesi dei principali testi sul social media marketing, come L’Onda Anomala e La Coda Lunga.
Una lettura sicuramente consigliabile, specie per chi approccia per la prima volta questi temi.

Etica del management

Etica del management. Nuove prospettive per una cultura d’impresa responsabile è un libro a cura di Carlo Simeone, edito da Ipse nel 2009.

Si tratta di un volume a più mani che tratta un tema di grande attualità, l’etica del management e dell’impresa, senza però cadere nel giudizio e nella condanna dei fatti di attualità.

L’etica infatti è vista dagli autori come una risorsa competitiva importante, in fase di riscoperta, e nel primo capitolo il curatore declina questo aspetto nel dettaglio come motore qualitativo dell’impresa.

Il secondo capitolo è invece dedicato alla responsabilità sociale d’impresa, attraverso il dibattito storico-economico ad essa dedicato dall’inizio del ‘900 ad oggi e con una panoramica dei casi concreti di vari paesi europei.

Strategiche e politiche per uno sviluppo etico dell’impresa è invece il titolo del terzo capitolo, dedicato alla cultura d’impresa e al rapporto tra marketing e etica, passando per la valorizzazione delle risorse umane.

Il quarto capitolo invece è centrato sull’etica delle relazioni pubbliche, della pubblicità e dell’attività di lobby condotta dagli influenzatori. Dopo una panoramica sulle teorie delle pr il testo si concentra sul fatto che anche le professioni della comunicazione sono soggette alla propria deontologia e, in virt di ciò, non sono pura manipolazione.

Infine il quinto capitolo entra nella trattazione dell‘etica della pubblica amministrazione, settore che riguarda il bene pubblico e dunque è particolarmente connotato eticamente.

In sintesi il libro offre una visione di insieme di un tema complesso e spesso frainteso, che va a toccare i principi più profondi della cultura di impresa e che dunque è di grande interesse, in qualunque settore si operi.

Gratis

Gratis è un libro di Chris Anderson, direttore di Wired Usa e già autore di La Coda Lunga.

Il libro è totalmente dedicato al nuovo modello economico emergente di cui Google è l’indiscusso campione, il gratis, a ben vedere infatti sul web oggi pochi servizi sono a pagamento e quasi nessuno non ha almeno una versione entry level free.

Anderson è consapevole che si tratta di un concetto ancora difficile da accettare, tanto più che attorno alla parola gratis ci sono diverse ambiguità, dovute in parte ai termini diversi in cui nelle varie lingue si indicano “libero” e “gratuito”.
Per questo la prima parte del testo è dedicato alla storia del gratis, alla sua evoluzione nel marketing tra ottocento e novecento, ai casi più eclatanti e alla psicologia che sta dietro alle reazioni umane davanti a tale concetto.

Queste difficoltà diventano sempre meno marcate per i digital native (o lo sono di più, quando si cerca di far pagare qualcosa), in quanto questa generazione è cresciuta all’interno del fenomeno che è protagonista della seconda parte del libro: la rivoluzione digitale.
Se già per gli atomi (i prodotti tangibili) la corsa verso il prezzo zero è marcata per il web e i new media, fatti di bit, è praticamente inarrestabile e può essere rallentata solo da provvedimenti restrittivi.

L’economia tradizionale fatica a inquadrare tutto ciò nei suoi paradigmi perché da secoli ragiona sulla base del concetto della scarsità di risorse, e per questo gli uomini sono molto restii (in molti casi giustamente) allo spreco.
L’economia digitale però è basata sull’abbondanza: i processori raddoppiano la loro velocità ogni 18 mesi (legge di Moore) ma la banda e lo storage di dati lo fanno ancora più velocemente, producendo modelli basati sullo “spreco” come YouTube.
In questo contesto è possibile lanciare dei servizi che un tempo non sarebbero stati sostenibili (si pensi appunto a banda e storage necessari a YouTube) e permettersi di consumare risorse dal bassissimo costo marginale in attesa di capire al meglio il business.

E’ questa la parte più convincente del libro: un esempio illuminante dell’accelerazione di questi fenomeni è il fatto che Microsoft ha impiegato decenni per capire come rapportarsi a Linux ma Yahoo ha avuto pochi mesi per poter reagire alla free mail di Google (Gmail).

Anderson passa poi a illustrare vari modelli di business basati sul gratis e confuta alcune delle più diffuse argomentazioni contro il free.
Qui il testo resta interessante ma è molto più difficile per l’autore fornire argomentazioni definitive a favore delle sue tesi perché molte azioni e reazioni sono indirette e difficilmente misurabili in modo certo.

Quello che resta alla fine dalla lettura è una visione ben documentata e affascinante di come l’economia stia evolvendo grazie all’avvento della rete e dell’abbondanza di risorse informatiche.
A volte forse resta difficile comprendere a pieno tutti i fenomeni e si hanno meno certezze rispetto ai temi trattati in La Coda Lunga ma non si può negare che, almeno in parte, tutti stiamo già convivendo con questo nuovo paradigma, anche se non nella sua forma più pura e estrema.

E-mail marketing. Strategie e tecniche efficaci per fare business

E-mail marketing. Strategie e tecniche efficaci per fare business è un libro di Nazzareno Gorni e Marco Maglio edito da Hoepli nel 2009.

Il libro si pone come una guida completa al mondo dell’e-mail marketing, che è molto più articolato e complesso di quanto si pensi dall’esterno, conciliando l’anima tecnologia e di marketing di Gorni con quella giuridico-legale di Maglio.
Tutto il volume infatti si snoda tra inserti di marketing e ricerca tecnologica in ambiti legali e viceversa, fornendo sempre un quadro organico di tutti gli argomenti.

L’introduzione del libro permette fin da subito a chi non sia del settore di inquadrare quali sono i vari tipi di e-mail (personali, transazionali, pubblicitarie) e introduce immediatamente la differenza sostanziale fra fare marketing su liste proprie e su liste acquistate.
Non manca un accenno alla messaggistica e alle e-mail che viaggiano all’interno del web 2.0 e dei social network, oggi sempre più importanti in termini di volumi ed effetti.

Alla luce di questa classificazione gli autori espongono quali sono le caratteristiche e il manifesto di quello che loro definiscono E-mail Marketing 2.0, di cui in estrema (e incompleta) sintesi posso citare: attenzione alla relazione, invii personalizzati nella frequenza e nei contenuti, profilazione e approccio one-to-one.
In particolare si fa riferimento alla “risonanza marketing”, concetto mutuato dalla fisica, che in sostanza dice che se un cliente viene sollecitato con la frequenza e gli stimoli giusti si avrà alla fine una credibilità aziendale che si tradurrà in energia positiva nei confronti della nostra comunicazione.

Il capitolo successivo si occupa invece di come si costruisce una lista di indirizzi, affrontando lo spinoso tema delle liste acquistate che spesso espongono a rischi per la reputazione e blocchi da parte dei sistemi antispam degli ISP.

Segue poi una dettagliata trattazione della legge sulla Privacy, importante strumento di tutela che però talvolta diventa fonte di fraintendimenti e problemi anche per chi agisce in buona fede.
Per questo l’ampio inserto legale di questo capitolo può essere molto utile come mezzo di orientamento per i meno esperti della materia.
Il capitolo quinto inoltre rinforza il quadro normativo con le regole su e-commerce, pubblicità e concorsi per districarsi in una normativa non sempre al passo con i tempi.

La trattazione ritorna poi su termini di marketing e di tecnica illustrando le regole per la creazione di un messaggio efficace, in cui anche i più piccoli dettagli concorrono al successo: mittente, oggetto, uso delle immagini, uso dei link, costruzione dell’HTML, header e footer. E’ importante dire che oltre all’aspetto di comunicazione in senso stretto tutti questi fattori concorrono al corretto recapito del nostro messaggio.

Il tema della deliverability infatti è cruciale, tanto che gli autori vi dedicano un lungo settimo capitolo dove in alcuni tratti si entra anche in aspetti piuttosto tecnici, spiegati però sempre con chiarezza, utili a valutare le performance dei sistemi di e-mail marketing in nostro possesso.
Non è possibile qui riassumere tutto il know how espresso in tale capitolo, basti solo dire comunque che inviare migliaia di e-mail non è affatto difficile, farle arrivare invece sì.

Come scegliere un prodotto adatto alle proprie esigenze alla luce di quanto detto più sopra? E questo il tema che viene affrontato (in chiave generale, senza confrontare singoli prodotti) dall’ottavo capitolo. Infatti non tutte le soluzioni sono di uguale livello e anche le formule di pricing di fatto variano e ciascuna è adatta a diversi tipi di esigenze e di business, per cui bisogna sapere scegliere.

Uno degli aspetti più attraenti del fare marketing via e-mail è senza dubbio la misurabilità, come per tutte le statistiche web però bisogna trovare il tempo di analizzare i dati e saperli leggere con competenza, cosa che è meno banale di quando sembri (a tale proposito ho scritto qualche tempo fa in questo post). Il capitolo nono del libro di Gorni e Maglio in tal senso sarà di notevole aiuto, come d’altronde il glossario dei termini tecnici a fine libro.

Infine l’ultimo capitolo si spinge verso il futuro, parlando di come fare business con le e-mail automatiche, ossia tutte quelle comunicazioni che partono in base a regole, scadenze e altri parametri predefiniti senza un intervento diretto da parte di chi gestisce le liste e il software. Lascio alla vostra lettura la scoperta delle notevolissime opportunità che si aprono in questo campo.

In conclusione il libro di Gorni e Magli è davvero una guida preziosa e organica per entrare nel mondo dell’e-mail marketing e per approfondirlo qualora si usino già strumenti di questo tipo.
Tutti gli argomenti sono spiegati in modo chiaro ma esauriente, grazie alla competenza di chi questi temi li affronta davvero ogni giorno nella propria professione. I due autori inoltre sono membri di gruppi di lavoro specifici che a livello nazionale e internazionale definiscono le linee guida per un corretto uso di questo potente canale di comunicazione e ciò dà un notevole valore aggiunto alle parti in cui si parla di regole e buone pratiche.

Re-Brand. Come svegliare i brand che dormono

nesuriniRe-Brand. Come svegliare i brand che dormono è un libro di Mirko Nesurini, edito dalla Hoepli nel 2009.

L’autore è un esperto di creazione, gestione e sviluppo di brand e, dopo aver pubblicato Good Morning Mr Brand (Hoepli, 2007), torna ora a scrivere per affrontare un tema di grande attualità: il rilancio e la gestione di marchi storici.

Un tipo di operazione che può sembrare semplice, visto che sulla carta tutti potrebbero essere interessati a sfruttare un nome importante e conosciuto, ma che va gestita con competenza e analisi.

L’autore dunque inizia il libro con un approfondimento sui temi generali del branding (equity, extension, valori) per poi entrare più dettagliatamente nel concetto di sleeping brand, ossia quei marchi che fanno parte del portafoglio di un’azienda ma che non al momento sono in uso.
Nesurini include qui anche i ghost brand, quei marchi su cui c’è stato disinvestimento e che sono dunque presenti come rarità in commercio.
Non mancano gli esempi concreti, come d’altronde in tutti i capitoli.

La domanda che anima il secondo capitolo è perché alcuni brand storici sono ancora nel mercato?
L’autore qui inizia con un excursus storico sul diritto di famiglia come fattore di conservazione del brand, partendo da prima dell’Unità d’Italia per arrivare all’ultima riforma del 2006.
Segue l’analisi dettagliata dei fattori comuni che uniscono i brand storici: capacità di innovare con prudenza nel rispetto dei valori e dei codici etici, un po’ di fortuna (che serve sempre) nella scelta delle persone, ottima qualità dei prodotti e del servizio.
Questi tratti vengono poi esemplificati attraverso l’analisi di una serie di casi presi dagli appartenenti alle associazioni di aziende storiche Hénokiens e Trecentenarian’s Club.

Il capitolo 3 invece si occupa di brand che ad un certo punto erano scomparsi dal mercato e che ora ritornano sulla scena, cercando nuovi successi.
Sicuramente una scelta che può essere interessante, a patto di centrare il fattore tempo (ossia rientrare sul mercato nel momento giusto) e con la capacità di fare leva sulla nostalgia combinandovi però un adeguamento del prodotto alle esigenze contemporanee.

Infine il quarto capitolo è dedicato a cosa fare per risvegliare un brand dormiente e a quali sono i fattori di cui tenere conto prima di iniziare il processo.
Si tratta di un capitolo articolato che inizia dall’identità e dalle opportunità dello sleeping brand (a livello di consumatore, di distribuzione e di azienda) per poi passare all’analisi SWOT e ai modelli per valutare il potenziale ed il potere del marchio.
Non mancano le considerazioni giuridiche che fanno da premessa alla descrizione dettagliata (che lascio alla vostra lettura) del processo di rilancio del marchio “assopito”.

Il libro si chiude con la presentazione dettagliata della ricerca (con relativi risultati) di Ex-Brand Institute di Lugano svolta nel 2008 presso operatori del settore interessati al tema della gestione di marchi proprio a proposito di sleeping brand.
Inoltre in appendice Nesurini presenta un interessante e anche divertente elenco dei principali e più antichi marchi storici.

La grandissima quantità di casi esemplificati e la concretezza del libro rende dunque Re-Brand un testo interessante anche per i non addetti ai lavori che possono qui trovare una buona sintesi dei principali concetti di brand management nonché molti buoni spunti di lavoro.

Lusso esteriorizzato e lusso interiorizzato

Lusso esteriorizzato e lusso interiorizzato. Una ricerca empirica sui motivi d’acquisto e le strategie di marketing dei luxury goods è un libro di Cesare Amatulli, edito nel 2009 da Cacucci editore, Bari.

Si tratta di un’interessante ricerca sul mondo del lusso che affianca all’analisi di matrice economica una parte di rilevazione sul campo con il modello della catena mezzi-fini e con quello legato al modello concettuale ZMET.

Il volume si apre con un inquadramento di tipo teorico, con la descrizione dei principali approcci al lusso, il legame tra lusso e moda e una breve trattazione di temi manageriali (gestione del brand e del marketing).

Il secondo capitolo invece è dedicato alle dicotomie del lusso e in particolare al dettaglio dei vari tipi di lusso esteriorizzato (ostentazione, materialismo, emulazione etc.) e interiorizzato (stile di vita, emozione, cultura, sogno etc.).

Vengono poi affrontati e descritti i metodi e gli strumenti per l’analisi e la raccolta dei dati, ossia la già citata catena mezzi-fini (CMF), proposta in abbinamento alla tecnica del laddering, e l’analisi dei significati subconsci del consumatore (ZMET).
In questa sede viene illustrato anche il questionario elaborato per la ricerca, proposto poi integralmente in appendice al libro.

Il quarto capitolo invece analizza il nuovo lusso, che risulta essere appunto esteriorizzato o interiorizzato, e si discutono di fatto i risultati della ricerca sulla base di tale dicotomia, introdotta nel secondo capitolo

Viene infine trattata la mappa cognitiva del lusso, attraverso i significati che esso assume (gli attributi dei luxury goods, le loro conseguenze e i valori strumentali e terminali) e la struttura mentale dei consumatori.

In conclusione il libro di Amatulli è un’utile fonte di spunti per leggere da un punto di vista diverso un mondo, quello del lusso, quantomai dinamico e sempre molto affascinante.

L’onda anomala. Interagire e comunicare con i consumatori ribelli

L’onda anomala. Interagire e comunicare con i consumatori ribelli è un libro di Cherlene Li e Josh Bernhoff, edito in lingua italiana da Etas nel 2008.

Si tratta di un libro decisamente utile ed interessante che affronta in modo pragmatico e semplice il tema del web 2.0 e l’impatto di questo contesto sociale e tecnologico sulle imprese.

Il primo passaggio per affrontare le novità della rete è sicuramente quello della corretta comprensione e dunque la prima parte del libro ha l’eloquente titolo di Alla scoperta dell’Onda Anomala.

Nei capitoli che compongono questa sezione i due autori inquadrano il fenomeno, spiegando come da esso si può essere travolti o sospinti sfruttandone la stessa forza.

Inoltre viene qui illustrato il profilo Social Technographics, elaborato da Forrester Research per poter comprendere l’attitudine delle varie tipologie di clienti all’utilizzo degli strumenti del web 2.0, analisi fondamentale per creare poi una corretta strategia sui social media.

La seconda parte invece cerca di capire come le aziende possono trarre vantaggio dall’Onda Anomala, attraverso un cammino progressivo: ascolto, conversazione, mobilitazione, aiuto/incentivo e accoglienza/interiorizzazione.

Viene qui sottolineata l’importanza di procedere per fasi, per piccoli passi e sulla base della strategia POST (di cui ho già scritto qui) che pone la scelta della tecnologia come ultimo passaggio di un processo strategico.

Infine la terza parte spiega come l’Onda Anomala possa cambiare dall’interno e radicalmente l’organizzazione di cui fate parte.

Infatti il contatto prolungato con il web 2.0 porta necessariamente delle influenze all’interno dell’azienda che poi finiscono per diventare, nei casi più avanzati, una vera e propria Onda Anomala interna.

In conclusione l’Onda Anomala è un libro che posso sicuramente consigliare a tutti, in quanto ben scritto, documentato, facile da leggere e ben argomentato.

Una lettura che permette al manager di approcciare il mondo del web 2.0 e all’esperto di tecnologia di inquadrarlo in una prospettiva strategica, che potrebbe evitare molti errori che tutt’oggi si vedono fare su Internet per mancanza di visione e comprensione.

La coda lunga. Da un mercato di massa ad una massa di mercati

La coda lunga. Da un mercato di massa ad una massa di mercati è un libro di Chris Anderson, edito in Italia da Codice Internet di Torino, nel 2006.

Premetto subito che è un volume ricchissimo, sul quale a più di due anni dall’uscita si continua a discutere, e che quindi è piuttosto difficile da recensire.
Per questo mi limiterò ad evidenziare i concetti chiave per poi lasciare al lettore il piacere della scoperta.

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Il tema è quello dell’evoluzione dei mercati consentita da Internet e dalle nuove tecnologie che, come dice il sottotitolo, hanno creato una serie enorme di nicchie impossibili da gestire (ma anche solo da immaginare) nell’economia tradizionale.

Il punto di partenza dell’autore è quello che lui chiama la “tirannia dello scaffale”: la distribuzione moderna per massimizzare la sua efficienza in proporzione allo spazio disponibile è costretta ad escludere a priori una grande quantità di prodotti e di varianti.
Infatti questi prodotti hanno un mercato atteso (e spesso reale su scale locale) troppo piccolo per poter soddisfare le esigenze del business su di uno spazio fisico che è comunque finito.

Quello che invece la rete sta di nuovo rendendo possibile (e accelerando) è appunto la coda lunga: a valle dalla curva delle hit, ossia di quei prodotti con alti volumi di vendita e che si trovano normalmente nella distribuzione tradizionale ci sono migliaia di oggetti con mercati di nicchia che però sommati assieme generano valori economici importanti.

Sul web dunque, dove un inventario di musica o di libri può essere quasi illimitato visto che fino all’atto della vendita trattiamo di bit quasi senza costo, la varietà ritorna al potere, con numeri di grande rilievo (spesso sottraendo anche quote di mercato ai best sellers dell’offline).

Questo processo è reso anche possibile da alcuni altri fattori, primo fra tutti la possibilità per degli amatori (e dei piccoli produttori) di creare con costi irrisori il proprio prodotto (es. un video) e diffonderlo facilmente nella rete stabilendo un prezzo da pagare e trovando degli acquirenti.

A ciò si somma il potere dei filtri:
sul web si possono combinare infinite modalità di ricerca e dunque ciascuno, nella varietà quasi infinita presente sui siti, può trovare realmente quello che cerca mescolando le recensioni degli utenti con le categorie di classificazione create dai siti e le parole chiave.

Questo porta anche alla revisione della classica legge di Pareto dell’80/20: nei mercati a coda lunga tale classica sproporzione si riduce, soprattutto quando passiamo dalla valutazione dei fatturati generati a quella dei profitti effettivi e del margine.

Anderson attraversa dunque molti mercati e molti settori con una trattazione documentata e attenta, che fornisce al lettore anche moltissime informazioni sui mercati tradizionali (come ad es. la distribuzione organizzata) e le loro logiche confrontate con quella del web.

Non manca un’analisi critica e attenta delle luci e delle ombre che derivano da una scelta pressoché infinita e della creazione di moltissime culture di nicchia quasi individuali ma alla fine l’analisi dell’autore evidenzia sempre un grande ottimismo circa i temi trattati.

In conclusione La Coda Lunga è dunque un libro sicuramente consigliabile a tutti, facile da leggere e documentato, assolutamente non rivolto solo agli operatori del web visto che il discorso dell’autore è di grandissimo respiro per chi si occupi, in genere, di business.

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Community Management

Community Management. Processi informali, social networking e tecnologie web 2.0 per la gestione della conoscenza nelle organizzazioni è un libro di Emanuele Scotti e Rosario Sica, edito da Apogeo nel 2007.

Si tratta di un libro dedicato ad un argomento ancora poco trattato in Italia, quello delle community professionali, delle comunità di pratica e, in genere, degli strumenti del web 2.0 per trasmettere e gestire la conoscenza all’interno delle organizzazioni.

Prima di tutto i due autori introducono lo scenario di riferimento, presentando l’evoluzione del web moderno, sempre più orientato alla collaborazione ed al dialogo fra imprese, mercati e consumatori.
Non mancano alcune case histories utili a spiegare opportunità e minacce di questo strumento: da Lego Mindstorm al blog di Quellichebravo.it passando per il caso (negativo) di Kryptonite.

Il secondo capitolo è centrato invece sulle community informali nelle organizzazioni: dopo aver chiarito che è possibile lavorare con questi strumenti all’interno delle aziende vengono chiarite le diverse tipologie di comunità di pratica e il diverso livello di riconoscimento che esse trovano nell’ambiente organizzativo.

Il terzo capitolo è dedicato a come avviare e coltivare le community in azienda. In questa parte del libro i due autori descrivono le modalità di intervento, tratte dalla propria esperienza professionale maturata nel supporto di diverse aziende che si sono volute dotare di strumenti collaborativi per gestire la conoscenza in azienda.
Vengono dunque spiegati il processo di lavoro, la gestione, l’individuazione delle figure chiave, la scelta delle tecnologie.

Molto interessante infine è la seconda parte del libro, dove vengono presentati tre casi reali seguiti dagli autori in settori diversi.

Il primo è relativo ad un’azienda commerciale (BTicino), il secondo appartiene al mondo delle telecomunicazioni (Vodafone Italia), il terzo invece è un ente pubblico (Comune di Venezia).
A conferma della versatilità delle comunità di pratica i tre casi sono piuttosto diversi anche nell’ambito di intervento: condivisione del know how per i venditori specializzati di BTcino, apprendimento e diffusione delle best practice nella gestione del cliente nel call center di Vodafone, gestione del processo di decentramento per il Comune di Venezia.

Non manca infine una ricca appendice, estremamente concreta e applicativa: un esempio di questionario preliminare di assessment organizzativo, una descrizione di un piano di comunicazione interna per diffondere gli strumenti comunicativi, un vademecum sulle comunità di pratica e una guida per il coordinatore delle comunità.

In conclusione dunque il libro di Scotti e Sica è un prezioso e utile strumento per accostarsi al tema del web collaborativo applicato all’azienda, un ambito sicuramente nuovo e specifico ma che sarà sempre più attuale e importante vista la crescente importanza del knowldege managment in qualsiasi tipo di organizzazione.

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