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Il Blog di Gianluigi Zarantonello. Strategia, digital transformation, tecnologia e marketing nell'ecosistema digitale

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Think micro first

Think micro first. La microimpresa di fronte alla sfida del terzo millennio: conoscenze, saperi e politiche di sviluppo è un volume di Domenico Barricelli e Giuseppe Russo uscito nel 2005 dai tipi di Franco Angeli.
Il soggetto è molto chiaro già dal titolo, la micro-impresa, una realtà estremamente importante nel tessuto economico italiano ed europeo che non va genericamente ascritta alla vaga categoria tradizionale di “Piccole e media imprese” (PMI).

La micrompresa infatti, secondo le recenti linee guida europee, si distingue per avere al massimo 10 dipendenti ed un fatturato di 2 milioni di euro, a differenza della piccola impresa (fino a 50 dipendenti e 10 milioni di euro) e della onnicomprensiva categoria delle PMI (fino a 250 dipendenti e 50 milioni d euro).

Il volume, dopo una presentazione di Tiziano Treu, si divide in due parti: la prima è dedicata ad un inquadramento teorico e normativo dell’argomento, con un primo macrocapitolo dedicato alle politiche, le normative ed i modelli internazionali messi a confronto fra loro, un altro alle caratteristiche delle microimprese e una terza alla dinamica e alla politiche di sviluppo.
La seconda parte del libro invece si occupa di formazione, sia delle imprese sia dei lavoratori, con particolare attenzione al knowledge management e alla policies da mettere in atto in questo delicato settore.

E’ difficile riassumere nello spazio di una recensione tutti i dati, gli spunti teorici ed i materiali che i due autori mettono in campo con l’intento, espresso nell’introduzione, di non mettere la parola fine alla ricerca nel settore ma anzi di essere un punto di partenza per continuare il dibattito.
Sicuramente emerge molto forte l’importanza che le micro-imprese hanno in Europa  in termini di produzione di ricchezza e di occupazione, decisamente superiore a quanto accade negli USA e in Giappone. Un aspetto cruciale dunque è che le microimprese non sono un’alternativa povera alla grande industria ma un modello di business autonomo e vitale.

Grande rilievo ha poi l’impianto teorico di David Birch, gli autori infatti, pur discutendolo criticamente, non possono non prenderlo in considerazione sia per le dimensioni gigantesche dello studio di base (22 milioni di imprese monitorate per 22 anni!) sia per l’interesse di alcune sue formulazioni teoriche. Non mancano poi altri riferimenti teorici importanti quali quelli a Zuboff, Rifkin e Camdesseus.

Interessante anche la dimensione comparativa sia per quanto riguarda gli aspetti normativi dei vari paesi (europei ed extraeuropei) sia rispetto alle analisi macroeconomiche ed ai dati statistici presentati.
Molto stimolante infine è tutto il discorso dedicato al fare network per le microimprese ed alla creazione di valore nell’economia post-fordista, caratterizzata dall’affermazione del valore della conoscenza su quello delle merci. Questo discorso poi si collega al già citato knowledge management ed anche alle necessità delle microimprese di trovare personale qualificato (e/o di formarlo), un dei principali ostacoli alla loro crescita.
Chiudono il libro una serie di spunti interessanti e di tracce di lavoro e policies per la microimpresa.

In conclusione il volume di Barracelli e Russo si presenta come una miniera di documentazione e di materiali di lavoro sul tema della microimpresa, assolutamente consigliabile sia per un pubblico business sia per chi si occupa dell’amministrazione dello stato sia infine per operatori e studiosi di politica economica.

Sito web del libro: www.microimprese.it

Gianluigi Zarantonello

Moda, marketing, linguaggi, segni

Moda, marketing, linguaggi, segni è un libro di Cesare Amatulli uscito nel 2005 per i tipi di Cacucci Editore di Bari.
Si tratta di un volume dedicato al mondo della moda con un approccio multidisciplinare, che tocca la semiotica, il marketing, il retail management, le risorse umane e la strategia d’impresa.

L’approccio è abbastanza didattico ma gli spunti sono molto numerosi ed adatti anche per un pubblico professionale che voglia avvicinarsi al mondo della moda, sia sul piano degli strumenti teorici sia rispetto ad una prospettiva più operativa.

Il primo capitolo (Moda: l’evoluzione degli approcci) è dedicato ad un quadro interpretativo generale in cui si toccano gli aspetti sociali della moda, il suo essere linguaggio, il suo rapporto con la comunicazione interpersonale.
Particolare spazio è riservato alla prospettiva semiotica, rispetto alla quale sono forniti diversi strumenti di base.

Con il secondo capitolo (Il Marketing) invece sono introdotti gli strumenti base del marketing operativo e strategico, con particolare attenzione ai suoi utilizzi nella moda.

Il terzo capitolo (Semiotica e fashion marketing) entra nel campo più specifico della moda tirando le fila degli strumenti tratteggiati nei due capitoli precedenti ed introducendo anche la figura innovativa del fashion manager, una figura che, secondo l’autore, sta in metà tra l’artista e l’uomo d’impresa.

Nel quarto capitolo (Il linguaggio del marketing) invece il tema fu quello del brand, particolarmente cruciale per il modo della moda in cui il capitale intangibile di un’impresa è altrettanto importante di quel dato dagli assetò tangibili.
In questo capitolo poi si citano alcuni testi recenti come Trading Up di Silverstein e Fiske o gli ultimi lavori di Fabris e Lipovetsky, che permettono di avere un modello interpretativo aggiornato sulle ultime tendenze del consumo moderno (di moda e non).

Il breve quinto capitolo (Marketing intellettuale) affronta il rapporto fra moda e cultura, in questo senso anche il marketing può contribuire proponendo, come dice l’autore, “conversazioni di moda”, la competitività oggi infatti si basa anche sull’intelligenza e su un know how intellettuale.

Il capitolo sei (Marketing e lusso) tocca un altro campo cruciale, quello dei luxury brand e dei luxury goods, costruiti con una sapiente strategia unita ad una grande qualità.
Amatulli però non dimentica le suggestioni più moderne quali il “nuovo lusso” dei già citati Silverstein e Fiske e neppure elementi di attualità come le opportunità e rischi aperti dal mercato orientale.

Il capitolo settimo (Moda capacità e comportamenti) sviluppa gli aspetti del know how trattando dei distretti industriali, dell’italianità della moda ed anche della formazione necessaria a mantenere la leadership di questo settore.

Nemmeno la tecnologia è infine trascurata, diventando protagonista del capitolo ottavo (Linguaggio tecnologico e Linguaggio della moda), dove si parla sia delle risorse per il brand e lo studio del mercato sia dei progressi della tecnica applicata ai prodotti.

Quello che appare chiaro fin dalle prime pagine del libro è la grande passione dell’autore per tutto quanto è moda, passione che riesce a far emergere anche nelle parti più tecniche o didattiche, rendendo sempre piacevole il libro sia per lo studente sia per il professionista.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

Se hai qualcosa da dire parla, se no taci

Se hai qualcosa da dire parla, se no taci. E’ il modo in cui comunichiamo che determina il successo o l’insuccesso di idee e progetti nella professione e nelle relazioni personali è un libro di Antonella Lucato pubblicato da Armenia Editrice nel maggio di quest’anno all’interno della collana ECO – Le vie del successo.

Non si tratta di un libro che parla specificamente di comunicazione professionale quanto piuttosto di un volume rivolto a tutti per imparare a gestire meglio l’uso della parola e riscoprire il suo valore.

Come si deduce dal sottotitolo infatti l’attività del comunicare è qualcosa che tocca trasversalmente tutti gli ambiti della vita personale e professionale e dunque un buon uso della parola influenza successi ed insuccessi della persona a livello globale.

La Lucato procede nella sua trattazione attraverso 35 brevi capitoli scritti con uno stile semplice e diretto che affronta di volta in volta i molteplici aspetti del modi in cui la comunicazione costruisce la realtà.

Le parole infatti costruiscono e distruggono, permettono di capire come una persona sia fatta e danno forza (o bloccano) la realizzazione delle azioni che descrivono.
Questa forza delle parole, secondo l’autrice, tende ad essere nettamente sottovalutata e dunque nella comunicazione personale e professionale si fa effettivamente poco caso a ciò che si dice.

Un altro elemento importante è poi il ruolo delle pause e del silenzio in genere, il cui valore si è quasi completamente perso oggi.
Inoltre nel libro si sottolineano gli aspetti, positivi e negativi, del non dire qualcosa, un’azione che non ha meno influenza ed importanza di quella contraria.

Ancora, un altro aspetto importante della comunicazione è dato dall’ascolto, per questo  l’autrice sottolinea come un buon comunicatore non è solo una persona dalla lingua sciolta e dalla parlantina facile ma anche uno che sa ascoltare l’altro e regolarsi di conseguenza nel dire la propria.

Tutti questi aspetti sono apparentemente banali ma nel contesto frenetico di oggi tali spunti tendono a non essere applicati, leggendo il libro infatti non mancano gli esempi in tal senso ed è interessante vedere come le situazioni descritte siano estremamente comuni e vicine alla nostra esperienza quotidiana.

Il libro dunque non svela nessun arcano ma invita semplicemente a riflettere su alcuni aspetti assolutamente quotidiani della comunicazione che spesso vengono trascurati o non colti nella fretta e nella frenesia di tutti i giorni.

Gli spunti contenuti nel volume quindi sono utili davvero a tutti ma sicuramente una menzione speciale va fatta per i comunicatori, ossia quelle persone che della parola e della trasmissione del messaggio hanno fatto la propria professione.

Anche per loro qualche piccola riflessione sul valore del silenzio, delle pause e dell’ascolto può essere davvero interessante.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Antonella Lucato
Editore: Gruppo Editoriale Armenia
Anno 2005
ISBN 8113-309-1
pp. 188
13,00 Euro

Il Valore della Conoscenza

Il valore della conoscenza. Teoria e pratica del knowledge management prossimo e venturo è un volume di Ferdinando Azzariti e Paolo Mazzon uscito a Maggio per i tipi della ETAS Libri.
Il titolo è molto eloquente, anche per chi non abbia molta confidenza con il tema centrale che tratta, ossia il knowledge management.

Si tratta in effetti di un argomento molto nuovo, soprattutto per il mondo imprenditoriale italiano, anche se molte aziende abbozzano delle forme di knowledge management, magari da tempo, senza forse esserne pienamente consapevoli.

Il libro si articola in tre parti, una dedicata ai case history, una agli strumenti e una alle teorie di riferimento.

Curiosamente il volume compie un percorso inverso dai casi fino alle teorie, mettendo però in questo modo in luce come ogni azienda abbia un suo specifico approccio e percorso in queste tematiche e che dunque le teorie devono essere calate nella pratica e nel contesto.

I case history (parte prima, dal titolo “Come cambiano le aziende italiane?”) comprendono una varietà di settori merceologici ed aziende più o meno note al grande pubblico, tutte caratterizzate però da una spinta notevole alla valorizzazione ed alla gestione della conoscenza, tacita ed esplicita, presente all’interno dell’organizzazione.
Come detto più sopra dunque ogni caso è strettamente path dependant e va collocato all’interno della cultura aziendale della singola organizzazione, non per questo però la lettura di queste esperienze risulta meno interessante e ricca di spunti per tutti.

Molto ricca poi è la parte centrale (“Gli strumenti. Come si genera la conoscenza?”) dove si affrontano temi assolutamente significativi quali come le organizzazioni apprendono, come si gestiscono le conoscenze complesse, come si affronta il problema della condivisione e trasmissione delle conoscenze, come il know how genera vantaggio competitivo e molto altro.

Infine la terza parte (“Le teorie. Cosa c’è di nuovo nel vecchio  panorama della conoscenza?”) inquadra lo sviluppo del mercato verso un’economia della conoscenza sul piano teorico, con riferimento alle teorie dell’organizzazione e ai più recenti contributi sul knowledge management.
Molto interessante poi è l’inquadramento pratico e teorico della figura del knowledge manager, un professionista con competenza specifiche e che oggi ha ancora uno status tra luci ed ombre.

Il valore della conoscenza dunque si presenta come un libro davvero interessante dato che è ben documentato ed è inoltre uno dei pochi contributi organici sul tema presenti in lingua italiana.
Un tema che per altro si rivela sempre più centrale nella competizione moderna e su cui le nostre aziende non possono permettersi di restare indietro, dato che è proprio su molti di questi aspetti, anche se taciti, che in passato hanno costruito la loro fortuna.

Vedi anche l’evento di presentazione del libro del 20 luglio >>

GIANLUIGI ZARANTONELLO
SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Ferdinando Azzariti e Paolo Mazzon
Editore: ETAS
Anno 2005
ISBN 8845312755
pp. XII+212
17,00 Euro

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