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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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La privacy e la rete ai tempi di Facebook e Google Buzz

Il recente lancio di Google Buzz ha scaldato una volta di più il dibattito sulla privacy in rete e le preoccupazioni sulla tutela dei dati personali sui social media.

Non si può negare che il tema sia di grossa attualità ma credo anche che ci siano molti fraintedimenti a tale proposito.

Prima di tutto manca ad oggi la consapevolezza reale, nei giovanissimi ma non solo, che ciò che viene pubblicato in rete acquista una capacità di diffusione che non può essere controllata realmente. Un limite di cui le istituzioni si stanno rendendo conto, visto che pochi giorni fa c’è stato il Safer Internet Day 2010, dedicato proprio alla sensibilizzazione su questo problema.

Credo anche che in tale dibattito sfugga un fatto socio-culturale più profondo, ossia che il desiderio di esporre se stessi in modo totale al pubblico viene da più lontano, visto il successo dei reality show fin da tempi ben antecedenti l’ascesa dei social media. La differenza è solo legata alla facilità di accesso agi strumenti della rete, più democratici ed economici dei media broadcast. Dunque maggiore quantità di persone che si espongono ma identica pulsione di fondo, su cui non mi voglio produrre in analisi che lascio ad altri più competenti.

L’attenzione a cosa si posta è dunque la difesa più efficace per la privacy, inoltre è anche alla base dell’altro grande tema che vorrei sottolineare: la costruzione della propria identità in rete per motivi di crescita personale.

Me ne sono già occupato, il web sta diventando sempre di più fatto di persone che come mai prima nella storia possono valorizzare se stesse davanti ad un pubblico potenzialmente illimitato. Ecco che emerge in tutta la sua importanza il valore della presentazione che ciascuno sa dare di se stesso, con il medesimo criterio e la grande attenzione con cui un bravo marketing manager gestirebbe il proprio prodotto.

E’ il personal branding, nella definizione di Sebastiano Zanolli si tratta di “l’insieme di valori, competenze, visioni, passioni, caratteristiche e ricordi in genere che immediatamente chi ci sta attorno collega alla nostra comparsa fisica o anche solo virtuale”. Non più nickname nei forum o identità parallele su Second Life: qui si mette la faccia, e non in senso metaforico visto che moltissimi siti richiedono obbligatoriamente l’inserimento di un’immagine del profilo.

Dunque oltre all’attenzione a non postare cose sconveniente o pericolose è bene avere la massima coerenza fra l’identità digitale e quella reale, mettere in evidenza i nostri punti di forza negli ambienti dove questi possono essere apprezzati (e non dovunque a caso) e rispettare sempre gli interlocutori che ci troviamo davanti.

In conclusione dunque la rete non è rose e fiori e ci sono rischi reali per la privacy anche per chi è attento a ciò che fa sul web, tuttavia i vantaggi e le opportunità di una corretta presenza sui social media sono, secondo me, largamente superiori ai pericoli. E voi che cosa ne pensate?

Le “buzz mailbox” e la nuvola di informazione

Qualche tempo fa avevo scritto alcune opinioni su Google Wave, leggendo in questo strumento un tentativo di risposta al tema dei troppi siti e software attraverso cui oggi comunichiamo.

In questi giorni il tema ritorna di moda grazie all’annuncio quasi contemporaneo di Google Buzz e della nuova Yahoo! Mail, due servizi che mixano la tradizionale mailbox con i più importanti social media.

Yahoo!, con più di 300 milioni di caselle di posta aperte nel mondo, rivitalizza la sua offerta grazie ad un doppio pannello, che offre da una parte la posta e dall’altra i messaggi da e verso le proprie connessioni.

Google dal canto suo sembra aver capitalizzato gli esperimenti fatti su Wave per creare un flusso di comunicazione a 360°, ospitato dalla mailbox. Buzz inoltre capitalizza la grande quantità di servizi che big G offre gratuitamente ai navigatori che hanno aperto un account con l’azienda di Mountain View.
Rispetto a Wave l’interfaccia è più semplice e intuitiva (una buona introduzione la trovate qui), anche se fa una certa impressione constatare il numero di informazioni che Google ha su di noi e sulla nostra identità in rete.

Potranno essere delle killer applications? La domanda in realtà è legata in primo luogo al futuro dell’email come strumento di collaborazione e scambio, con tutti i mezzi oggi disponibili per comunicare le mailbox saranno a lungo un catalizzatore di traffico?
Inoltre avere un luogo unico per visualizzare servizi diversi aiuta a gestirli più facilmente ma non è una soluzione del tutto nuova, si pensi ad esempio a Friendfeed, e non elimina la dispersione dei nostri dati su diversi strumenti (tanto più che gli aggiornamenti sono tanti e creano parecchio rumore sul canale).

E allora che cosa manca? Secondo me il futuro dei social media passa per la possibilità di avere, o creare, dei filtri che ci permettano in modo intelligente e dinamico di trovare quello che cerchiamo, come per le merci della coda lunga, all’interno del grande mare della rete.

immagine tratta da http://blogs.nesta.org.uk/

Un applicativo/sito/strumento semantico che usi i dati che noi gli forniamo per permetterci di individuare le conversazioni che ci interessano e contribuirvi in un modo fluido, a cavallo fra il post e l’email.
L’evoluzione raggiungerebbe poi il suo apice se tutto ciò funzionasse su smartphone, dispositivi mobili vari e anche sulle nuove generazioni di dispositivi elettronici che renderebbero possibile la comunicazione ovunque.

Per concludere un cenno sul tema privacy, non credo che questi strumenti aggravino il problema, è bene ricordare infatti che le informazioni che immettiamo in rete difficilmente possono restare confinate ad un ambiente chiuso e dunque sta a noi utilizzare con giudizio i mezzi a disposizione distinguendo il pubblico dal privato.
Non elimineremo al 100% le minacce alla nostra riservatezza ma sicuramente saremo più sereni nella nostra navigazione nella nuvola di informazione.

E voi, come vedete il futuro della comunicazione interpersonale online?

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