Come sempre in questo periodo dell’anno parte il rito delle previsioni per i successivi mesi: ne potete trovare tante e altamente qualificate in rete, per cui nel fare un augurio di buon 2022 ai lettori del mio blog vorrei fare una considerazione leggermente diversa.

Già all’alba del 2020, quando niente di tutto quanto poi è successo era minimamente prevedibile, mi ero trovato a scrivere che mi aspettavo una maturazione di tendenze già in corso, mentre all’inizio di questo 2021 che si è appena andato a chiudere mi sono sentito di esprimere come unica certezza quella della centralità delle persone.

Ancora, l’ecosistema digitale è sempre più complesso ma per molte aziende questo fatto non è ancora evidente: dite che è un po’ superfluo dirlo oggi? Sono pienamente d’accordo, non a caso scrissi quella frase 10 anni fa evidenziando come i social media e l’evoluzione tecnologica degli strumenti digitali, che vengono ancora da più lontano, hanno infatti dato una percezione di semplificazione rispetto alla realtà: mezzi gratuiti o poco costosi, simili a quelli che usiamo già come utenti privati e con basso profilo di rischio.

Un errore di percezione che spesso si paga a caro prezzo, ragion per cui ho dato ampio risalto a questo tema anche nel primo capitolo del mio libro #MarketingTechnologist.

BENE, E QUINDI QUALE SAREBBE LA CONSIDERAZIONE?

Non vorrei che chi mi sta leggendo pensasse che voglio iniziare l’anno solo con una serie di autocitazioni, per quanto in effetti io mi trovi sempre più spesso a tornare su temi già trattati e che restano validi.

A mio avviso il filo conduttore dei paragrafi precedenti e dei link che vi ho riportato si può sintetizzare come segue: bisogna essere adattabili e veloci, perché se da un lato viviamo in un contesto imprevedibile dall’altra un osservatore attento può cogliere una grande continuità in molti dei trend tecnologici e organizzativi che ora sono stati brutalmente accelerati dalla pandemia.

Non affrontare i vincoli tecnologici che potrebbero rivelarsi presto o tardi un laccio che impedisce la reazione agli eventi, pensare all’organizzazione in termini di puri organigrammi formali potenzialmente rigidi e antiquati, non usare la tecnologia per differenziarsi ma solo per tenersi al passo con gli altri (e con le mode): sono tutti elementi che possono compromettere il più solido dei business.

Fonte: Accenture

Qui non c’è un vero tema di tipologia di industry: l’unica differenza reale è che alcuni settori sono già stati colpiti duramente da nuovi player e sono stati costretti ad affrontare in modo drammatico il cambiamento, per altri questa onda non è (ancora) arrivata, anche se la pandemia ha scosso tutti in profondità nelle proprie certezze.

E per qualunque azienda oggi sono l’organizzazione interna e la mentalità gli unici veri fattori su cui agire con certezza.

Cito qui il libro Think Again: The Power of Knowing What You Don’t Know di Adam Grant: “Tradizionalmente, l’intelligenza è vista come la capacità di pensare e apprendere. Invece, nel contesto complesso e turbolento nel quale ci troviamo a vivere e lavorare, per essere intelligenti dobbiamo sviluppare un’altra abilità cognitiva: la capacità di disimparare. Ripensare significa approcciarsi ai problemi in maniera differente, e se è vero che le persone intelligenti sono in grado di affrontare problemi complessi, è ancor più vero che la capacità di innovare la propria “intelligenza” potenzia la capacità di trovare soluzioni sempre più funzionali”.

IL CONSIGLIO: COSTRUITE LA FLESSIBILITA’ CON LE PERSONE

La necessità di un linguaggio chiaro e condiviso è un primo passo fondamentale, come viene raccontato molto bene da questo articolo della Harvard Business Review e, molto più modestamente, anche da me qui in questo post.

Bisogna costruire uno storytelling efficace per garantire che il management sostenga e incentivi lo sforzo necessario a diffondere davvero una cultura nuova e un diverso modo di lavorare. Storie con un fondamento, e non solo fuochi d’artificio, come scrivevo già anni fa.

Bisogna comunicare molto per creare il giusto clima culturale e la chiarezza di obiettivi e di valori che permettono di avere davvero tutte le persone “a bordo” della trasformazione e quindi di permettere un uso corretto anche della tecnologia che abilita quello che oggi viene definito “future of work”.

Le persone devono avere una stessa visione (e spiegarla con gli stessi termini)!

Un secondo punto chiave è la capacità di costruire quella flessibilità organizzativa di cui Gartner ha dato la bella definizione di Composable Business, descritto come “creating an organization made from interchangeable building blocks” e fatto di obiettivi chiari e modularità.

E’ chiaro che qui la chiave sono le persone, perché solo le persone possono essere le protagoniste di un modello di questo tipo dove l’automazione può sgravare l’essere umano dai compiti più stupidi e ripetitivi ma non può (per fortuna) creare questa capacità di adattamento all’imprevisto.

Le persone da tenere al centro ovviamente non sono solo quelle interne all’azienda ma anche i clienti e l’orchestrazione del customer journey ha degli effetti a catena fondamentali: non solo investimenti nello studio dei consumatori e dei loro bisogni, ma nuovi modi di lavorare. Nuove opportunità di collaborazione interfunzionale, nuove competenze emergenti e nuove combinazioni di interpretazione umana con intelligenza artificiale e apprendimento automatico per orchestrare e trasmettere messaggi durante il journey.

Fonte: Gartner

Certo anche l’approccio alla tecnologia non può essere lasciato indietro, e quindi non posso non citare (nuovamente) il concetto di Future Fit Technology di Forrester, che come ho scritto qui è l’evoluzione del precedente di impresa adattiva: “A customer-obsessed approach to technology that enables a company to quickly reconfigure business structures and capabilities to meet future customer and employee needs with adaptivity, creativity, and resilience”. Una visione tecnologica quindi adeguata al futuro, assumendo una prospettiva outside-in, ossessionata dal cliente e non vincolata dai limiti delle infrastrutture esistenti.

Il momento è propizio, infatti per fortuna la spesa in innovazione nelle imprese italiane cresce, come emerge dall’ultima ricerca degli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano: gli investimenti ICT ripartono e dopo la previsione di crescita del +2,6 del 2019 e del + 2,8% del 2020, nel 2021 la spesa ICT aveva segnato un +0,9%, per poi superare il +4% nelle previsioni 2022.

Se non vi bastasse, IDC prevede che la spesa mondiale per la trasformazione digitale (DX) di prodotti, processi e organizzazioni raggiungerà i 2.800 miliardi di dollari nel 2025, più del doppio degli investimenti effettuati nel 2020: un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 16,4% nel periodo di previsione 2021-2025, con la spesa globale in digital transformation supererà i 10.000 miliardi di dollari in un periodo di cinque anni.

Ma a conferma della necessità di un lavoro più corale, cresce la propensione a dedicare dei budget per l’innovazione digitale anche in altre funzioni esterne alla Direzione ICT (lo fa il 59% delle grandi imprese italiane) e l’aumento di investimenti da parte delle aziende porta la necessità di definire una Governance efficace, strutturando adeguati modelli organizzativi per diffondere il processo di innovazione e una “cultura digitale” in tutta l’azienda (il 39% delle grandi imprese ha deciso di strutturare una “Direzione Innovazione” o un singolo ruolo dedicato).

Chi si occupa di business transformation oggi è una persona di relazione, non certo un nerd, e alla fine per molti versi, come scrivevo provocatoriamente tempo fa, questa trasformazione è un fatto di lavorare meglio tutti assieme.

Il mio augurio dunque per il 2022 è che voi e le vostre organizzazioni riusciate a cogliere questa sfida, con lucidità e magari anche un po’ di divertimento!

E oltre al livello strategico, prendendo una citazione da un libro che sto leggendo in questi giorni, “non dimenticate l’execution ragazzi. È l’ultimo importantissimo 95 per cento”.