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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Un nuovo social network dedicato all’innovazione

Vi segnalo la nascita di un nuovo progetto, sempre basato sull’ormai popolare piattaforma di ning, il social network dell’Istituto per l’Innovazione d’Impresa.

Questa la presentazione dell’iniziativa tratta dal sito:

L’Istituto per l’Innovazione d’Impresa – chiamato anche brevemente III oppure l’Istituto – è una associazione culturale fondata da un gruppo di imprenditori, manager e consulenti con la passione per l’innovazione aziendale.

L’istituto è appena nato e sono in corso le procedure di accreditamento presso alcune università e istituzioni operanti nell’ambito dell’innovazione d’azienda.

Obbiettivo dell’istituto è di promuovere lo scambio di idee e il confronto sui temi dell’innovazione aziendale attraverso l’organizzazione di eventi, la diffusione di pubblicazioni specialistiche e ogni altra forma di condivisione delle esperienze dei suoi membri.

Uno dei primi strumenti disponibili è questo sito: il sito di social community http://www.istitutoinnovazione.org che attraverso delle modalità di interscambio di contenuti secondo le prassi del WEB 2.0 consente di condividere esperienze, idee, dubbi e passioni riguardo l’innovazione d’impresa in tutte le sue forme.

Mi sembra un’iniziativa interessante e, soprattutto, una riprova di come il networking stia prendendo piede nel nostro paese.

Second life ed il ciclo di Hype

Nel corso del 2007 in Italia Second Life, il popolare metamondo creato da Linden Lab, sembrava essere diventato lo spazio digitale che doveva cancellare il web precedente, nonché la nuova frontiera del business online.

Come alcuni osservatori attenti avevano già allora rilevato tutto questo entusiasmo era proprio di una fase del noto ciclo di Hype, che cerca di spiegare gli effetti dell’introduzione di una nuova tecnoogia in un sistema sociale con la curva rappresentata qui sotto.

//tommaso.tessarolo.it
Immagine tratta da http://tommaso.tessarolo.it

Second Life in quel momento stava infatti vivendo la fase dell’entusiasmo eccessivo e gonfiato dai media.

Oggi invece siamo nella fase della disillusione, che porta ad un crollo della popolarità dello strumento e ad una fuga degli investimenti da esso.

Le mie non sono certo osservazioni originali e le potrete trovare su qualsiasi sito che si occupi di business online, vorrei solo rilevare però un aspetto importante, ossia che questo universo che parallello non è da considerarsi solo una ‘bufala’.

Si tratta infatti di un esperimento sociale e tecnologico interessante, elilatario o comunque non proprio per tutti, che solo ora entrerà, come previsto dal ciclo di Hype, in una fase in cui potrà veramente dare frutti proficui a chi lo saprà comprendere per quello che è.

In sostanza il mio consiglio è di tenere d’occhio Second life e, senza eccedere nell’entusiasmo o nella disillusione, provare a capire che uso ne potremo fare per creare delle occasioni di business al suo interno.

Kit kat premia la passione a colpi di tempo libero

Riprendo volentieri questa segnalazione che mi è arrivata da http://cafedesignorants.wordpress.com su di un caso di creazione di network e community ad opera delle aziende.

Qui di seguito il post integrale

Pare che uno dei beni di lusso sempre più ambiti e sempre meno disponibili sia il tempo libero.

Già Guy Debord, negli anni ’70, ci invitava calorosamente a riprenderci il nostro tempo libero, aspetto fondamentale dell’esistenza.

Oggi come oggi, tuttavia, può anche capitare che pur avendo del tempo a disposizione (le ferie, ad esempio, che comunque sono sempre poche, n.d.r), ci si veda costretti a trascorrerlo in città per carenza di mezzi da investire.

Ad ovviare a questo triste seppur attualissimo stato di cose, arriva I like to break free, originale inaziativa di Kit Kat, lo snack icona del Break, che attraverso il nuovo concorso invita a prendersi una pausa riportando valore alle proprie passioni.

L’idea, infatti, è premiare i partecipanti con la possibilità di riqualificare le proprie pause, amplificando l’idea del “break” a tal punto da trasformare i 5 minuti canonici riservati al break Kit Kat in una pausa ben più lunga e del valore di 5.000 euro!

I fortunati vincitori, inoltre, avranno dalla loro la consulenza di un personal break expert ingaggiato da Nestlè per dispensare preziosi consigli su come investire al meglio tempo e denaro.

Partecipare è facile: si entra a far parte della community snack alla mano, si compila l’apposito form e si attende la sorte condividendo video e quant’altro con gli altri utenti: non si sa mai che oltre alle cinque aree tematiche previste per il break non ne emerga una sesta altrettanto gratificante.:)

guarda il post originale >>

One to one advertising: è necessario essere maleducati per raggiungere il target?

Ho letto su moltissimi siti della vicenda di Rachel Beckman, una giornalista del Washington Post che su Facebook è stata vittima di messaggi pubblicitari molto pesanti, in cui si è vista dare dal suo social network prima della cicciona e poi della sterile.

La cosa più preoccupante ed insieme più significativa è stata l’evoluzione del messaggio sulla base di ciò che Rachel scriveva nel suo profilo, fino al “Vorrai mica essere una sposa grassa?” sparato alla vigilia del matrimonio.

Il fatto che l’advertising si evolva sulla base del comportamento dell’utente, purchè tutte le impostazioni privacy scelte dal navigatore siano rispettate, è un ottimo esempio di comunicazione one to one che ritengo assolutamente positiva in termini di efficacia.

Tuttavia è davvero necessario essere così aggressivi? Questo tipo di linguaggio dà davvero risultati positivi?

Come scrissi qualche anno fa una campagna trash o aggressiva di fatto assicura un maggiore ricordo e potenzia la notorietà del marchio, anche (e soprattutto) se ne viene imposta la cessazione.

Bisogna dire però che nella marca moderna non è importante solo il ricordo e il riconoscimento ma anche le sensazioni che il brand genera e l’immaginario ad essa collegato.
Credo inoltre che i consumatori moderni siano più maturi ed informati di un tempo e dunque il ragionamento “purché se ne parli” mi sembra un po’ antiquato.

Dal mio punto di vista dunque ben venga la targhettizzazione spinta, ma senza mai mancare di rispetto al nostro interlocutore, perché ciò alla lunga sarà sicuramente inutile e controproducente.

Nasce 20TaskForceItaly, il network dedicato al Web 2.0 per le Aziende Italiane

Vi segnalo un nuovo progetto di networking, made in Italy, appena presentato il giorno 13 ottobre: 20TaskForceItaly

Questo è l’intento dichiarato: “La nostra mission è quella di creare uno spazio virtuale, condiviso da più professionisti del mondo ICT e della Comunicazione in Azienda e da vari Attori delle dinamiche del Web, una Task Force di Professionisti della Rete per fornire alle Aziende Strumenti WEB 2.0 veramente utili.”

Mi sembra un progetto molto interessante, visto che di Web 2.0 si parla molto ma pochi hanno già tradotto queste tecnologie per un uso aziendale nel nostro paese.

Facebook, la festa di Roma e i social network che escono dal web

Oggi si è parlato molto della festa di Facebook a Roma, con migliaia di partecipanti, un evento che è arrivato addirittura sui tg nazionali.

Mi sembra importante evidenziare un aspetto che diversi social network di nicchia avevano colto da tempo: il networking che parte dal web diventa ancora più potente se si fa in modo che gli utenti abbiano occasioni organizzate di incontro nel mondo fisico.

Non è un elemento di poco conto, in quanto un’accusa che viene mossa spesso a certe realtà della rete è quella della pura virtualità, dimenticando che il web sociale è fatto da persone, che esistono anche al di fuori da Internet.

Il caso della festa di ieri è legata ad un discorso ludico, tuttavia questo potenziale di aggregazione e mobilitazione non è certo da sottovalutare, specie se rivolto ad ambiti specifici (si pensi agli incontri dei business network di Connecting-Managers o di Milanin).

Con questo non voglio dire che il mondo dei social network sia sempre e comunque positivo, lo stesso Facebook sta suscitando parecchie polemiche per la gestione della privacy, tuttavia mi sembra interessante segnalare come il networking non sia solo un fenomeno “virtuale”.

Aggiornamento delle news e feed rss: uno spunto su come comunicare sul web 2.0

In passato su queste pagine ho già parlato delll’importanza dei contenuti sui siti aziendali, spesso trascurati privilegiando l’aspetto grafico (naturalmente pure importante).

Infatti avere del contenuto fresco, pensato apposta per internet e frequentemente aggiornato è un ottimo modo per favorire le visite frequenti degli utenti alle nostre pagine aziendali, oltre che un grosso aiuto nell’indicizzazione sui motori di ricerca.

Ho anche parlato di uno strumento forse ancora poco noto al di fuori dei professionisti di Internet, i feed rss.

Molti di voi navigando su Internet avranno notato dei link caratterizzati da un’iconcina xml o rss che parlava dei feed del sito da poter scaricare.

Se avete cliccato il link ed avete un browser un pò vecchio probabilmente vi siete trovati davanti ad un blocco di informazioni incomprensibili ed avete chiuso la finestra senza pensarci più.

Bene, quello che avete intravisto era un feed rss.

Di che cosa si tratta? RSS (acronimo di RDF Site Summary ed anche di Really Simple Syndication) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti Web, basato sul linguaggio XML, ossia quella cosa poco comprensibile che avete visto dopo il click sul link.

Tramite questo strumento, facilmente implementabile sulle vostre pagine web, sarete in grado di inviare automaticamente agli utenti che vorranno sottoscrivere il feed le vostre novità che loro leggeranno tramite un lettore gratuito o direttamente dal browser.

Li potranno leggere quando vorrranno e saranno aggiornati in tempo reale.

Capite bene che i vantaggi sono diversi: l’utente sceglie volontariamente di ricevere i feed, non si deve iscrivere né disiscrivere (come avviene per una newsletter), l’aggiornamento riguarda tutti i contenuti che vogliamo ed è in tempo reale.

Ma con l’avvento del web 2.0 e dei social network la cosa si fa ancora più interessante, in quanto sempre più siti, tools e strumenti vari permettono di importare del contenuto dai siti altrui con dei semplici feed rss.

In soldoni una volta che avrete creato il vostro flusso rss potrete distribuire i vostri contenuti su di una varietà enorme di strumenti (compreso il desktop e il telefonino) quasi sempre a costo zero.

Tutto bello e facile dunque? In teoria sì, ma non dimentichiamoci che per funzionare come strumento di marketing e comunicazione il vostro contenuto deve essere aggiornato di frequente con qualità e perizia.

Questa sembra la parte più facile ma in realtà non lo è e lo testimoniano la maggior parte delle sezioni news dei siti aziendali, drammaticamente ferme da mesi o anni.

In conclusione dunque mi piace sottolineare che il web offre sempre più possibilità di comunicazione alle aziende ma che per coglierle serve, con urgenza crescente, l’apporto di figure professionali specializzate nel seguire questi temi che non vanno lasciate alla buona volontà del resto del personale aziendale.

Gianluigi Zarantonello

I Social network protagonisti del mobile web

I Social Network sembrano sempre di più essere una delle tipologie di siti che sta avvicinando gli utenti alla navigazione attraverso il telefono cellulare.

Secondo le stime di Datamonitor (citato su IAB Blog) le iscrizioni globali ai siti di social networking dovrebbero raggingere i 230 milioni di utenti alla fine del 2007 (comprese le adesioni a più social network da parte degli utenti), con ricavi pari ai $ 2,4 miliardi entro il 2012.

In particolare il trend è in rapida crescita nei teenagers grandi utilizzatori di dispositivi mobili, negli USA ad esempio più del 50% di loro per cento utilizza i servizi di social networking almeno una vlta al mese e, secondo eMarketer, il numero crescerà fino all’84% nel 2011.

Ancora, secondo Nielsen Mobile, citato in Quo Media, in Europa il 30% degli utenti di telefonia mobile che abbia un profilo su di un social network, usa il cellulare per collegarsi ai network, scambiare messaggi, stabilire nuove relazioni e svolgere tutte le attività tipiche di questi siti.

I big della rete si sono già attrezzati con le loro versioni mobili come Linkedin (http://m.linkedin.com), Facebook (http://m.facebook.com) e Myspace (http://mobile.myspace.com).

Il bisogno di restare sempre in contatto con amici e contatti di vario genere, in qualsiasi momento e indipendetemente dal device utilizzato, sembra dunque una delle applicazioni di successo delle rete in versione mobile (io stesso ne trovo tale uso molto comodo).

Potrà esserlo anche in Italia, dove siamo ancora un pò indietro su questi temi, nel momento in cui le tariffe per la navigazione diverranno più accessibili?

Gianluigi Zarantonello

Il dipartimento di ricerca e sviluppo? Con Internet è grande come il mondo

Il tema della ricerca e sviluppo è sempre più centrale per tutte le aziende e l’innovazione oggi richiede ritmi altissimi per poter mantenere un’impresa competitiva sui mercati internazionali.

Nell’approccio tradizionale al problema le innovazioni vengono sviluppate all’interno delle organizzazioni attraverso appositi dipartimenti, con lo scopo di massimizzare la rendita commerciale delle nuove idee attraverso la proprietà intellettuale in ambieti chiusi e protetti.

Oggi però, come spiegano molto bene Tapscott e Williams in Wikinomics (da cui sono tratti molti dei dati e dei temi qui discussi), le imprese non riescono più a monopolizzare la conoscenza e, per quanto grandi siano i loro laboratori, sicuramente fuori dall’organizzazione ci sono altri cervelli che hanno la soluzione dei problemi che non si sono ancora risolti.

Lafley, il CEO di Procter & Gamble, descrive con queste parole tale tema: “Qualcuno al di fuori della vostra organizzazione, oggi, sa come rispondere a una domanda specifica con cui siete alle prese, risolvere il vostro problema particolare o cogliere l’opportunità che avete di fronte meglio di voi. Dovete individuare un modo per collaborare produttivamente con lui”.

Grazie alle tecnologie di rete esiste un modo accedere a questa conoscenza diffusa: le ideagorà, dei market place dove, come accade per le transazioni sui siti commerciali come Ebay, si possono acquistare e scambiare soluzioni e tecnologia.

Ci sono due tipi di Ideagorà: il primo e più facilmente intuibile è il modello rappresentato dal sito Innocentive.com, dove le aziende possono proporre ad una comunità di scienziati, ricercatori ed esperti i problemi per i quali non hanno ancora trovato soluzioni adeguate.

C’è poi il secondo tipo di Ideagorà, forse più sorprendente, quelle dove si offrono soluzioni che sono ancora in cerca di chi abbia un simile problema da risolvere, come accade per yet2.com.

Infatti sembrerà strano ma molte grandi aziende registrano annualmente una grande mole di brevetti (con i relativi costi) per i quali tuttavia non si è ancora individuato un utilizzo.

Per questo tali soluzioni vengono offerte, sotto forma di licenza d’uso, a altre realtà che invece ne hanno bisogno portando nelle casse dei dipartimenti di R&S dei soldi da reinvestire in ricerca in un classico processo collaborativo win-win.

Perché dunque a fronte di tale interesse le ideagorà sono ancora una realtà di frontiera?

Sicuramente c’è un problema di natura culturale, in quanto è difficile condividere con altri il proprio lavoro intellettuale e, simmetricamente, non è facile superare la sindrome del “not invetended here” interna alle aziende.

Inoltre è necessario stabilire un modus operandi che permetta di capire dove e come accedere all’innovazione distribuita e quanta parte della ricerca vada delegata all’esterno.

Essere dentro un’ideagorà non è di fatto qualificante di per sé perché anche i concorrenti vi possono entrare, con un effetto livellante, bisogna dunque saperne cogliere i vantaggi e saperne trarre il massimo attraverso una buona organizzazione interna con persone aperte a questo tipo di scambio.

Infine gli stessi market place dovranno evolversi nel tempo per garantire un livello di servizio adeguato, ad esempio migliorando la trasparenza (anonimato delle imprese e scarso riconoscimento pubblico di chi risolve i problemi) e favorendo l’aggregazione in gruppi fra i ricercatori.

Qual è dunque lo scenario futuro?

Difficile dirlo con certezza, probabilmente la ricerca interna non sparirà da nessuna azienda perché essa garantisce una serie di vantaggi legati alla proprietà intellettuale, tuttavia non basterà più per gestire tutte le tematiche innovative e chi investirà solo all’interno avrà dei costi altissimi e non sostenibili a fronte di un numero ridotto di prodotti realmente di successo.

In ogni caso la differenza maggiore sarà probabilmente fra chi sarà in grado di gestire in modo aperto le occasioni che si presenteranno e chi invece si arroccherà su posizioni chiuse e difensive

La sfida è aperta.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

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