L’emozione e la regola. La grande avventura dei gruppi creativi europei è un libro a cura di Domenico De Masi uscito presso Rizzoli nel 2005.

Il libro, riedizione di una precedente ricerca, ha come grandi protagonisti una serie di gruppi, tutti europei, che tra la seconda metà dell’ottocento e l’inizio del novecento avevano dato luogo a strategie organizzative straordinariamente moderne e precorritrici dei tempi.

Infatti mentre Ford e Taylor teorizzavano l’organizzazione scientifica della produzione industriale e della divisione del lavoro questi gruppi e queste persone già si muovevano in una dimensione prettamente post industriale.

Un aspetto cruciale del libro dunque è la creatività, un tratto comune a tutti i gruppi e le esperienze descritte, in opposizione al rigore organizzativo che si andava delineando aldilà dell’oceano.

Creatività che come detto si andava a contrapporre all’organizzazione scientifica e meccanicistica nord americana attraverso strutture flessibili, collaborative, fondate sul lavoro di squadra, con grande attenzione all’informalità ed all’estetica.

Un modello che all’epoca ha dato risultati interessanti ed unici ma che ha dovuto piegarsi alla potenza del modello tayloristico, per tornare oggi assolutamente attuale con l’avvento dell’economia post-industriale.

Il libro, scritto a più mani, presenta tredici casi molto diversi per settore ed esiti ma con molti elementi in comune, dalla Casa Thonet al Bauhaus, dagli intellettuali di Bloomsbury al circolo filosofico di Vienna, dall’Istituto Pasteur al gruppo di via Panisperna passando per altre esperienze più o meno famose ma ugualmente ricche di fascino.

Tutti esaltano il fatto che il gruppo riesce ad esprimere, attraverso un’organizzazione flessibile, risultati superiori alla somma delle singole parti componenti, come oggi è rilevato ampiamente dalla teoria della complessità, dai network, dal knowledge management.

Le conoscenze in questi gruppi si trasmettevano fluidamente completandosi a vicenda e nella maggior parte dei casi i membri erano inseriti organicamente in circuiti internazionali di colleghi ed interlocutori che ne accrescevano la possibilità di confronto e di crescita.

Ancora, valori cruciali sono in tutti i casi la leadership, basata sul carisma e non sulla gerarchia, e la dedizione assoluta di alcuni membri verso lo scopo finale del gruppo.

Molto interessante è poi, all’interno dell’ipotesi scientifica centrale, il fatto che l’autore ed i suoi collaboratori vedano tali esperienze organizzative nel solco della continuità storica con gli stessi uomini che costruendo cattedrali e palazzi, avevano posto le basi di sistemi postindustriali, funzionali alla creatività.

Nel complesso dunque il libro è assolutamente interessante e racconta una storia affascinante e poco conosciuta, di sicuro esempio e spunto anche per le moderne aziende postindustriali.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

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